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Notturni Giganti, Circhi zen, Regine Nere e altre cose accazz!

La "vera verità" - come direbbe un James nella giungla - è che mi voglio bullare della copertina di questo libro, che trovo bellissima.
Poi, certo... potrei dirvi che prima di tutto Ian Delacroix è un amico, anche se non lo vedo da eoni.
Potrei dirvi che è un dark folle e tenebroso che si manifesta nelle crepe del web e del mondo reale, compreso questo blog, con lapidari quanto misteriosi segni, che forse, uniti in una ragnatela unica, potrebbe svelare la ricetta per salvare il mondo dalla sua fine o, più probabilmente, causarla.
Potrei dirvi anche che la prima, ingenua ma sincera recensione di questo blog, e parliamo oramai del 2007, è stato il suo libro auto edito con Lulu.com, (De)composizione di viole, titolo dai tre livelli di lettura di cui sto ancora cercando il terzo, ma forse erano quattro.
E potrei dirvi che non solo ho letto (De)composizione di viole, ma ho letto pure Epifanie, che mi ricordo la fatica bestia per entrare in quella pesantezza narrativa, ma ricordo anche come ne usci comunque vivo e non malato, in qualche modo soddisfatto.
E poi mi ricordo l'esordio di Ian per Edizioni XII: Abattoir.
E qui, vi dico cosa penso.
Penso che Ian, in un certo qual modo, sia stato l'ultimo esemplare della vecchia Edizioni XII, quando io non c'ero, ed ero solo un simpatizzante, e quando non c'erano le copertine dei Diramazioni, e quando tutto era un po' più amatoriale e dai libri si pretendeva anche di meno, di quello che ha dato Ian. 
Non a caso, di questa vecchia produzione, Abattoir è quasi l'unico titolo ad essere ancora in catalogo, e se io fossi in voi, e provate a chiedere in giro a chi lo ha letto, io me lo comprerei, Abattoir, assieme a questo nuovo lavoro, che uscirà il 2 novembre.
Anzi, porco zufolo, sapete che vi dico? Siccome presto avrete notizie da me in quanto magazzino ufficiale dei libri di Edizioni XII, ora me ne faccio mandare un paio di copie, di Abattoir! Così se li volete entrambi sono mattatoio-munito. 
Comunque, tornando a noi, tutte queste parole le spese per dire che mi fa estremo piacere che Ian, finalmente, pubblichi adesso, per noi, e per me, che sarò senza dubbio tra i primi a leggerlo.
Perché sì, insomma, sono un fan, inutile negare. Mi piace il suo modo di asfissiare, di citare e inquietare, il suo concetto a volte troppo duro di orrore, con pochi compromessi, ma mi piace anche quando è meno pesante, e si lascia andare allo splatter, all'oscurità diretta e non sempre riflessa. Insomma: mi aspetto un bel libro, da questo Il Grande Notturno.
Di cosa parla? Ecco qua:
Un'orda di topi invade Milano, schiere di non-morti emergono dalla metropolitana: è la Fine? No, questo è soltanto l'Inizio. Là dove il crepuscolo piega a sé la luce, dove maledizioni gelide vivono un'eterna notte, si muovono leggende in grado di vincere la morte e di arrivare vicino a noi, nelle nostre strade, nei nostri incubi. Il destino della Bellezza è segnato: chi sopravvivrà al nuovo divenire del mondo? Chi saprà sottrarsi al tremendo e irresistibile invito del Grande Notturno?
Bene...
Detto della nuova uscita di Ian, passo velocemente a fare gli auguri a Matteo Poropat... anzi, più che a lui, che essendo triestino non posso fargli gli auguri - pena la scomunica da qualunque tifoso dell'Udine - gli auguri li devo fare alla sua creatura: ebookandbook.it.
La figata, però, non è tanto che il suo sito professionale per impaginare ebook e libri digitali compie un anno, ma che se voi fate non ho capito bene cosa, ma è scritto qui, voi potete vincere proprio il libro di Ian!
Figo, eh?

Poi, per cambiare, vi voglio parlare di un disco. Un disco appena uscito. Un disco italiano. Un disco... bellissimo. Nati per subire, degli Zen Circus. Ora, io non posso fare quello che se ne intende, perché quando gli Zen cantavano in inglese non li cagavo manco per un cazz.
Con figlio di puttana, però, hanno fatto una crepa nel mio cuore, e il disco successivo, tutto in italiano, che ci mandava tutti affanculo, era bello. Molto bello, ma non perfetto e qualche debolezza ce l'aveva.
Bene, adesso il mio parere vale meno di quello di una chiappa di un golem di carta, però trovo che col nuovo lavoro, Nati per subire, gli Zen Circus abbiano trovato un'alchimia perfetta, sia come gruppo, sia come facilità compositiva e urgenza espressiva. Inoltre, ed è quello che conta, fanno belle canzoni, pop nel senso migliore del termine, alla faccia delle nicchie e delle coglionerie varie.
Comunque inutile parlare di musica: meglio ascoltarla.
E allora ecco due cose: il video del primo singolo, splendido, e poi una foto figa, scattata sotto il portico di Villa Manin a Villa Tempesta, mentre fuori diluviava e loro tre suonavano e cazzabubbolavano, tipo usando per batteria una scatola di cartone e altre similsimpatie. Andate a vederli, quando capiteranno dalle vostre parti. Andate e basta!


Poi? Di che volete sapere? Vi interessa andarvi a leggere di navi fantasma e dintorni? 
Bene. Vi invito a leggervi della Queen Ann, allora, qui sul Posto Nero, in questo articolo, dove potete leggere tre racconti brevi di gente che forse non conoscete (Michael Laimo, Benjamin Eathridge e Giancarlo Marzano) e guardare altre immagini di Diramazioni come...
Questa!

Direi che per oggi basta, io vado a vedere di vedere i Kultur Shock...

2 commenti:

  1. Gelo disgrazzieto! Poi sai che va a finire che ti chiedo anche IL GRANDE NOTTURNO. Ma insomma non hai proprio pietà per il mio portafoglio vuoto?
    Anzi per vendicarmi aspettati presto una rece su MALAPUNTA, così impari. Tiè!

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  2. Attendo caro... e ti leggo, e prima o poi troverò il tempo anche di fare tutti i commenti in arretrato! (me vergognoso) :)

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