Etichette: , ,

"Io e te" di Niccolò Ammaniti**

Ora, non è che mi spiace sparare merda a casaccio, ma non ho nemmeno il tempo e la voglia di giustificare tutto. Però non posso nemmeno fingere che "Io e te" di Ammaniti, questo campione di vendite natalizie, sia questo bel libro che dovrebbe essere, a sentire mezzo mondo.
Mi è bastata la prima pagina, dico davvero, la prima pagina, per sapere parecchie cose:
a) come sarebbe andato a finire il libro racconto. No, dai, non dico che sono un veggente. E non sto millantando. E' che un po' Ammaniti oramai lo si conosce, e se mi piazzi un biglietto scritto dal personaggio Y, e il tuo libro, come dice il titolo, ha due personaggi, e l'altro personaggio, X, parla in prima persona... beh, ciccio, come vuoi che vada a finire il libro? Questo si chiama autospoiler. Comunque, è perdonabile.
b) che questo racconto sarebbe piaciuto a molti. Che sarebbe stato osannato, forse, e più a me avrebbe irritato, più a molti sarebbe piaciuto. Adesso, trenta secondi fa, sono andato a leggermi qualche commento qua e là, nel web,... beh, avevo ragione. Anche questo, in ogni caso, non è un male, per la Einaudi e per Ammaniti.
c) che questa è probabilmente una mera operazione di marketing natalizio.  E qui, la perdonabilità va a farsi friggere. Sono 116 pagine, ma sono 116 pagine del cazzo, con l'interlinea del cazzo (larga), gli spazi del cazzo (tanti) e addirittura, che non me la vengano a raccontare, la spaziatura fra caratteri, del cazzo (espansa?) Questi sono meno di 100mila k, ci scommetto. E costano 10 euro. Ho cominciato a leggere verso le 4 di pomeriggio del 31 e prima delle dieci, con cena capodonnesca in mezzo, avevo finito. E non me la viene a raccontare Niccolò, nemmeno se viene qui lui di persona a scriverlo, che ha fatto molta fatica, a scrivere questo libro racconto e che gli è costato mesi e mesi di riflessione. Oppure, ah ah, che è un piccolo gioiellino... un capolavoro, come ho letto da qualche parte. Però anche qui, io capisco. Capisco perché è un po' come la storia dei ciarlatani, quelli che ti curano il cancro infilandoti delle menthos nel culo o stuzzicandoti i chakra con un cotechino. La prima volta pensi che sono da punire, ma poi, se rifletti un po' pensi che esiste gente che anela solo a farsi fregare, e allora gli sta anche bene. Insomma... arrivi a rifletterci sopra e a pensare che la risposta giusta è nel mezzo.
Ma sto divagando e non è di mentos e cotechini, che stiamo parlando. Limitiamoci al racconto natalizio di Ammaniti, pur non dimenticandoci che è, senza dubbio, figlio di forti pressioni del mercato.
"Io e te" è un racconto di formazione, o per lo meno, parla del diventare grandi del protagonista, Lorenzo Cuni, adolescente ricco e problematico, e del rapporto con la sorella(stra) maggiore, che a malapena conosce e che si ritrova, per caso, nella cantina dove ha deciso di trascorrere la sua "settimana bianca". Semplice semplice, quindi. Ovviamente il piccolo Lorenzo grazie a questa esperienza crescerà, e ce ne racconterà i suoi risvolti più intimi e teneri dieci anni dopo, quando rivedrà la sorella Olivia.

