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"Molto forte, incredibilmente vicino" di J. S. Foer***

E' una vita che ho qui accanto questo libro e lo voglio davvero riporre.
C'è qualcosa di ruffiano, in esso, che non sono riuscito a digerire, ne durante la lettura, ne adesso, che sono passati quasi due mesi.
Ricordo ancora, per dire, con molto piacere l'altro romanzo di Foer, Ogni cosa è illuminata, e tutt'ora gli darei le quattro stelline che si merita. La ruffianeria, là, era nascosta e messa in secondo piano dalle trovate riguardanti la vita mentita del protagonista. C'era, inoltre, molta più verità... anche nelle cose inverosimili.
Qui, invece, non l'ho trovata.

Cominciamo da qualche parola su Molto forte, incredibilmente vicino.
Abbiamo un narratore che è Oskar Schell, un bambino di 9 anni, inventore, con una risposta sempre pronta, che scatta fotografie ovunque e alla ricerca di qualcosa. Questo qualcosa è la provenienza di una chiave, una chiave che è tutto ciò che gli resta di suo padre, tragicamente scomparso in quel dell'11 settembre.
E mentre Oskar cerca, incontra persone, e inframmezzata alla sua narrazione ci sono due cose. Lettere e fotografie. 
Le lettere sono un espediente per raccontare la storia di sua nonna e suo nonno, due reduci dal terrificante bombardamento di Dresda, che ne ha sformato il modo d'essere e pensare. Le fotografie sono quelle di Oskar. 
Dunque...
Il libro è bello, sì, ma dovete essere dei lettori disposti a lasciarsi prendere la mano.
Io non lo sono, e per me il libro non è stato poi così bello. Lo so... lo so che un sacco di gente mi taglierà le unghie dei piedi con un martello pneumatico, per quanto sto per dire, ma non credo mi faranno cambiare idea.
Vi dicevo... è un libro ruffiano.
Perché parla dell'11 settembre? direte voi. No, non solo. Anzi, quello è ciò che concedo a Foer. Dopo il 9/11, scrivere un libro sul 9/11 senza essere retorici/ruffiani/piacioni/lagnosi/stucchevoli o qualunque di queste combinazioni, era molto difficile. E lui, secondo me, in questo non ci riesce. Certo... dipende quanto è americano il vostro cuore, ma io, il dramma di gioielliere ricco che crepa assieme ad altri ricchi nello schianto delle torri, proprio non riesco a vederlo, fino alla commozione. Lo struggimento dell'ultima telefonata, io, non lo provo, soprattutto quando mi è imposto e mi sa di finto. Io sono uno che pensa che la vicinanza della morte fa riempire le mutande di merda e non la bocca di saggezza. :)
Però, dicevo, questa gliela perdono volentieri, anche perché l'indagine di Oskar, per almeno metà libro, è tenuta molto lontana da questa cosa. E' solo quando, a fine libro, compare una stucchevole sequenza fotografica della famosa caduta del corpo dalla torre, che mi sono girate le palle.
Quindi non è per questo, che ho provato fastidio.

Sono stati altre due cose, che mi sono girate in testa, a portarmi quella leggera irritazione. Continuavo a pensare, via via che leggevo, che mi sembrava di leggere una sintesi di holden e baricco. Solo che per gli echi di holden, siamo a livello di una inverosimile e svampita copia (un ragazzino di 9 anni che DA SOLO gira tutta new york suonando campanelli a sconosciuti, presi in ordine alfabetico e facendo domande esistenziali da filosofia zen ). Per il baricchianesimo, invece, siamo in piena empatia con quel suo presentare delle idee piacione come se avesse scoperto l'acqua calda. La prima, per esempio, che mi ha portato a questo pensiero, è quella sul fatto che è difficile scrivere "rosso" con la penna nera. Ma va? non lo sapevate? Bene, lo scoprirete con questo libro e sarete persone migliori :)
No, a parte gli scherzi, dal punto di vista delle idee, ce ne sono di pregevoli e divertenti, ma ce ne sono anche di stucchevoli e poco credibili, per come sono contestualizzate. Da metà libro in poi, mi sono trovato sempre più spinto fuori, dalla vicenda. Prima leggevo una storia, poi leggevo una storia inventata. Prima cercavo assieme a Oskar, poi ascoltavo un Oskar che sapevo essere una invenzione che mi raccontava della sua ricerca. Preferivo il prima, in entrambi i casi. 

