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"Per amore del sangue" di Charlie Huston***

Vi avevo detto che avevo letto una terza cosa sui vampiri, vero?
Però, dopo il libro di racconti "Vampiriana" e il libro di Franco Mistrali, sono passato dall'italicità ottonovecentesca all'americanicità degli anni zero.
Come?
Colpa di un mio studente - stronzetto anche lui, : P, - che ha insistito per prestarmi questo "Per amore del sangue" di Charlie Huston (titolo originale, eh?).
E voi direte, ma perché l'hai accettato?
La risposta è facile. Il maledetto me ne diceva un gran bene e non ho letto la quarta di copertina quando l'ho preso in mano.
Perché se l'avessi letta...
Anzi, eleggo già questa quarta di copertina come un esempio di come NON si dovrebbe scriverne.
Aspettate che la copincollo:
A New York si sta diffondendo una misteriosa epidemia, che trasforma in zombie chiunque ne venga colpito: la causa è un batterio che si ciba di carne umana. Joe Pitt, un vampiro di quarantacinque anni che ne dimostra almeno venti in meno e lavora come detective privato, viene incaricato di scoprire le cause della malattia. Mentre svolge la prima indagine, viene contattato da una delle famiglie più in vista della città per rintracciare una ragazzina fuggita di casa. Nel frattempo il clan di vampiri più influente di Manhattan incalza Joe perché trovi e distrugga colui che sta diffondendo il micidiale batterio tra gli umani, per non turbare il precario equilibrio della comunità di vampiri. Ben presto Joe scoprirà che dietro il mistero della ragazzina scomparsa si nasconde un pericolo che va oltre ogni immaginazione...
Bello, vero? Brrrrr....
Dico la verità: se avessi letto questa cosa, non avrei accettato il prestito.
Sembra, a leggere queste parole, la tipica storia di vampiri imbastita in fretta e furia tirando dentro tutte le suggestioni twilightiane per irretire, appunto, i twilightiani.
Invece... non era poi così male, dài. Era un libro leggibile. Vediamo perché:
Il libro è figlio di alcuni genitori facilmente individuabili. Uno è il cliché dell'investigatore privato - cane sciolto, duro e puro, sempre in bilico, sempre nei casini, - che narra in prima persona, in presa diretta, e si rifà direttamente alla tradizione di Chandler, inutile girarci attorno. La seconda, altrettanto, secondo me, palese, è l'influenza mathesoniana di Io sono leggenda, come a voler cristallizzare una situazione ex-post dove il vampirismo è un virus, che non si cura ma si disseta, e che vede comunque i classici sintomi della vampireria avere spiegazione biologica/anatomica. Niente canini lunghi, per capirci, ma ustioni fortissime per l'esposizione alla luce del sole e sangue necessario per far nutrire il virus. Un terzo genitore, già che ci siamo, è tutta quella serie molto holliwoodiana di pellicole sulle guerre tra gruppi organizzati di mostri, all'insaputa degli umani normali, che come al solito non ne vengono mai a spere nulla, anche se nella loro metropoli c'è un clan di vampiri, una enclave, un gruppo di vampirbikers, e zombi a far da mine vaganti. (insomma, underworld, per capirci).

Da tutti questi elementi non originali, è possibile cavarci un romanzo originale?
Mah... anche no, in fatto di originalità, perché la minestra bene o male è quella, però se consideriamo il puro scopo intrattenitivo e le caratteristiche puramente legate alla costruzione di un thriller/noir dai ritmi serrati e con un linguaggio crudo, rapido e diretto... allora sì, ci siamo. Questo è un buon libro da ombrellone, che si legge in un giorno e mezzo di spiaggia. C'è anche qualche idea carina, come le categorizzazioni che i vampiri, mescolati alla gente normale, usano per essa: i Van Helsing, le Mina, le Lucy, ecc... E anche l'idea di storia d'amore tra che per virus diversi (hiv e vampirismo) non si trombano, è carina.
La critica, ovviamente è sempre nella derivatività: Huston dà l'impressione di essere un autore che
a) ama i detective chandler-style
b) ama i thriller d'azione
c) ha amato l'idea di matheson riguardo a io sono leggenda (più di stoker, in ogni caso)
Aggiungeteci che i vampiri, nel 2005, in USA, tiravano più di un rocker degli anni '70, ed eccovi confezionato il libro! Tanto per farvi capire perché dico questo, potreste tranquillamente sostituire ai vampiri dei lupi mannari, con una sorta di virus della mannaritudine, ed ecco che, con qualche lieve modifica, tutto resta invariato.
Di positivo, comunque, c'è che alla fine è una lettura d'intrattenimento che ha qualità di scioltezza e buona costruzione dell'intreccio, e pur aprendo molte porte (buone per gli altri 4 libri con protagonista Joe Pitt), e con un finale abbastanza telefonato, a livello di picchiapicchia ammazzammazza, si difende bene e tiene sulla corta. E dopo quella premessa citata lassù, trovare un libro sui vampiri leggibile, è cosa abbastanza infrequente. Tra l'altro, il titolo, in USA, pare essere piaciuto parecchio e il personaggio creato da Huston sembra avere un buon seguito. E' tutto, insomma. Lunedì lo posso restituire senza lanciarlo. :)

3 commenti:

  1. Insomma una letturina per perdere qualche oretta, senza annoiarsi.

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  2. cazz. vero. potevo dire così e basta, che figata, anzi. REcensioni in una frase!
    potremmo fondarlo!

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  3. Cazz. Ho creato un mostro! ;)
    Lol

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