Dunque...
Prima cosa che mi ha irritato: Lorenzo. Mi ha irritato per almeno due motivi. Il primo è che è ricco. Fastidiosamente ricco, e questo non riesce a farmi entrare in empatia con lui. Dà l'idea dei falsi problemi, il suo essere problematico, e non sono mai riuscito a farmelo stare simpatico, nemmeno quando piange o si dispera. Ovviamente, forse, questo è un problema mio, che da piccolo era già bene se potevamo permetterci il semolino e i formaggini, piuttosto che una cantina inutilizzata piena di cianfrusaglie, l'ipod, i videogame, i libri di King, il kit per sciare e la settimana bianca. Comunque anche i ricchi piangono, e quindi accettiamo che la famiglia di Lorenzo sia problematica. I genitori (visti già mille volte), tanto per cambiare, non lo capiscono. Nè lui, né tantomento la povera Olivia, la sorella che oramai è via di casa, che ha fatto scelte che il padre non condivideva, che è finita nei casini più e più volte.  E qui il secondo motivo di irritazione: Olivia. Io, in questa figura stereotipata della figlia bellissima e problematica e dell'eterno scontro con padre e matrigna non ci ho visto niente di straordinario. Non ho visto questo personaggio in cui immedesimarmi, questa figura che mi fa venire voglia di diventare una persona migliore. 
Ecco, ecco cosa manca qui. Lorenzo e Olivia, loro malgrado, non riescono a farti venir voglia di essere migliore, pur essendo costruiti, come personaggi, esclusivamente a tal (natalizio) scopo. Dite che sono io, che sono irreparabilmente cattivo? Può essere... certo. Eppure loro due, i personaggi, ci riescono, alla fine della settimana in cantina, a crescere, a capire di voler essere migliori, di aver fatto degli sbagli ma di poter rimediare. Eppure il lettore no, o meglio, io per lo meno no. 
Questi sono facili sentimenti, lacrime a buon mercato, emozioni piacione e scontate.
Se faccio il paragone con il libro che ho letto il giorno dopo, quello di Celestini, porcocazzo... c'è un crepaccio di profondità tra uno e l'altro. Mi spiace. 
Quindi, insomma, in conclusione... Se vi capita - come a me - che al mio non-cognato lo hanno regalato e ve lo fate prestare e lo leggete a scrocco per passare un paio d'ore di relax, okay, bravi, approvo.
Se magari lo volete regalare al vostro nipotino che ha sedici anni e si fa troppe canne e va poco a figa e tratta sempre male la sorella... beh, ve lo concedo.
Il libro è scritto con eleganza e molta bonarietà. Ci sono persino poche parolacce e cattiveria zero. (Ma non 0.5 o 0.7... proprio 0.0).
Però se leggete qualche entusiastico commento sul web e credete di trovarvi tra le mani un altro "Io non ho paura" vi prego, dubitate... dubitate fortemente. Questo è un libro piccolo, e anche se ai più potrà piacere, ai meno, a quelli che credono Ammaniti abbia del talento - in potenziale - e che lo possa esprimere  molto meglio, ecco, ai lettori come me, questo libro irriterà parecchio, e col prossimo, il buon Niccolò, avrà qualcosa da farsi perdonare.

17 commenti:

  1. Guarda, io da tempo ho smesso di farmi incantare dai cosidetti "dei della scrittura", che sono poi come i "guru del web", gente intoccabile che come apre bocca stanno tutti là a penzolare dalle sue labbra.

    Ci sono scrittori che guai se li tocchi, che appena sfornano un libro deve necessariamente essere un capolavoro.

    Ma dietro, ormai si sa, c'è la macchina del marketing, che più è di grossa cilindrata e più va spedita e porta risultati.

    Io ho vissuto questa esperienza con tre scrittori osannati e nessuno dei tre romanzi letti mi ha comunicato alcunché.

    Parlo di Wilbur Smith, che non rileggerò, parlo di Mauro Corona, di cui leggerò gli altri due libri che ho, parlo di Michael Crichton, di cui forse leggerò un altro paio di romanzi.

    Ammaniti, per esempio, non mi attira, ma non chiedermi perché. Forse è colpa del troppo rumore che se ne fa ogni volta.

