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"Il Vampiro - Storia vera" di Franco Mistrali***

Abbiamo fatto due? E allora facciamo anche 1.
Vi ho parlato, infatti, del post dopo di questo, di "Vampiriana", la raccolta di racconti vampireschi italici scritti a cavallo del '900 e seconda opera edita dalla Keres Edizioni.
E la prima qual è?
La prima è questa, cari. Un libro di Franco Mistrali, dal titolo sibillino e misterioso... Il Vampiro - storia vera. :)
Ah, ecco. Già vi sento, che brontolate, pensando che se la raccolta Vampiriana aveva il pregio storico, questo sarà il classico libro sui vampiri.
E invece no, cari. Invece no.
Il libro è datato 1869 e fatevi voi i calcoli di quanto anticipa Stoker. Per questo, gli stessi discorsi che abbiamo fatto per Vampiriana, e l'interesse metanarrativo dei racconti, lo possiamo fare per questo lavoro.

Spieghiamo meglio.
Tanto per cominciare, Mistrali, chi era costui? Personaggio a dir poco interessante, che ha scritto parecchio e ha vissuto una vita movimentata, con parecchie vicissitudini politiche, militari, narrative e di tremila altre cose, che lo ha portato a vagare per il Risorgimento italiano a capo di diversi giornali e quasi sempre pestando i piedi a qualcuno. Nel libro è riportata un'ottima bio del Conte Mistrali, e serve a dare un contesto all'opera non indifferente.

Dico questo perché "Il Vampiro" di Mistrali è un libro con forte connotazione storica, che tira in ballo gli Asburgo, la Russia degli Zar, la Francia ottocentesca e la neoItalia, patria del narratore. Benché si segua sempre la vicenda e benché non ci siano mai parentesi smaccatamente politiche o sociali (anche se la Russia zarista, alla fine, sembra piuttosto "nera", come area politica e piuttosto densa di misteri e poteri nascosti), è impossibile non notare il contesto storico dei fatti
Anzi, diciamoli subito questi fatti.
Il narratore, uno scrittore che sembra un esiliato, viene ospitato da Alfred Kostia, a Monaco, ricco nobile di cui ben presto diviene amico e confidente. Kostia è ossessionato dal passato e da una donna - rappresentata in un quadro sotto le vesti di Ofelia - che dovrebbe essere morta 10 anni prima e invece ricompare nella sua vita, misteriosa e bellissima. E sembra quasi ricordare un po' Le affinità elettive, l'andare della storia in cui la giovanissima figlia di Metella di Shonenberg (la misteriosa non-morta) se la intende con il narratore, mentre Kostia viene letterealmente soggiogato dall'innamoramento per la madre.
Ma i vampiri dove sono? Vi starete chiedendo.
Ci sono, ci sono, ma si scoprirà ben presto che piuttosto che misteriosi succhiasangue, siamo di fronte a una vera e propria setta che il sangue lo venera. Ed ecco che il sottotititolo emerge.

Questa che ci viene narrata, in cui arriva uno scaltro ispettore da Parigi, in cui entra prepotentemente in gioco lo Zar Nicolò Romanoff e il suo erede al trono, e in cui vengono sguinzagliati tutti i sintomi del thriller, dicevo, questa è una storia che potrebbe effettivamente essere vera.
E' un libro, a suo modo, complesso.
Si permette di accompagnare uno dei misteriosi protagonisti, un medico che pare più uno stregone, nel tugurio di una strega che vive nella Siberia più gelida e inospitale. Ci sono cenni di occultismo, di thrilling. Il Vampiro, per come sarà inteso nel '900, alla fine non c'è, perché i vampiri, si scoprirà, sono altri. 
Insomma, dài, avete capito quali leve potrebbero muovervi alla lettura.

Anzi, inutile che mi dilunghi molto sul libro. Se ne volete sapere di più vi linquo questa rece su kult underground molto esaustiva sul contorno storico narrativo vampiresco di quest'opera, e anche questa rece, che è esauriente.

