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"La lettera scarlatta" di Nathaniel Hawthorne**

Lo so, ho comprato un libro in un'edizione che non avrei dovuto. Predico bene e poi razzolo accazzo. Dico così perché traduzione ed edizione - lo sapevo già ma si percepisce anche - non sono delle migliori.
Non per niente credo di averlo pagato un euro.
L'ho fatto perché ogni tanto vengo tradito dalla curiosità sulle cose che non mi interessano. Per dire: non è che mi fregava granchè di leggere "La lettera scarlatta" di Hawthorne. Presi da soli, non mi importava granchè nemmeno dei suoi racconti. Però, visti insieme, lì, a un euro o quel che era, nella stessa edizione, ho pensato che forse, prima o poi, li avrei letti, così, tanto per farmi un'idea dell'autore.
E tanto, anche, per farmi un'idea della storia.
In fin dei conti, anche se a mio avviso, questo romanzo, è prescindibile e - parlando in chiave moderna - ha l'appeal di una lattina di birra schiacciata da un cingolato, va detto che in chiave storica e contestualizzando, sono anche contento di averlo letto.
Certo, benchè sia lungo poco più di 160 pagine, verso la metà già mi ero appesantito e dubito, se fosse stato più lungo, che lo avrei terminato.
Tra l'altro, prima del romanzo, mi ero letto i 6 racconti compresi in quest'edizione, e anch'essi, sempre decontestualizzando, avevano l'appeal di un cingolato che schiaccia la lattina di prima.
Insomma... ci siamo capiti.
La scrittura, la forma, lo stile di Hawthorne, risentono fortissimamente dell'epoca di scrittura, e se vi dimenticate che questo è un libro datato 1850, che narra una vicenda accaduta a Salem nel '600, be'... il libro vi sembrerà pesante e noioso.
Pesante per il modo con cui vengono svelate le sorprese, che di fatto non sono sorprese, e che generano una sorta di "stupor ritardato". (ovvero, per esempio, l'autore ti svela con gran fervore che il marito di lei che si credeva scomparso è vivo e presente, pur avendotelo detto tra le righe dieci pagine prima).
Noioso perché semplicemente è lento. Succedono poche cose e ci si dilunga in quella narrazione ottocentesca, che benché questo sia uno tra i primi romanzi targati USA che hanno una connotazione molto Liberal-americana, nello stile ha ancora molto dell'anglosassone. 

Comunque, per chi non ha visto il film, stiamo parlando di una povera disgraziata che ha pensato bene di figliare fuori dal matrimonio con un misterioso uomo (dopo una ventina di pagine avete già capito chi è, anche se in teoria vi sarà svelato solo alla fine) e quindi, per il Puritanesimo dell'epoca, viene schermita in pubblico e obbligata a vestire la lettera scarlatta, appunto: une bella 'A' di Adultroia. Ovviamente, e qui è fin troppo chiara la visione di Hawthorne e gli va dato atto e merito di questo coraggio narrativo, dicevo, ovviamente la protagonista (Hester Prynne) possiede praticamente tutte le qualità positive di questa Terra, mentre i puritani (il giudice, il suo ex-marito che si finge medico e soprattutto il volgo di Salem) incarnano le peggiori qualità.
Certo... questo cose le penso io, ora, anno 2011, figlio di una civiltà lentamente diretta verso una libertà sessuale, ma scrivere un qualcosa di simile nel 1850, riferendosi a un'epoca in cui, fino a poco prima, per gli adulteri c'era la pena di morte, beì... è un altro paio di maniche.

Quindi ben si badi. Questa tragedia, perché questa è una storia d'amore tragica, siete avvertiti, questa tragedia non è da leggere a scopo narrativo. No. Vi viene il latte alle ginocchia. E' da leggersi più in chiave storica/sociale e perché no emotiva. Potrei addirittura dirvi, facendo violenza a me stesso che sono per l'abolizione del sesso narrativo, che questo è un libro che ho un'anima femmina, che può piacere più alle donzelle, se riescono a entrare nella tensione emotiva del sacrificio. 
Hester è un'eroina coi controcazzi, per l'epoca, e posso capire che una modernizzazione della vicenda e una buona sceneggiatura possa essere diventata un buon film drammatico da botteghino (non l'ho visto, ditemi voi se è così).

