venerdì 31 dicembre 2010

Scambiate le vostre bare con i miei barattoli!

Vi piace il titolo, eh?
Ma ce le avete, poi, delle bare da scambiare?
E quante?
Casse capienti, dove alloggeranno il vostro cadavere, ne state costruendo? O ce ne stiamo costruendo una gigante, lunga centinaia di chilometri, ma più della DiscoTecaLabirinto dei vertiginosi Subsonica, in cui staremo comodi?
Morti, certo, ma molto comodi.
E allora eccomi qua, a barattare con voi le vostre bare.
Me le prendo io, ché per me è facile poi, barattarle con altri barattoli. I giullari è questo che fanno, con il rischio che gli restino in cantina.
Eddai! Non ditemi che non ve ne siete accorti, che ci provo.

Perché io penso sia così.
Quando consigli un bel libro, o anche se ne sconsigli uno brutto. Quando condividi una bella canzone, o un quadro, un pensiero o una cosa bella qualsiasi, e soprattutto quando strappi un sorriso dalla faccia, come fosse un brufolo maturo... è proprio questo che fai.
Togli a qualcuno una delle sue bare e gli dai un barattolo.
Da riempire non so come, questi sono cazzi suoi, ma di certo non ci sta dentro un cadavere! 

E allora eccolo qua, il mio ultimo post del 2010, con quello che oramai è un appuntamento fisso: l'ebook in regalo!
Lo so, lo so... fare un ebook in questo periodo è proprio da coglioni, l'ho scritto anche nell'introduzione.
Ma mi dispiaceva rompere la tradizione.
Non è lunga come quella di domani mattina, che mi vede sempre a passeggiare in riva al mare, con un libro nuovo, a pensare ai miei buoni propositi. Ma è abbastanza lunga da meritarsi il rispetto d'essere rispettata.
BARE PER BARATTOLI, appunto. 
Si scarica da ebookgratis, schiacciando lì sopra, e la novità è che quest'anno, per voi stronzacci che vi hanno regalato il Kindle a Natale, lo trovate anche in formato epub, quello che quando lo scarichi pensi sempre a birra e patatine fritte.
Come stato possibile tutto ciò? Con l'aiuto del triestino sciamannato e del suo nuovo progettone:
eBookAndBook, il posto dove vi impaginano il libro, l'ebook, la lista della spesa e anche il cervello, se è un po' in disordine (però poi potete scaricarvi le idee e metterle sul Kindle, mica bubbole).
Ah, ovviamente, mai più di quest'anno, i racconti non dovete leggerli! Ma proprio non dovete!
Ve l'ho scritto io, all'inizio, sempre nell'introduzione. Ve ne potete leggere solo uno, e siccome ne ho messo uno corto apposta, il primo, in cinque minuti (e trenta secondo di download) avete fatto il vostro dovere. 
Tanto per ripagarmi della fatica.
Chi ne legge uno vince il diritto, inviolabile, di lasciarmi un insulto in un commento a questo post!
Ma anche roba grossa eh, tipo figlio di vacca o rosi mauro.
Se ne leggete di più potete lasciarne di più, però non vale ripetervi, questo no.
Fino a cinque insulti quindi.
Anzi no, fino a sei.
Per gli appassionati di Signore degli Anelli potete anche scaricare Il Ripostiglio, sempre da ebookgratis che contiene Decadenza. Un racconto che odio, ma lui non ne ha colpa. E' uno spin-off, che vede un mondo Tolkiniano in cui Sauron ha trionfato, ma perdendo molto del suo potere e lasciando le Terre di Mezzo in balia della barbarie e della legge della giungla.
Gli elfi, tanto per dire, sono dei drogati.

Bene, amici di blog.
E' tutto.
Buon 2011!

mercoledì 29 dicembre 2010

Ciò che ho ascoltato questo pomeriggio e potrebbe farvi cagare

Domani.
Domani scriverò l'ultimo post dell'anno e vi lascerò il mio regalino consueto, da non leggere.
Ma oggi no.
Oggi vi tedio, oggi vi rompo il cazzo, oggi vi obbligo a non leggere il post.
E non solo perché sarà uno di quei post musicali, di quelli dove vi racconto che dischi sto ascoltando e perché.
Quei post dove metto i video del tubo che poi me li clicco da solo per ascoltarmeli di nuovo appena pubblicato il post.
No no.
Vi piacerebbe.
Oggi sono qui, da qui a qualche ora, che scrivo la mia simpatica monografia sul texano che amiamo, e guardo la mia cartellina dei dischi 2010. E li ascolto.
Non ascolto quelli belli.
E neanche quelli strani.
Ascolto quelli che ho ascoltato poco, o quasi mai, perché magari non li ho capiti, o loro non hanno capito me, oppure perché semplicemente me n'ero dimenticato.
E voi, poveri beoti che siete qui sperando che vi regali un SegnaCorto, un libro o vi elargisca penefici sessuali aggratis, ecco, proprio voi, vi farete tediare da questo post.

Cominciamo con un disco famoso, quello di Kanye West, My beautiful dark twisted fantasy.
Perché lo sto ascoltando? 
No anzi, la dico meglio:
tenuto conto della mia allergia ai dischi che arrivano al numero 1 negli USA, ai dischi pieni di feat., ai dischi dove i nomi dei tizi neri che cantano hanno tutti una lettera maiuscola nel culo tipo Jay Z, Pusha T, Turbo B, Jamie D, Pi D D, Point G, e via così, usando anche le lettere dell'alfabeto muto; ecco, tenuto conto di questo e altro: perché lo sto ascoltando?
Be', perché a forza di leggerne ovunque cominciavo a sentirmi un po' fuori dal mondo, a non sapere chi è questo fratello gemello di puff daddy. E poi dopo che quello di stereogram ha fatto la battuta con "dio Kanye" ho riso tanto, ma così tanto, che non potevo non ascoltare il disco.
Il problema è che non è mica tanto brutto? Anzi, due o tre pezzi, pur vergognandomi un po' devo dire che mi piacciono.
Anzi, sarebbe corretto dire pezzi di pezzi. Per esempio mi piacciono i primi due quinti di questo:

Bene. 
Adesso cambiamo disco. Passiamo a roba italiana.
Cioè, almeno credo.
Ma sì, dai, scherzo. Lui è italianissimo, è giovane, suona una chitarra blues pare da parecchio tempo.
E tanto per cominciare, dovreste ascoltarlo solo per il nome.
Uno che si fa chiamare Samuel Katarro, per me, è già un genio.
Come i Melma e merda, o tutti quei progetti con un nome legato alle cose schifiltose, che alle radio non li dicono, a meno che non siano in inglese. (un po' come quel genio di Prince con la sua canzone dedicata allo sperma). Comunque. Il Katarro suona una chitarra bluuuuus, e canta molto bluuuus, tipo in inglese come se avesse una patata in bocca. O nel naso. O due patate. Patata nel senso di tubero, eh.
Fa canzoni tutte storte, rovescie, sghembe. Sembra un po' un mix tra il primo neil young i jennifer gentle, durante una crisi epilettica. Però io lo metto lì e mi piace, mi passa, magari mi rende un po' nervoso, ogni tanto. Sembra, a tratti, di ascoltare quei tizi che vanno in giro per la città agghindati come alberi di natale con al posto delle decorazioni degli strumenti musicali. Secondo me è bravo.
Il disco si chiama Beach party.
Non lo ascolterete in radio. Mai.
Su youtube non si trova molto, ma provate questa, che a me piace tanto.