Ma questo, in ogni caso, non sarebbe bastato a farmi trovare il libro irritante. C'è stata una terza aggiunta. Allora... mi raccontate l'undici settembre, mi raccontate Dresda, e poi non sono ancora abbastanza commosso?  Be', la carta da giocare è logica: Hiroshima!
Come posso non commuovermi/impressionarmi nel sentire gli effetti della bomba sui poveretti di Hiroshima?
Che cosa c'entra? Ah beh, niente, ma ce la facciamo entrare, non preoccupatevi! 
Ecco, è questa la sensazione che ho avuto, nel momento in cui ho letto di Hiroshima. Una parentesi gratuita, non funzionale alla trama, che poteva essere evitata. 
Fate la somma di tutti questi elementi ed ecco che un potenziale libro bellissimo diventa un libro bello, per uno come me, almeno. Con buona pace di voi là fuori che me ne dicevate meraviglie...
Anzi, so benissimo che è praticamente osannato, come libro.
Quindi lettura consigliata, sì -  soprattutto per chi vuole farlo prima che nel 2012 esca il film - ma per me resta migliore l'altro. Quello sul vegetarianesimo... però, non so se lo leggerò. Voi che dite?

5 commenti:

  1. A me piace molto ^_^
    E ritengo se ne dovrebbero avere almeno due copie, nella propria libreria.

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  2. "Ogni cosa è illuminata", che non sapevo che fosse suo, non l'ho letto perché il titolo mi sa di pippone zen. Ho provato a vedere il film ma dopo dieci minuti l'ho fatto sparire.

    Questo avevo in mente altresì di NON leggerlo perché non mi attirava il titolo (ho diritto di non leggere per i motivi più stupidi, del resto:P).

    Invece quello sul vegetarianesimo mi piacerebbe e credo che lo comprerò uno di questi giorni, perché non sono minimamente vegetariana ma mi piace molto l'idea che non può sempre essere tutto uguale, non può sempre andare tutto bene e essere tutto la stessa cosa, spesso mi scontro su questo e per sentire una volta tanto qualcuno che mi dà ragione ce li butto volentieri dodici euro.

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  3. @NOè
    ma in definitiva mi è piaciuto, però non è minimamente confrontabile non l'altro, e anche tutto l'entusiasmo che leggo in giro, mi irrita, perché penso che sia per i motivi sbagliati.
    Dopo che hai letto n libri che trattano di olocausto con annessi e connessi, ti accorgi che sopporti male uno che tira fuori dresda-hiroshima-ebrei in quel modo, al puro scopo di commuovere.
    Mi fa venire in mente il modo con cui l'ha tirato fuori la herta muller, lo stesso argomento ed è veramente tutta un'altra storia

    @michela
    meglio! così mi saprai dire com'è :)

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  4. Guarda caso, non ora perché sto studiando e devo raccogliere euri per la laurea della mia amica a fine marzo. Ma dopo, ti arriverà un libro su...l'olocausto! :D Spero che ti piaccia perché è uno tra i miei libri preferiti. Sono in dubbio, forse potrebbe piacerti. Probabilmente no. Ma io non demordo!!! A proposito. Ti scrivo il titolo così eviti di averlo più volte. Ma se non ce l'hai, non osare comprarlooo! "La bambina che salvava i libri" di Markus Zusak.

    Comunque, "ogni cosa è illuminata" lo leggerò. Forse già ce l'ho!
    ^_^

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  5. Per quello sul vegetarianesimo sono in catena di lettura su aNobii, non che ci sia la fila, però, mi aspettavo molta più calca per un autore così "in".

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