Io, invece, vi lascio qualche altro pensiero.
Il primo è sul movente alla lettura, di cui vi stavo dicendo. Questo è una piacevole pubblicazione. Il libro è di buona fattura, la copertina adattissima, le note sono adatte, corrette e utili, e soprattutto, l'idea di ripubblicare "il primo romanzo italiano sui vampiri" è una buona idea.
Insomma. questo è un libro che è indirizzato a una certa categoria di lettori. Quali? Beh, gli amanti del gotico ottocentesco che vogliono capire da dove, in Italia, questo gotico possa prendere le mosse. Gli amanti seri dell'archetipo vampiresco. I cultori dell'horror che voglio farsi, appunto, una cultura.
Non è il libro da leggere in spiaggia sotto l'ombrellone. No.
(Okay, io è proprio così che l'ho letto, ma io sono io). 

E' un libro, quindi che decisamente vi lascia molto se cercate un certo genere di sapere, mentre farete fatica a finirlo, o comunque ad andare avanti in certe parti, perché ha dei difetti, se lo analizzate con il nostro modo di intendere la narrativa di genere attuale.
Ci sono parti che paiono dilungarsi, per esempio, e c'è qualche salto temporale che sembra far muovere le scene in modo asincrono, a scatti, come se avessero cancellato - in 5-6 punti - qualche decina di righe a caso. Ingenuità di Mistrali con cui bisogna esser indulgenti, perché sanno proprio di un modo di scrivere ottocentesco, che usa la prima persona in modo lento, con un passato remoto che sprofondato nel lessico dell'epoca sembra farsi ancora più pomposo. 
D'altro canto, non va dimenticato, chi ci racconta la storia è una persona di ampia cultura, un artista, che ci descrive una Monaco fatta di nobili e ricchi. E in questa ricchezza, che si riversa sul numero di citazioni e aneddoti narrati, c'è una debolezza di ritmo, a tratti. Se siete di quelli a cui piace correre, tra le pagine, be', insomma, temo che avrete qualche difficoltà...
Altra riflessione che vi lascio, per esempio, è sulla lingua. Ci sono piccoli particolari, che si colgono leggendo questo italiano fluido, ma a sprazzi ancora venato di arcaismi. Veder utilizzare parole come "viglietto" al posto di "biglietto" stuzzica la curiosità, fa pensare a chissà quali influenze ispanoborboniche. E sullo stesso registro poetico-arcaico sono tutte le parole dell'io narrante. Interessanti per chi le coglie da linguista, pesanti per chi è interessato solo alla storia.

Insomma, ho parlato anche troppo. Concludiamo: volete cultura sulla narrativa vampirica italiana e sulla narrativa gotica ottocentesca del nostro Paese? Okay, questo libro è una ottima lettura. 
Volete svagarvi con un bel thriller sui vampiri da leggere tutto d'un fiato? Girate alla larga. Per voi, presto, recensirò un altro libro. Vi saluto con il booktrailrer e, in ogni caso, pur comprendendo la moda vampirica da troppo tempo in auge, un complimento alla Keres per aver tirato fuori questo lavoro, per altro a un prezzo giusto (13euri) e con cura dei particolari (frontespizio dell'edizione originali, nota bibliografica, introduzione, note esplicative, segnalibro...) 
Per quanto mi riguarda, son contento di possederlo e di averlo letto.


3 commenti:

  1. Se ci pensiamo bene, in quegli anni la figura del Vampiro esercitava un grosso fascino sulle menti di nobili e borghesi, probabilmente per motivi politici. Figure come Mistrali poi nell'Europa del tempo erano piuttosto comuni.
    Forse, in un certo senso, ne avremmo bisogno ancora adesso.

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  2. @ - Nick, secondo me Gelo è ubiquamente unico e viaggia... ohh, se viaggia, ma chi gli paga la benzina?
    @ Gelo - ieri un corriere mi consegnato un dispaccio per te, un fresco-stampa arrivato da Malta - ti aspetto quando vuoi.
    @ Ill.mo Mistrali, se Ofelia è ritornata, come sembra, ci tenga informati, perché noi siamo andati un po' in là da lì e, per ora, non possiamo ritornare. Si tenga al caldo e in attesa di incontrarci si riposi.

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  3. @Nick
    sì, decisamente avremmo bisogno di un bel po' di Mistrali

    @Frank
    mi tocjarâ fâmi sintî...
    :)

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