Jhonny Cash!
Jhonny Cash is a state of mind.
Io sono uno gnorante, di Cash e millaltri miti americani che non conosco.
Però questo ennesimo disco postumo, pieno di cash-itudine fa bene ai nervi.
Dovrebbero farlo ascoltare nelle carceri, nei manicomi criminali, durante i saldi...
Dovrebbero farlo ascoltare a quelli troppo nervosi.
Io non distinguo nessuna canzone di Cash. Nessuna proprio.
(Okay, okay, la cover dei depeche e quella sull'album degli U2, quelle le riconosco.)
Però un disco suo va tenuto sempre lì, vicino, a portata di clic.
Questo che sto ascoltando, almeno, che si chiama America VI: ain't no grave.
Provate:


Ecco, tanto mi dà pace il disco di Cash, tanto mi innervosisce quello dei Distanti.
Se l'ho scaricato (lo potete fare anche voi aggratis da qui) è colpa di vita di legno, però forse lo avrei fatto già prima, per colpa di Colasanti (sì, sempre quello di stereogram). Non so cosa mi fa questo disco.
A me sembra che ogni tanto, io che non so suonare, se mi dessero uno strumento in mano, meglio una percussione, e un microfono, e mi dicessero se ho qualcosa da dire, e come lo voglio dire, in questi tempi bui, be' ecco, io lo direi più o meno così, come loro.
Magari non direi le stesse cose, no. 
Però con la voglia di sputazzare dappertutto e soprattutto dentro il microfono che dopo un mese o due puzza di marcio da fare schifo ecco, quello sì.
E non riesco nemmeno a chiamarli pank. Nemmeno con la U, no.
Il disco ha un titolo lungo che non ricordo "Enciclopedia... " qualcosa.
E poi testi come "limonare duro" sono geniali. Eccheccazzo!
Eccovelo!
rigore dimesso di sesso tremore di notte si ubriaca e poi ritorna a casa ripete la notte dopo vent'anni ad un quarto di secolo soffre schiamazza prova a piangere coi duri limoni con il suo amore frignare con il suo amore complicare (non puntare sul mondo) coi tuoi diari romantici coi tuoi diari non parlarmene più davvero non parlarmene più davvero forse non ti tocco nemmeno.
E anche i due minuti di canzone, ecchemminchia!

Siete stufi?
Io no. Adesso sto finendo l'articolo e ho bisogno di una colonna sonora.
E a me David Sylvian sembra uno che potrebbe fare le colonne sonore di tutti i film del mondo.
Emanuele, che è fotograto, e Simone, che è regista, mi hanno detto, in tempi diversi, entrambi la stessa frase, alla mia ammissione che io non conosco Sylvian.
Ascolta qualunque cosa dove leggi il suo nome.
Okay, lo dicevano sia di lui che di Robert Fripp, ma non importa. Io adesso ascolto Sylvian
Io ho cominciato dall'ultimo disco, questo "Sleepwalkers"
Secondo me è un disco buono per trombare, nel senso che è lungo, e tranquillo, e a basso volume è gradevole. Anzi, gradevolissimo. 
Una lunga serie di canzoni che, mescolando elettronica e tradizione, sembra ogni volta la scena di un film che non avete visto ma vi piacerebbe vedere.
Siccome una canzone vale l'altra, vi lascio, e chiudo, quella che sto ascoltando in questo esatto istante.
Immaginate voi la scena, anche se il bip bip bip di sottofondo porta un po' al guinzaglio la fantasia.

E' tutto. Mi avete odiato?
Vi ho fatto cagare più dei kiwi?
O avete scoperto qualcosa di nuovo che vi è piaciuto. 
Be', se è così potreste anche dirmelo, brutti cagoni! :)

lunedì 27 dicembre 2010

"Sudario - Libro di sangue Vol. III" di Clive Barker****

Orsù.
Archiviamo accostandolo con orrifica rilassatezza questo ennesimo libro di sangue di Barker.
Ve ne ricordate?
Li comprai in blocco ai tempi del fun cool!, gaudioso e gaudente perché avevo trovato a 1euro soltanto, non uno, bensì due, libri di Sangue. Questo, che si chiama Sudario, e Monsters, che dovrebbe essere il sesto.
Peccato che - l'ho scoperto solo in seguito - il libro di sangue VI (Monsters) sia stato pubblicato in Italia dalla Bompiani scrivendoci sopra "Libro di sangue 3" (stronzi) e quindi, io, ignaro, ignavo e ignorante, lo avevo già letto! E me lo sono pure ricomprato!
Maledetto euro mal speso... :)
In ogni caso, liquidiamo e riponiamo, vi dicevo, questo libro di sangue numero III, che è l'ultimo libro della mia estate di letture.

Vi dico subito che gli avevo messo tre stelline, poi sono andato a risfogliarlo, e ho letto i titoli dei cinque racconti che vi erano contenuti... ecco, tempo tre secondi e avevo piazzato già la quarta stellina!
No perché non è possibile non farlo.
Barker, alla fine, non avrà magari questa gran scrittura, in questi libri (ricordo una scrittura molto più rotonda e scorrevole, per esempio, in Abarat), ma quando tu leggi "Testacruda Rex" il ricordo del racconto ti piove in testa così copiosamente che devi trattenerti a pedate dall'andarlo a rileggere.
E lo stesso dicasi per il pezzo che dà il nome alla raccolta, Confessions of a (Pornographer's) Shroud, che ha un grosso, grossissimo pregio: riesce a spaventarti con un lenzuolo!
Cioè... la vendetta viene affidata al lenzuolo con cui la vittima era stata coperta... dài, confessate... non fa paura neanche per un cazzo! E invece Barker ci riesce, a inquietarvi, con un semplice lenzuolo animato... leggere per credere.
E idem tornando a testacruda... Testacruda non potete non amarlo. La cattiveria primitiva tanto feroce  quando inarrestabile. Meglio che non scaviate troppo, nel vostro giardino, va, che se vi esce un Testacruda siete fottuti.
Per non parlare del primo pezzo, che - ricordo benissimo - partiva lento, che quasi faticavo, nella prima metà, a portarlo avanti, ma ora, mi è bastato leggere il nucleo narrativo su wiki per riavere il racconto interamente dentro, con tanto di particolari.
Anzi, guardate cosa faccio: vi copincollo il pezzetino di wiki, così voi, se per caso avete letto questo libro di sangue, potete testare quanto la sintesi vi richiami in testa i racconti.
  • Figlio della celluloide (Son of Celluloid): in un cinema nasce e si sviluppa una mostruosa forma di vita.
  • Testacruda Rex (Rawhead Rex): da una profonda caverna riemerge un umanoide primitivo assetato di sangue.
  • Confessioni di un sudario (Confessions of a (Pornographer's) Shroud): l'anima di un morto si impossessa di un sudario per compiere la propria vendetta.
  • Capri espiatori (Scape-Goats): dei navigatori rimangono bloccati su un'isola sepolcrale.
  • Spoglie Umane (Human Remains): una misteriosa statua sanguinaria si è risvegliata.
Dunque? Ve li ricordate?
Io, col senno di poi, eleggo Testacruda e Sudario tra i miei preferiti, assieme all'Ultima illusione, contenuta nel libro di sangue VI.
Altro da dire?
Ah sì, due parole per chi magari passa di qua e non sa niente di Barker Clive.
Beh, se non sa niente che si vada a leggere wiki.
Io tutt'al più vi dico cosa ne penso io, che il celluloide-side di Clive lo ignoro quasi completamente.
Vi posso dire che Barker, lo ricordo benissimo, è stato il primo scrittore sui cui libri è apparsa la scritta "Il futuro dell'horror" Stephen King. All'epoca, per chi c'era e leggeva il Re pendendo dalle sue labbra, trovarsi scritta una frase simile, su un libro, faceva un certo effetto.
Poi, trovandole scritte ovunque, comprese le scatole di pelati e i libri editi dalle edizioni Paoline, i consigli kinghiani hanno perso mordente e ci fanno sorridere. Leggendo i libri di sangue, però, e tenendo conto che queste edizioni sono degli anni Novanta, credo che quella scritta dicesse il vero, almeno in quel periodo.
Le idee, le visioni e i mostri barkeriani ti restano dentro per la purezza dei contenuti, più che per lo stile di scrittura. Ricordate che stiamo parlando del 1984 e il cinema horror, da lì in poi, ha provveduto a metterci negli occhi tante cose. Ma proprio tante tante. Eppure l'horror di Barker contenuto in queste righe resta vivo, colorato, brulicante.
Non ti farà paura... non è un orrore da spavento, oramai. E' però un orrore da godere, da gustare... come dire... come masticare caramelle gommose, ecco. Durano poco, ma vuoi mettere il gusto che ci provi, a masticarle?
E poi, per chiudere, un'altra considerazione.
Un pensiero, cioè, sulla lunghezza dei pezzi, rispetto ai contenuto. Questo tipo di racconto, questo tipo di storia, sta bene in questo tipo di lunghezza. 30... 40 pagine, poi basta. Di più, anche il miglior Testacruda ti romperebbe il cazzz.
Chiudo con qualche domanda, che non si sa mai che qualche anima pia mi risponda.
Sapete per caso se tutti e VI i libri sono editi da Sonzogno in questa edizione vintage così fica?
(Lo so, potrei googlare, ma non mi va)
Seconda cosa:
Sapete per caso a che punto è il buon Clive con Abarat? Io ho letto i due tomi pubblicati ma mi ha lasciato con l'acquolina in bocca... mica deciderà di non andare più avanti?
Bene. E' tutto.
Felice ultima settimana dell'anno!

venerdì 24 dicembre 2010

"I ragni zingari" di Nicola Lombardi***

Il libro era in uscita, ma io, gnucco che non sono altro, vi dicevo già che era un bel libro. Ve lo dicevo perché l'avevo già letto in fase di valutazione romanzi, quando cioè il libro si chiamava "file" e c'erano ancora, ricordo, le d eufoniche di troppo.
Però mi piacque, quella volta, e ricordo che sì, l'avrei proprio visto bene, quel file, spalmato sulle pagine di un libro.

