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"Vampiriana" di AAVV***

Dài, siamo sinceri: credete veramente che un libro che parla di vampiri, uscito negli ultimi anni, possa non strizzare l'occhio al grande stream twilight-oriented?
No. Ovviamente no.
E' un prezzo da pagare.
E credo che quelli della Keres ne fossero ben consci, nel curare questa raccolta di racconti, perché a partire dal titolo, Vampiriana, (molto intelligente e molto ben scelto, in ottica web), e continuando con le info scaraventate già in copertina (la presenza di illustrazioni d'epoca, alcuni nomi rilevanti, l'italicità assoluta) hanno fatto subito capire che sì, è un libro sui Vampiri, certo, però va a occupare una piccola area ancora vuota.

E se questa scelta viene da un'analisi attenta, per scovare un vuoto editoriale in una zona di mercato che sembra straripare di produzioni (di piccole e grandi case editrici) la cosa è ancora più apprezzabile.
E credo che sia stata questa chiarezza iniziale, unita a una copertina che trovo adatta, soprattutto nei suoi colori, a farmi accettare di leggere un libro sui vampiri. Ero davvero incuriosito dai lavori seminali di autori italiani (anche molto conosciuti, basti citare Salgari) affascinati in modo più o meno rilevante dalla figura del Vampiro, anche se non in senso stokeriano. Dico questo perché in una gradevole introduzione, il curatore, Antonio Daniele, sottolinea date e nomi, inquadrando questi racconti nella loro cornice storica (dal 1885 al 1917) ben precedente alla prima edizione italiana di Stoker (1922).

Questo dovrebbe dirvi molto, nel senso che non potete approcciarvi a questo libro aspettandovi un libro di "bei racconti" con "idee innovative" o "stili raffinati". Non può essere così. Gli otto racconti contenuti in questa raccolta sono in parte lavori minori di autori affermati (Luigi Capuana, Emilio Salgari...) in parte lavori che presentano dei limiti e appartengono ad autori che in seguito, al grande pubblico, non sono arrivati. Tutti però, sono uno specchio piuttosto interessante di come la figura del Vampiro veniva colta nella seconda metà dell'800 fino al periodo giolittiano. E quando dico "figura del Vampiro" dimenticatevi quel che avete in testa. In alcuni racconti, sembra quasi che il concetto vampirico sia un qualcosa di collaterale, tirato in ballo soprattutto perché - allora come ora - il "vampiro" tirava. Ci troviamo così un vampiro che va dall'animale della foresta di Salgari, al servizio di un potente stregone, ma sconfitto in un batter d'occhio a colpi di fucile da due nostri compatrioti avventurieri, al vampiro-malato mentale, o vampiro-spettro, che rimane nell'ambito umano o sovraumano, ma è ancora molto lontano dalla figura succhiasangue e tenebrosa che si propagherà lungo il XX secolo. 

Insomma, diciamo pure che se cogliete la raccolta dalla sua ottica storico-narrativa, non si può che concedergli parecchi meriti, in quanto lavoro che permette di strutturare un'analisi che va ben oltre quella accennata nei commenti pre-racconti. Per esempio, potreste azzardare, l'immagine assegnata al non-morto è ancora ben lontana dalle sue caratteristiche sovrannaturali e ancora molto più vicina all'idea di essere umano che viene "sporcato" da una qualche interferenza (anche sovrannaturale, of course)
Nel racconto che apre la raccolta, per esempio (Vampiro innocente, di Francesco Ernesto Morando), siamo di fronte a un "vampiro bambino" che succhia la vita della sorella, come testimonia un malato di mente internato. Gli crediamo? Non gli crediamo? Certo è che è lo stesso medico che lo ha in curo ad aprirci le porte per pensare che qualcosa di vero c'è... Trovo che questo sia già un ottimo specchio, dei racconti che poi seguono. C'è un oscillare continuo tra scienza e ragione, tra spiegazione logica e occultismo, tra follia e sanità di mente. 
Si riesce facilmente a inquadrare certi temi dell'epoca. Il più limpido, per dire, è nel racconto di Salgari, che non esiterei a definire pre-futurista. C'è un grosso pipistrello succhiasangue che ci attacca? Niente paura, gli spariamo! (E così, per dire che la classe non è acqua, il racconto di Emilio Salgari, "Il Vampiro della foresta", benché per certi versi ingenuo, vuoi perché aiutato dalle illustrazioni, vuoi per forza visiva, è quello che mi è rimasto in mente di più.)
Poi che altro... Ah, per esempio il racconto di Luigi Capuana (Un Vampiro, 1907) è interessante per altri motivi. Parte da una credenza popolare come quella che vede oscuri presagi nello sposare una vedova e da lì costruisce il ritorno dello spettro del marito morto, con tanto di amico scettico che cerca di spiegare l'inspiegabile, ovvero il ritorno dall'aldilà per impedire ai cari neoconiugi di consumare il proprio neomatrimonio.

