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"Una frase, un rigo appena" di AAVV**

Non nego il mio favor narrativo per la forma racconto, da cui promana la mia gradevole immersione perenne in progetti come la Terza stagione dei Corti
E non nego altresì il mio diletto per la brevità assoluta, fino a mordere le chiappe al paradosso, che mi porta a stimolare il mio intorno con geniali cazzate come il Fun Cool!
E tutto ciò, conduce al fatto che il vampiro, occhiando sulle bancarelle un libro che si intitola "Una frase, un rigo appena", sia fortemente attratto dalla voglia di regalarmelo.
D'altra parte chi, più di me, che vado procacciando al mondo centinaia di "racconti in una frase" si merita di possedere questo libro, bello o brutto che sia?
E allora ecco che lo possiedo, e ve ne parlo, perché pur non avendomi entusiasmato (potrei azzardare che leggere i fun cool dell'ultima edizione vi pone sullo stesso piano qualitativo) è comunque un libro che lascia tracce interessanti e curiose.
Il titolo, tanto per cominciare, è lo stesso di un libro di Manuel Puig (quello del bacio della donna ragno) del '96, ma proviene a catena da Scrivimi, una canzone degli anni '50, un tango, per essere precisi, di Giorgio Consolini... roba da sagra di paese (Consolini è lo stesso di "Mamma son tanto felice...") che tra le altre cose dice appunto: "Scrivimi, non lasciarmi più in pena, una frase un rigo appena, calmeranno il mio dolor".

Ma la curiosità non sta nel titolo. La curiosità sta, per esempio, nella genesi di questa piccola antologia. Siamo nel '93, e il quotidiano Repubblica, assieme alla Einaudi, e alla trasmissione di Augias, Babele, organizza questo concorso letterario, a cui partecipano 15000 e passa persone. Sì, avete capito bene, 15mila, compresi autori affermati. E questa era la prima curiosità, che un po' fa capire come non sia poi tanto vero che la narrativa breve non è benvoluta dai lettori italici, per lo meno quella volta.

E dico lettori per arrivare alla seconda curiosità, ovvero le modalità di partecipazione.
Era possibile, infatti, partecipare non solo scrivendo un testo inedito, ma prendendo un estratto, costruendo un racconto da una citazione, da un libro, magari anche parecchio conosciuto. 
E molti hanno fatto proprio così, hanno cercato in un libro una frase - di solito più di un rigo, a dire il vero - che potesse essere visto come un racconto, un'opera a sé.
Devo dire che è stata forse più interessante questa seconda parte, rispetto alla prima, perché l'idea, di per sé, è stuzzicante. Tante volte ci capita il desiderio di segnarsi, sottolinearsi, riscriversi un passaggio, una frase, un paragrafo di un certo libro che stiamo leggendo. 
Ma pensare a questo come a un lavoro finito, un racconto, è stimolante.
Una sorta di gioco di bambole cinesi, in cui una bambolona grossa (il libro) contiene, al suo interno, da qualche parte, bamboline più piccole, ma perfettamente formate.
Curiosa caccia al tesoro, vero?

E allora ecco, vedendo di arrivare finalmente a questa piccola testimonianza di Racconti brevi e brevissimi, come dice il sottotitolo, che vi parlo un po' del libro.
E' diviso in due parti.
Nella prima parte i racconti inediti, tra cui ci sono anche nomi illustri.
Mi prendo il lusso di riportarvene tre, così, perché mi va.
Se poi quelli della Einaudi vogliono venire a cercarmi fuggirò a cavallo di uno squonk.
Il primo è perché è strano, il secondo è di nome celebre, il terzo perché è cortissimo e sciocco.

Senza volerlo ho salvato la nina
"Strafficami fino al porto che poi ti tabogo una birra". Ne avevo maniche e pedofole piene di lui, mi aveva orami sgorbiato le perle. Mentre guidavo continuava a ruscellarmi le solite trescate senza stopparsi. Non riuscivo più a sopportarlo! Fermai la rullona, aprii il chiusetto e impugnai la sputaduro. "O stagni la botola o ti smerletto la cassetta!" Scendo. Si gira e, spalancando gli occhi, apre la fetida e resta in folle. Arciammetto che in quel momento gli avrei dato la pace. E' per questo, Signor Commissario, che quando la vampa mi è corsa addosso avevo la liquidella in mano. Con il muso tra le sue gonfie non ho neanche occhiato il sado col tagliente in pugno che voleva ricamarla, ho solo perso l'equilibrio e battendo l'osso sul disteso è partito il colpo. 
Bhè! Un aguzzato di meno no? Posso andarmene?
di Auro Trivellato