Bene.
Direte voi, ma allora perché ce ne parli di nuovo? Semplice: l'ho riletto. No, no, non sono coione del tutto. L'ho riletto per un paio di motivi. Anzi, tre.
Il primo è che volevo vedere com'era venuto, una volta editato, corretto, impaginato ecc ecc. Resto sempre dell'idea che se vi consiglio di comprare qualcosa devo essere il primo a sapere che cosa vi sto consigliando.
Il secondo motivo è che è corto, e rileggere quelle 160 paginette mi costava ben poco e mi faceva piacere.
Con questi due motivi, però, non è che l'avrei riletto "subito". Cioè... avrei letto un sacco di altra roba, prima, e questo sarebbe stato lì sullo scaffale ancora per qualche mese.

Poi però mi arriva l'sms della Mari che dice, tipo, "Ma a te era piaciuto i Ragni Zingari?" Cioè, tipo come a dire che lei l'ha trovato brutto e io che l'ho trovato bello sono un deficiente. Ovviamente, sì, le dico, mi è piaciuto e pure parecchio. Però... beh, in fin dei conti l'ho letto due anni fa. E in questi due anni, in effetti, ho letto parecchio. Praticamente buona parte dei libri di cui vi parlo su questo blog. E se leggi cambi, come lettore. Quindi mi son detto...
Beh, rileggiamolo adesso, dài. Così vedo se mi sembra ancora un bel libro come mi era sembrato all'epoca.

La risposta è sì. Mi è piaciuto ancora. 
Certo, qualche difetto in più l'ho notato. Una certa complessita dell'aggettivazione, una scrittura che a tratti si perde nelle descrizioni dei ricordi e quindi, se uno ama l'azione, non è certo ideale. Però i punti di forza del romanzo, ovvero ambientazione, l'inserto fantastico dei ragni, la scena finale dello specchio e quell'aria di decadenza, di rovina, che si respira in ogni pagina, beh, le ho ritrovate e con piacere.
Anche perché, voglio dire, l'ho consigliato parecchio, questo libro, perché lo trovo un ottimo esempio di come si possa costruire un buon romanzo con pochi elementi, senza cercare di fare cose complesse, e limitandosi a una storia elegante e emotivamente rilevante (e senza rinunciare a sfumature horror e nere).

Poi posso capire una cosa. Che se ti aspetti un effetto thrilling, qui non c'è. Si capisce abbastanza chiaramente chi ha fatto cosa e perché lo ha fatto. La visione del ragno, a inizio libro, non inganna il lettore appena appena smaliziato. Ma non mi è sembrato che questa fosse intenzione dell'autore. La storia, intesa come collante che spinge la narrazione, è volutamente debole e rallentata. Non mi interessa scoprire chi ha fatto sparire il piccolo Marco, fratello del protagonista. Non mi interessa sapere se quei ragni misteriosi che zio Berto vede con la coda dell'occhio esistono o meno... I ragni sono una metafora, e in questo senso, esistono eccome nel settembre del 1943, periodo del mutamento politico e guerresco, sancito dal Badoglio, che ha gettato la Nazione nella confusione. Ambientazione storica e geografica rimangono sempre forti e le pagine la sudano a ogni riga... Certo, quel periodo storico mi piace, quindi valutate che a me, leggere di Guzzi, Stukas, Wehrmacht, beretta, corona d'Albania e via dicendo, non annoia per nulla. Se invece l'ambientazione storica non vi gusta, okay, allora capisco che vi riduciate a seguire la trama. Eppure nemmeno quella non delude. Il libro fatica nella prima metà, ma poi, da lì in poi, si legge d'un fiato, fino al finale tanto giusto quanto inatteso.

Ah, dimenticavo. Due parole veloci sulla trama, sennò non sapete di cosa sto parlando. 
Michele ritorna dal fronte albanese, lievemente ferito e congedato, Badoglio ha appena firmato l'armistizio e ancora non si capisce bene che i tedeschi si volteranno a spararci contro. Michele ha un altro cruccio, quando ritorna a casa. Il fratellino Marco è sparito, non si trova più. La madre è disperata, Adele, la sorellina, sembra nascondere qualcosa, e zio Berto, che in passato sembra avere un ruolo nell'incendio che ha bruciato il granaio con dentro la moglie, è strano e vede ovunque i ragni zingari, presenze spettrali che preannunciano disgrazie. Questa la situazione di partenza, e da qui si sviluppa il tutto.

A me, è piaciuto di nuovo. 
Ho solo notato, letto a due anni di distanza, che la scrittura, soprattutto all'inizio, sembra essere un po' pesante, in particolare a livello di descrizione e aggettivazione, ma confesso che le pagine dove questo aspetto si è fatto notare sono state, per me pochissime.

Bene, è tutto. Ora posso archiviare anche questo libro, e chissà che non riesca a terminare di parlarvi di tutti i libri del 2010 entro l'anno. Per chi vuole leggersi i Ragni Zingari di Nicola Lombardi in questo periodo, si ricordi che potrebbe averlo per un solo euro, anche se, in effetti, un vantaggio dei libri corti è che costano meno e potete comprarlo anche più avanti :).
Vabbè, è tutto.
Anzi no, non è tutto. Ancora una cosa.
Oggi è quasi Natale, e io da buon pagano approfitto sempre delle feste cristiane per riposare e cazzeggiare e magari far sorridere il mondo, che ne ha tanto bisogno. 
Se siete nella mia rubrica contatti, questa cosa l'avete già ricevuta, per tutti quelli che non sono (ancora) nella mia rubrica... questo è il mio augurio personalizzato!
E ditelo dài, che ho del coraggio!


mercoledì 22 dicembre 2010

Interviste falliche con persone folli: Strumm

Vi ricordate il fun cool!, vero? E vi ricordate magari che c'erano dei premi accazzo di quelli che forse, avrete pensato, si scrivono tanto per dire, ma poi non si danno. Tipo... hai vinto la parte in un racconto, hai vinto una traduzione, oppure, come questo che state per leggere, hai vinto un'intervista.
Ecco.
Io i premi accazzo di questo tipo, invece, li consegno. E' solo questione di tempo (a parte il premio "commento di insulti sul tuo blog" che consegno piuttosto presto. :)
However, ecco a voi l'intervista fallica con persone folli, che è stata concessa in premio a Strumm.
Chi è Strumm?
L'uomo che ha scritto un libro che rischiava di farmi pisciare addosso dal ridere. L'uomo che la prima volta che lo vidi, e mi disse il suo vero nome (nome di battesimo, intendo) io dissi qualcosa tipo "Ah ah ah, ma hai veramente un nome di merda! Ora capisco perché ti fai chiamare Strumm." rischiando la morte o la simpatia eterna. L'uomo che cerca di tenere un blog e riesce ad aggiornarlo meno spesso di quanto appare in foto, approfittando addirittura di quest'intervista. L'uomo che, durante questo post, avete già offeso 4 volte leggendo Strumm, con la U, mentre dovete pronunciare StrAmm, come Joe Strummer.
Insomma, basta chiacchiere.
Leggete l'intervista, e vediamo se riesco a tediarlo come ho fatto nelle altre interviste falliche.

