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"Il giorno del giudizio e altri racconti" di Flannery O'Connor****

Ed eccone un'altra!
Autrice di racconti che non conoscevo prima di incappare in questo orma solito libro domenicale del Sole 24 Ore. Siamo al numero 15 e siccome oggi siamo al 18 qui eravamo 4 settimane fa.
Flannery O'Connor... chi era costei?
Una tipa un po' sfigata, a dire il vero. Pare che sia diventata celebre, a sei anni, per aver insegnato a un pollo a camminare all'indietro, e poi non è riuscita nemmeno ad arrivare ai 40, crepando della stessa malattia (rara) del padre. La madre, per dire, è campata fino al '97.
Dei suoi 32 racconti, 4 sono contenuti in questo libretto, e vi dico subito che sono belli. Bei racconti sì.

Notavo, leggendo queste pillole di narrativa breve soleventriquattroriche, che c'è stata attenzione nello scegliere racconti che messi vicino fornissero uno o più tematiche classiche dell'autore, oltre che a una sua cifra stilistica,
Qui, tutti e 4 i pezzi, riportano ad alcuni temi, riconducibili ai cambiamenti sociali degli USA nella metà del secolo scorso, quando ancora la linea che divide il bianco dal nero non era diventata grigia, ma era ancora piuttosto netta e figlia della guerra di Secessione. In più metteteci l'urbanesimo, la civilizzazione di chi si eleva, non vuole essere più un bifolco, ma nel farlo perde i pezzi della propria identità e scava solchi tra le generazioni. Condite queste due tematiche con un pizzico di tragico umorismo e una bella spruzzata di grottesco, nel senso migliore del termine.

Ha una scrittura limpida, chiara e veloce, Flannery (che nome strano, tra l'altro) che mette subito al centro della storia i suoi protagonisti, ritratti dalle loro azioni e spesso, davvero, figure icastiche, che si fanno ricordare per un eroismo assurdo, borderline, del quale sorridere amaramente.

Vi dico dei quattro racconti (qui per info migliori delle mie) e così riuscite a dare un senso a quanto detto.
Il primo - Il geranio - è una fotografia il slow motion. Il vecchio Dudley si è lasciato convincere dalla figlia a trasferirsi a New York, nell'appartamento della figlia, e mentre rimpiange il tugurio campagnolo dove stava prima, con il suo bel negro che gli faceva da mangiare, passa il tempo alla finestra, a guardare un vaso di gerani. E il proprietario è un negro, e lui non può credere che adesso i negri possano andarsene in giro vestiti bene, abitare in belle case. Poi, un giorno, il geranio sparisce...
Il secondo racconto - Tardivo incontro col nemico - è molto bello. Il vecchio generale Sash. Diventerà il vostro mito. Immaginate un vecchio centenario rimbambito, con il cervello bruciato dall'età, che viene agghindato dalla nipote per presenziare al suo diploma, anche se lui, l'unica cosa che ricorda e sa dire, è parlare di figa. (lo so, ci ricorda qualcuno, ma non è lui). Arriva il giorno della festa, un'indian summer, e il vecchio in carrozzina nella sua uniforme incartapecorita, mentre il nipote che lo spinge lo lascia sotto il sole per farsi una coca cola... 
Poi c'è il più bello. Ve lo dico subito, a chi ho pensato, leggendo "La vita che salvi può essere la tua"
E' lansdaliano! Cioè, intendiamoci, niente tinte nere e fosche, ma vedere arrivare il signor Shiftlet, che par un venditore di bibbie male in arnese, e convincere la vecchia a sistemarlo nella sua stalla, dormendo nella macchina che fu di suo marito, e poi, pian piano, a convincerla che poteva essere un buon partito per la figlia ritardata, fino a dargli tutto ciò che aveva e lasciarli partire in "viaggio di nozze" con l'auto da lui rimessa a posto... beh, dài, indovinate voi che cosa farà Shifter e perché dico che è una situazione lansdaliana. :) 
Poi, l'ultimo, il racconto che dà il titolo alla raccolta, che praticamente è uguale al primo, con il vecchio signor Tanner che progetta di tornare a casa, in fuga da New York. Stavolta però il vicino di casa negro, che incrocia nella sua fuga, non è molto gentile, dopo essere stato insultato... Finale tragico, e qui, effettivamente, l'eroismo di del vecchio Tanner è agrodolce. Per certi versi ti sta sul cazzo, in quanto bifolco razzista, per altri lo ammiri, per coraggio e forza d'animo. 

Insomma. Quattro ottimi racconti
E sempre nel discorso che facevo qualche post fa, del lasciare qualcosa, del dire qualcosa, usando il proprio scrivere, la O'Connor c'è dentro in pieno!

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aggiornamento: vi segnalo anche questo breve scritto di Flannery O'Connor dal titolo "writing short stories"

2 commenti:

  1. Qui un nostro conoscente recenscisce un gran bel romanzo della O'Connor:

    http://elvezio-sciallis.blogspot.com/2008/11/il-cielo-dei-violenti.html

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