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"Libri di sangue - Le stelle della morte" di Clive Barker****

Capita spesso di prendersi in giro con una frase di King, che il buon Stephen ha cominciato a scrivere proprio sulle quarte di copertina dei libri di Clive Barker.
La frase era più o meno: "Ho visto il futuro dell'horror: il suo nome è C. B.". Okay, poi il Re ha cominciato a scrivere frasi simili sulle quarte di copertina di mezzo mondo, mentre Barker ha cominciato a fare altre cose e soprattutto a scrivere altre cose, per altro belle.

Io già da un po' ho deciso di cercare, a tempo perso, i libri di sangue che mi mancano, quindi, potete immaginare il mio gaudio quando mi sono visto piovere tra capo e collo questa riedizione.
Anzi, a dire il vero, inizialmente, vedendo quel sottotitolo, avevo addirittura sperato in un nuovo libro di sangue, il settimo, magari cavato dai cassetti di Clive e gettato in pasto ai fan.
Invece no, niente roba nuova, solo robbabbuona.

La Castelvecchi editore, per logiche di mercato che per una volta fanno, in parte, il piacere del pubblico, invece di inchiappettarlo godere della sua magnanimità, ha deciso di ripubblicare il primo libro di sangue, quello che nell'edizione italiana originale si chiamava Infernalia.
Quindi facciamo così, parliamo un po' della riedizione, prima, e poi parliamo dei racconti.

C'è del buono e qualche pecca, nella nuova versione dei libri di sangue. Le vecchie copertine, bompiani o sonzogno, erano oggettivamente bruttine, anche se avevano il fascino del B-movie anni '80, va detto. E questa? Mah... mi piace la scelta del materiale e del mantenere una brossura cartonata con alette e tinte opache, ma forse, al posto di quell'albero fantasy, si poteva pretendere qualcosa di più. Non capisco molto, invece, la scelta di cambiare il sottotitolo scegliendone uno che fa da spoiler al racconto più lungo contenuto all'interno. Temo sia un po' un tentativo di bluff, mirando a qualche lettore che crede in un qualcosa di nuovo, però, mi sarebbe piaciuta la scelta di una riedizione full style. Per dire, io, lettore che sta cercando gli introvabili libri di sangue vecchi, nel caso li rieditassero tutti e sei, non solo mi comprerei quelli che mi mancano, ma pure quelli che ho già letto. Quindi un bel "Infernalia" in copertina, mi avrebbe gasato non poco.
Se poi dovevamo cambiare dei titoli, dico io, perchè non cambiare quelli di un paio di racconti? Per dire, "Mai dire maiale" al posto di "Pig Blood Blues" è veramente un insulto, e forse se ai tempi non c'era la Gialappas, adesso c'è, e insomma, l'alone ridanciano non è proprio un buon viatico. Anche "Macelleria mobile di Mezzanotte", secondo me, non dà l'immediatezza di "The Midnight Meat Train" ma qui il titolo è già meno peggio. Poi, sempre restando all'edizione, siamo sempre dalle parte di "interlinea larga" e "bianco qua e là" per mettere in piede 240 pagine effettive quando forse la si poteva risolvere in trenta di meno, ma va detto che font e impaginazione sono eleganti e gradevoli e gli sbrodolamenti non spudorati. Quando è così, lo accetto volentieri. Sulla traduzione invece tutto bene, Tullio Dobner. :)
Chiudo, comunque, con un plauso alla Castelvecchi che mette da parte tutte le precedenti quisquiglie: rieditare i libri di sangue è una scelta ottima e coraggiosa, soprattutto facendolo senza ammiccamenti all'horror emo che va di moda adesso. Non so se hanno in programma gli altri cinque volumi, ma spero di sì, davvero.
Rimettere in commercio questi libri significa fare un favore alla narrativa di genere, alla letteratura in generale e alla forma racconto.

Perché?
Perchè questi racconti hanno cazzi da vendere.
C'è una frase, sulla quarta di questa edizione, che secondo me è molto azzeccata. E' di Tarantino: "Definire Clive Barker uno “scrittore horror” è come chiamare i Beatles una garage band".
E' l'idea che ho avuto leggendo questi racconti. Horror, sì, ma scritto in un modo che non ti fa staccare gli occhi dalla pagina. Una scrittura magnifica, essenziale, avvolgente e un'interpretazione perfetta della forma racconto.
Anche quando il plot della storia è abbastanza scontato e prevedibile (Sesso, morte e stelle) non puoi fare a meno di farti coinvolgere, non puoi fare a meno di volerti far fare un pompelmo da Diane Duvall, o di provare empatia per gli attori, e non tanto i protagonisti, quanto i personaggi minori, che sono veri, reali.
Nel racconto finale, "In collina, le città", il mio preferito, quel che Clive vi racconta, che ha dell'incredibile, riesce a essere meravigliosamente credibile, e ti catapulta in un orrore che valica la facoltà razionali ma è tutto tranne che splatter, pur prestandosi pienamente allo scopo. In esso non è tanto la parte fantastica, che sorprende, ma quella umana, il rapporto tra i due uomini che sono in luna di miele ma non vanno più d'accordo è perfetto. C'era il lettore, lì, seduto in quella macchina, a litigare con la morosa/moroso che non vede l'ora di lasciare, ma con cui si scopa ancora bene.
Insomma, ci sarebbe molto da dire, ma non voglio dirlo.
Al limite vi dico solo, con qualche esempio, perché rimettere nelle librerie questo libro fa bene alla narrativa di genere, alla letteratura in generale e alla forma racconto. 
Alla prima perché è horror vero, ma non di consumo e non banale. Prima di volerti strappare un brivido, Clive, vuole raccontarti una storia, e questo si sente in ogni riga. Affabulare, mi verrebbe da dire. Come nella macelleria sulla metropolitana, non è tanto l'orrore del mattatoio, che ti resta dentro, ma il fascino di questa storia, segrete, inenarrabile, eppure, narrabile. Per chi ha letto il racconto, la lingua del protagonista, ti resta dentro... te la ricorderai per molto, molto tempo.