GELO: Ciao caro,
come ben sai, non mi dimentico le cose, mentre se tu te le dimentichi, ora rimarrai sorpreso di dover cominciare questa meraviglioserrima intervista che hai vinto con il Fun Cool! Le domande, ovviamente, le pesco di volta in volta, pescate dalla mia finta idiozia, e tu sei libero di rispondere nel modo più idiota che credi, quando credi. Partiamo subito con la prima domanda:
Parliamo d'arte. parliamo di quadri, o comunque opere figurative. Le immagini possono essere storie, lo sappiamo. C'è un quadro (o anche un paio) che come l'hai visto ti ha fatto pensare in modo fortissimo a una storia da scrivere? E quale storia, come sarebbe stata o come sarà?

STRUMM: La domanda è interessante e, almeno per me, trova risposta immediata. Avevo una storia in testa da parecchio tempo e quando, proprio un anno fa, andai a Vienna, i tasselli mancanti spuntarono fuori nell'istante in cui vidi questo quadro:
Blinde Mutter di Egon Schiele (1914), Leopold Museum.

La dinamica del quadro, la protezione che tutto il corpo della madre offre ai bambini, mi ha fatto scattare la scintilla. Il romanzo è in lavorazione, anche se la stesura si è interrotta, perché - come al mio solito - sono sopravvenuti dubbi amletici. Ma l'energia e le infinite proiezioni che la figura mi ha stimolato troveranno sicuramente la loro strada.
Ci sono poi "il trionfo della morte" di Bruegel. Alcune foto della Arbus. I quadri di Caravaggio. Il Cristo del Mantegna. E ancora Klimt e Schiele.
L'arte è fonte continua di ispirazione. Se non lo fosse dovrei farmi visitare.
GELO: Grandissimo quadro! lho visto! E quasi tutti gli Schiele sono così, a dire il vero: ogni quadro una storia! Ottimo... passiamo subito alla seconda, dài.
Tu, nel bene e nel male, sei un pearljammato, e questo è un fatto. Ciò significa che, al di là del bene e del male, sei anche un un figlio del grunge. Ora, la domanda è di letteratura (e che credevi!) Scegli 4-5 personaggi di quei tempi e di quei gruppi, scegli un romanzo famoso da fargli interpretare e la colonna sonora per almeno un paio di scene clou!
STRUMM: Gelo, questa domanda è pessima! Mi meraviglio di te che ti riduci a simili trucchetti. E che differenza rispetto alla precedente! Ma, siccome ti voglio bene, provo da dare una risposta vagamente sensata.
Scena: Chris Cornell fa Randall Flagg e Courtney Love nella parte di Nadine Cross (L'ombra dello Scorpione - S.King).
La scena è senza alcun dubbio la seduzione di Flagg alla Cross (fino a quel momento ancora vergine).
In sottofondo Jesus Christ Pose.
Direi che può bastare.

GELO: no no :) Sei pessimo tu che non hai visto le possibile aperture di questa domanda e le infinite combinazioni che racchiudeva... cornell e courtney, pfui, sono io che mi meraviglio di te! Se l'avessero fatta a me solo a pensare ai ruoli che avrei potuto far interpretare a Dave Grohl mi si apriva un mondo! :D

STRUMMQuelli so' musicanti, Vedder può fare solo lo straccione, Grohl è mejo che suona.
Facciamo fare a ognuno il suo mestiere. Infatti, perché io scrivo e perché tu hai l'ambizione di tenere un blog?
Mah... E' come se un imprenditore colluso con la mafia decidesse di diventare presidente del consiglio, assurdo!
GELO: Grohl è un grande attore! E anche Lanegan se la caverebbe bene, :) E poi quelle cose lì di mafia succedono solo nei film! Vabbè... penserò a una altra domanda che ti aggradi...Ah, ecco. Ieri mi sono visto un documentario su un poeta. Il realtà non poeta canonico, ma poeta di vita. Non ti chiedo qual è il tuo rapporto con la poesia, che potrebbe non esserci e comunque è una banalità.
Ti chiedo una poesia che ti è rimasta dentro, che hai sentito tua, o che ti è piaciuta davvero, così tanto da ricordartela e rispondere a questa domanda. E poi ti chiedo di un personaggio, qualunque personaggio, che secondo te ha vissuto la vita come una poesia.

STRUMM: Miglioriamo, va!
Ho un rapporto a corrente alternata con la poesia. Ne ho scritte alcune, per lo più in periodo di depressione.
Amo l'ermetismo, da Quasimodo a Montale, per finire con Ungaretti.
Stranamente però, l'unica poesia che so a memoria, addirittura dalle elementari, è una poesia di Trilussa intitolata "Er grillo zoppo". La sento mia per questo, anche se forse "Ed è subito sera" di Quasimodo è quella che è più radicata in me e che identifico come una sublime sintesi della realtà umana.
E' strano, ma come personaggio mi è venuto subito in mente Charles Bukowski. Forse perché vivere come una poesia, almeno per me, non significa essere eterei, platonici, gentili e garbati, ma essere veri, passionali, intimi e istintivi. La poesia dovrebbe essere questo. Gli uomini dovrebbero essere questo.
Gli animali, nessuno escluso, sono le uniche poesie viventi.

GELO: Senti... Tu hai scritto Diario Pulp, un libro che è stato spesso paragonato a una versione cartacea di pulp fiction. Non voglio star qui a questionare su questo fatto, che non mi interessa. Immagino però che il prodotto tarantiniano sia di tuo gradimento. La domanda è: ci sono dei film per i quali andresti in brodo di giuggiole se ti dicessero "ehi, hai scritto un libro che ricorda tantissimo questo film!"?

STRUMM: E' una cosa che va avanti per tutto il 2011? (NdG: le domande sono state spalmate su più giorni con cadenza a seconda del ghiribizzo dell'intervistatore)
Comunque, tornando alla domanda:
Quentin Tarantino è senza dubbio uno dei registi attuali che preferisco. Ha innovato, sconvolto e rivisitato - senza mai nascondere le sue fonti d'ispirazione e i suoi riferimenti - molti generi.
A livello viscerale "Reservoir dogs" è il film che preferisco, ma "Pulp Fiction" reputo ancora sia il suo film migliore per sceneggiatura, struttura, trovate e dialoghi (e me lo sono sorbito un paio di volte anche in inglese).
Sono andato in brodo di giuggiole quando hanno anche solo citato Pulp Fiction come uno dei possibili accostamenti con Diario Pulp, ma la strada è troppo lunga per godersela più di due secondi.
Ci sono dozzine di film a cui piacerebbe vedere accostato un mio libro. Di generi e autori diversi.
L'intera saga del West di Sergio Leone, "Il grande Lebowski" e "Non è un paese per vecchi" dei Coen, "Arancia Meccanica" di Kubrick, "Blade Runner" di Scott, "C'era una volta in America" sempre di Sergio Leone.
Poi, andando più sul classico: "Il bell'Antonio", "Matrimonio all'italiana", "Divorzio all'italiana", "Una giornata particolare", "I soliti ignoti", potrei andare avanti per giorni.
Amo anche molti film drammatici, l'ultimo che mi ha colpito per resa, nonostante il libro fosse a un livello improponibile, è "Revolutionary Road". Ottima realizzazione su un romanzo di qualità eccelsa.
Comunque mi basterebbe anche "Giovannona coscialunga" o "Rocco e le storie tese".

GELO: No dài, tranquillo che abbiamo quasi finito. Direi che potrei farti ancora questa domanda e poi basta :) Ti piacciono i mostri vero? Creami un mostro!
Descrivimelo, disegnalo, inventalo... tutto quel che vuoi eccetto usare riferimento a Silente, E poi, forse... abbiamo finito. :)

STRUMM: Un mostro è una bambina in camicia da notte che ti sorride con lo sguardo di una vecchia, perché il mostro è la purezza corrotta.
Per me possiamo andare avanti quanto vuoi, volevo solo capire dove intendessi andare a parare, quanti disgraziati versano nella mia stessa condizione.

GELO: per ora i disgraziati che sono stati sottoposti a questo sono stati Bonfanti e Riva comunque questa tua risposta breve e concisa mi farà pensare a un'altra domanda :)

STRUMM: Ma loro non sono degli improvvisatori come il sottoscritto, avrai già accumulato due trattati universitari...

GELO: Infatti la loro l'ho dovuta dividere in due parti! Ahahaha

STRUMM: Si prendono ancora troppo sul serio.

