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FUN COOL! - 6^ edizioneI RACCONTI IN GARA


N° 1
Il telepate

Si era allenato per dieci anni a leggere nel pensiero, ma quando provò a carpire i javascript:void(0)segreti gelosamente custoditi dal cinese non ci capì una fava.

N° 2
Punti
Dopo aver letto il regolamento del "Fun Cool" ho cominciato a rimuovere, con diligenza, tutti i punti tranne l'ultimo: adesso dalla pancia mi esce molto sangue e fa freddo, ma credo che Gelostellato sarà soddisfatto.

N°3
Copie Sporche
Il pungente cigolio della vecchia fotocopiatrice si accompagnò all'acre odore di fusori incandescenti; con la coda dell'occhio Claretta scorse una nube nera di toner, poi un foglio crepato volare per la stanza: del tecnico neanche l'ombra... solo una strana chiazza sul foglio.

N° 4
Futuro Luminoso
Cari amici, siamo finalmente entrati nel futuro (ooohhh), in un’epoca luminosa, anzi direi bioluminescente; grazie ai nostri alleati e sodali che ci hanno concesso così generosamente di godere dei benefici delle loro centrali nucleari; raggi alfa, beta e gamma gratuiti per tutti, il sogno di tante generazioni finalmente si avvera (aaahhh) al sorgere dell’era globale dei nucleotidi (applausi, parte del pubblico si alza in piedi gonfio di entusiasmo) ora non abbiamo più nulla da invidiare a chi è più ricco e più industrializzato, siamo anche noi cittadini a pieno titolo del ventunesimo secolo (ora tutta la platea è in piedi, l’applauso è un continuo sottofondo al discorso), diciamo una volta per tutte che lo Iodio 131 fa bene ai bambini, che il Cesio 137 fa funzionare meglio i nostri orologi, che gli ossidi di plutonio migliorano il nostro metabolismo e si integrano appieno nella catena alimentare (l’oratore ammicca alle telecamere, cerca la complicità del regista per un primo piano di grande effetto); infine, devo ricordarvi quanto bene vi fa lo Stronzio 90?

N° 5
Pelledipalle
Questa è la storia di Pelledipalle,
guerriero gentile dal furente destriero,
che girava nel mondo ad adescar pulzelle,
e dopo le portava nel suo nero maniero,
qui si saziava del loro sapore
al letto le legava
per ore e ore,
a nulla servivano le grida disperate,
che lui rideva
e le prendeva a sprangate,
finché un dì una pulzella
di nome Scazzata,
sfoderò la rivoltella
e fece una sparata,
così cadde il guerriero
il prode Pelledipalle
e all'eroina restò il destriero
e un pagliericcio nelle stalle.

N° 6
Il micio
L'ultimo gatto della Terra abbozzò un passo lungo la strada, chiedendosi che fine avessero fatto la sua famiglia e tutti i suoi simili; poi avvertì un odore umano alle spalle, prima di udire gli ultimi due suoni della sua vita: un clic e un "Miao".

N° 7
Come un verme
Mi aveva tradito e io lo scoprii nel peggiore dei modi era nel nostro letto con quella poco di buono, il coltello era li sul comodino dell'ikea sopra un libro di poesie, la rabbia mi accecò iniziai a vedere tutto nero, fu un'attimo e vidi il suo membro staccato immobile per terra , il sangue gli zampillava come da una fontana, la poco di buono stava scappando ma in quel momento non me ne importò era lui il bastardo e stava soffrendo, giustizia era stata fatta pensai e me ne andai ridendo come non avevo mai fatto prima e la mia bocca si apri in un sorriso immenso mentre lui urlava e si contorceva come un verme nel letto di pizzo rosso.
di Monica Baiardi
N° 8
In mente Maynard Ferguson
Una volta, un mio amico, un cattedratico di fama – non dico il nome perché è di Udine ed è ancora in vita – mi invitò a casa sua, mi offrì da bere e ascoltammo diversi 45 giri kentoniani, jazz-combo, da un Wurlitzer che teneva nel suo studio; poi mi mise una cuffia alle orecchie, la collegò a uno strumento chiamato JPG e, dicendo che mi avrebbe fatto sentire trenta sequenze di tre suoni con toni tra loro diversi, ravvicinati, mi chiese di segnalargli con una, due o tre dita alzate quando avessi avvertito quello con il tono più acuto – ascoltai, segnalai e lui annotò; va da sé che al termine chiesi se ero stato bravo, lui mi offrì quello della staffa e rispose ridendo che i suoni erano sempre stati nella stessa frequenza di tono, per tutte le trenta volte: il più alto sempre in mezzo – qualche mese dopo pubblicò un saggio: L’inganno della mente.

N° 9
Il Mutuo
Mario uscì dalla banca con un contratto firmato e due piccoli buchi sul collo, proprio all'altezza della vena giugulare.

N° 10
Io, fotone
La mia nascita fu calda, direi quasi incandescente e il parto così energico da schizzarmi, insieme ai miei fratelli, alla volta di un satellite; l'urto fu violento, in molti si dispersero, io rimbalzai e venni proiettato verso un pianeta - Terra lo chiamarono alcuni miei compagni - e mentre raggiungevo la mia fine, ringraziando di non possedere olfatto, una casa si fece sempre più grande, in particolare una finestra, piccola e rotonda, che attraversai disperato, per finire viaggio e vita nel bel mezzo di una tazza, col rumore di sciacquone a salutar la dipartita.

N° 11
Driiiiin!
Il telefonino dell'ultimo uomo rimasto sulla terra squillò.
di Alessanto

N° 12
Le mie ricette
Questa mi trasformerà in una fata:

1 etto di burro
2 uova intere
scorza di limone
1 fiala di collagene
1 cucchiaio di olio di silicone
2 gocce di botulino
½ boccetta di acqua di Lourdes
impastare, applicare sul viso per otto ore e pregare

e quest’altra:

3 etti di zucchero
12 mandorle amare tritate
8 gocce di succo di oleandro
far caramellare, stendere su carta oleata, tagliare in quadrucci una volta freddo

è per mio marito che, chattando intimamente con una di FB (che poi ero io col nick “nonmibastamai”, ma lui non lo sapeva), mi ha definito un cesso di cui si libererebbe volentieri.

N° 13
Katia dei miei stivali
Io non so se lo sai che lei sa che noi sappiamo, eppure credimi, da quando Katia mi ha lasciato questi stivali, riesco a correre nuda sui prati senza inciamparmi nei sogni degli altri.

N° 14
(senza titolo)
Io nacqui veneziano al 18 ottobre del 1775, giorno dell'evangelista san Luca, ma nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, e una delle poche cose, anzi forse la sola ch'io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal.
N° 15
L'ispiratore
In un luogo in cui fa sfoggio di sé la foto di un uomo che caga nudo nel proprio giardino conobbi un blog e dal blog il fun cool e dal fun cool scrissi la suddetta frase: grazie musa che caghi nudo nel tuo giardino

N° 16
Ansia
Stavo cercando la mia borsa, dovevo andare al lavoro; entrai nella stanza di mio figlio e lo vidi sul letto, senza pantaloni, con la foto di suo padre in una mano.


N° 17
Svegliandosi sul letto

In ospedale.
Giovanni Loquasto

N° 18
Spirali
Stava scendendo da un quarto d'ora quando si accorse che qualcosa non andava: la porta della cantina ancora non si vedeva, le scale continuavano a scendere e scendere, sembrava che i gradini si moltiplicassero a ogni suo passo; comprese che non sarebbe uscito mai più.

N° 19
A occhi chiusi
Ho aperto la finestra e gli ho urlato contro, ho gridato con tutta la forza che si può avere alle tre del mattino, con la rabbia del sonno che viene spezzato, sputando fuori il rancore di una vita intera.
di Gessica Bicego

N° 20
Sgarri
"Non fu tanto l’avermi soffiato da sotto il naso il Porche che avevo appena arraffato, quanto quell’ultima risata: non doveva proprio farla davanti alla canna del mio ferro puntato contro di lui."

