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"La bestia nella giungla" di Henry James***

E' un racconto famoso, questo "La bestia nella giungla" di Henry James, quello di cui, per ora, ho letto solo giro di vite, che col senno di poi mi dispiacque meno di quanto vi dissi, anche se qualche lagnoseria resta comunque un suo marchio di fabbrica, mi sa.
Non mi ricordo chi, forse Marco, in qualche commento, mi disse che non mi sarebbe piaciuto, questo raccontolungo - romanzobreve. Boh... Non ricordo nemmeno perché era finito nella mia lista di lettura, a dire il vero, però non posso dire che mi sia dispiaciuto del tutto, pur avendomi lasciato, alla fine, abbastanza freddino.

Non mi aspettavo, come forse potrebbe lasciar presagire il titolo, un romanzo con chi sa quali fatti e avventure. Mi aspettavo un romanzo psicologico, giocato su pochi personaggi e tanti pensieri, e così, in effetti, è. 
C'è un protagonista, John Marcher, e una coprotagonista, May Bertram, e la loro non-storia d'amore
John reincontra May a Londra, dopo averla vista in Italia, anni prima, e sono relativamente giovani, e parlandosi pare che proprio lei sia l'unica depositaria di una segreta idea che ha Johh di essere destinato a qualche evento enorme, a qualche prova, a qualcosa, comunque, di importante, per lui. A una cosa, la "vera verità", che lui sa che accadrà, ne è certo, anche se non ha la più pallida idea di ciò che si tratti. E' l'attesa di qualcosa di sconosciuto, che confida a May, la quale, con lui, per anni, attende. 
Attende paziente, mentre lui, egoista, anche se crede di non esserlo, vive, appoggiato a May, senza legarsi mai. Ma cosa sarà mai quella cosa? 

Ma è ovvio, insomma, perché anche il lettore più buono e magnanimo, a un certo punto, vuole entrare nelle pagine del libro, afferrare John - quell'infantile, ridicolo, pretestuoso John Marcher, che non riesce a uscire dalle turbe adolescenziali - dicevo, afferrarlo per le palle, strizzare forte, e dirgli: "Ma razza di imbecille, te la vuoi trombare quella poverina? Ma non lo vedi che è lì che aspetta e sputtana la vita con le tue fisime mentali?"
Ma John no, aspetta che questa bestia nella giungla gli balzi addosso, zuzzurellando tra opere teatrali e mondanità (perché né John, né May hanno bisogno di lavorare, a quanto pare) continuando a tenersi vicina May, che invecchia e... E niente, vi leggete il libro, se vi va di sapere quale è la bestia nella giungla che, a un certo punto, May gli dice che è già arrivata, ma lui non l'ha vista, e da quel momento l'attesa si trasforma in vuoto, in perdita, in vaga vita che va avanti per inerzia. 

Alla fine è un breve romanzo sul tempo e sulla vita vissuta senza viverla, questo di James. 
Ci sono passaggi molto pallosi, inutile sostenere il contrario, perché la verbosità con cui Marcher descrive le sue paranoie è barbosa. Eppure, senza, non si potrebbe entrare nel suo modus operandi mentale. 
Ora sparerò una grande cazzata, ma a me, questa non-storia d'amore, con tutti i distinguo che volete, ha ricordato "Quel che resta del giorno" di Ishiguro. Anche lì, alla fine, in proporzioni e profondità molto più grandi, ci sono due personaggi simili, con una simile malinconica conclusione.

Che dire... no, non posso dire sia qualcosa che non mi piace, però è qualcosa che non rileggerei, perché alla fine, se l'idea di costruire una storia su una non-storia, mi piace, non sono andato pazzo per il come. Okay, siamo nel 1903, o giù di lì, ma la verbosità non invecchia, e quella c'è. 
Vediamo oggi, che mi sono comprato, come ogni domenica, i due racconti di Fitzgerald... Vi saprò dire.

6 commenti:

  1. A volte leggendo queste recensioni mi piacerebbe essere in grado di andare oltre la forma delle storie. La sostanza è interessante, ma ho imparato che se è verboso o scritto in un linguaggio di inizio secolo, non riesco a leggerlo.
    Tu comunque fai un lavoro utile, perché la gente si fa venire i dubbi, è importante :)

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  2. Ma, guarda, hai tutte le ragione, non credere. Però finché è corto, li sopporto.
    Certo, poi, se facessi a meno di sbagliare i titoli dei post, farei un lavoro anche più utile :)

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  3. - Dubbi?
    - Macché! Li ho appena lasciati in una busta consegnata a mano; se la sbrighino loro, adesso.
    - Ah! E in cambio, cosa le hanno dato?
    - Una ricevuta, naturalmente.
    - Lei sì che è un modello, altro che quegli altri.
    - Vivo da solo, sa, anche se il compare...
    - Dubbi, insomma.

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  4. Frank! tu sês masse fuart :)
    a proposit
    o ai fat è, ancje so no ai la ricevude.. :)

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  5. Sì, ero io :-)
    Non è questione di 1903, lo stile di James è quello, e c'è chi lo prendeva in giro anche ai suoi tempi.
    E' un po' un gusto acquisito, e anche così ci sono romanzi e storie in cui gli stessi ingredienti sembrano funzionare molto meglio (magari non per tutti le stesse).
    Fra i racconti mi piacciono molto The Figure in the Carpet, The Altar of the Dead e soprattutto The Friends of the Friends, che ha un elemento semisoprannaturale come il giro di vite.
    E si, quasi mai gente che lavora per vivere

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  6. The Friends of the Friends, eh...
    segnato, grazie.
    E in effetti è vero, però se mi fa lo stesso effetto di giro di vite, a distanza di mesi, me lo ricordo con piacere anche dove durante lo sopportavo poco.
    Chissà, magari mi capita anche con questo. Vedremo...

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