    RispondiElimina
  2. ma questo discorso si sa, è ormai applicabile a molti.
    Ma non credo sia il caso di questo ammaniti
    la stoffa lui ce l'ha, nei primi lavori si intravede,
    io non ho paura e ti prendo e ti porto via, ma anche alcuni episodi dei suoi racconti, sono comunque pezzi che rendono, che possono avere un particolare fascino, e soprattutto se relativizzati a un target adolescenziale, sono in potenziale ottimi romanzi.
    Anche il suo modo di rendere la cattiveria, io lo trovo veramente riuscito, in certi francenti.
    Certi pestaggi, certe brutalità, ti fanno male mentre le leggi.

    Questo è un episodio che sfrutta la sua vena "zuccherina" in modo fastidioso e subdolo. Non incolpo lui, ma quello che gli sta intorno e ancora di più, chi lo legge e si lascia incantare.
    Un lettore che si accontenta, peggiora gli scrittori. :)

    riguardo agli altri
    smith ne lessi uno e non ne lessi altri
    corona, è un discorso a parte, non inseribile in logiche di mercato, perchè è uno state of mind, va preso o lasciato
    crichton... boh, credo non lo leggerò mai :)

    RispondiElimina
  3. io credo che ammaniti scriva bene (questo libro non l'ho letto, ma gli altri si), però ha il difetto di non fermarsi al tempo giusto. ho semrpe la sensazione che dica più di quello che dovrebbe, trasformando il desiderio di leggere e sapere l'evoluzione dellastoria in esagerazione. insomma io penso che la sua fama sia più "POP" che altro, e con POP intendo popolare.

    RispondiElimina
  4. A me Ammaniti è sempre piaciuto per quello che scrive e per come lo scrive, però questo libro non mi ispirava. Ora mi hai messo la curiosità...
    Comunque, come dice il saggio: Meglio farsi infilare le Menthos nel culo e solleticare il chakra con un cotechino che non viceversa.

    RispondiElimina
  5. @gian
    tu sì che mi dai soddisfazione :)

    @chechi
    è vero... è molto pop, ma questo lo vedo come un merito, e quel esagerare, in alcune cose, è un dato di fatto. l'unico dove mi pareva avesse gestito bene i tempi, mi pareva io non ho paura.
    in questo comunque non si corre il rischio: sì è fermato molto prima che diventi un romanzo :)

    RispondiElimina
  6. Io ormai è un pezzo che ho smesso di comprare le cosidette strelle natalizie.Intendiamoci, Ammaniti ha sicuramente talento,ma come molti altri si è sicuramente standardizzato ,questo di per se non sarebbe necessariamente un male,il male è invece scrivere un testo senz'anima.Da come ne parli questo è il caso,un racconto furbetto e di mestiere,nulla più.

    RispondiElimina
  7. Non è giusto che scrivi un post come questo!
    Non ti perdono, anche perché ho visto che hai messo "Il Profumo" tra i peggio libri letti nel 2010! Col cavolo che ti faccio più regali! Poi ti parlerò di quello che mi hai regalato tu quest'anno.
    Dicevo che non è giusto.
    Mica è stato Ammaniti a dire che ha scritto un capolavoro. E' stato il marketing, questa entità mostruosa e asessuata, a farlo. Si capiva che era un raccontino, già dopo averlo visto (così smilzo) e già dopo aver letto le prime due pagine. Che pretese avevi? Si legge in un paio d'ore, non lascia granché ma non fa neppure male. Niccolò l'avrà scritto per passare un'oretta, su. Si sa che lui ama altri scenari, trame complesse, personaggi selvatici e problematici, incastri, ritorni e partenze. Non gli rompiamo sempre le scatole,a 'sto povero Ammaniti, che è timido. Poi si demolarizza e rischiamo veramente di perderci altri libri bellissimi come quelli che citavi tu prima, aggiungendo pure Come Dio Comanda e Fango.
    Ciao!
    D.

