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"La veglia all'alba" di James Agee***

Domani vedo Frank, e allora, prima di nanna, vi parlo di questo libro, che mi ha prestato, e così glielo restituisco.
Che poi, non ho mica capito se Frank mi presta i libri per farmi diventare ancora meno religioso di quello che sono? :)
Già, perché "La veglia all'alba" di James Agee, non è proprio un romanzo di un autore conosciuto benché, tra le altre cose, abbia vinto un Pulitzer. In questo libro, comunque, parla di religione. No, mi correggo, parla del momento in cui c'è il passaggio dalla preadolescenza all'adolescenza piena del protagonista, però lo va a cogliere proprio in chiave legata agli aspetti religiosi dello scenario, dimodocché - che bella parola che ho appena inventato, eh - dicevo,
dimodocché sia quasi impossibile non scendere in una lettura secondaria, facendo qualche considerazione sul modo in cui l'autorità religiosa di un collegio abbia vita facile nel plasmare gli io più sensibili come quello di Richard, il protagonista.

Ma che libro è, questo breve romanzo di formazione, che racconta una notte vissuta da un ragazzo dodicenne, Richard, che è l'eroe di cui seguiamo le vicende e - soprattutto - i pensieri, durante la notte della veglia pasquale, in una scuola di preti, nell'America della prima metà del secolo scorso?
E' quasi una novella, più che un romanzo, ma in 2426 parole l'autore americano (libro tra l'altro scritto nel '24 e pubblicato postumo nel '51) riesce a descrivere con una sorta di iperdettaglio le ore che il protagonista trascorre dalle 4 meno 1/4 alla mattina, ovvero prima, durante e dopo la Veglia di preghiera pasquale, nella cappella vicina al dormitorio. Lo stile di Agee è denso, dettagliato, curato e a tratti, forse, un po' pesante, soprattutto nella parte centrale, quando ci lascia a seguire il flusso dei pensieri di Richard, che come tutti i pensieri e complesso e vagante. Richard prega, e riflette sulle preghiere fino a trovare un senso a quelle parole; Richard si chiede cosa sia peccato e cosa no, fantastica di un suo martirio, fantastica di essere un martire, un nuovo Gesù, Richard fa i conti con una sua vocazione che è ancora derivativa, proveniente dall'esterno, e a cui lui cerca giustificazioni, sensi. Ci sono due epifanie almeno, in quest'opera.
La prima è spirituale, ed è il momento in cui Richard si accorge di peccare di superbia, di arrivare quasi alle lacrime per la contrizione del peccato e poi, gioioso per aver capito il suo peccato ed essersi perdonato, capisce di aver peccato di nuovo, perdonandosi, per la superbia legata al suo perdono.
Insomma, avrete capito che i pensieri di Richard non sono così leggeri e di conseguenza, il libro non lo è.

Lo stile di Agee è particolare, denso e intimamente legato alla storia e al suo giocarsi sull'interiorità del personaggio principale. Nella prima e nella seconda parte del libro, ovvero i 2/3 di romanzo, non succede una mazza. Ma proprio nulla, eh: Richard si veste e va nella cappella a pregare. Punto. I suoi compagni, sua madre, il fatto di essere orfano, la sua immagine della morte, i suoi amici e, soprattutto, la sua idea di religione, li scopriamo tutti dai suoi pensieri, dalle analessi sul suo passato. Nel fare questo, va detto, Agee è bravo.
La terza parte di romanzo, invece, è quella più viva, l'alba è quasi una tenda, una porta, e Richard coi suoi due amici, che tanto verrebbero puniti per il semplice fatto di essersi trattenuti di più a pregare (preti = simpatia, of course) decidono di andare a fare il bagno, ché tanto, punizione più, punizione meno... Proprio qui, in questo momento, arriva la seconda epifania. Richard fa il primo passo per emanciparsi dalla preadolescenza, decide in autonomia, e questo, quasi istantaneamente, gli dà autorità, rispetto agli amici. 
Non riuscirà a mantenere subito la sua crescita, ma da quel momento in poi, è evidente, la crescita di Richard è cominciata.

Vi dicevo, che è inutile parlarvi di stile di Agee particolare, senza lasciarvi capire perché, scommetto, per molti di voi questo libro sarebbe una palla immensa.
Meglio che ve ne dia un esempio. Mi ero segnato mentalmente pag. 53 
Aspettate... Ecco, qui c'è Richard, inginocchiato, mentre prega, che sbircia l'orologio per vedere che ora è:

L'orologio si trovava sul gradino più basso dell'altare. La sua custodia di pelle era intarsiata di fili d'argento che, sottili quasi come capelli, disegnavano un intricato motivo di fiori e foglie. Era di sua madre e lo avevano preso in prestito per usarlo nella cappella di Nostra Signora, come facevano sempre per la veglia del Giovedì Santo, perché era l'orologio meno rumoroso che avessero a disposizione. Guardandolo ora, Richard lo udì distintamente, un rumore più avido e delicato di quello di un gattino chino sulla sua ciotola, e ora che non udiva altro, non vedeva se non il quadrante dell'orologio, duro, senza lancette, che ti fissava bianco da un'ombra d'oro tremolante, come la grande ostia in un ostensorio; e quando fu nuovamente in grado di vedere le lancette, e i numeri, esse indicavano che alla sua veglia restavano ancora due minuti soltanto.
Credo di aver reso l'idea. Tra l'altro, sapete cosa mi ha ricordato, questo stile descrittivo? Un video di Ashcroft, quello famoso, con la canzone figa. Aspettate, dai, che ci salutiamo riguardandolo:


Anche questo video è giocato tutto sul dettaglio, sui suoni minimi, sulla paranoia anche. Molto bello... non per niente è diretto dal solito, superlativo, Glazer, che a fare video belli, non ha da imparare da nessuno.
Okay,
mi sono dilungato, basta così. Grazie della lettura Frank, però adesso basta eh, ti concedo solo il prossimo... ;)

3 commenti:

  1. Da un'epifania a una recensione dietro l'altra, Gelo vola così alto che J.A. lo ringrazierebbe dedicandogli una veglia, se non fosse che lo vuole vivo, vivo!
    Frank

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  2. Dottor Livia Tecchi Jekyll
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    Mister Tecchi Livia Hyde
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  3. Frank Spada / Spada Frank24 maggio 2014 10:48

    Ora sì che lo sapranno tutti, che vi ho pescato con le mani nel mio sacco!

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