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"Christe Eleison" di Fiorella Borin***

Quando ho visto Fiorella Borin pubblicare questo piccolo libretto per la Tabula Fati, la prima che ho pensato è stata "ma cosa vuol dire Christe Eleison?" Okay, lo so, non è il modo più serio per cominciare un post, ma lo sapete, cerco sempre di rispondere alle domande che mi faccio io, pensando che magari sono anche le vostre.
Come dice la wiki, possiamo tradurre come "Cristo pietà", anche se mi piace di più la versione "Cristo, abbi misericordia".
In ogni caso, come forse avrete intuito, io vado pazzo per i libri corti. 
E sopratttutto mi riferisco ai libri corti nel senso di romanzi brevi, più che nel senso di racconti lunghi.
Perché sì, c'è differenza, e non è solo questione di caratteri, bensì, di carattere.
Ho visto racconti lunghi spacciarsi per romanzi un sacco di volte, e non è certo una bella cosa da mostrare, tutto quello stiracchiarsi le righe, le interlinee e i contenuti pur di superare quel centinaio e mezzo di pagine.
Comunque... e questo "Christe Eleison" di Fiorella Borin, com'è?
Racconto lungo o romanzo breve?
La prima, che ho detto, senza dubbio, anche perché, questo piacevole lavoro non cerca in nessun modo di stiracchiarsi. Sono poco meno di 60 pagine, rapide, avvincenti e che ti vogliono raccontare una storia. Una piccola storia, anzi, fatta di piccole storie. E la narrazione prende le mosse da un fatto storico, poi, come ho visto piace fare all'autrice, c'è un ricamo che divaga, che abbellisce, che incide il fatto... e il focus si sposta, per raccontare d'altri. Come una luce della ribalta che piano scivola dietro le quinte.

Siamo nel 1561, a Venezia, e come sapete, in quei secoli, può capitare che un sacerdote, Pietro Leon da Valcamonica, si lasci un po' troppo andare con le monache, e non essendoci il cassonetto differenziato per il frutto del peccato, si dia all'affogato di neonato, incorrendo ahimè, nella pena capitale.
Ed è proprio dalla notte prima della condanna, che parte la nostra storia, perché il nostro povero sacerdote, personaggio egregiamente rappresentato, non è il protagonista assoluto della vicenda. Una piccola ragnatela si dipana da lui e dalla sua condanna, brutale e quantomai orrenda (33 colpi di maglio di un boia maldestro!). Storia di chi lo ha amato e di chi lo tortura, di chi guarda, e di chi, invece, si intreccia alla vicenda quasi per caso, seppur avvinghiato nella stessa miseria/miserabilità umana.
Non ci sono vincitori, ovviamente, ed è giusto così, per una storia ambientata in quest'epoca scura, miserabile, eppure affascinante.

Insomma, è piacevole questo libretto
Certo... non è un libro da grandi aspettative. E' una storia breve breve, che vi leggete in un'oretta o poco più, e che alla fine, e forse è un piccolo difetto, finisce per sistemare tutti i pezzi come un puzzle, mettendoli al loro posto con fin troppa precisione. Paga forse, in questo, ma non so se è così, la sua genesi in un concorso (Premio Tabula Fati 2009). (Ho sempre la sensazione, che qualche piccola cosa, lo scrivere per un concorso con in palio la pubblicazione, la faccia cambiare.) Ma nonostante la poca quantità e la sensazione di volerne ancora, di storia, è un lavoro che ha in sé la sua piccola dignità, e grazie anche a una scrittura che si sposa benissimo con l'ambientazione scelta, lascia la sensazione di essersi ben meritato la lettura.

A proposito, per la serie dietro le quinte, siccome so che siete dei pettegoli maledetti, vi posso dire:
- Ho ottenuto questo libro scambiandolo con la Seconda Stagione dei Corti
- L'autrice ha partecipato al Fun Cool! giungendo 52^ e vincendo persino un premio.
- Presto vi parlerò di un'altro libro di Fiorella, che non è un racconto lungo, ma un vero e proprio romanzo breve!
E' tutto... ciao cari, torno a sguazzare nei Corti viventi, che stanno arrivando a frotte e non è facile sparargli in testa!

6 commenti:

  1. Grazie mille, Gelo! Mi hai fatto un regalone :-)

    Due cose. La prima: mi ha fatto sorridere la tua ammissione di non conoscenza del significato di "Christe eleison", perché quando ero bambina la messa veniva detta in latino e quell'invocazione era familiare a me e a tutti i miei coetanei. Invece tu sei mooolto più giovane e certe cose te le sei perse ;-) (Insomma, sorridevo sì, ma in realtà mi sono sentita proprio una babbiona!)

