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"La firma del diavolo" di Fiorella Borin****

E' da un po' che ho questo libro qui, di fianco, a sbirciarmi con questa copertina non proprio bellissima (ciò che va detto va detto) e magari Fiorella si sta anche chiedendo: "maccazz, ma perché gelo non parla anche della Firma del diavolo, e non solo di Christe Eleison? Eppure so che il libro lo ha letto e mi ha detto che gli è pure piaciuto!"
E poi, forse, siccome Fiorella è una Signora, con la S maiuscola, e non si sarebbe mai azzardata a chiedermi come mai, a due mesi dalla lettura, non ho parlato del libro che è stata così gentile (stima, credo che si chiami) da desiderare che io lo leggessi, ecco che ve lo dico io, perché.

Non ne ho parlato prima perchè a volte, con i libri, mi va di prendermela comoda, di parlarne quando ho più tempo, o comunque quando non ho la pressione del giorno dopo.
Oggi, la pressione del giorno dopo, non l'ho, e anche se voi leggerete questo post tra qualche giorno, così, tanto per, mi va di parlarvi di "La firma del diavolo", libro uscito nel 2010 per la Tabula Fati e che, l'autrice dice, è qualcosa di più che un libro scritto con la volontà di scrivere un libro.
E' una storia, percepisco io, che lei voleva liberare, nel senso liberare da se stessa, buttar fuori, come un vero parto narrativo. (Fio', conferma o smentisci tu, eh)

E dunque parliamone, di questo libro.
Anzi, novella. Mi piace chiamarla novella. Perché la lunghezza è quella, poco più di un centinaio di pagine, ma che non si può non definire, per vicenda, ambientazione, personaggi e intreccio, un romanzo, seppur breve.
E la prima cosa che mi viene da dire, a tutti quelli che non credono si possa scrivere un romanzo in un centinaio di migliaia di caratteri, è proprio questa: leggete qualche lavoro come questo, della Borin, e vi ricrederete. Io credo di averlo letto in 3-4 ore, in un sabato pomeriggio al parco, con in mezzo qualche piccola ronfata, eppure, questa sua brevità, non preclude densità.
C'è un protagonista principale, l'io narrante, e c'è Triora, sullo sfondo. E quando dici Triora sappiamo già che dici streghe e dici inquisizione. E ci sono, le streghe e gli inquisitori. Ma tra l'io narrante e Magdalena, l'unica strega autodenunciatasi, c'è una storia d'amore, ed ecco da dove comincia il romanzo. Dal nostro innamorato che vuole salvare il suo amore proibilto, Magdalena, che proprio a causa delle fughe nel bosco per i loro incontri è più che mai Strega. E allora ecco che siamo subito dentro, nell'avventura, nel nostro eroe che deve salvare il suo amore proibito, quando ha lasciato per troppo tempo correre le cose e il suo intervento è tardivo e disperato.
Ce la farà?
Salverà Magdalena dalle grinfie dell'inquisizione triorese?
Ma poi, la vera domanda, siamo proprio sicuri che Magdalena non sia una strega?
Dovete leggerlo, per scoprirlo, perché Fiorella ha il piacere della mescolanza, e costruisce su fatti documentati il suo concetto di fantastico, quasi avvinghiato a una realtà storica che - di per sè - parrebbe già avere abbastanza carattere da essere raccontata, e invece appare ancora più meravigliosa nell'accezione narrativa, abbellita di ciò che nelle cronache di storia non finirà, ma negli occhi di un lettore si adatta alla perfezione.

Per questo libro, solo per lasciarvi un input, c'è la vicenda di Angela Del Moro, veneziana amata da Pietro l'Aretino, che fu punita per aver rifiutato un tal Lorenzo Venier, con un simpatico stupro collettivo. Ecco cosa viene mescolato, quindi, alla classica immagine triorese di strega-inquisitore.
Un piccolo romanzo, insomma. ma per chi ama immergersi in atmosfere di questo genere, che però non si gettano con facilità storica sulle crudeltà del periodo, ma regalano altro - una storia d'amore e un mistero, in questo caso - "La firma del Diavolo" vale veramente l'acquisto. Grazie Fiorella, alla prossima. :)

2 commenti:

  1. Grazie per averne parlato. Già da tempo cercavo romanzi ambientati a Triora, e poi mi arrivi tu con la Borin e mi risolvi il problema. Bravo ragazzo. ;)

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