N° 21
L’indomabile
Successe ancora e non provai né rabbia né dolore, solo un’assurda consapevolezza di riuscire ancora a sentirmi viva allo stato puro mentre a te lasciavo solo l’illusione di avermi carpito l’anima e suggellato il cuore.
di Maria Chiara Santoro

N° 22
Destinatario deceduto
Un terrorista distratto e frettoloso, ha imbucato le missive all’antrace che confeziona per gli infedeli e le lettere melense che scrive alle sue numerose mogli; una volta tornato a casa, riassettando il caos di indirizzi sulla sua scrivania, realizza con orrore che sarebbero stati il Presidente e il suo staff, a ricevere le buste decorate da cuori rossi e fiorellini.
di Morik Chadid

N° 23
Tecnologia
Roberto era alla sua scrivania, lo schermo del grande monitor CRT del PC era spaccato e la sua testa poggiava sulla parte inferiore dello squarcio; sfregava costantemente la sua fronte su quei residui taglienti, da destra a sinistra, e il sangue gocciolava copioso sulla tastiera; vicino ad essa un foglietto di carta con su scritto un URL, presumibilmente l’indirizzo di un sito di racconti online; intanto pensava: «si fa un gran parlare del cartaceo, dei libri che non verranno mai sorpassati, dimmi tu se essi permettono un addentramento così profondo…».

N° 24
Viale Ungheria
Qualcosa dai... quel che basta di una pallottola, per spararmi un colpo in testa.
di X

N° 25
Mal di mare
L'impiegato era sommerso dal lavoro quando si strappò quella maledetta piattaforma; fu sicuro che il suo mondo sarebbe finito sotto uno tsunami di carta, spinto a riva da terremoti di faldoni così violenti da ricoprire le pagine di tutto il mondo: col tempo sarebbero giunti sulle carte rigate dei vissuti di un bambino - «prima di cadere dallo scaffale e ritrovarsi a terra, fratturato e ricoperto da un mare di carta, il mio trisavolo fu archivista comunale».

N° 26
Il primo bacio
Pensavo che tutti gli uomini avessero la bocca di quello strano sapore: il sapore di un poster - quello che avevo consumato di saliva per capire se tutti gli uomini avessero la bocca di quel sapore: il sapore di lingua che sa di poster consumato di saliva.

N° 27
L'arte di arrangiarsi
"Sapete tutti che siamo senza viveri su questa maledetta isola da settimane, quindi smettetela di protestare e non chiedetemi di abbassare il machete che ognuno sopravvive come può".

N° 28
Prova due
Pezzi di materia grigia appiccicosi scivolano sul suo viso umidicci mescolandosi a viscido muco rubizzo; riuscirà a volare, questa volta?
di Valentina Erba

N° 29
Il fantoccio

Una giovane ragazza pudica e senza vestiti con una cicatrice infima lungo il ventre, un letto fatiscente e ripugnante, una stanza dorata e lucente, una voce si ode: “Destati e piegati al mio volere!”; Leila in piedi a fatica, prende il fantoccio colorato e untuoso, si trascina uscendo dalla finestra, cammina sul cornicione e...
di Stefano Besio

N° 30
Il giallo breve
Che ve ne fotte di sapere chi è stato?
Tina Caramanico

N° 31
Fragolina tutta panna
Dolce è guardare il sorriso di colei che ancora cammina piano piano per non inciampare su un piccolo sassolino che le farebbe rigare il delicato volto di amare lacrime che non si addicono a una fragolina tutta panna come è la mia piccola Francesca.
di Sara Rota

N° 32
Il migliore sulla piazza
Sono il migliore sulla piazza, quando mi dicono di ammazzare qualcuno, lo ammazzo, anche se il committente cambia idea: ora sono nella merda, quel bastardo di Jack mi ha assoldato per uccidermi, vuole essere lui il migliore sulla piazza e lo sarà, perché si sa, in questo mestiere conta più la reputazione della vita.

N° 33
Il cieco terrorista
Io e Giacomo ci eravamo conosciuti in chat e ci scrivevamo da mesi, non mi aveva ancora mai incontrato di persona ma sapeva che sono non vedente, la cosa sembrava non turbarlo affatto, mi diceva di non essere un materialista che pensava solo al denaro ma si occupava di persone in difficoltà, mi tranquillizzava dicendo "tu sei come gli altri anzi più brava di noi, non ho alcun motivo per discriminare", faceva trapelare dai suoi scritti una grande stima nei miei confronti tanto che appena si comprò casa, fui la prima persona che invitò: "non potevo scegliere occasione migliore per conoscerti, per instaurare anche una collaborazione reciproca, parlare delle nostre attività sul web mentre mangiamo qualcosa insieme", mi disse; nessun problema anche se viveva in una città lontana dalla mia, presi il treno dopo aver prenotato il servizio assistenza disabili, il viaggio andò liscio e una volta in stazione l'assistente mi accompagnò all'uscita, presi un taxi che mi portò dritto davanti a casa di Giacomo; il tassista mi aiutò a scendere, e vide due uomini appostati davanti al cancello, ma non mi informò che erano in divisa e armati forse per non spaventarmi; uno dei due disse al tassista "può andare, della signorina ci occupiamo noi" così rimasi sola con i due sorveglianti; mi avvicinai al cancello cercando la colonna di cemento in cui erano installati i campanelli da suonare, sapevo che quello di Giacomo era il terzo, e una volta raggiunto il pulsante uno dei due guardiani mi prese la mano con violenza, me la tirò via dal campanello e mi puntò la pistola contro ordinandomi di spogliarmi nuda e dare ad entrambi tutti i miei effetti personali cellulari compresi, perché a loro dire il padrone voleva che gli ospiti fossero perquisiti approfonditamente per motivi di sicurezza, pensai che il mio conoscente avesse a che fare con il mondo politico o fosse un personaggio famoso e mi avesse mentito quando in chat mi diceva che lui si occupava di un'attività senza scopo di lucro, ma in quel momento ero spaventata perché nessuno mai mi ha puntato un'arma contro, sapevo di non aver mai fatto male a nessuno, perciò non sentivo l'esigenza di fare domande: non avevo altra scelta, fuggire significava rischiare la vita; mi spogliai e i miei vestiti, occhiali, bastone bianco e borsa furono scaraventati da un lato con un calcio dai guardiani, e dopo un attimo percepii il suono di due cerniere lampo che si aprivano, seguito da sospiri e mani in movimento: con una mano mi puntavano contro le armi, con l'altra era evidente il loro gesto autoerotico e alla mia reazione di perplessità mi spiegarono che non era niente di tutto ciò, avevano solo aperto la loro borsa contenente le lenti d'ingrandimento per percuisirmi notando se avevo parassiti sul corpo, sì certo, come se non riuscissi a distinguere il rumore della cerniera di una borsa o marsupio da quella di un paio di jeans, ma pazienza pensai, compatiamoli, io avevo sempre le pistole puntate in testa e la paura era più forte di qualsiasi stimolo a difendermi; mi chiesero di divaricare le gambe permettendo di farmi guardare tutta anche le parti intime e fu proprio in quel momento che sentii il cancello aprirsi e dei passi che venivano verso di me così appena percepii che la persona mi si era fermata davanti, mi riempii di speranza e domandai aiuto, senza alcun interesse di sapere chi avevo di fronte: tanto, ormai, sia quel che sia, sentivo di non aver alcunché da perdere; la risposta fu: "ciao piccola, io sono Giacomo", a quelle parole mi sentii disgustata oltre che umiliata perché nemmeno mi tese la mano né mi diede un abbraccio né, tanto meno, fece qualcosa per difendermi e allontanare i 2 guardiani che intanto avevano finito il loro lavoro bagnando dappertutto; "se sei spaventata da questi signori ti dico di non preoccuparti, loro stanno soltanto facendo il loro lavoro: la perquisizione profonda è la prassi per entrare in casa mia, ho avuto ordine dall'antiterrorismo di non permettere libero accesso a chi indossa occhiali scuri, e porta con sè oggetti potenzialmente pericolosi e non faccio distinzione tra bastone normale e bastone per ciechi perché sempre bastone è, mi dispiace: prima che io ti faccia entrare, tu devi obbligatoriamente mostrarti disponibile con questi guardiani qualsiasi cosa ti chiedano entri solo con la loro approvazione"; l'unica soluzione per me a quel punto, fu di recuperare i miei vestiti ed effetti personali ma li trovai in stato pietoso, i guardiani calciandoli li avevano spinti dentro una pozzanghera, rendendo quindi anche il cellulare inservibile non mi restò che rivestirmi per ritrovarmi tutta sporca di fango, per strada, non sapendo come chiamare l'assistenza per ritornare a casa, non mi sono mai sentita così sola, persa, umiliata: maledetti servizi di anti-spam soltanto visuali, detti anche captcha, nei siti web e nei commenti dei blog, per un cieco sono soltanto un'umiliazione lo costringono a rivelare in molti casi anche dati sensibili alla persona vedente che l'aiuta che per quanto fidata sia, è comunque un rischio per la privacy.

