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"Colpo di spugna" di Jim Thompson***

Fate così, se potete, mentre leggete questo post.
Ascoltate una canzone dell'ultimo disco dei Decemberists, the King is dead. Per esempio "Calamity song", che è gradevole, allegra, quasi da colonna sonora, e soprattutto adatta a qualche  parte di questo libro.
O magari anche "Don't carry at all", oppure qualunque altra del disco dai,.anche quella che va benino in radio
Come dite?
Vi siete appassionati al gruppo e non vi frega un cazzo del libro?
Possibile...
Ma aspettate un attimo, dài.
Tanto per cominciare, dite insieme a me: "Ma quanto è brutta questa copertina?"
Brutta vero?
Cioè...
Io sono affezionato alle edizioni tif della Fanucci, quelle vecchie. Un po' perché le trovo carine, con quel dorso marroncino, un po' perché costano poco, e anche perché ci ho letto ballard, lansdale, matheson... sì, insomma... lo voglio riempire quello scaffale di fanucci tif.
E ammetto che è questo il motivo per cui ho comprato "Colpo di spugna" di Jim Thompson, superando l'orrore copertinoso (mia nipote, con tre pennarelli e le zampe del gatto, la faceva meglio) e superando anche la mia ignoranza. Non avevo la minima idea, infatti, di chi fosse Jim Thompson.
E invece, vi consiglio di leggervi le note biografiche della Fanucci, linkate lì sopra. Anzi, alcune ve le copincollo io, qui sotto, a sprazzi:
Nel settembre del 1952, quando la Lion Books pubblica direttamente in edizione tascabile L’assassino che è in me, Jim Thompson ha quarantaquattro anni, un alcolismo ormai cronico, tre romanzi di nessun successo alle spalle.[...]in quel periodo, con ogni probabilità, ha aderito al Partito comunista americano. Proprio dall’incontro tra Marx e Freud, tra l’esplorazione del capitalismo americano e dei suoi mali e la capacità di calarsi negli orrori e nelle dissociazioni della mente umana, Thompson trae la linfa vitale che scorre in tutti i suoi romanzi, a cominciare da Now and on Earth, scritto – vuole la leggenda – in una squallida stanza d’albergo di New York, nell’arco di tre settimane vissute in un perenne stato di stupore alcolico.[...]
Nel 1955, Stanley Kubrick, che ha letto L’assassino che è in me e lo considera “il piú grande romanzo su una mente criminale che sia mai stato scritto".
Cioè... insomma... mi sono sentito ignorante, è ovvio!
Anche perché, le prime pagine, non è che sono una meraviglia di scrittura. Lo stile è un po' sciatto, quasi sempliciotto, direi, come le sceriffo che viene presentato, il protagonista del romanzi, ovvero Nick Corey.
Lo sceriffo della più piccola contea degli Usa, fannullone, che vive lasciando che tutti facciano ciò che credono e beneficiando del suo nullafare. Tant'è che lo prende a calci la moglie arpia, l'amante innamorata, uno tizio qualsiasi sul treno, lo sceriffo della Contea vicina e persino i papponi del bordello.
Insomma, uno sceriffo sfigato... O almeno è così che ti viene da pensare.
All'inizio riesce persino a irritarti, Nick, nel suo subire. Poi le cose cambiano e i riflettori cominciano a posarsi sul resto del villaggio, sulle sue pochezze, sulle sue insoddisfazioni, sui "negri" ancora schiavizzati e su un West, soprattutto, che è molto poco Far dalla pochezza umana e molto poco avventuroso. Niente sparatorie, niente epicità, niente avventura. E' noir, questo, perché gli omicidi ci sono e li compie Nick, grande trombatore, per altro, che così facendo si ficca in un sacco di casini. Ne uscirà? Mah... l'epilogo non è chiuso ma è comunque definitivo. Alla fine resta un po' di pena per tutti, ti resta l'idea che l'america di fine Ottocento non doveva poi essere 'sta gran cosa e nessun personaggio, tirando le somme, si salva.
Insomma, è un romanzetto, questo, che però ti lascia più di quanto sembri, ripensando alla trama, che vi posso riassumere così: Nick è uno sceriffo sfigato, bistrattato, col vizio delle donne, che vigila facendo un cazzo su una Contea di gente meschina che da un certo punto in poi decide di ammazzare dando avvio a una sorta di domino di cadaveri. Fine. 
Chiudo sottolineando come, l'aspetto che più colpisce, è la parabola di questo Eroe che inizialmente sembra cosciente e freddo, nelle sue azioni, ma via via ci si chiede se non stia perdendo lucidità, oppure quale grande disegno stia preparando per eliminare la gentaccia dalla sua Contea... Be', la risposta è nel libro, certo, o nel film, magari.
Okay, è tutto... posso riporre questo bel libro vicino agli altri e sentirmi un po' meno ignorante. Non è un capolavoro, a mio avviso, ma mi ha lasciato la soddisfazione d'essere letto e credo che prima o poi, un altro Thompson, potrei anche affrontarlo. Nick Corey, per altro, è un personaggio fighissimo!
Ah scusate, poi mi sono dimenticato di dirvi il perché dei Decemberists!
Perché è un disco perfetto per leggere questo libro, e penso anche altri libri che abbiano un'ambientazione western. (poi i Decemberists sono una mia fissa e Colin Meloy è un grande che non raggiungerà mai la fama e quasi mi ricorda Nick Corey, ma insomma, ognuno ha le fisse che si merita :)
Anzi vi lascio con un performance live di uno tra i miei pezzi preferiti:

4 commenti:

  1. Un personaggio che si chiama Nick?
    Quasi quasi lo compro...
    Sulla Fanucci attuale stendo un velo pietoso.

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  2. Grande! :D
    Avevo letto "L'assassino che è in me" e dopo ho letto questo... detto fra noi l'altro mi è piaciuto di più, ma tutti e due li ho apprezzati parecchio :)
    Per ricordarmi bene li dovrei risfogliare... era in questo libro che il protagonista si divertiva a trattenere in chiacchiere infinite gli interlocutori per il gusto di irritarli? No era nell'"assassino"... beh comunque vale proprio la pena di leggerlo Thompson ^^

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  3. oh bene!
    mi incoraggi e metto questo assassino che è in me, in me, così lo leggerò
    no comunque
    il chiacchierone irritante non era qui
    però qui il Nick, (s', Nick, ho detto Nick) è altrettanto figo quando mette in giro le chiacchiere sul suo sfidante politico ;D

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  4. ho parecchi libri di jim thompson: pubblicati nei gialli mondadori, sono un po' pesanti per il mio stomaco christiano (nel senso di agatha, ma molto interessanti!

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