    La seconda: è vero che ho l'abitudine, prima di licenziare un testo, di riguardarlo bene, affinché tutte le tessere siano al loro posto e non ci sia nulla lasciato in sospeso. Credo che un lettore abbia il diritto di trovare nel testo le risposte a tutte le sue domande, soprattutto quando il punto di partenza del libro è un caso di cronaca giudiziaria (e quasi tutti i miei racconti/romanzi prendono lo spunto iniziale da notizie riportate sui registri dei giustiziati). Ma è anche vero che esistono libri bellissimi in cui molte cose vengono lasciate in sospeso, in modo che il lettore possa crearsi da solo le tessere mancati e chiudere il cerchio come garba a lui. Io scelgo sempre la prima strada perché non vorrei essere accusata di avere preso in giro i miei tre lettori e mezzo (quasi quattro) scrivendo una storia dove neanch'io sapevo dove andare a parare. E se perdo i miei tre lettori e mezzo sono rovinata! Infatti di solito scrivo prima l'incipit, poi subito il finale, quindi tutto ciò che accade in mezzo :-)

    Ancora grazie, Gelo, sei stato carinissimo!
    Fiorella

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  2. ahahah
    ma tieni conto anche che io non ho mai fatto latino, nè greco ne altre lingue cadaveri, quindi sono più giustificato

    comunuque non intendevo quel tipo di quadratura, che invece è sacrosanta e ci dev'essere. Intendevo più chealtro quella finale, temporale-spaziale, del tipo che Tizio arriva proprio mente caia vede sempronio... tutte le coincidenze, insomma. nel senso che nella realtà ci sono le imprecisioni. Tizio non arriva nell'istante esattissimo in cui non vede sempronio fuggire. Magari lo vede, ma non ci fa caso e quindi tutto funziona uguale, ma non con quella precisone. Tutto qua. :)
    Comunque grazie a te ^^

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  3. Ah, ti riferivi alla coincidenza finale! Ma quella la spiega il titolo, Christe eleison, e si riferisce proprio all'intervento della misericordia divina, che a volte esaudisce le preghiere degli uomini e a volte no. Infatti, nella prima parte Cristo sembra sordo ;-) Ho fatto questa scelta narrativa in obbedienza alla mentalità dell'epoca: nel XVI secolo tutte le disgrazie erano considerate manifestazioni della collera divina, mentre lo scioglimento del nodo doloroso era espressione della benevolenza celeste (la famosa Provvidenza del Manzoni ;-)) Le coincidenze non erano eventi casuali ma "segni" mandati dall'Onnipotente. A quel tempo la religiosità permeava tutto ed era la sola chiave interpretativa, mica come adesso, eh ;-)

    Sulle coincidenze ci sarebbe tantissimo da dire ed è un argomento che mi affascina da sempre. Hai ragione quando dici che nella vita vera i tempi sono quasi sempre sbagliati, e Tizio non vede, Caio arriva troppo tardi e Sempronio quel giorno stava da un'altra parte. Ma è altrettanto vero che, se guardi ad esempio le biografie delle persone morte in un maxi-tamponamento, in un naufragio o in un disastro aereo, scoprirai che c'è sempre qualcuno che non doveva essere lì e solo per una "coincidenza" invece ci ha rimesso la pelle, mentre per un'altra inspiegabile "coincidenza" qualcun altro ha salvato la ghirba. (Io stessa devo a una straordinaria coincidenza il mio stare ancora al mondo e non sotto due metri di terra ;-))

    Grazie ancora, Gelo!
    Fiorella

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  4. Vero... verissimo. Ma infatti quelle ci sono e vanno benissimo, però come dici ti, nel tamponamento, la coincidenta ti porta a prendere una lamiera in faccia e farti la pelle, però non è che la lamiera ti arriva proprio in mezzo agli occhi, al millimetro. Il risultato, comunque, è lo stesso ;)

    Ciao!
    Al prossimo!

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  5. Gelo, è un po' che volevo farti una domanda, approfitto ora.
    So cosa ne pensi dei nomi, come andrebbero scelti.
    E i titoli? Per esempio questo ti sembra adeguato? scelto bene? Tu come scegli?

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  6. si, questo è adeguato
    perché il concetto riassume il libro
    la storia è impregnata dei lati più spirituali e più deprecabile del cattolicesimo del sesto secolo e il titolo è adatto.

    Per come scelgo io, non so.
    Ci sono storie che nascono dal titolo, poi magari arrivi alla fine e ti accorgi che non è più il suo, e magari non hai coraggio di cambiarlo, anche se devi
    altre va cercato
    altre ancora invece basta una cosa semplice
    è una specie di trade off multiplo
    ci si potrebbe fare un grafico
    ovvero una serie di pesi e parametri da tarare

    per dire, non so:
    - impatto prima di leggere
    - musicalità
    - riassunzione del contenuto
    - gradimento personale
    - originalità
    secondo me è cosè che lo scegli, poi magari sbagli i pesi e viene un titolo di merda :)
    comunque sì, è un discorso lungo.
    :)

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