N° 34
Questo matrimonio non s’ha da fare
Solo dopo aver pronunciato il fatidico sì davanti al prete che la univa in matrimonio al gagliardo Giannantonio Gondola (detto Brusacùl, ma più noto come El Puttanièr), la dolcissima Maria Monta (detta Marietta, ma più nota come La Spussetta) si rese conto di avere commesso un errore madornale: da quel momento in poi sarebbe stata per tutti Marietta Monta in Gondola.
di Fiorella Borin

N° 35
Puttane in PEER2PEER
La mulatta si dimenava nel mio letto invitandomi a possederla, gemeva e si accarezzava tirando fuori la lingua, ma il download si era bloccato al 98% e io proprio non riuscii a eccitarmi guardando la scritta "ATTENDERE PREGO" che le lampeggiava in mezzo alle gambe al posto della passera.

N° 36
La Gioconda
Darth Vader recuperò dal museo un inedito, e splendido, ritratto di sua madre; cosa ci facesse su quel pianeta inquinato, sovrappopolato e riottoso rimase un mistero irrisolto: a tutto il resto pensò il Super-Laser della Morte Nera.

N° 37
Intreccio
Stretta nel suo bustino rosa allacciato fino al collo, la donna che cammina in equilibrio sul filo imbriglia in trecce i neri e lunghi capelli della danzatrice equestre che tira forte e annoda i lacci del sottopancia giallo del banditore di meraviglie, costui ringrazia pettinando con cura la coda del cavallo bianco mentre bambine giocose ne ornano di nastri la setosa criniera ed una di loro vestita di blu lega il capo di un nastro lungo e verde alla zampetta del coniglio rosso che salta nel capello del prestigiatore, rovesciandolo e facendone scivolare fuori i sette fazzoletti variopinti legati tra loro, le finte gemelle siamesi unite da minuscole catene dorate li raccolgono e ne usano le estremità per asciugarsi l’un l’altra le lacrime versate per colpa dei trapezisti biondi che avevano loro spezzato il cuore ed erano adesso molto impegnati a sbrogliare le corde annodate dei loro trespoli e a dare sfoggio della loro prestanza alla contorsionista calva che, sciogliendosi i muscoli tonici ed allungati, ispira modulazioni al baffuto suonatore di violino il quale, perso suoi virtuosismi, accenna leggiadri passi di danza giungendo così al sofà viola su cui sono accomodate le ormai quasi cieche sarte di scena che stanno cucendo perline e lustrini sul costume dell’annoiata sposa-sirena che, un po’ invidiosa un po’ sognante, accarezza, tenendole nascoste sotto le vesti argentate, le scarpette di danza della giovane equilibrista, lasciandosi scorrere i lacci di raso tra le lunghe dita delle pallide mani…

N° 38
Confessione
Questa era la sua prima volta, o almeno, in altri casi gli era capitato di farlo, ma non così intensamente come in quell'attimo; le mise le mani intorno al collo e vide il terrore nei suoi occhi, ed anche ora, ripensandoci, stava valutando di aver fatto la cosa migliore: si, proprio così, perché ucciderla fu per lui una cosa stupenda, esaltante...
di Christiano

N° 39
Rosa Mantrika
Le rose che circondano quella siepe, proprio di quella casa, hanno la consistenza e l' odore dell' infanzia, quella vissuta on the road, pericolosamente, in lotte clandestine, in fazioni opposte costellata da tiri di sassi, di fionda e di parole proibite come proibito era quel sentimento che intuivo in quegli sguardi, in quelle provocazioni della gestualità, in un incontro tra rosa e rosa, rose ora con le spine, rose divenute rosse da rosa chiaro, come quelle che continuano a inondare di profumi quelle antiche strade con fantasmi antichi che ricordano antiche rose, di colore rosa chiaro, di infanzia battagliera, di un cerchio che non si chiuderà mai.
di Angela Fiore

N° 40
Identità
Dopo averlo derubato, giorno dopo giorno, di tutti i ricordi, Alzheimer credendo di aver vinto incise il suo nome su una lapide, poi con orrore s’accorse di avergli restituito la cosa più preziosa.
di Cristina

N° 41
Cambiamenti (after Kafka)
Mi svegliai la mattina con i postumi della sbornia ed un sapore schifoso in bocca; compresi che sarebbe stata una giornata di merda quando i miei genitori, persa la pazienza, mi buttarono fuori di casa a colpi di ramazza -non farti più vedere, parassita!- ahimè, non è vero che ogni scarafone è bello a mamma sua!
di Marco

N° 42
Risorse limitate
Il ministro degli esteri americano entrò trafelato nello studio del Presidente, e con la voce rotta dal pianto disse: "Signore, mi duole informarla che a furia di esportare la democrazia nel mondo ne siamo rimasti senza!"
di Ryan79

N° 43
Andare avanti
Se c'era una cosa al mondo che da sempre le veniva bene era dimenticare e passare oltre, mandar giù e voltare pagina, sprofondare e ritornare a galla; ed era stato proprio nel decidere di andare avanti che alle prime luci dell’alba aveva preso a camminare sulla sabbia e verso l'acqua, con i piedi nudi e i vestiti indosso, lo sguardo fisso e la pelle d'oca, lenta ma inarrestabile, avanti, avanti, avanti: in fondo lo aveva sempre saputo; in fondo se l'era sempre immaginato così.

N° 44
Butterfly effect
La farfalla spirò con un ultimo flebile movimento d'ali, proprio un attimo prima che il piccolo monello s'imbarcasse con i genitori, diretto verso un lontano orizzonte dove di lì a poco si sarebbero accalcate le prime minacciose nubi.
di Ross

N° 45
Apofenia
Il vecchio contemplava lo spettacolare tramonto riflesso sul mare, commosso da quella grandiosa manifestazione dell'amore che Dio aveva riservato alle sue creature.

N° 46
Fucilazione
"Non mirate al mio sorriso" disse il condannato a morte al plotone di esecuzione.

N° 47
Il giorno del giudizio
Appena vedi in cielo quella strana ed enorme ics, pensi divertito alle scie in dissolvimento di un paio di aerei; ma cambi opinione nel momento in cui, abbassando lo sguardo, noti i cadaveri disseminati sulla strada: ti rendi conto che neppure tu sarai risparmiato.


N° 48
La nostra vita
"La incontrai in una giornata umida e piovosa, fu da quel giorno che le nostre due vite diventarono una sola: si, proprio una bella SOLA!".


N° 49
Scomode verità
'Ah, ecco', pensò l'omino tronfio, stirando ancor più il sorriso, 'questo sarebbe il Paese Reale, questi pezzenti che mi insultano, sperando che molli la presa, e che lanciano monetine e dileggiano la mia attitudine al comando nonostante torme di fedeli in estasi'...ma proprio sul più bello, uno degli ingrati salì su un muretto e si produsse in una pernacchia eterna.
di Alles Kiar

N° 50
Eterno amore
Quando lei miagolò con insopportabile vocina sognante: “oh amore, come vorrei restarti vicina per l’eternità”, lui decise di accontentarla, seppellendola viva nella tomba di famiglia...

N° 51
La Libertà
Una colomba si poggia sul davanzale di una finestra, non sa dove andrà, ma sa che continuerà a volare.
di Emily

N° 52
Precariato
Mi avvicinai indifeso e spaesato, come questa nostra civiltà moderna, per chiederle un bacio: lei non disse e non fece nulla, solo mi guardò, come si guarda qualcosa che sta per rompersi.

