Etichette: , ,

"L'estate di Montebuio" di Danilo Arona****

Caro Danilo,
Ho la pelle della schiena che si spacca in bolle e, strofinando, la sento cadere a pezzi, bruciata, tirandosi appresso striscioline di carne cotta e un'acquerugiola viscida e puzzolente. Tutto questo grazie a te e al tuo stramaledetto libro...

E indovinate un po' perché sono ridotto in questo stato?
Perché, come vi avevo anticipato nel post su Malapunta, libro A CURA DI Danilo Arona, scritto da Morgan Perdinka, io avrei letto al più presto "L'estate di Montebuio", libro DI Danilo Arona, di cui Perdinka è protagonista. E così ho fatto.
Mi sono letto un'ottantina di pagine martedì sera, accompagnato da kebab e un paio di birre onthebeach, e poi finalmente è arrivato il weekend.
Mare e sole e 400 pagine in due giorni.
Ora, dovete capire che per leggere in spiaggia ci vogliono delle strategie, e la mia è semplice: quando leggi a pancia in giù, quando dormi pancia in su. L'importante è suddividere le ore di spiaggia a metà, tra le due attività, per non diventare come un Ringo (parlo del biscotto, non del dj).

E qui viene il problema.
Io, questa Estate a Montebuio, me la sono divorata!
Ora capisco perché se non l'avessi letto, mi sarei fatto dei nemici.
Oh peggio, me li sarei fatti se lo avessi letto e non mi fosse piaciuto.
E invece no... state tranquilli: mi è piaciuto come dormire su un orso gigante di peluche!
Purtroppo, però, non ho fatto che leggere. Ero così preso, da non guardare nemmeno le bocce che passavano qua e là, oscurandomi il sole con eclissi maligne e malauguranti.
"Andate via! Brutte Zannute del cazzo!" Dicevo loro, scacciandole a male parole, perché mi lasciassero leggere, e alla fine, anche se mi sono scottato quanto un gambero in un vulcano attivo, l'ho finito domenica sera.

E prima di parlarvi del libro, però, non crediate sia rimasto incollato alle pagine solo per l'effetto thrilling. Sì, c'è n'è molto, certo, e i misteri che si dipanano in questo piccolo paesetto sulle montagne liguri sono davvero tanti. Però non era una questione di thrilling. Era un'altra.
Voi sapete che io leggo di tutto, vero?
E spesso mi capita anche di apprezzare, di tutto, anche quando non fa per me.
Però, con questo libro, Danilo mi ha ricordato quale è la mia natura, quale tipo di libri mi piace veramente leggere, qual è il genere in cui mi sento a casa, in cui mi sento a mio agio, in cui mi capita di pensare: ah... questo fa proprio per me. Un horror legato alla cronaca, al folklore, alla modernità, alla tecnologia, alla quotidianità. Ecco, righe come queste sono quelle in cui mi sento a mio agio.

Ma basta chiacchiere e parliamo del libro.
Arona riesce in un'impresa piuttosto ardua, e vi dico subito quale. Riesce a rendere credibile e gradevole un libro in cui il protagonista è uno scrittore. Sì, perché i libri dove il protagonista è uno scrittore sono qualcosa di potenzialmente a rischio. Quale rischio? Che di solito fanno cagare e rendono l'idea stereotipata di scrittore che, evidentemente, è nella mente anche di chi scrive. Io, di libri con protagonista "uno scrittore" ne ho letti alcuni e quasi mai - a parte forse King - sono rimasto soddisfatto appieno.
Qui, l'operazione invece riesce. E riesce estremamente bene... e non credo sia un caso, ma penso dietro vi sia la consapevolezza del rischio nello scrivere un romanzo con protagonista un writer. E allora ecco sbucare Morgan Perdinka, preadolescente XIIenne che nell'estate 1962 va, con la famiglia, dal nonno prete a Montebuio, uno dei tanti paesi montani minuscoli legati alle tradizioni, al vivere antico, seppur nel vento delle modernità in arrivo.
Ma dov'è la chiave del successo del personaggio Morgan Perdinka?
In diversi aspetti. Tanto per cominciare, nell'accortezza di far muovere per altra mano i brani riportati nel libro da parte di Morgan. Ci sono capitoli interi, dei libri di Morgan, e sono capitoli che non sono stati scritti da Arona, si vede a chilometri, e sono diversi dalla cornice che li racchiude. Anzi, dalle cornici, perché i punti di vista che sottendono agli scritti di Perdinka sono diversi e non è sempre un approccio immediato, quello della lettura. In secondo luogo, la figura del protagonista ha senso solo per il contatto con l'entità maligna e nascosta che dimora a Montebuio (o forse, nella multidimensionalità di cui Montebuio è semplice porta), mentre la sua attività di scrittore è lasciata ad altri, sempre. Sarà un carabiniere, un anatomopatologo, un'agente letteraria, gli abitanti di Montebuio a raccontarci qualcosa di Morgan. Anche perché Morgan, si è suicidato nel 2007, a dicembre, e tutto ciò che accade, accade quando lui non c'è già più. Terza chiave di bontà, forse quella che presta il fianco a qualche discussione, è la figura di "scrittore horror di successo ricco ed eccentrico" che, diciamocelo, in Italia non è credibile. In Italia diventi ricco e famoso se inventi i Gormiti o i licantropi gay, altro che scrivere di fatti che poi, dopo un po', accadono veramente!
Comunque, tirando le somme, il primo applauso è qui.
Mentre leggi della vita di Morgan Perdinka, ti viene voglia di leggere un romanzo di Morgan Perdinka.