Non mi dilungo. 
Ci sarebbe, certamente, molto altro da dire e il non farlo, forse, sembrerà un'analisi superficiale. Ebbene sì, lo è (per maggiori approfondimenti leggetevi la wiki, questo vecchio articolo su Repubblica o questo articolo o uno dei tanti che trovate googlando). Ho letto questo libro per curiosità e per decidere se Hawthorne era un autore che avrei affrontato in altri lavori o meno, o se i suoi racconti potevano interessarmi o meno. No, la risposta è no, anche se sono contento, pur avendo faticato, di aver letto dei Puritani e di quanta merda siamo riusciti a esportare noi europei nel nuovo continente, compresi i roghi di streghe e via discorrendo. Trovo invece abbastanza pindarico il paragone con I Promessi manzoniani. Vero è che sono contemporanei o quasi, i due romanzi, ma i promessi sono anni luce avanti a questo, benché ne condividano lo scopo finale di gettare luce storica/critica su un'epoca di un paio di centinaia d'anni prima.

Orpo, quasi dimenticavo. Due parole sui racconti
Non mi sono piaciuti, no. Uno sì, non ricordo quale, ma poi c'era un ripetersi della tematica "Quaccheri vs Puritani", con la peggior sorte per i primi e un'immagine spietata per l'ottusa becera cattiveria religiosa dei secondi, che ben presto mi aveva stancato. L'ultimo racconto credo di averlo terminato proprio per inerzia.
Bene. E' tutto. O meglio, volevo liquidare questo libro, per potervi, presto, parlare di altre belle letture e tornare a leggere i vostri blog, ché sono indietro!

10 commenti:

  1. Se a quei tempi... oggi l'adulterio prolunga i matrimoni e manda in rosso conti e fidi, caro Gelo.

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  2. matrimonio? che roba è?
    dev'essere di quelle usanze dei primitivi...
    :)

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  3. Ho letto La lettera scarlatta intorno all'anno 2000, su un treno da pendolare, quindi per forza a puntate.
    È vero, risente molto dell'epoca in cui è stato scritto, ma a me - forse anche per quello - era piaciuto. :)
    Mai visto il film né letto altro di Hawthorne.
    ...La lettera A di che?!? ;)

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  4. A di adultera... già, ci dev'essere un errore di battitura. :D

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  5. Letto in gioventù, quando si era abituati alla letteratura dell '800.
    Ne ho un ricordo buono, ma non lo rileggerei.
    Ho invece tentato di rileggere un altro caposaldo della letteratura americana: Moby Dick e ne sono uscita annoiatissima.
    A parte l'incipit che ancora mi ammalia. :-)

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  6. ah, già... anchio tentai, anni fa
    con il membro di moby, ma non ce la feci, però sono sempre stato tentato a riprovare, prima o poi. chissà...

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  7. Io l'ho adorata.
    La lettera scarlatta, dico.
    Se uno prende un romanzo ottocentesco, non può mica trovarci dentro Palahniuk no?!

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  8. ma nessuno ci cerca palahniuk, in effetti, anche se la cattiveria puritana e molto peggiore :)
    comunque mi sa che è vera, la cosa del romanzo che piace alle donne...

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  9. L'ho letto tanti e tanti anni fa, quando avevo solo una sessantina di libri letti alle spalle.

    Non l'ho trovato così lento, ma c'è anche da dire che quel tipo di scrittura si riscontra un po' in parecchi classici.

    A me piacque, nonostante non sia il mio genere (storie d'amore... hgrwoolsch! - se hai capito l'onomatopea;) ).

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  10. @gigi e gelo: anche a me Moby Dick ha annoiato, mi sono fermato a pagina 50 e ho smesso :)

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