Insomma, direi che possiamo chiudere. 
In questa marea di libri sui vampiri che sfruttano l'onda, finché ce n'é, la raccolta Vampiriana ha una sua ragione d'essere e si stacca dal resto. Appartiene, per altro, a una nuova collana - Il labirinto delle lamie - e ne è la seconda uscita (della prima vi parlerò tra un po') e il libro, brossura lucida con alette, pag 155, è accompagnato anche da segnalibro con strisciata della copertina. Forse 16euri non è proprio un prezzo popolare, ma tenuto conto anche delle 15 illustrazioni b/n ci sta. E' un libro che fa cultura, e dopo averlo letto potete bullarvi con le pulzelle tutte casachiesa-vampiriemo raccontandogli di come la moda vampirica non sia altro che un ritorno (vi basti pensare che 7 racconti su 8 riportano la parola "vampiro" nel titolo, anche quando, all'interno, il vampiro non è che una costola del racconto).

Ah, già che ci sono, siccome se fossi in voi la curiosità più grande sarebbe quella di vedere le illustrazioni, ecco qui il bookteasr relativo al racconto di Salgari (qui e qui gli altri):

8 commenti:

  1. Guarda, lo prendo per due motivi:

    perché c'è un Salgari che non conoscevo :)
    perché è un pezzo di storia della letteratura.

    Riguardo ai nuovi pezzi sui vampiri, penso che dopo Dracula non valga la pena leggere nulla su quelle creature.

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  2. no.
    Ti sconfesso.
    Se non altro Io sono leggenda, che al vampiro stokeriano fa da geniale contrappunto, è degno e meritevole.
    E ho detto uno per dire uno.
    Secondo me c'è pure dell'altro.
    Anche King dell'epoca quando scriveva di vampiri era buono, per dirne un'altro.
    Anche perché Dracula di stoker, okay
    intoccabile
    ma è proprio quello che è stato scritto dopo e intorno che ha aiutato a creare il mito che conosciamo.
    Quindi dai, diamo a stoker quel che è di stoker, ma non anche quel che non è suo.

    Su questo libro, se tu ti interessi soprattutto di letteratura storica, ti confermo che è interessante. Nel senso, a livello di racconti di vampiri, gli horrorofili storcerebbero il naso. Ma a livello di cultura, storica e sociale, è una lettura molto interessante.

    Il Salgari e il Capuana, in ogni caso, hanno il loro perché, pur essendo ancora approssimativi.

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  3. Io sono leggenda non l'ho messo perché è un po' diverso dalle solite storie di vampiri, è quasi - o senza quasi - fantascienza.

    Di King ho letto solo Le notti di Salem, ma è un Dracula ambientato in America. Bello, per carità.

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  4. Conoscevo quello di Capuana, ma no quello di Salgari.
    E' bello, vedere caro gelo come riesci a sorprenderci ancora. ;)

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  5. ma no dai, con il criterio adottato su matheson allora tutti i libri sono fantascienza. ;D
    comunque io sono leggenda non esisterebbe senza stoker, visto che prende le mosse dalle credenze vampiriche aggiungendoci solo, in fin dei conti, il virus al posto del trascendente, e le notti di salem non ho capito perchè l'essere ambientato in america dovrebbe escluderlo dal novero dei "bei libri sui vampiri"
    Certo, se tu intendi libri con "quel" tipo di vampiri, allora ti dò ragione, after stoker the dark.
    ma visto la monumentalità stokeriana, suggellata - a mio avviso - da un film che ha chiuso per sempre ciò che stoker ha aperto, difficilmente sarebbe potuto essere altrimenti :)

    @Nick
    naaaa
    guarda che l'ho beccato recensito già da più parti, questo :)
    io sono un copione :D

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  6. Certo! - sono sempre in ritardo - mi dirai. Ma tu lo sai che sono rientrato solo ora da Lignano, dove mi hanno convocato per testimoniare in un processo evolutivo che... e comunque, aspettati qualcosa che non meriti per qualcosa che non fai: strisce, strisce, come cinghiate sulla schiena per farti uscire un filo di quel che... ecco Vampiri, ora è tutto vostro.

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  7. ed ecco un nuovo titolo per la lista di compleanno! mi intrometto nella conversazione e fò notare che pure Lasciami entrare è un signor libro. tralasciando il fatto che sono fan pure dei primi di Anne Rice e della Kalogridis, che se garba il gotico hanno un loro discretissimo perchè. poi mi liquefo.

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  8. @no frank, no, non picchiarmi! :D

    @leggisventola
    e io aggiungo che secondo me, intervista con il vampiro, che pur schifavamo all'epoca, noi puristi horroriani, è comunque anni luce avanti a twilightismo e in ogni caso, per quanto avremmo prefirito l'avesse lasciata chiusa, forse, ha pur sempre aperto una porta nuova.

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