Poi. Altra parola chiave.
Scatole nelle scatole.
Sì, perché poche chiacchiere. Questo è un libro ambizioso. Un libro che nasce con tantissime idee, storie, personaggi, e tutto questo richiede spazio e vuole attenzione. La strategia narrativa dei vari contenitori viene implementata con vari punti di vista. Ci sono mini racconti, iniziali, che gettano uno sguardo futuro, su quel che accadrà, poi c'è una lunga parte in terza persona che ci racconta l'estata di Morgan del '62, la sua prima cotta, la colonia come luogo misterioso, un manichino di adolescente nuda dentro a una polla d'acqua gelata sotto una croce, e una sorta di blob maligno che riempie i muri, i funghi, la terra e chissà cos'altro. Chiusa questa arriviamo al presente, arriviamo a un'indagine per un cadavere che è stato nascosto fin dall'estate del '63 e che, stranamente, sembra collegarsi alla vita e ad alcuni scritti di Perdinka.
[A proposito, Perdinka è un cognome d'origine greca, non è uno pseudonimo, eh]
E poi c'è cronaca, ci sono i libri di Morgan, ci sono pagine che vengono scritte da non si sa chi, ci sono creature come le Zannute, mutanti fatti di male pure, e c'è, soprattutto, una teoria. Una teoria di multimensionalità latente e collegabile alla nostra realtà, in certe occasioni. E chi se non uno scrittore, può fare da porta per l'ingresso in questa zona buia, di cui, per altro, gente come i Gesuiti pare ne sappiano ben più di quanto non dicano? E cosa, se non una misteriosa macchina da scrivere può fare da punto di contatto tra la nostra realtà e qualcosa che è qui, ma non si vede, e non è per niente rassicurante?
Insomma. c'è tanta carne al fuoco che è stata destrutturata e ricomposta con questo gioco di scatole e cornici che però, alla fine, non sono complesse. E se anche è stato (almeno per me) abbastanza intuibile l'identità delle voce che parla a Morgan quando è ragazzino, non è stato per niente scontato il disegno complessivo del male che si è manifestato a Montebuio e che prende le mosse da un culto cristiano non riconosciuto, quello di santa Mariana. Un ragazzina che non ha voluto mollare la patata all'imperatore romano Ollario ed è stata per questo crocifissa (e un sacco di altre torture, sì), non prima di trovare il tempo di farsi ingoiare da Satana in forma di drago e sventrarlo dall'interno, facendosi di fatto partorire dal maligno. 

Certo, non aspettatevi il classico romanzo horror in king-style con trama sequenziale e i momenti di spingi e rilascia già belli che definiti. No, questo romanzo va letto come se si stesse girando intorno a una ragnatela, seguendo le linee che traccia senza preoccuparsi del disegno complessivo dei fatti. Allora sì che ve lo godete.
Arrivate a 2/3 e vi accorgete che c'è un disegno unico, complesso, intuibile ma non pienamente spiegato, perché insomma... capiamoci: gli scrittori saranno anche una porta che ci fa sbirciare sul male puro, ma da lì a spalancarla...
Bene. E' tutto. Ora mi sento pronto per il XII luglio, giorno dell'uscita di Malapunta, il romanzo horror postumo di Morgan Perdinka (e unico, credo, a non essere sparito dal mercato), a cura proprio di Danilo Arona.
E voi? Siete pronti per Malapunta?
Io sì!

7 commenti:

  1. Alla fine se ci fai caso Arona è anche uno dei pochi veri scrittori horror italiani, con le dovute eccezioni di Marolla e Vergnani, ad avere tecnica e sopratutto a mettere un anima ai suoi personaggi ed alle sue storie.

    RispondiElimina
  2. Ok, ora sei di nuovo mio amico.

    RispondiElimina
  3. Ciao, lo so: nessuno mi ha chiesto di dire la mia, ma seguo sempre questo blog, quindi decido di farlo solo ora, proprio a seguito di questa recensione.
    Ho letto L'Estate di Montebuio l'anno scorso e dico subito che l'ho effettivamente divorato. Ad ogni momento morto di una vacanza in sardegna correvo a leggerlo. Quindi in generale mi è piaciuto e sono contento di averlo comprato. Anch'io lo consiglio.