N° 53
Ardnas
Sandra naviga nel mar morto, ma vive la vita
di Antonio Chiarenza

N° 54
Se ci avessimo pensato prima...
Il primo giorno si conobbero, il terzo si innamorarono, il quarto fecero l’amore riparandosi da sguardi indiscreti, l’ottavo lei baciò un altro, il nono ebbero una lite furiosa, il quattordicesimo lei lo nominò, il quindicesimo lui la colpì sulla testa con vaso di terracotta... e, mentre lei si afflosciava coperta di sangue in diretta televisiva, gli autori si sentirono molto tristi perché quell’evento, che avrebbe portato l’audience alle stelle, era l’unico che non avevano scritto loro.

N° 55
Il cactus e il bambino
Un giorno un cactus disse a un bambino: "Bambino!" e il bambino morì.
di Diego Perucci

N° 56
Biografia di un immortale fancazzista
Nacque.

N° 57
Un uomo e una donna
Lei lo osserva, lui la osserva;
lei gli sorride, lui le sorride;
lei si avvicina a lui, lui si avvicina a lei;
lei lo carezza, lui la carezza;
lei lo abbraccia, lui l'abbraccia;
lei lo bacia, lui la bacia;
lei dice: "vuoi smetterla di ripetere tutte la cose che faccio? Pappagallo!" - gli dà un ceffone e se ne va!
di Giorgio Marconi

N° 58
Editoriale
"Lesse la notizia in un lercio quotidiano, abbandonato su di una panchina, in uno squallido parchetto di un quartiere periferico di una città qualunque - E' morta la Libertà!
di Marzia

N° 59
Il lavoro nobilita l’uomo
Caro Devid,
sono davvero rammaricata che la tua “poesiadaprimamedia” sia stata rifiutata per la TRENTUNESIMA volta all'ennesimo concorso letterario, pertanto ti suggerisco di trasformare le avversità in opportunità; per esempio, mai pensato di andare a coltivare cacao nello Sri Lanka?
di Anna "forse nello Sri Lanka dovevo andarci io" Tasinato

N°60
Amo quando l'umanità intera mi succhia il cazzo
Pensava, Nadia, a quanto fosse bello farselo infilare dal suo cane (un pastore maremmano di quattro anni) e precisamente lo pensava mentre prendeva il sole in topless sulla terrazza, col suo Mojito freddissimo a portata di mano; e se non ci credete potete benissimo chiedere a quella coppia di stupidi piccioni appollaiati sul palo della luce lì di fronte, che non si capisce bene se stiano placidamente aspettando la fine del mondo (un po' come tutti gli altri esseri umani) oppure se siano lì per guardare le tette di Nadia, in bella mostra al sole pomeridiano; perché a Nadia piaceva farsi scopare dal suo cane- non ve l'avevo detto, forse- e non per una particolare perversione, ma solo perché, converrete, un cane ti può dare molto di più da un punto di vista affettivo di quanto possa fare qualsiasi altro uomo o donna del mondo; ma questo, in fondo, era un pensiero così banale che Nadia presto lo abbandonò per dedicarsi a un sorso del suo cocktail, dopo di che scorreggiò e si girò sulla pancia, ché anche il suo culo aveva bisogno di sole.
di Valerio "Canerandagio" Bonante

N° 61
Killer sfottuto
L'ho ammazzato perché mi prendeva in giro.

N° 62
La donna cannone
Quando le fiamme di alcuni accendini rischiararono l’ambiente – un antro rosa, umido e maleodorante – gli spettatori capirono di non essere entrati nella tenda della donna cannone: erano entrati nella donna cannone.

N° 63
Solo donne, per favore!!!!!!
"Nelle commissioni per stabilire se una donna è santa ci sono solo uomini, ma se nella commissione ci fossero solo donne nei calendari non ci SAREBBE UN SANTO.
di Mariateresa

N° 64
(senza titolo)
C'era una volta un re, che aveva una figlia, disperata perché il suo amico pappagallino era volato via dalla gabbia; il re promise la mano della figlia a chi avesse ritrovato il pappagallino ma, quando si presentò a corte un vecchio nano con gli occhi storti e le orecchie lunghe che recava in mano il pappagallino della principessina, il re, indignato, esclamò : " Come puoi pensare che io possa dare la mia bambina in sposa ad un vecchio e brutto nano come te? Scappa via e non tornare più, ma lascia qui il pappagallino della principessa!"

N° 65
Racconto d'avverbi
Tranquillamente, indolentemente, pacificamente... MOSTRUOSAMENTE ORRIBILMENTE
ENORMEMENTE VELOCEMENTE! vigliaccamente paurosamente fuggevolmente...
fuggevolmente... stancamente fuggevolmente... nascostamente inferiormente
macchinalmente; silenziosamente... RUMOROSAMENTE! PESANTEMENTE! sottilmente!
Fin(almente).

N° 66
Problemi di udito
“Sfogliati!” e autunno fu.
di Alessandra Marazziti

N° 67
Venite a me
Non lontano da qui cadde una pietra dal cielo nella quale trovarono un bambino che crebbero in adorazione, proclamandolo loro Dio fino al giorno in cui non li divorò tutti, dal primo all’ultimo.

N° 68
Sogni d'oro
Quella volta s'infilò sotto le coperte con la sequenza di movimenti sbagliata, comunicando al mostro che poteva sguainare le preziose zanne giallastre.
di Gianluca Giannattasio

N° 69
La fine in un bicchiere

Sempre allegra, felice, forse un po' oca ma nulla faceva presagire la catastrofe imminente neppure il fatto che ultimamente fosse dimagrita, non capisse le battute volgari da sempre pane per i suoi denti, mesta anche quando scolava bourbon in un malfamato quartiere cinese di New York eppure, proprio in quel quartiere Lei - un tempo diva dei telefoni bianchi - ha rimuginato, credo, per mesi la sua decisione di farla finita e l'ha fatto sotto ai nostri occhi increduli infatti, mentre si brindava al nuovo contratto di lavoro per un film noir di un certo John, Silvy si è unita al brindisi e si è scolata un bicchiere di acido muriatico!
di Manu"

N° 70
I tredici apostoli
Procedevano in fila, lenti, come le parole di un discorso messianico, con passo cadenzato e dondolante; li avevo scorti da dietro un muro decadente in aperta campagna laziale; vecchie rovine romane probabilmente, che non assolvevano più la loro funzione di difesa da tempo immemore; non ero al sicuro, il mio intimo era come quei ruderi, scosso e vulnerabile; come potevano esistere cose del genere, una dozzina di figure in tunica e incappucciati che procedevano in fila, in silenzio, un silenzio così innaturale e forzato che faceva nascere in me ogni sorta di cattivo presagio e di sospetto.
di Menico

N° 71
Da un padre

Sarò sempre accanto a te, anche se discretamente e non te ne accorgerai, per poterti essere d'aiuto per ogni singolo ostacolo che potrai incontrare sul tuo cammino, per farti ridere il più possibile, per ricordarti sempre che sei unica e che devi sempre credere in te...

N° 72
Fame
Un giorno George A. Romero cadde e si sbucciò le ginocchia, poi se le mangiò.
di Roberto Beccalli

N° 73
Tua, Cipolla
Spogliami piano, con ordine e pazienza: arriverai al mio cuore e, te l’assicuro...dai tuoi occhi staranno già scendendo lacrime.
di True

N° 74
Serate in campagna
La sera tutto era buio e nel loro periodo guardavo le lucciole, le piccole creature luminose, che mi facevano sia stupire che divertire a rincorrerle; nell’aia con nonno guardavo le stelle, eleganti come fossero regine del cielo, e nonno ci raccontava storie paurose tradizionali della nostra famiglia: stesi sulla sedia a sdraio ci abbracciavamo entrambi finche non cadevamo nel regno dei sogni.
di Claudia Scoppa

N° 75
"Morte" per decapitazione
Se avesse avuto i polmoni ancora attaccati sarebbe scoppiato in una risata isterica; non sapeva dove avessero buttato il suo corpo, però avvertiva il solletico dei vermi che se ne stavano cibando; un centopiedi stava fastidiosamente cenando con il suo naso, ma non aveva più mani per scacciarlo: maledetto il giorno in cui scambiò la sua anima di condannato a morte con l'immortalità!
di Queen

N° 76
Andiamo a mietere il grano
Come tutte le mattine stava percorrendo la strada per andare al lavoro, nella splendida pianura piemontese, accompagnato da allegri pensieri quando, ad un tratto, vedendo profilarsi all’orizzonte un’inquietante figura nera con una falce in pugno, fu colto da una terribile angoscia, che si placò soltanto nel momento in cui si rese conto che si trattava di una contadina che si recava nei campi a mietere il grano come i bei tempi passati, ma che purtroppo lo distrasse a tal punto da fargli perdere il controllo dell’auto che si schiantò contro una maestosa quercia.
di Sabrina Augusti

N° 77
Fame nucleare
Movimenti kamikaze nel mio ventre immacolato nell'era post-merenda fatta con una teglia di tiramisù radioattivo che ha decostruito ogni mia dietetica volontà di modella giapponese anoressica di Fukushima.