    RispondiElimina
  8. come dice la donnola qua sopra, col cazzo che ti faccio più regali, stronzone.
    la prossima volta ti ficco nello zaino la steel e guai se provi a fiatare.

    il fatto è che ormai la questione marketing soffoca quasi tutto il resto.
    eppure dovresti saperlo benissimo, anche se ovviamente non può impedirti/ci di criticare.
    almeno ammaniti non ha strombazzato ai quattro venti che oh, il mio libro è na figata pazzesca, guarda dimitri che ha combinato col coso delle vaporità.
    quella sì che è na presa il culo.
    via via, stay in peace e piuttosto fammi una rece di freddo a luglio, che mi interessa più degli hap e leonard

    RispondiElimina
  9. @donnola
    allora... intanto io non ho comprato il libro, perché appunto queste cose le sapevo già. e non mi servivano le prime due paggine e nemmeno la prima
    lo sfogli,
    guardi il prezzo
    siamo a natale
    BUM!

    però visto che lho scroccato lho letto
    e anzi, ti dirò, lho scroccato apposta per poterlo leggere e se era come sapevo che fosse
    allora avrei detto ciò che ho detto

    qualcuno lo deve fare vero?
    sennò vince la legge di gresham
    moneta cattiva scaccia moneta buona

    perché ci sono in troppi che la favoriscono, la legge di gresham,

    metti che non lo leggevo,
    oppure lo leggevo
    e evitavo di parlarne, perché
    tanto non ne vale la pena

    viviamo in un paese dove ci lamentiamo però non ci incazziamo
    ci siamo anche stufati di dirlo
    perché
    non ne vale la pena

    e io non c'è lho con ammaniti
    lho pure detto
    e non penso nemmeno
    pur essendo lui ammaniti
    che potesse rifiutarsi
    se gli chiedono
    "ehi tu ciccio, tira fuori una roba per vendere e non rompere il cazzo"

    lo fai
    vendi
    e stai felice

    però se lasciamo girare solo le parole di quelli là
    di quelli che si accontentano
    di quelli che esaltano la moneta cattiva
    invece di quella buona
    allora è fatta
    il mondo comincia a pensare che esista solo la moneta cattiva
    anzi, peggio,
    crede che quella sia moneta buona
    e attenzione
    parlo di moneta dello stesso conio
    non di ladrocinio
    e allora
    se anche solo uno
    uno soltanto
    legge queste parole
    e invece di comprare Io e te
    compra io non ho paura
    ecco
    io sono felice
    e ammaniti e la mondad'oro ci guadagnano lo stesso,
    e c'è una moneta cattiva di meno, in giro.

    ed sono i miei 2 cent da miglioratore del mondo

    @vampiro
    appena finisco la clessidra
    che mi garba da pazzi
    attacco con freddo a luglio
    che me lo sono appena fatto prestare
    :)


    e in quanto al profumo: è brutto. punto.

    RispondiElimina
  10. bravo, leggi e poi recensicicic... fa la rece. chè mi interessa assai, voglio confrontare quello che dici con la rece che hai fatto a suo tempo sulla ragazza di ketchum. poi ti dirò perchè.

    sul resto: io non sono mica tanto d'accordo, cioè lo sono in gran parte tranne che per una cosa.
    è vera la roba della moneta, e mediamente per uno che legge solo le barzellette di totti e il libro di cucina, i famosi due cent di incazzatura li hai spesi bene se sceglie io non ho paura al posto di io e te.
    però c'è sempre il discorso di san tommaso, ciccio.
    finchè non leggi non puoi sapere e non c'è nulla da fare su sta cosa.
    ora, che sia in prestito piuttosto che no, un lettore "assiduo" ha abbastanza capoccia per capire che la fregatura di un io e te ci può stare, perchè mica c'abbiamo la sfera di cristallo.
    prendi il king, per esempio.
    a me i libri piace comprarli nuovi, anche se costano venti sacchi, piuttosto rinuncio a comprare le sigarette e mi piglio i libri.
    sapendo quel che c'è da sapere su king, la famosa lista della spesa intendo, ho preso the dome. e ci ho speso boh, diciotto euri?, per un libro che per le premesse che aveva (a parte il mostro marketing, mi leggo quarta di copertina e penso sia figo) quei diciotto non li vale per un cazzo. ma era un rischio calcolato.
    allo stesso modo ho preso duma key, ma quello di euri se ne merita pure trenta, perchè è un libro di livello ottimo, uno dei pochi kinghiani recenti a tenere il confronto con le prime opere.
    perciò ok l'incazzatura e la critica, ma leggere rimane una concessione di fiducia che nemmeno l'incazzatura più grande può farti desistere se decidi di concederla.
    sia in bene che in male eh.