Un triangolo classico
Al principio (Odissea, I, 13) la situazione sembra questa: Calipso - la ninfa sovrana, dea dalle belle trecce - è perdutamente innamorata di Ulisse; ma Ulisse niente, pena solo alla moglie lontana.
Ora è vero che, quando li ritroviamo nel Libro V, lui sta sempre sulla spiaggaia a pensare a casa sua; e che di notte, se dorme con la divina compagna è solo perché forzato: nolente accanto a lei vogliosa (V. 155). Senonché sono sette anni, si precisa a questo punto, che i due dormono insieme; ed è in due parole, con maliziosa aria d'intesa, che l'Autore ci scopre il prosaico perché del riserbo di lui: la ninfa non gli piaceva più (V, 153).
D'altra parte non solo lui ma anche lei, alla fine, si lasciano da buonissimi amici. Come mai? Suprema finezza di Omero: il quale aspetta che Ulisse sia quasi a casa per fargli sospettare che, se lei l'ha lasciato andare, non sia stato precisamente per ordine di Zeus, ma perché lei stessa aveva cambiato idea (VII, 263).
di Franco Lucentini

Una vita esemplare
Non beveva, non fumava, morì-gerato.
di Gianfranco Uber

Poi c'è la seconda parte, per certi versi, vi dicevo, più interessante, quando l'estratto non è mera citazione, ma riesce a raccontare una storia. Vediamo... ve ne lascio qualcuno, che mi sembra rilevante, per il concetto di estratto di entità narrativa autonoma.

Saga di famiglia
Mi sposai, senza mio svantaggio né mio dispiacere: ebbi tre figli, due maschi e una femmina. Ma poi mia moglie morì, mio nipote tornò a casa dopo un redditizio viaggio in Spagna, m'indusse a ripartire.
(in Daniel Defoe, Robinson Crusoe, proposto da Claudio Magris)

Io andavo a quella casa arrivandovi dai miei sogni; contavo gli scalini che mi conducevano a quel primo piano dicendomi che se erano dispari ciò avrebbe provato ch'essa m'amava ed erano sempre dispari essendovene quarantatre. Arrivavo a lei accompagnato da tanta sicurezza e finivo col parlare di tutt'altra cosa.
(in Italo Svevo, La coscienza di Zeno, proposto da Simona Ravera)

Fantascienza per telepati
Beh, voi sapete quel che voglio dire.
(in Asimov, Greenberg, Olander (a cura di), Microfantascienza: altre 44 storie, proposto da Tito Aronica)

Vendetta trasversale
Belluomo esce dal letto della moglie dell'amante di sua moglie.
(in James Joyce, Ulisse, proposto da Francesco Cortese)

Bene. Direi che può bastare. Al di là del valore complessivo del libro, che non è granché, queste 2-3 idee che lo hanno stimolato sono interessanti. Chissà, forse il libro perfetto è fatto di periodi che sono racconti...
Comunque è tutto. Un saluto se per caso siete dei cortisti che passano di qui per caso, e una domanda ai funcooler in ascolto: che dite, la facciamo un'edizione d'ottobre, preparatoria alla grande edizione di marzo 2012?

9 commenti:

  1. lo vedi che il vampiro ti tiene in considerazione, brutto stronzo?
    eniuei, grazie ancora e ringrazia frank per l'autografo :)
    anzi, visto che frank ha la pessima abitudine di bazzicare questo blog: grazie frank, e complimenti per i libri, molto belli.

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  2. bravo, caro, tienimi in considerazione :P
    e grazie per l'omaggio.
    A proposito, ti devo scrivere un racconto che c'è all'interno che ti ricorderà qualcosa :)
    ora lo faccio.

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  3. "Una frase, un rigo appena". Credo di averla usata per definirmi, ma non era un elogio. ;-)
    Un altro fun cool?
    Perché no?
    Ma la vaselina ce la metti tu?

    gigi

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  4. de nada, carissimo ;)
    ah, poi ricordami che ti devo fare il culo per domenica scorsa.
    aspetto la curiosità, anche se...
    beh, sai come si dice.
    la curiosità uccise il gatto (ma la soddisfazione lo riportò in vita).

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  5. @ Vampiro - un abbraccio senza mostrarti il collo.
    @ Gelo - Ma dove sei finito? Non sarai mica diventato sordo alle vibrazioni in tasca?

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  6. o jeri daûf a fâ la visite dal balon e dopo mi soi dismenteât di fâmi sintî
    disin che ultimamentri il telefonin lu dopri une vore pôc...

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  7. Stant a ce che o sai, mi han dite che ti han fermat parcé tu vevis i volis indafarats a cjalà dos balis dentri un barconcin e ti han fat soflà dentri un palloncin, se dopo, invezite, ti han tignut dentri une dì, par controllati dut il rest... bon, bon, par cumò mi baste savé che tu stas ben.
    Mandi, e atent a la patente eh!

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