N° 78
Al cesso
La latrina che avevo davanti non aveva un bell’aspetto, ma non potevo esimermi dall’andare a trovarla, quello che proprio non mi aspettavo erano i continui lamenti che provenivano dall’altra, posta oltre il muro, dove una sottile geberit incassata ansimava senza sosta nell’attesa; ci avevo già provato, niente da fare: voleva solo l’idraulico!
di Bruno Mattu

N° 79
C'est la vie
Single per scelta, oddio parliamone, la scelta tra un ventaglio di fedifraghi bugiardi cercatori d'emozioni che quando ti incontrano per la prima volta ti radiografano e t'impalmano mettendosi in vetrina come un diamante di una caratura imbarazzante, allora ti dici che cacchio forse è la volta buona forse ce la puoi fare; allunghi la mano lo prendi lo osservi lo giri e lo rigiri lo tasti lo addenti rischiando la dentiera e accidenti è unico è buono è il bene più prezioso è quanto di meglio potessi immaginare che fai ci rinunci, manco morta gioisci sorridi ti rilassi inspiri e chiudi gli occhi sognante, è lì è in quel momento che compi l'errore madornale: ti fidi cedi apri gli occhi e lui è col collo torto a lumare il tacco dodici della tua vicina, c'est la vie, avanti il prossimo!
di laziapopy

N° 80
Panem et Circenses
Il gladiatore, circondato dai corpi dei nemici abbattuti, si portò nel centro dell’arena e, sovrastato dal frastuono degli spettatori impazziti inneggianti il nome impostogli dal suo padrone, alzò un braccio al cielo e urlò nel crescere dei titoli di coda, una, due, tre volte, fino a quando Marco non si stancò di rivedere la scena, spense il dvd recorder con hd e andò a dormire, gasato, pronto per una nuova giornata di merda.
di Maurizio Bertino


N° 81
L'attacco dei pomodori intestini
Quando ebbe finito posò la rivista, si alzò, puntò le canne mozze dentro la tazza del cesso e fece fuoco.

N° 82
Quando il gioco si fa duro
Insert Coin
di Enrico Tallarini

N° 83
Rumore di strega
Si voltò ma non vide nulla: era diventato cieco.
di Fithz "scrittorepasticciere" Hood

N° 84
Metamorfosi N. 2
Quando Gregor Samsa si svegliò una mattina da sogni inquieti, si trovò trasformato nel suo letto in un immenso crisantemo; guardò il calendario appeso al muro e urlò, mentre la porta si spalancava e qualcuno entrava con un falcetto; era il 2 di novembre, il giorno dei morti, quando sulle tombe si depongono fiori.

N° 85
C’era un tizio che si alzava da letto solo se aveva il caffè pronto
C’era un tizio che si alzava da letto solo se aveva il caffè pronto ma siccome nessuno gli preparava mai il caffè, il tizio rimaneva a letto tutto il giorno.
di Anita Magnani

N° 86
Scrivendo dall'A alla Z
Al Bar Compongo Dialoghi E Frasi Gratuitamente: Ho Imitato Joyce, King, Lansdale, Ma Non Orwell; Però Quattro Romanzieri Scopiazzati Tornano Utili, Valutando Wilde, Xingjian, Yeats, Zweig.

N° 87
Amante fuggitivo
Ho provato a star con te, che cosa strana, non dirlo a me.
di Babi

N° 88
Storia di una gabbianella e il gatto, ma a pensarci bene forse la gabbianella non c'era più.
"Mi passi il sale?"

N° 89
...E buio fu
Non gli era mai importato che fosse bella, facile da leggere o anche solo sensata: fin dal principio il suo scopo fu stato quello di scrivere tutto lo scrivibile in un'unica frase, senza un punto che potesse interrompere quella storia che più volte gli era apparsa infinita, ma ora, con un po' di rammarico, doveva proprio ammettere di non saper più che scrivere e quindi, Dio, dopo tempo immemorabile vergò un piccolo punto a conclusione di quella unica, spropositata, meravigliosa frase.
di Bruno

N° 90
Pappa

«Oh caspita, non ti ho preso le scatolette!» furono le ultime parole che disse al gatto.
di Vlad

N° 91
Prestiti dall’inglese mai restituiti
In un pomeriggio di relax uscii con lo scooter e allo stop incontrai un mio fan inglese con la sua mountain bike: con un look da teenager e la t-shirt molto fashion mi regalò un compact disk della mia band preferita ed un beauty-case, mi invitò a fare un break in un fast food, per offrirmi un sandwich e propormi di vedere un thriller nel suo cottage; il suo flirt con la sua star di turno era finito, e dopo giornate non-stop di zapping, realities, talk-shows e chat, alternati a body building e jogging, aveva pensato a me come nuova partner, per iniziare una love-story da scoop da esibire alla sua gang; così dissi ok per il meeting serale, e, dopo una full-immersion in un set da suspence, con un mix di charme e di ironia, guidata dal mio leader celeste, mi congedai con nonchalance, con l’escamotage che dovevo terminare urgentemente un report per il mio manager; gli dissi che consideravo i suoi regali come prestiti che avrei restituito entro il week-end, chance che riuscii a dribblare perché, a parte lo stress che mi aveva causato, se voleva fare lo show con la sua audience era meglio che si cercasse una top-model!
di Laura Cats Killer


N° 92
La vecchia casa
Mentre mi dedico alle piccole cure della mia vecchia casa nel centro storico, il sole si riflette sul porfido del vicolo e il mondo attorno si rivela con voci e incontri segreti che fingo non mi interessino: all'una in punto una madre chiama i figli a tavola, poi i due ragazzini litigano e lei si spazientisce, esce il mio vicino con il cagnolino, mi guarda e mi saluta, ma questa volta, lo sa, non può far pisciare il cane contro la mia porta e lo strattona; al suo gesto deciso si sovrappone il lamento dell'anziano che abita accanto (“Vuoi il vaso?” domanda il figlio e lui riprende a piangere e lamentarsi più forte di prima), per conto mio getto il mozzicone dentro un tombino poco lontano e un altro cagnolino inizia ad abbaiare dietro al cancello cieco di ferro di una casa che in ogni finestra ha esposto un peluche, un orsacchiotto, un coniglietto messi lì ogni giorno con cura dalla figlia dell'infermiera, eccola che esce: non è più una bambina, avrà almeno venticinque anni, non è bella, non è molto alta e ha il corpo tarchiato, forse anche un po' mascolino se non fosse per i seni che propendono con arroganza sotto una polo verde, si veste male, è rozza (jeans, scarpe da ginnastica e maglietta) e mi vede, a dorso nudo, mentre contemplo il mio lavoro, mi saluta con un “Salve”, contraccambio con un ciao e mi sento vecchio; poi incrocio i suoi occhi e scopro la sua bellezza segreta: sono di un azzurro vivo e toccano nel profondo, il viso è dolce e un ciuffo di capelli biondi le scivola sulla fronte mentre spinge il cane dentro l'auto per portarlo a scorrazzare chissà dove, io rientro in casa e riprendo a dipingere con il pennellino uno zoccolo di legno grezzo, ma i miei pensieri sono già volati via con lei, verso un sogno adolescenziale asincrono dove la immagino tornare, avvicinarsi a me per parlare del più e del meno, una carezza sul petto, un bacio semplice sulle labbra e di nuovo l'incontro con i suoi occhi, però il volume alto di un televisore mi riporta alla realtà, rientro in casa e finisco il lavoro mentre, nella sala, il mio computer portatile è ancora in stand-by: lo riattivo digitando la password e scrivo, sorseggiando qualche lacrima di Rhum, prima di lasciare la vecchia casa e tornare ai miei affari di sempre, con il rimpianto per un incontro rimasto sospeso in un afoso pomeriggio di Agosto e nella mente, difficili da dimenticare, solo i suoi occhi azzurri.
di Danilo Bottiroli