    RispondiElimina
  11. p.s. in quanto al profumo: visto che era regalo potevi far finta di dire che era passabile :°D
    stronzone

    (però hai ragione, è brutto)

    RispondiElimina
  12. @vampo
    ma cavo, su cosa non sei daccovdo se diciamo la ftessa cosa :)
    i tuoi esempi sono ben diversi, il king è grosso e lo devi leggere e sono rischi calcolati
    trasformiamo tutto il discorso in euro/karatteri
    qui parliamo di 10 euro/70-80mila caratteri, e viene un valore altissimo, solo che non viene percepito dal pubblico
    il tuo king è un'altra cosa
    su dimitri...
    boh, te lo saprò dire proprio per il discorso che dici tu,
    la ragazza dei sogni bello
    pan ottimo
    vaporità devo vedere
    inferiore, lho già
    capito, qualcuno dice una vaccata, e okay
    ho già capito
    allora che faccio
    rinuncio?
    no
    perché io voglio conoscere anche le vaccate delle persone che penso ne abbiano
    king ne ha
    ammaniti ne ha
    dimitri ne ha
    quindi alla fine è lo stesso
    io non ce lho con il buon niccolò, anzi, e nemmeno con la mondadori, (per il discorso vanna marchi)

    insomma.. io ero già in peace ;)
    e sono anche contento di averlo letto, Io e te, ci mancherebbe.

    I passi avanti e i passi falsi, sono sempre passi. ;)

    RispondiElimina
  13. però interessante sta roba di dindi/caratteri.
    anyway, questo è il meno se la lettura poi non rispecchia aspettative. poi ok, ti rode il sedere pure per i dindi.
    ed è certo, cavo, che sono d'accordo e te l'ho detto, era giusto per palesare una bilancia tra i due cent e la concessione fiduciaria, chè nel tuo post non si capisce mica granchè bene eh, anche se lo so (e infatti l'hai detto appena ora) che sta bilancina ce l'hai.
    e ci hai ragione, i passi sono sempre passi, a qualcosa servono uguale.

    p.s. ho letto le vaporità e poi, guardampò, ho beccato un post di gamberetta su gamberi fantasy. dacci un occhio, però DOPO che leggi il libro.

    RispondiElimina
  14. si guavda... gvazie, gambevetta la leggevò quando ho letto il libro, ma chissà quando lo favò...

    Ciao cavo!

    RispondiElimina
  15. pazzerella :°D
    sci vediamo settimana pvossima.
    ciao!

    RispondiElimina
  16. Ciao! :D
    Mia madre ha comprato il libro prima di Natale, così me lo son letto anch'io...e in effetti sì, è un racconto molto "alla leggera", molto stereotipato. A me il protagonista ha fatto tenerezza però, e al contrario tuo l'ho trovato caruccio come personaggio! Ma d'altronde è riuscito a intristirmi pure il finale scontato, che ci posso fare ;_;

    RispondiElimina
  17. ma perché hai il cuore tenero :)
    comunque sì, era commovente, mica lo nego, ma commozione a tavolino, di quelle calcolate che non restano.

    RispondiElimina