GELO: Forse erano le mie domande, a essere migliori... anzi, ora ne ripesco una e vediamo :)
Anzi, puoi scegliere tra queste due che feci a David:
Immagina una canzone come una persona... sai quelle cose con braccia, gambe, occhi, ombra, cervello... Sì, sì, proprio come te... anzi, la domanda è proprio questa: Quale canzone sarebbe Strumm?
Oppure questa:
Parlami male di qualcuno. Perché lo disprezzi, perché ti infastidisce, perché ti ha fatto del male... Scegli tu. Non vale dire che ami tutti o che vuoi parlarmi male dell'invidia, o del solipsismo. No. Nome e cognome, o ragione sociale, e via, dì quel che devi.
O anche entrambe, se vuoi.

STRUMM: No, le tue domande sono buone, è che non mi era mai capitato di fare un'intervista a rate. Ed è più complicato - almeno questa è la sensazione - di un'intervista intera a cui rispondere con calma.
Torniamo alla domanda:
Tu vuoi che identifichi Strumm in una canzone. Per fare questo dovrei prima capire chi è Strumm. Perché, e non lo dico per complicare le cose o darmi un tono, Strumm non sono io. E' davvero una mia emanazione. Quello che sono quando scrivo non sono nel resto del tempo. Resta invariata la ricerca ultima del pensiero, del cuore delle cose, dei piani di scontro e attrito. Questo sì. Resta la ricerca del significato ultimo e della quadratura estetica, ma al tempo stesso mi ostino a non rendere nulla troppo artificioso. Insomma un bel casino.
Forse, per motivi diversi, due brani dei Tool sono abbastanza adatti: "Ænima" e "Schism".

All'altra è impossibile rispondere, non per diplomazia, ma perché la lista delle persone che disprezzo è sterminata. In questo periodo abbondano i parlamentari, ma l'elenco è in costante aggiornamento.

GELO: Bene, caro. Schism tra l'altro è anche tra i miei pezzi preferiti. Io direi che possiamo anche chiuderla qui. Ti ho rotto abbastanza e gli amici del blog sono sicuramente contenti. Salutali con la tua parolaccia preferita scritta in maiuscolo e dacci appuntamento al prossimo fun cool!

STRUMM: GELOSTELLATO!
Non vedo l'ora di rivedervi tutti a Fun Cool!

domenica 19 dicembre 2010

"La bambina che amava Tom Gordon" di Stephen King***

Questo è uno dei miei ultimi libri di settembre, e uno degli ultimi letti, qui sullo scaffale. Un tascabilino piovuto dal cielo via Valchiria, che per misteriosi motivi finisce per avere due copie di qualcosa e volerle smaltire, e io, quando mi regalano libri, divento come un diavolo con le anime: non dico mai di no.
Che poi, ultimamente, non posso dire di aver ripreso a leggere il Re, ma se non altro un libro e mezzo all'anno sì, anche se di quelli vecchi, che mi ero perso smettendo di leggerlo. 
E in fin dei conti, se unisco questo "La bambina che amava Tom Gordon" a Blaze e a Mucchio d'ossa, riesco a trarre la conclusione che anche se non mi dà più quelle scosse e quella soddisfazione di un tempo (ma poi, adesso, me la ridarebbe?) leggere il Re riesce a lasciarmi comunque non-insoddisfatto.

Emblematico, questo romanzo.
Vi assicuro che fino a, diciamo 5/7 si romanzo, gli avrei dato due misere stelline e anche qualche parolaccia sottovoce. 
E' un libro un po' lento, all'inizio, dove Trisha, la protagonista di 9anni, si perde nei boschi (lo stesso bosco di Pet Sematary, pare) e finisce presto dal dover ritrovare la strada, a dover trovare la civiltà e lottare per la sua sopravvivenza. King, con il suo modo  oramai abbastanza "stanziale" di descrivere i personaggi, ci dà un breve affresco di mamma e fratello maggiore di Trisha, che ancora non hanno metabolizzato il divorzio, e poi ci lascia la soggettiva della bambina praticamente fino a fine libro, uscendone solo per brevissimi frangenti relativi alle sue ricerche e, verso la fine, al cacciatore che sarà il primo essere umano a vederla, dopo lo smarrimento.
E così noi accompagnamo 'sta bimba, che esce dal sentiero per pisciare e poi... tac, non lo ritrova più. Vi dico subito che non è che mi sia stata granchè simpatica, la piccola Patricia. Non so... non credo per sia per l'acume e l'eroismo che dimostra, arrivando a un passo dal crepare di fame e riuscendo il più delle volte a non perdere la calma e il cervello. Non credo nemmeno che sia per il suo essere simbolo di qualcosa che viene messo di fronte a tre (come dice wiki) modi di intendere la divinità (una maligna e misteriosa, un'altra familiare e poco divina, la terza impersonata, appunto, da Tom Gordon, giocatore di baseball figo e che risolve le partite al nono inning). Penso più che altro che sia un caso, che la protagonista non mi stava né simpatica, né antipatica; e immagino anzi, che a qualcuno possa davvero aver fatto tremare i polsi e la coda, perdersi assieme a lei, in questi boschi.
Quello che non riuscivo ad apprezzare, inizialmente, era proprio questo eccesso di abilità da parte della bimba e questa entità (il Dio dei perduti) che la seguiva nel bosco senza mai farsi vedere. E seguila oggi, e seguila domani... okay, mi va bene, ma quando siamo  a pag 150-160 e l'unico rischio che è corso Trisha è di morire di cag8 fulminante... beh, cominci a preoccuparti, essendo che il libro ha 220pagine!

Poi invece arriva il finale e tu, lettore, che temi già una sorpresa di quelle rocambolesche e mooolto horror, vieni accontentato, sì, ma non nel modo che ti aspetti, e direi, almeno questo è l'effetto che ha fatto a me, che ti arrendi al Re, chiudi l'ultima pagina, ti fermi un momento e pensi qualcosa del tipo: "Okay, Stephen, sarà anche un libercolo che ti è uscito così, di getto, in pausa da progetti più grossi, però no, non sei proprio l'ultimo pirla. Anzi... "
Perché se da un lato è chiaro che la sorpresa finale, King, te la sta costruendo per le ultime pagine, è altrettanto chiaro, quando ci arrivi, che non te l'aspettavi, messa in quel modo lì. E certo, ti dici, possibile che non ci ho pensato prima? No, non ci pensi prima, a meno che qualcuno non ti abbia spoilerato il finale.
E la seconda cosa che ti dici è: bah, una storiella... però... beh, mi è piaciuta, anche se non è niente di che.
E invece, direi, ripensandoci adesso, che sono passati un paio di mesi dalla lettura, non riuscirei a dire che non è niente di che. Ci sono almeno due caratteristiche che, se leggete, vi potrebbe essere utile osservare.
Una è il modo con cui Stephen costruisce la suspense, che è abbastanza sottile e "da manuale". Piccoli particolari, in crescendo, messi uno via l'altro e mescolati con la classica strategia dei sogni e delle visioni. Insomma... sembra facile, ma non lo è. La seconda particolarità che gli è riuscita bene, a patto che voi siate affezionati al baseball, è quel dialogo interiore di Trisha col padre, che non c'è, ma vive nei suoi ricordi attraverso il baseball. Tom Gordon, il giocatore di cui la bimba è innamorata, non solo il battitore dei Sox, ma è anche quel che resta dell'assenza del padre e il tramite con cui lei metabolizza il suo non esserci più, nella vita di famiglia. Secondo me è un buon modo.

Difetti? Beh, due, piccoli, secondo me, ed entrambi sulla costruzione del personaggio principale. Il primo è un eccesso di McGyverismo della nostra Trisha, che sì, è sveglia, ma in qualche frangente sembra un concentrato di cinque boyscout e un cavaliere dello zodiaco. Il secondo difettuccio, sempre su di lei, è dato dai suoi pensieri che a volte, forse, sono troppo poco bambineschi, soprattutto nella sua concezione teologica della vita. Sono comunque due piccolezze, che si possono ignorare cambiando focus sul libro, ovvero: vuole King spaventarci e farci drizzare i peli delle piante dei piedi? No, non vuole. Se capita gli fa piacere, ma le sue mire, credo, siano più dovute a fare di questo smarrimento fisico di Trisha, un modo per descrivere e poi dissolvere
una sorta di smarrimento morale e psicologico. Come dite? Che palle? Beh, se non vi interessa questa visione, effettivamente, sono meglio altri King, se invece apprezzate più questa seconda lettura, beh, dài, è un discreto romanzo.