N° 93
Lo Scrittore
Intingendo di sè lo spazio bianco in una sinfonia di parole, riesce a sprigionare, come un Dio, il soffio vitale;l'artista plasma, compone, delinea, cesella,incanta e seduce, evocando emozioni uniche: la parola diviene amante insaziabile, fonte di inesauribile piacere.
di Think

N° 94
Autunno
Udì solo un lieve “plop” e poi fu solo il rumore delle sue estremità che sferzavano l’aria e il vuoto che l’avvolgeva che le fecero comprendere che stava cadendo: cullata dalla brezza autunnale toccò il suolo raggiungendo così le sue sorelle morte.
di Alessandra Poiana

N° 95
Sogni
ho danzato fra le stelle e mi sono innamorata del sole: ha aperto la mia strada all'infinito, una porta socchiusa, il vento nei capelli e una luce bianca che pervade la mia pelle!
di Caterina

N° 96
Sto ancora correndo
Io ho visto tutto: lo stavano picchiando e lui è caduto dalla finestra illuminata nella via deserta, mentre uno dei poliziotti rideva sguaiato e un altro, invece, ha tirato una bestemmia ed è subito sceso per vedere se c’erano testimoni, ma io sono corso via, anche quando mi ha intimato di fermarmi, quando mi ha sparato contro, io ho continuato a correre, forte, più forte che potevo, senza guardare indietro.
di Giuliana

N° 97
Psycho 2012
21 Dicembre 2012, aspettavo questo momento da innumerevoli anni, è oggi la fine del mondo, deve essere oggi, non sopporto più nulla, le persone, il lavoro, la televisione, la radio, il pc, il cellulare, i locali pubblici, il traffico, è diventato irritante ai massimi livelli conversare o anche solo chattare con qualcuno; non fosse per la predizione Maya sarei sceso io carico di munizioni per le strade a sparare, cominciando dai miei vicini di casa, proseguendo per il quartiere, facendo saltare per aria tutto quello che eventualmente avrei potuto incontrare anche solo con lo sguardo, spingendomi di città in città,di provincia in provincia, di regione in regione, di nazione in nazione; i minuti passano,tic tac tic tac, inesorabili, tic tac tic tac, prima lenti ma ora veloci, tic tac tic tac, è arrivata la mezzanotte del 21/12, bene,siiiiiiiiiii, mi va benissimo lo stesso, si parte, comincio dai vicini!!!
di Stefano Prati

N° 98
Terrore fugace
Entrai in camera dopo la solita serata con le amiche senza accendere la luce, non volevo svegliare Michele, quindi mi spogliai e mi sdraiai di fianco al suo corpo caldo, lo sentii muoversi e notai che il suo respiro non era regolare, “Sei sveglio, Michi?”, si mosse, avvinghiandomi dolcemente “Non sono Michi”.
di Alice Montemaro Rosato

N° 99
L’invenzione della ruota
Quando entrò nella grotta tutto trafelato ed eccitato, urlando che aveva appena inventato una cosa che avrebbe cambiato il corso della storia, il criceto, intento a mangiucchiare una foglia d’insalata lì nell'angolo, alzò lo sguardo e cominciò a tremare.
di Paolo "Misterecho" Azzarello

N° 100
La caduta degli dèi
L’inverno trascorse e così pure la primavera e poi, finalmente, arrivò l’estate e ricominciarono a ridere e scherzare, a bere vino e mangiare fiori, ma niente, niente sembrava più come prima; e per quanto si sforzassero di alzare lo sguardo oltre la collina, le uniche cose che riuscivano a scorgere erano le mostruose schiene dei fauni ribelli, a guardia della loro prigione.


N° 101
La mia storia
C'era una volta un'auto blu che portava in giro un uomo in cerca d'amore, anche se lui non lo sapeva ancora, fino al giorno in cui vide Lucia, tutta presa a pulire i vetri della sua casa, che a tutto poteva pensare, tranne a far innamorare qualcuno con una spugna e uno strofinaccio in mano, ma l'amore si diverte a inventare storie imprevedibili e intrecciare tele originali e così è nata la storia da cui un giorno sono nata anche io, con tutte le altre storie che vivono dentro di me.
di Valeria

N° 102
Portate un accendino, un cavatappi e un plettro!
Morì un giorno qualunque senza una canna pura né un po' di vino caldo e nemmeno la sua chitarra folk, nessuno lo ricordò degnamente e io mi ritrovai, a sera, ancora una volta in camera mia con una sigaretta accesa e birra fresca e bob dylan anni '60, c'è sempre qualche sconosciuto che muore e qualcuno che lo ricorda, scrissi.
di Cosimo Laterza

N° 103
L’abbandono
I cavalli al galoppo passarono oltre la staccionata, con mio padre che recuperò l’equilibrio, e mia madre, che aveva preso la testa della corsa, mi gridò che da quel momento tutto sarebbe cambiato, che avrei dovuto fare a meno per sempre di tutti i miei familiari.
di Giuseppe Acciaro

N° 104
Oggi tu il bene
“Tutto é compiuto, lo dice lui che é vivo pace all’anima sua Gesù Cristo, stanno giocando a chi vince, anche loro hanno perso, loro non parlano, un giorno ci accenderanno, ora puoi andare la cena e pronta meglio per dire, il pranzo, oscena e pavida Terra, di cosa ha paura delle operazioni chirurgiche? Bene!”

N° 105
Pillole blu
Il tubo dell’aspirapolvere stretto in mano, i pantaloni un po’ calati, l’andatura traballante, il vecchio si avvicina al bancone, squadra la farmacista e mormora: «Per favore, potrebbe darmi l’antidoto?»

N° 106
Tutti al mare
Papà sta finendo di caricare le valigie quando vedo lo zainetto rosa e chiedo, con la gola di carta vetro, perché viene anche Ilenia, ha solo quattro anni, ma mamma risponde che non potevano mica lasciarla a casa da sola, tanto Ilenia non capisce, non ha paura, infatti canta per tutto il viaggio le filastrocche del catechismo e mamma le fa compagnia, anche se quando guarda papà il suo sorriso si spezza, e poi finalmente si vedono le prime dune, con il cartello che indica il mare, ma Ilenia non la smette di cantare e io so che le famiglie si tengono per mano e saltano insieme, come nella pubblicità, ma ho le mani tutte sudate.

N° 107
(in attesa di titolo)
Dieci minuti di applausi, ma non sarebbero bastate ore: Jasmine aveva vinto, ora potrà mettere i pantaloni senza finire in prigione per "atto contrario alla morale pubblica"; centinaia di persone la sostenevano ma lei avrebbe avuto bisogno del mondo intero.
di Chiara Casalini

N° 108
La fama
“Chissà se qualcuno si ricorderà di me e del mio lavoro”, si chiese sospirando il dottor Martinelli chino sugli alambicchi del suo laboratorio, mentre dalla strada sottostante, anche se l’ora era tarda, gli arrivava l’eco di gente che si divertiva o che chiacchierava nei caffè all’aperto; e la sua speranza non fu davvero mal posta, perché al morbo sconosciuto che stava studiando da tempo e che lo uccise, fu assegnato il suo nome.
di Michele Bollettieri

N° 109
Amor esuberante
Ti regalerei la Luna se potessi, aveva detto a Marzia qualche mese prima, per esprimere lo sconfinato margine del suo amore: ma ora, mentre osservava il disco bianco avvitato nell’intarsio elegante di stelle e tenebre gonfiarsi a dismisura, nella sua rotta di collisione con la Terra, una nuova urgenza lo agitò: dove trovare una carta da regalo adatta all’evento?

