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"Il paradiso degli orchi" di Daniel Pennac***

Avete presente quegli autori che per anni pensate: "Prima o poi devo leggere qualcosa di quello/a lì"
Poi non vi capita, magari, però continuate a pensarlo, visto che quello/a lì, continua a pubblicare, a far leggere il suo nome sugli scaffali, e a mettere insieme una lista di titoli che... insomma... non vorresti aver ignorato per anni uno bravo!

Ecco, con Pennac io ero pressoché in quella situazione, prima che mi capitasse per le mani un suo libro (no, non l'ho comprato, me l'ha regalato l'elena che l'aveva doppio...).
Non che mi fossi mai applicato più di tanto, per capire di che scrivesse Daniel Pennac, però mi ha fatto piacere, aver scoperto che, se anche voi magari vi trovate nella mia situazione, questo è proprio il libro da cui dovete partire.
Per un paio di motivi almeno, direi...
Tanto per cominciare perché è il primo del cosidetto "ciclo di Malausséne" ovvero di romanzi in cui Benjamin Malausséne è il protagonista. Inoltre, ho scoperto, è un libro ben riuscito, che può leggere chiunque, che dà il titolo a una rivista di letteratura contemporanea, e che è una ripresa di un titolo di Zolà (Al paradiso delle signore). Insomma, un sacco di cose che rendono fighi. :)

Più che altro, invece, credo che questo sia un ottimo romanzo per capire se di Pennac leggerai altro o meno. Nel mio caso, più no che sì. Perchè è un brutto libro? No! Anzi, tutt'altro. Però è un po' la stessa indifferenza che provo per Benni. Non mi dispiace, mi ha fatto ridere, in passato, ma se mi chiedete di comprare il suo nuovo libro... no, non lo faccio. Tra l'altro, Pennac, ricorda molto il nostro Benni, in quel suo voler a tutti i costi dipingere una frase con orpelli ironici e metafore. Benni, forse, è più caciarone, più terra terra, mentre in Pennac c'è un registro più alto, ci sono citazioni, quasi sempre riuscite e piacevoli. In questo libro, per esempio, ho trovato azzeccatissima la citazione del nostro Gadda, con il suo pasticciaccio; ma ho trovato altrettanto riuscita la citazione più bassa, del tipo satanista famoso, lì, che manco ricordo come si chiama... aspettate che uichipedio... Crowley!
Insomma... è uno che sa il fatto suo, Pennac, lo si capisce in poche righe, anche se all'inizio, se non sei preparato, potrebbe anche spiazzare, come stile. 

Ma torniamo a noi. 
Dicevo che qui, nel paradiso degli Orchi, ovvero i Grandi Magazzini dove il nostro eroe Malaussène lavora, scoppiano delle bombe. Bombe che uccidono persone, ma una alla volta, e che sembrano esplodere proprio quando Malaussène è nei paraggi... strano vero? E allora lui è lì che ci racconta e non capisce, e anche indaga, pur senza troppo successo, pare. Ma la cosa che più ci interessa non è l'indagine, ma il protagonista. Posso capire, in effetti, perché Malaussene abbia un sacco di fan. 
Ha una famiglia con 3265persone, quasi tutte donne, una più strana dell'altra, e senza genitori. Ha amici pieni di gaiezza, amanti piene di vogliosità, magazzinieri scacchisti ed ex sentinelle, addetti al reparto giocattoli che paiono exnazisti... insomma. Persona parecchio interessante. Aggiungetevi l'idea più interessante del romanzo: il suo lavoro...
Il protagonista, infatti, di lavoro fa il capro espiatorio. 
Tipo che lui finge di farsi licenziare come pseudoresponsabile qualità di qualunque cosa, di modo che il cliente, mosso a compassione, ritiri il reclamo. Fico eh?

Comunque, chiudiamo dicendo perchè il libro mi è piaciuto, l'ho letto volentieri, ma non credo sarò un pennac-lettore, da qui in poi. Temo infatti che questo suo modo di raccontare, pur con stile, pur elegante, pur con piacevoli passaggi narrativi, sulla distanza mi possa un po' stancare... Malaussène, diciamo pure, non mi è stato così simpatico da volermelo fare amico per un intero ciclo di romanzi. :)

6 commenti:

  1. Sì, hai ragione: è stato l'unico libro di Pennac che sia riuscita a leggere. L'avevo rimosso fino al tuo post, la solita vaga, ma l'ho ritrovato nel fondo della mia memoria, e anche nella libreria, con sorpresa. Grazie.

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  2. Daniel Pennac lo trovo geniale.

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  3. Mi son letto tutti i libri della saga, tanti tanti anni fa. Forse ero più giovine ma li ricordo davvero belli, con quel certo sogno che ti rimane attaccato una volta finita la storia.
    Benjamin, la sua Julie e la famiglia li ricordo sempre con affetto. Hanno retto bene secondo me peggiorando solo all'ultimo "La passione secondo Thérèse".

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  4. ah,
    eccolo qua un pennachiano
    ma
    ti dico
    si intuisce che è uno che può essere molto amato
    e questo è un bel libro sì
    però mi dà l'impressione che anni fa mi sarebbe piaciuto di più,

    ma tu che ti sei letto tutto la saga
    il secondo più bello?

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  5. Pennac mi piace come persona (atteggiamento mentale, controllo su quello che fa, modo di vivere), e mi piacciono molto i libri scritti in modo normale ("Abbaiare stanca", diario di scuola").
    Questi scritti in questo modo, come quelli che benni ha voluto riempire di nonsense, proprio no, non ci siamo...
    Però hai ragione, definizione perfetta: Pennac sa quello che fa :D

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