Chiudo con una considerazione sul titolo: fa cagare.
Speravo che quello in originale fosse meglio, ma invece ho visto che è identico. 
Vabbè... si vede che nel '99 andavano di moda i titoli col congiuntivo in mezzo... che trovo insopportabili. Ma del resto, io trovo insopportabili un sacco di cose. :)

mercoledì 15 dicembre 2010

Sapete qual è la novità?

Avete presente Dimmi la canzone dei Tre allegri ragazzi morti, quella che canta così:

[...]
Sarà così, per come ridi
O per questa soprendente novitàààà
Ma sai qual è la novitàààà?
La sai qual è la novitàààà?
La novità è che ci ho i banner nuoviiiiii!

No, okay, il ritornello non finiva così, finiva con "...m'ami", ma la novità, qui, oggi è quella che vedete lassù.
I BANNER NUOVI!
E chi mi ha fatto i banner nuovi? Chi? Chi, secondo voi?
Vi rispondo con una domanda: l'avete vista la colonna di destra del blog, in basso, dove ci sono tutte quelle copertine di libri? Sì? 
Okay.
Seconda domanda: a chi mi potevo rivolgere io per avere dei banner con un minimo di umanità e senso del gusto? Lapalissiano, my dears, lapalissiano... a quelli di Diramazioni!
Ehi, starete già dicendo voi altri cagacazzi col muso di quagga, ma non potevano farti un banner figo come le copertine, con tutte le cosucce fighe e misteriose, usando quegli strumenti di photoshop che non li impari a usare bene nemmeno quando hai il mac con le funzioni per cerebrolesi pigri?
NO! 
No perché non è quello che glio ho chiesto io. Volevo tre banner che fossero miei, semplici, senza menate, magari più o meno tutti simili. E i Diramati (non ho mai capito se gli dà fastidio quando li chiamo così) mi hanno esaudito. Certo, adesso mi tocca diventare famoso e incrementare le visite ai miei blog, per sdebitarmi, però comincio anche facendovi un altro discorso.
Una riflessione, diciamo così.
Brevissima, eh. 
Una riflessione sull'arte digitale e l'estetica web.
Una riflessione piccola che vi feci ai tempi delle riflessioni di un curatore, ovvero quelle sul fatto che una copertina (ma anche un banner, una locandina, un'immagine in generale) deve essere adatta, oltre che gradevole. Io alla web-art non mi affezionerò mai. Alla fotografia digitale già di più, ma alla web-art faccio fatica. Alle immagini per web, invece, mi sono affezionato quasi subito, da quando ho visto il primo monitor pc. E' un qualcosa che ha a che fare con le proiezioni mentali, e non ultimo con la fantasia. Gli strumenti nuovi ti aprono nuove porte per nuovi luoghi, è un fatto, ma a volte si tende a raggiungere i nuovi luoghi per le porte vecchie. Anche questo è un fatto. 
E così io apprezzo sempre chi riesce a essere web, nella proposta delle immagini. Poi certo, i gusti son gusti e bla bla bla... ma è innegabile che certe immagini, un certo modo di proporre e vedere le cose, sono orientate agli occhi che stanno davanti a un monitor, piuttosto che a quelli che stanno di fronte all'immagine stessa.
Ecco perché è coerente parlare di adattabilità, in questi casi. 
C'è chi riesce a farlo e chi no. I diramati, secondo me, ci riescono.
Nel mio caso, per dire, mi piacciono moltissimo le gambette storte, perché insomma... diciamo che mi sento rappresentato, da quell'aria di mondo a rovescio.
Vi faccio un altro esempio, più generale.
Avete appena scritto un libro che racconta la storia dei vostri avi, nell'Ottocento e spiccioli, narrando con puro scopo etnografico tutti i contorni dei loro mestieri e delle loro vite. Vi serve una copertina e vi mettete a guardare quelle fatte da diramazioni e pensate: "eh, no, a me non serve una roba così, a me serve una roba più classica, old style, magari bianco e nero, che il persino il monitor puzzi di vecchio se la metti come sfondo del desktop. Questi fanno altre cose..." STOP! SBAGLIATO!
E' qui che sta la professionalità!
Secondo me loro ce l'hanno, e riuscirebbero a trovarvi una copertina "adatta". 
E' un po' come quegli scrittori che scrivono solo ciò che hanno vissuto... avete presente? Va ben una volta, va ben due... ma poi oh, basta eh, hai rotto il caz!
Uguale per chi lavora nel campo della computer grafica... 
Insomma, chiudo va, che devo andare a prendere freddo sul campo. Ringrazio lo sciamano per il banner provvisorio, e soprattutto ringrazio Diramazioni per questi nuovi banner.
Come dite?
E' mezzora che parlo al plurale e voi ne vedete solo uno?
Dai su... li metterò anche nella colonna di destra, appena ho un attimo. 
Se volete vedere gli altri due, per ora, dovete cliccare quiqui.
Ah, siccome la scelta delle foto è mia, nei commenti potete elogiare i diramati e insultare me. :)
E se per caso non vi ho fatto venire voglia di visitare i loro regni virtuali, vi inquieto con questa:

domenica 12 dicembre 2010

"Nostra Signora delle tenebre" di Fritz Leiber****

Io so, già da adesso, che dopo queste righe qualcuno verrà qui per piantarmi le unghie nella carne. Le mie, unghie. 
Lo so perché quelle quattro stelline lassù sono quattro solo per un pelo, e ci ho dovuto pensare un po', perché ero tentato davvero di toglierne una.
Poi, a mente fredda, la ragione a prevalso.
Il grado di perturbante e la scia lasciata da un paio di immagini e idee che mi si sono conficcate nella memoria come le unghie di cui sopra, mi hanno fatto capire che questo Nostra Signora delle tenebre è un gran bel libro, sì. 
Però non, come dice lo sciamano, un capolavoro.
No, non riesco a trovarlo tale.
Sarebbe a dire che gli hai trovato dei difetti? si staranno già scandalizzando i fan di Leiber. 
No, no, per carità. 
Però ho fatto fatica, fino a metà libro, a entrarci, a farmi trascinare nelle pagine, a essere entusiasta della lettura. Non so, e senza dubbio colpa mia, mi mancheranno dei riferimenti, del background, ma se non fosse stato per la seconda parte e per il finale, tutte le idee che Fritz ha buttato dentro questo romanzo mi avrebbero fatto pensare "figo!", mentre il capolavoro, quello vero, mi fa pensare: "ooooooooohhhhh".
Non so se capite.
Comunque, non venite a cavarmi le unghie, vi prego, perché in ogni caso il libro mi è piaciuto molto.
L'unica cosa, forse, che non ho gradito, anche se non mi ha infastidito, è stato quell'eccessivo uso degli aggettivi accoppiati, per come sono stati tradotti. Quel continuo uso, per dire, di brunopallido, verdescuro, e via di questo passo, dopo un po' mi suonava. Certo, in inglese, pale brown, (come nel titolo originario) ha tutto un altro suono, e quindi non posso certo incolpare l'autore di questo accoppiare aggettivi.
Per il resto mi è piaciuto tutto.
Tutto cosa? 
L'idea di fondo, la spina dorsale del romanzo, tanto per cominciare. 
Il protagonista, Franz, scrittore fantastico per una serie TV, con una matrimonio travagliato e finito alle spalle e una conseguente dipendenza da alcol, incontra un libro, che postula l'esistenza dei paramentali, esseri/entità generate dalla grandi città, dalle Megalopoli. Il postulato è contenuto nel libro di Thibaut de Castries, che non è un pincopalla qualunque, ma pare avere avuto diversi rapporti con altri scrittori di genere, durante la sua originale vita, nonché aver studiato/combattuto e forse essere stato sopraffatto dalle creature di cui parla.
E qui si innesta la seconda idea centrale del romanzo. Questa è meno nuova, meno originale, ma efficace. Il prendere le vite di scrittori famosi (Lovecraft, Sterling, C.A.Smith...) e legarle a quelle di De Castries, costruendo aneddoti e situazioni, arrivando persino a costruire "un'amante fatta di libri" appoggiati nella parte di letto matrimoniale dove ormai non dorme più una moglie.
Su queste due intuizioni, intrecciandole, come se libri e città fossero al pari di quelli in carne e ossa, ecco che ci sono molti altri lati da esplorare. In poco più di 200paginette, Leiber riesce a darti qualche decina di spunti di discussione, e questo è senza dubbio un risultato maestoso. Certo, da lettore, devi volerlo, devi accettare che questa non è l'avventura di Franz Westen che affronta i paramentali non riuscendo nemmeno a capire se esistono o meno. Non scherziamo... questa è solo la carriola che porta avanti la storia. Lenta, cigolando, tanto che alla fine, se vuoi metterti lì a contarle, i momenti di tensione/azione sono tre, forse quattro. Se poi sei lettore di supercice, ti possono bastare, però chiudi l'ultima pagina con la sensazione di aver sprecato il libro, e che forse faresti meglio a rileggerlo. 
Se invece lo leggi senza aspettarti fuochi d'artificio, ma pennellate dipinte sul buio, è tutta un'altra cosa.
Prendo solo un paio di esempi.
Franz, a un certo punto, terrorizzato e inseguito, si rifugia a casa di un amico, che come lui pare conoscere i paramentali, e qui finisce per incontrare una bambina, una piccola lolita, per la quale già aveva provato emozioni e voglia in passato, in una libreria, anzi, nella libreria. Ed ecco che mettere quel personaggio lì, disegnarlo a quel modo, dipingerlo e tenerlo in scena poche pagine, è straniante, perché in quelle poche pagine, il lettore passa dal terrore al fastidio, all'irritazione, all'eccitazione e poi di nuovo all'ansia, all'inquietudine. E quella bambina, per dire, ai fini della trama, non è necessaria.
Altro esempio, la prima scena perturbante. Qui è più facile, certo. Franz sale su una collina, Corona Heigts, da lontano vede casa sua, la sua finestra e... c'è qualcuno, o qualcosa. La creatura brunopallida, appunto. Ma... è qui il pregio? No, questa è una bella idea, ben resa, ma un'idea normale. Il pregio è nel contorno, nella descrizione del piccolo parco che c'è su quella collina, nel modo in cui un evento di questo genere rende cupe e misteriose tutte le presenze ordinarie, le cose di ogni giorno, che non sono certo come le vediamo. Angoscia, si prova in quel momento, e non per ciò che (forse) è lontano, ma per ciò che si nasconde vicino, intorno. Questo passaggio, davvero, l'ho trovato tra i migliori.
Poi ci sono tante piccole idee su cui ci si potrebbe cavare un romanzo. 
Il personaggio di Cal, la ragazza che Franz si tromba ogni tanto, sembra saperla fin troppo lunga sul potere della musica per dominare il soprannaturale, e mi ha riportato subito all'idea su cui si regge conjure wife, che le donne, di soprannaturale, ci capiscano molto più dei maschi.
Insomma, credo di capire.
A mettermi qui, adesso, a riflettere, mi sembra che in ogni angolo ci sia un'ideuzza, un lampo da cogliere, una sfumatura che è accennata e calzante ma che, volendo, potrebbe essere estratta come una costola per creare qualcos'altro di più ampio.
Vabbè, ho capito, mi arrendo: è proprio un buon libro.
Ti ci devi mettere, devi guardarlo da più parti, ma è davvero un buon libro.
In ogni caso, questo è indubbio, per la formazione di uno scrittore/lettore di fantastico, è imprescindibile.

venerdì 10 dicembre 2010

Una mail travestita vi uccidevà!

Questo post, sappiatelo, sostituisce a tutti gli effetti una mail.
Non so a chi la manderò, forse un po' a tutti, forse magari non la manderò. Vediamo come viene il post, dopo l'ultima parola.
E' che quando inviti la gente sul tuo blog, quelli che di solito non ci vengono, che magari non sanno nemmeno che lo hai, o ancora, possibilissimo, che non sanno nemmeno cosa sia, un blog, e continuano a stupirsi di come sia possibile che quel link funzioni senza il www davanti; ecco, dicevo, quando inviti soprattutto questi ultimi, il rischio che che vi leggano un'immagine di te che non corrisponde a quella che si sono fatti.
Anzi, non è un rischio, è una certezza.
Succedono cose tipo:
Ah, ma tu scrivi?
Ah, ma fai anche i cortometraggi?
Ah, ma non avevi detto che quella sera non potevi uscire con me perché eri a cena aziendale e invece vedo che hai risposto a un commento?
Insomma. Si incrinano i mondi, in meglio o in peggio, e poi te li devi tenere zigrinati o scheggiati.
Comunque, se tu che hai ricevuto la mia mail che ti lasciava questo link, sei arrivato a queste righe, oramai il danno è fatto, sarai lì coi tuoi pensieri con le ginocchia sbucciate a capire se devi disinfettargliele oppure prenderli a sberle perché sono inciampati a scemo via.

Se invece sei uno di quelli che di solito legge questo blog, magari che spera io metta un link a un gruppo di quelli mainstream per potermi insultare, oppure a un pittore che dipinge col suo pene, o a una che lo fa coi capezzoli (la differenza è che al primo, se gli dici che sono quadri del cazzo, lui non si offende), beh, ecco, sappiate che non succederà, perché questo è un post promozionale, in cui cercherò di vendervi qualcosa, e quindi, lo potete anche saltare.

Ma cos'è che posso vendervi, io? Beh, dài, lo avete capito da quell'immagine lì sopra, che è un segnalibro. Anzi, il segnalibro dei Corti - Seconda Stagione, che è così figo che addirittura ha anche un nome: il SegnaCorto, fatto da quei fenomeni di Diramazioni, che sono quelli che hanno fatto tutte le copertine e che hanno il pregio di farle adatte al proprio libro. Tipo un vestito, insomma. 
Dunque, a questo punto, alcuni di voi, quelli che non sono ancora là a guardare le tette budinose della tizia che fa quadri areolati, si saranno ampiamenti rotti le palle di sentirmi parlare di Corti, mentre gli altri, quelli che non sanno cosa sono i Corti, forse nemmeno sanno che ne sono il curatore e che adesso posso bullarmi di dirigere una collana, anche se Pigmea. 
E cosa faccio io come prima cosa? 
Progetti per un libro? Scouting? Valutazione di quei tre manoscritti che ho sul desktopo? Macchè! Io faccio fare i SegnaCorti! E voi non potete nemmeno immaginare quanto tempo mi stanno portando via, questi piccoli maledetti bastardi. Come spiegare le ali al vento!

Ma veniamo al dunque.
Il dunque è questo. Mi sono accorto che mi piace diffondere libri, a cominciare da quello che ho curato, passando per quelli del catalogo della mia casa editrice, Edizioni XII, che anch'io mi leggo.
E così, evitando anche un bruttissimo copia incolla, vi riassumo la promozione che uscirà da domani, sul sito della casa Editrice. 
Potete comprare un libro a un euro. O meglio, ne dovete comprare due, e il terzo, quello che costa meno, lo portate via a un euro. E' vantaggioso, credetemi. In più, se lo fate, vi regaliamo anche uno di quei minuscoli segnalibri lassù, con dietro una storia, che qui vi ho messo in foto, che potete anche ingrandire.
E cosa posso fare io per voi? beh, consigliarvi, dirvi quali tre libri (li vedete tutti nella colonnina di destra) vi potrebbero piacere, o che potreste regalare facendo un figurone.  Del tipo:
Abiti a Venezia o ami quella città? devi leggere Carnevale!
Hai un nipote adolescente che non legge mai? Compragli il Morbillaio!
Sei un medico artista o un artita medico? Opera sei è imprescindibile!
Stravedi per pulp fiction? Diario pulp sarà la tua bibbia.
Insomma... robe così.
E poi magari, se me li fate ordinare, invece di farvi mettere un SegnaCorto accazz ve lo faccio scegliere.