N° 110
Congresso al Golf Club
Ho fatto un viaggio soleggiato e tempestoso, lungo una via zeppa di capannoni e casette multicolori, ho smarrito più volte la retta via ma, alla fine, sono arrivato in questa squallida stanza d'albergo, senza frigo-bar e ciabatte, con due lettini miseri, nemmeno adatti per trombare nonostante le lenzuola rosse e, mentre osservo sconsolato le unghie dei piedi tagliate, sento in lontananza il brusio di uomini soli, o male accompagnati, dediti a far scorrere una pallina sui prati cercando disperatamente un buco, e penso che, tutto sommato, sono un uomo fortunato perché anche oggi, dopo essermi alzato presto, tagliato dolcemente la barba, fatto un po' di ginnastica, lavorato malvolentieri, riempito la pancia di spaghetti e tracorso due ore noiose in macchina, sono riuscito a produrre una cagata veramente gratificante, che grida gioia e stupore al cospetto delle mie budella.

N° 111
Il piacere di uccidere
Uno psicolabile scoprì il segreto di Mr Brooks e lo ricattò per costringerlo a farsi accompagnare da lui nell’esecuzione delle sue opere d’arte ma quando finalmente lo convinse a far parte della scena magistralmente preparata non ebbe il coraggio di sparare e si pisciò addosso quindi Mr Brooks si vide costretto a sparare lui anche questa volta però l’idiota sentì la stessa scarica di adrenalina che gli sarebbe entrata in circolo se avesse premuto lui il grilletto e tanto gli era piaciuto che si fece portare da Mr Brooks in un luogo isolato non sapendo che questo faceva parte di un piano che non conosceva e qui Mr Brooks aprì il cancello del suo cimitero privato dove aveva preventivamente scavato una fossa; lo condusse sul margine per farsi sparare ma quando colui che credeva di diventare un assassino provò a sparare sentì solo un click rauco e Mr Brooks gli confessò di essere andato nel suo appartamento nel pomeriggio per piegare il percussore della sua pistola e, sollevando da terra una vanga, con due colpi tagliò la gola al ragazzo e lo spinse nella fossa.
di Arianna

N° 112
Fottuto futuro

Credevo che il futuro fosse alle mie spalle quando lo vidi venirmi incontro sotto forma di un posto di lavoro: cazzo vuoi gli dissi, ma lui fece tre cose di seguito: aprì la porta mi inghiottì e scomparve, e io con lui.
di Oscar Tison

N° 113
Caduto nel vuoto
Lui così vivo e sobrio mentre lei consumata giovane dalla malattia erano sconosciuti nelle tante curve della vita, proprio quella fatta insieme ricongiunse i due sguardi d'insolita serenità dando al tramonto ciò che è, dall'anima, caduto nel vuoto.

N° 114
Lacrime rosa mediorientali
Nella verdeggiante oasi di Tabruk,
all’ombra della gigantesca palma
dalla corteccia rossa di henné,
armoniose lettere d’alfabeto arabo
sono scolpite sulla dorata pietra tombale,
in ricordo della bellissima principessa Amal:

“Nacqui alla luce turchese dell’alba /
vissi di luminosi sorrisi attraversando novemilatrecentoundici zenit /
morii trafitta da lacrime rosa nel tramonto”.
di Ally

N° 115
Era una notte buia e tempestosa
Era una notte buia e tempestosa, così buia che non riuscivo a trovare l'A4 da inserire nella stampante, e così tempestosa che quando la trovai non la potei usare tutta inzuppata com'era; il mondo non potè mai gustare il mio capolavoro.
di Giusep(sempre+)pazzo

N° 116
Terrore blu
Due enormi vermi blu litigano per ingoiare la stessa preda, l’anima entrata prima di me, uno succhia la testa, l’altro tira e mastica le gambe: è il mio primo giorno all’inferno e sono terrorizzato, mi sono rimaste solo tre sigarette.

N° 117
Il virus
Lo scienziato si lasciò andare sulla sedia dopo aver letto i risultati delle analisi: un ceppo del virus HIV era diventato aerobico.
di Ferdinando "Ranz" Sicuranza

N° 118
Mito fiabesco sull'Ispirazione
C'era una volta, e continuerà ad esserci sempre, un visionario, amorale e immortale, che trae il suo genio da un profondo legame, un legame più profondo del mare, un legame dolente e ineffabile con la sua musa, cui è legato per l'eternità: un destino crudele e beffardo l'ha offerto loro, dono maledetto, e per quanto lui, l'artista sognatore perso nella dolce tortura dell'arte, vaneggi di riuscire a comprenderlo, di capirne il senso e lo sviluppo, esso sfuggirà sempre ogni logica, ma non svanirà mai nella cenere dei tempi, perché é croce e delizia immortale.
di Kos dalla Torre d'Avorio

N° 119
Una vita intera
Credendosi eletto fin da bambino, morì commesso al grande magazzino.
di Fabrizio Fulio-Bragoni

N° 120
La frase del destino
La vecchia zingara lo aveva predetto, la prima frase che avrebbe pronunciato una volta uscito dal suo carro sarebbe stata l'ultima della sua vita, così, mentre si lasciava alle spalle il triste e cencioso accampamento di nomadi, prese la decisione di stare zitto, da quel momento in poi, e così fece, arrivando a cucirsi le labbra senza emettere neppure un lamento, per essere sicuro di non tradirsi, e visse da allora in poi in assoluto silenzio, per molti, lunghi, dolorosi anni, in attesa del momento in cui avrebbe trovato una frase così bella, perfetta e memorabile, una frase per la quale valesse la pena di morire, tanto meravigliosa che, quando alfine la trovò, prima di scucire la bocca e pronunciarla, concludendo così la sua centenaria esistenza, volle scriverla, e così partecipò al concorso di gelostellato.
di Vincenzo Barone Lumaga

N° 121
Brave new trading
Il wormhole si richiuse alle sue spalle, separandolo per sempre dal mondo vecchio, affollato e malconcio nel quale era nato e cresciuto; Talib caracollò per qualche metro, sorreggendo i borsoni straboccanti di gattini musicali, accendini, occhiali da sole, parei e cd masterizzati di Antonello Venditti; un piccolo essere rosa pallido, dotato di una tozza proboscide, che si trovava a passare di lì in quel momento, sussultò quando il gigante nero e tutto denti trillò allegramente: “Vugumbrà?”.
di Black Dahlia

N° 122
L’ultimo dubbio
Quando la bara venne aperta, Vlad spalancò gli occhi e subito un dubbio lo colse: “Hai un punteruolo in tasca o sei solo felice di vedermi?” chiese al suo ultimo ospite, che sorrise e gli fu subito sopra...

N° 123
Anonimo
Camminando sulla spiaggia passeggiando ridendo scherzando giocando parlando cantando mentre in Libia suona un'altra bomba.
di Nunziatello

N° 124
Tu perché
Tu perché con gli altri mi devo adattare, con te sono adatta.
di Rò

N° 125
De profundis
E scendo, e scendo e scendo ancora un po', ma quando imparerò a raggiungere il giusto punto in cui quel terribile aggeggio non arrivi a provocarmi quel disgustoso orribile conato di vomito, va bene spazzolarsi la lingua è già rivoltante di per sé, prima o poi ce la farò.
di Mimma Curmà

N° 126
Solo andata
Mentre piegava gli ultimi vestiti e trovava loro posto nella straripante valigia, Piera si chiese cosa avrebbe pensato la gente ma non le interessava davvero, era arrivato il suo momento e non esisteva più nessun vincolo, nessuna costrizione, nessun obbligo, i legami li avrebbe tenuti vivi nel cuore in qualunque luogo il caso l’avrebbe condotta; la sua libertà era lì, nel biglietto d’aereo posato sopra il suo comodino: solo andata perché per il ritorno non aveva fretta; gettò un’ultima occhiata alle foto dei suoi cari attraversando il salotto, uno sguardo senza rimpianti alla sua casa di moglie e di madre, casa dove era diventata vecchia soffocando i suoi sogni fino ad arrivare a dimenticarli, troppi pensieri covati dentro e diventati macigni; doveva fare velocemente, lui sarebbe rientrato fra poco e non c’era tempo per le spiegazioni, gliele avrebbe date il loro medico nel giro di pochi giorni.
di Vanessa Sartoretto