    MA

    Ma credo che gridare al capolavoro sia abbastanza esagerato e si faccia un torto alla letteratura in generale, all'autore stesso e alla bravura del recensore se si parla di questo libro come un'opera imperdibile o una pietra di paragone. Ci sono sistematici "errori di scrittura" (di quelli che in questo blog e in tutta la blogosfera degli scrittori si criticano sempre), i personaggi non sono tutto sto granchè e non ho trovato molto facile immedesimarmi nelle vicende di Perdinka, spesso antipatico fino alla morte. La storia dello scrittore ricco, figo e famoso o quella della manager ricca figa e famosa, sinceramente non si possono sentire.

    Aggiungo anche che MEGASPOILER: l'effetto ragnatela di cui tu parli è molto bello e anche il riferimento all'italia di città e di provincia. Ma se alla fine tutto collassa in una mega apocalisse più volte annunciata e tutto l'universo si autodistrugge nelle tenebre e spuntano i mostri assoluti e incontrastabili e ammazzano tutto e tutti, allora mi sembra troppo. sono stato portato a pensare: ok... moriremo tutti. facciamola breve e basta. Invece l'ecatombe galattica procede per troppo tempo. Se tutto è orrore allora nulla è orrore.
    Inoltre è facile creare l'effetto "retroattivo" che ammazza la sospensione dell'incredulità. Appena la timeline dei tempi della trama sarà superata (diciamo nel 2015), il romanzo racconterà di qualcosa che non è accaduto. E un lettore potrebbe essere portato a pensare. "si, si, ok... bla bla bla... ma tanto non è vero..."

    ok, basta rubarti spazio. Non volevo scrivere una recensione io, ma solo "riequilibrare un pò la tua". è solo la mia opinione, ovviamente!!

    un saluto

    RispondiElimina
  4. L'ho appena comprato, volevo prenderlo da tempo e ho approfittato ora che sta per uscire Malapunta.

    RispondiElimina
  5. Maledetti... adesso mi tocca metterlo nella mia infinita coda... e non riuscirò mai a leggerlo...

    RispondiElimina
  6. Bello, piaciuto molto. Vari difetti più o meno grandi qua e là, come quelli che citi nella rece, ma questa miscela di thriller, horror e fantascienza, per come viene sviluppata e raccontata, con questa struttura non-lineare efficacissima, è una bomba.

    RispondiElimina
  7. @Nick
    ma sì, può essere, ma credo ci sia anche dell'altro, non molto, magari, ma ce ne sono. Mi viene in mente Nerozzi e la Palazzolo, comunque a dire il vero non riesco proprio a pensare per generi. Leggo quel che mi piace e questo mi è piaciuto :)

    @Ratto
    mmm... non so se voglio essere tuo amico. Io cercherò di leggere Malapunta prima di te e poi finchè non mi raggiungerai sarai TU a non esserlo più :P

    @Mauro
    Ma scherzi? Qui BISOGNA dire la propria, soprattutto se è sensata e pertinente, sennò che gusto c'è a leggere i blog!
    Concordo sul non gridare al capolavoro (sennò gli davo cinque stelline ;), però è anche vero che ho interpretato in modo diverso quei difetti.
    Che il discorso dello scrittore stereotipo sia poco credibile è un fatto, però il lh0 preso propro come una forzatura chiara. Un voler dire, subito, "Ehi, lettore, se veramente Morgan Perdinka fosse vero o volessi farlo sembrare tale, ne avresti sentito parlare, vero? Su, dai, mi serve per la storia uno stereotipo così... take him easy"
    E vedendola così non mi ha infastidito
    Per esempio, il secondo grande sterotipo, ovvero l'agente letteraria, poteva già infastidire di più perché lì una realtà simile e meno stereotipata si poteva anche trovare. (certo, ne andava di mezzo il rapporto di coppia tra i due, perché non puoi mettere vicino due realtà diverse e quindi la struttura andava ripensata)

    Sul discorso Apocalisse, nulla da eccepire, è che proprio io l'ho ignorato. (mea culpa, ma io, pur del tanto parlare, non ho la più pallida idea di chi cosa perché come dovrebbe accadere nel 2012, ma proprio zero)
    Avendo ignorato l'aspetto apocalittico, che giustamente perde senso dopo il 2012, ho fatto una lettura come se lo avessi letto senza questa chiave di lettura. Così limitandomi al bla bla bla, è andata a finire che mi è piaciuto un sacco, il bla bla.

    Comunque grazie per il commento riequilibratore!
    :)

    @Daniele
    good

    @Eddy
    Non sei mio amico! :P

    @Silente
    ma perché, sai leggere?
    :D

    RispondiElimina