Alla letteratura in generale perché è così che si scrive. In "mai dire maiale" non riuscivo a voltare pagina senza dire, "oh cazzo, che stile, come ti fa stare attaccato alla pagina... meraviglia"e lo fa dalla prima all'ultima riga. E lo stile non è horror, è letteratura.

Il bene alla forma racconto, invece, non andrebbe nemmeno detto. 
Basta prendere il primo racconto, quello che dà origine all'espressione "libri di sangue". 
Non è mica un racconto originale, eh? E nemmeno il migliore, anzi. Un medio impostore che rimane vittima della propria impostura perchè i morti ci sono davvero e tornano, non è certo una novità. Però le due soprese che, quasi in contemporanea, Barker introduce, verso la fine, non avrebbero avuto senso alcuno in qualcosa di più lungo. La potenza di quelle ultime pagine sta nella brevità delle precedenti.

Insomma, è tutto.
Anche troppo. Io l'ho letto in tre giorni.
Okay, okay... mi sono fatto male a una gamba e ho avuto quasi sei ora da trascorrere in sale d'attesa varie, però resta che l'ho divorato. Penso, per ora, il migliore dei libri di sangue che ho letto.

11 commenti:

  1. brutto stronzo, ero sicuro che fossi stato tu a fottermi il libro di barker.
    che dire della tua analisi? perfetta, quoto ogni singola parola.
    tra l'altro book of blood è il titolo di un film (decente) tratto proprio da quel raccontino ino ino sul crocevia dei morti e sull'impostore incauto.
    comunque ci ho ancora l'edizione sonzogno di cui parlavi, infernalia (una chicca ^^), questa di castelvecchi dovrò procurarmela.

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  2. Ottima riedizione. Ai tempi dei libri di sangue ero un gran fan dell' Inglese. Poi però Barker si è perso per strada. In questo dissento da te, basta vedere cose come Everville. Però se andiamo a rileggere In collina le città o Macelleria mobile di Mezzanotte, quelli sono fantastici capolavori di scrittura.

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  3. Vero, sì, "In colline, le città" e "Macelleria mobile" racconti fenomenali. Poi, come dice Nick, Barker si perso per strada con i romanzi, mattoni lunghissimi e indigeribili, tipo Galilee.

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  4. La riedizione de "Libri di sangue" è un ottima notizia,in mezzo a quelle pagine ci sono alcuni dei racconti migliori della narrativa horror di un tempo.

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  5. @Vampiro
    Sì, sì.. so del film. ma non lho visto. a ti dirò che le edizioni sonzogno e bompiani che ho trovato mi gustano, anche perchè hanno quel sapore retrò... però questa è davvero una buona notizia.

    @Nick
    io mi riferivo solo a Abarat
    che paragonato agli altri fantasy che girano o alle saghe del cazzo, è oro colato
    e poi, dei quadri magnifici.
    prova prova a cliccare il link o cercare il mondo di Abarat
    altro cose non le so, davvero
    e che si fosse perso per strada, effettivamente, lho sentito da più parti. :(

    @Silente/Fra Moretta

    davvero
    Memorabili
    In collina, le città sarà uno dei miei racconti preferiti di sempre, me lo sento.

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  6. Ci voleva proprio una riedizione, anche a me ne manca qualcuno.
    Ah, pensavo di essere il solo ad esser rimasto inorridito dalle copertine (ho le Bompiani), anche se è giusto l'accostamento agli eighties che fai.
    Plauso per la traduzione, meno male!

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  7. "In collina, le città" è il racconto perfetto.

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  8. Uh! Sembra davvero una figata...non ho mai letto nulla di Clive Barker ma mi ispira il genere. Poi se ne parlate tutti così bene... aggiungiamolo alla lista di corsa :D

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  9. Ma sì guarda
    per una qualità di questo tipo, al di là del genere, se lo trovi anche con un 10% di sconto (costa 16.50) è un ottimo acquisto.

    io tra l'altro non riesco a togliermi dalla testa quell'ultimo racconto... :)

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  10. Non mi esprimo su libri come Galilee perchè non ho letto nulla di recente di Barker ma consiglio senza riserve sia Imagica che Il mondo in un tappeto che penso costituiscano l'apice della carriera dello scrittore...epici è l'unico appellativo che mi viene in mente per descriverli...anche se ci discostiamo dall'horror per andare verso la dark-fantasy (coi controcazzi...niente cazzate!)
    Nota: Il film book of blood racchiude sia l'introduzione del primo libro che la postfazione dell'ultimo (che sarebbe il continuo del racconto)
    cmq Dei libri di sangue ultimamente ne hanno tratto più di un film...ho visto anche macelleria mobile di mezzanotte e dread...entrambi ottimi (per cui non arriveranno mai in italia...evviva i sottotitoli)

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