N° 127
L'incontro
Era una notte buia e tempestosa quando tu bussasti, infreddolita, alla mia porta, dicendo che ti si era fermata l'auto e chiedendo di poter telefonare; era una notte buia e tu avevi negli occhi una luce magica e io non sapevo come convincerti a restare quando il taxi suonò per farti uscire; così ti dissi solo che sarebbe bello se si potesse sfuggire alle incertezze e alle paure, e per un istante tutto il futuro fosse disteso chiaro e vivido innanzi a noi; era una notte tempestosa, forse un tuono coprì la tua risposta, forse non dicesti nulla.
di Andrea Aspesi

N° 128
Caro Diario
Caro diario,
oggi è una giornata strana: stanotte ho sognato di essere all'ultimo anno delle elementari e rivedevo noi bambini davanti ai cavalletti grandi grandi quando la maestra ci portava a dipingere all'aperto, e mi appariva lo splendido sorriso della mia amica del cuore, Annalisa, che disegnava sempre violette perchè così guardando il quadro a casa avrebbe sentito ancora il loro profumo; la immagino crocerossina in Africa, avvocato difensore soprannominata Pantera a difesa dei deboli, dolce insegnante che caparbiamente materna spiega latino ad un gruppetto di studenti che non ne vuol sapere, fioraia che ogni giorno crea composizioni coi fiori più freschi, hostess, cuoca, giornalista dato che fin da bambina amava fare il gioco delle opinioni, madre con dei figli, e altre possibilità che la vita le avrebbe riservato, a sua scelta, se un folle che guidava un'auto a tutta velocità non avesse rubato la vita a quella giovane e spensierata fanciulla che raccoglieva violette sul ciglio della strada, ma che da questa foto che ci ritrae insieme mi sorriderà per sempre!
di Ofelia

N° 129
Coincidenze
Scoperti corpi sventrati; medico compra Ferrari e si trasferisce a Santo Domingo.
di Milla

N° 130
Inafferrabile
Se solo avessi osato un po’ di più, tu eri lì ad un passo da me, potevi esser mia, mai mi era capitato di averti accanto così vicina, ne rimasi stordito e affascinato, “ora non mi sfugge” pensai “la prendo e la porto via con me” ma non fui lesto, esitai un attimo ed eri già sparita, ora seguo la tua ombra, ti cerco in ogni dove, piango disperato, grido la mia rabbia, smanio, ti vorrei ma tu “Fortuna” sei ormai lontana dai passi miei.
di Paolo Bertollo

N° 131
Spezzare la catena
Potreidiretuttoinun`unicaparolamacivorrebbeun`oraaleggerla... il racconto parla di paura e di coraggio e ci vuole coraggio anche per avere paura, per ammettere di avere paura; parla di una madre che ha capito di avere paura e anni dopo di una figlia che ha deciso di farla finita e uccidere la paura... non è un racconto con i quoricini e non avra` un finale scoppiettante, ma parla di coraggio, e di lei che, alla fine, si guarda allo specchio e... sorride.
di Tania Pioli

N° 132
Five minutes to midnight
Cinque minuti, 300 secondi, a nascondino da bambino ci si mette molto a contare fino a trecento, ora no ora si deve correre, fare scivolare le dita sulla tastiera, maledizione, scrivere con quattrodita, non ho mai imparato a usarle tutte; metto un punto e virgola, sperando non sia un punto fermo proseguo, sperando che si capisca che è una storia, sperando che si capisca che è la mia, posto.
di Drogo

19 commenti:

  1. Titolo: futuro luminoso.

    Cari amici, siamo finalmente entrati nel futuro (ooohhh), in un’epoca luminosa, anzi direi bioluminescente; grazie ai nostri alleati e sodali che ci hanno concesso così generosamente di godere dei benefici delle loro centrali nucleari; raggi alfa, beta e gamma gratuiti per tutti, il sogno di tante generazioni finalmente si avvera (aaahhh) al sorgere dell’era globale dei nucleotidi (applausi, parte del pubblico si alza in piedi gonfio di entusiasmo) ora non abbiamo più nulla da invidiare a chi è più ricco e più industrializzato, siamo anche noi cittadini a pieno titolo del ventunesimo secolo (ora tutta la platea è in piedi, l’applauso è un continuo sottofondo al discorso), diciamo una volta per tutte che lo Iodio 131 fa bene ai bambini, che il Cesio 137 fa funzionare meglio i nostri orologi, che gli ossidi di plutonio migliorano il nostro metabolismo e si integrano appieno nella catena alimentare (l’oratore ammicca alle telecamere, cerca la complicità del regista per un primo piano di grande effetto); infine, devo ricordarvi quanto bene vi fa lo Stronzio 90?

    Angelo Benuzzi

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  2. Bello, bello. Già pubblicizzato. Ora dovrò andare in cerca dei miei neuroni scappati per trovare un buon racconto. :(

    RispondiElimina
  3. Kazzus, il commendator Nikola mi ha bruciato sul tempio.
    Dannato. Dannato.
    Me la pagherai, ti inserirò dei refusi palindromi nel prossimo romanzo.
    Ah!

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  4. eh... lui ha usato la strategia:
    "rispondi alla mail con un funcool e togliti subito il pensiero e l'idiota annesso"
    :)

    RispondiElimina
  5. Beh dai non è stato proprio così.
    Però la cosa ha contribuito. :)

    RispondiElimina
  6. No nikola
    quello era un altro nikola
    ;)
    comunque se ti fa piacere beccarti del dannato, te lo dò io
    DANNATO!
    :D

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  7. Cioè Ian ha detto su Malpertuis che Disch era un autore mediocre che non gli ha lasciato nulla e poi per il funcool se ne esce con la versione prosciugata di Scendendo?
    hmmm...

    quel Kafka non aveva idee originali! Lui sì che era sopravvalutato come autore!

    La Trasformazione

    Mi svegliai la mattina con uno strano sapore in bocca, ma fu quando i miei genitori mi cacciarono di casa a colpi di ramazza che capii sarebbe stata decisamente una giornata di merda: ahimè, non è vero che ogni scarafone è bello a mamma sua!

    (No questo non è il mio vero funcool)

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  8. Oddio, ripensandoci se gli eredi di Kafka non mi fanno causa, quasi quasi...

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  9. @ Marco.
    Bel racconto, penso che gli eredi di Kafka non avrebbero niente da dire. ;)

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  10. Ok, allora versione 2.0

    Cambiamenti (after Kafka)

    Mi svegliai la mattina con i postumi della sbornia ed un sapore schifoso in bocca; compresi che sarebbe stata una giornata di merda quando i miei genitori, persa la pazienza, mi buttarono fuori di casa a colpi di ramazza -non farti più vedere, parassita!- ahimè, non è vero che ogni scarafone è bello a mamma sua!

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  11. Okay Marco
    ti ho mandato a fun cool! col secondo,
    il tuo racconto del kafka insomma
    ora però non cambiare di nuovo eh... :))
    e comunque: grazie! :)

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  12. Era da tanto che volevi mandarmi a funcool, confessa!

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  13. naaaaaa
    tu proprio no :)
    hai molta coda, davanti :D

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  14. Va bene, ci ho pensato un po’ e insomma ecco, prima che cambi idea o mi dimentichi di postare in tempo.

    Venite a me.
    Non lontano da qui cadde una pietra dal cielo nella quale trovarono un bambino che crebbero in adorazione, proclamandolo loro Dio fino al giorno in cui non li divorò tutti, dal primo all’ultimo.

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  15. ho letto qui dentro qualcosa di molto ruvido.
    V.S.

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  16. Solo ora vengo a conoscenza di questa straordinaria iniziativa! Se non mi facevo vivo io, col cavolo che venivate voi da me.
    Voglio partecipareeeeeeeeeeeeeee!!!
    Si può???

    "Dopo che ebbe scritto "per sempre", non vi fu spazio per altro in quella pagina."

    Matteo

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  17. ci provo anche io!
    il titolo è
    "Tale cane, tale padrone"

    Era un esemplare piuttosto brutto, dal pelo grigio ispido, col grugno schiacciato, fissava tutti di sbieco e ringhiava mostrando i denti, spesso inseguiva le vecchie per strada; il suo cane, invece, era adorabile.

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