Come dite? Voi non leggete, ma quel libretto lì, quello del SegnaCorto, vi piacerebbe proprio averlo? Anzi, sarebbe ottimo come regalo di Natale? Beh, qui posso fare il figo. Sono il curatore noh? L'offerta della casa editrice è che se voi comprate 8 libretti li paghi 6.50 invece che 7.90 e vi regalano anche tutta la collezione di 12 SegnaCorti. Io invece vi dico che se avete ricevuto quella mail di cui parlavo a inizio post, beh, vi considero amici che non mi dispiaceva invitare sul blog e zigrinargli un po' l'orizzonte. Quindi rispondete alla mail e parliamone. ;)

Fine del post promozionale, anche se in realtà, c'era anche altro. :)
Un saluto. 
R.

martedì 7 dicembre 2010

Pioggia, muri, mari e parole per dipingere

Questo è un post di meraviglie che intaccano uno spirito ingenuo che vuole farsi meravigliare. Ovvero, un post dove vi parlerò di eterogenei cazzi miei, cercando di farli diventare, per qualche minuto, anche vostri. :)

Piove, tanto per cominciare. Piove nel senso che non puoi dire "ha piovuto" o "sta per piovere", perché piove e basta.
E questa pioggia ci fa stare chiusi in casa, mangiare troppo e avere più tempo per bestemmiare contro il decoder e tutti coloro che lo hanno generato e ce lo hanno imposto.
Però è una pioggia che mi fa pensare anche alle parole, invece di scriverle, e ai disegni e ai quadri. Pensavo, per esempio, che certe parole, accostate, non le puoi disegnare. Me ne accorgo, ogni tanto, quando scrivo i pensieri di gelo, quando non so da dove mi arrivano quelle accozzaglie strane di parole che formano immagini, che però, se mi chiedeste: disegnale, vi direi no, non si può mica. Non ciò che ho in testa io, per lo meno.
E così, in questo post, vi lascio alcune parole e alcune immagini, parole di quelle che è difficile disegnare e immagini di chi ci prova. 
Parole come queste, per esempio, de Le luci della centrale elettrica:
sventoleremo le nostre radiografie per non fraintenderci
ci disegneremo addosso dei giubbotti antiproiettile
[...]
e per struccarti useranno delle nuvole cariche di piogge
adesso che sei forte, che se piangi ti si arrugginiscono le guance
Lo so. Questa prima persona plurale che Vasco Brondi ha il vizio di usare fa molto "generazione" e fa molto "adolescente contro il mondo" e so anche che il confine con lo stucchevole non è lontano. Eppure... questo disco, tutto il disco, mi piace. La sento una direzione poetica vicina alla mia, o comunque, in ogni caso, gradevole, e migliorata, rispetto al primo disco. 
Giorni fa, per esempio, via Valchiria mi sono ritrovare a visitare questo link, di Ivan e la sua poesia viva. E' un tizio che scrive sui muri, per farvela breve. Un writer, che però accando al segno, usa la parola. un'idea da nulla, se ci pensate, però un'idea. E anche bella. La frase che sta sulla sua home, "chi getta semi al vento farà fiorire il cielo" è famosa, è stata alla TV, me la ricordo, però, nonostante questo, è bella. E' icastica. Siamo pronti a dire che cazzata, a svilirla, ma solo perché è così semplice che potremmo averla pensata noi, ma non l'abbiamo fatto. E così, pensavo, nel disco delle Luci della Centrale elettrica ce ne sono diverse di frasi come queste, che potrebbero anche attaccarsi a un muro e fare bella figura. Per esempio questa:
adesso che quando ci parliamo i nostri aliti fanno delle nuvole
che fanno piovere
O magari questa:
che a forza di ferirci siamo diventati consanguinei
O anche questa:
e ti ricordi che i nostri sogni sfioravano i soffitti
Insomma, era per dire che almeno, rispetto ai vari fuoriusciti dai talent show che infestano i nostri poveri adolescenti, il nichilismo poetico e metropolitanprovinciale di Brondi è già un passo avanti, e io lo trovo un bel modo di scrivere i testi, anche se non reggerà, se non cambia qualcosa, il terzo disco.
Vi lascio ancora questa va, poi cambiamo musica.
falliscono le compagnie aeree, le banche, le case discografiche
e chissenefrega, come le città che ci telefonano di sera
che hanno la voce forte di tua madre, i nostri disagi economici,
gli stessi padri che parlano con i cani
Tornando a parlare di quadri, vi dico anche che, se per caso volete farvi un week-end a Rimini a vedere la mostra degli Impressionisti, di non aspettarvi grandissime cose. L'anno scorso c'erano dei Monet che ti inchiodavano i piedi a terra, mentre quest'anno... sì, è bella, ma non munita di quadri eccezionali. E non fatevi infinocchiare dai depliant che vi promettono dei Caravaggio, perché di caravaggi ve n'è solo uno e nemmeno tanto bello. Vi potete però rifare con piadine e strozzapreti, come ho fatto io. :)
Comunque, dicevo, non è tanto degli impressionisti che vi volevo parlare, ma di altre cose che vengono dopo, sempre riguardanti lo spazio tra la parole e l'immagine, e i suoi vuoti e le sue intersezioni. 
C'era quest'altro artista che vi volevo segnalare, sempre via Valchiria che è pigra e non ha voglia di farlo sul suo blog.
Si tratta di Victor Molev.
Probabilmente lo conoscete già, ma se non è così, dove assolutamente andarvi a fare un giro sul suo sito e guardare un po' dei suoi lavori. Qui di fianco ve ne ho lasciato uno della sezione ritratti, che forse è quella che preferisco, per l'idea di parola e immagine di cui vi sto parlando, però la sezione con i quadri non è da meno. Gente così, che ha assimilato le lezioni dei grandi come dalìmiròmagritte e compagnia bella, e che le porta con questa genialità nel mondo attuale (ed essendo pure russo!) andrebbe premiata. Non so se magari sono io che mi perdo in riflessioni oscure, ma nei suoi lavori, quelli soprattutto più fantastici, io vedo uno che riesce a rappresentare cose che, a fatica, solo la parola riuscirebbe a fare.
Boh... in ogni caso fateci un giro, vi farà bene. 

Ah, dicevo di cambiare anche musica. Vi avevo rotto un po' coi Ministri, tempo fa. Non sapevo se il disco nuovo mi piaceva o meno. Beh, sì, mi piace. Lo sto ascoltando, e benché grandi pezzoni non li veda, si è lasciato alle spalle certe pacchianate e certe ballate inutile del precedente. Non c'è forse una gran ricerca nei testi come nel primo, ma anche con una semplicità spiccata riescono a essere incisivi.
Per esempio in pezzi orecchiabili tipo questo:
Noi fuori dalle liste, dai concorsi,
dalle carte, dalle curve, dai discorsi,
dalle rotte, dalle risse, dalle caste, dalle eclissi,
dai teatri, dalle aste, dai contagi, dalla peste,
dallo sfarzo e dalla miseria, dalle feste con le droghe serie,
dai concerti con le sedie, dai solarium, dai cortili coi pavoni
dalle danze, dai condoni, da Manzoni e da Mameli,
dalle condizioni dei finanziamenti, dai cimeli della brava gente,
dai congressi, dalle mance, dai sondaggi di opinione,
dagli asili e dalle pensioni
 O perché no, anche questa:
Meglio farlo adesso
ora che non hai niente da sporcare
liberati su una nave da crociera
quando il mare è ancora calmo
cacciati due dita nel cuore e vomita
 O infine questa, che non so perché, mi piace e mi fa anche sorridere:
perchè volevi il mare
quello che c'è non ti basta
ha troppo sale
e sei sicuro di averlo già visto
volevi il mare
o almeno quel poco che basta
ma è una delusione
come Satana e quasi tutti i giorni di festa
[...]
le città senza fiumi
nemmeno un posto decente
per darsi un addio
avrei dovuto aspettare
a entrare nella tua vita
per allagartela
Bene. Basta parlare di Ministri, anche se anche in questo caso preferirei fossero loro a riempire gli ipod dei giovinotti, piuttosto che altra merda in mp3. 
Che dite, basta?
Ma no dài, vi lascio con altre due cose.
Una di parole, una di immagini. 
Riguardo alle immagini vi parlo del mio dentista. No, tranquilli, non sono pazzo.
Il mio dentista è un artista e si è dedicato all'arte digitale. Gli basta praticamente la funzione "riempimento con sfumature o a tinta unita", la funzione pennarello grosso nero e... basta, credo. Se non vi piacciono i cazzi surreali non cliccate sul suo facebook. Ah sì, perché lo trovate sul faccialibro. Entrate nel mio faccialibro e cercate tra i miei amici Claudio il brutto. Se non siete dei bacchettoni di merda e vi piace vedere un po' di idee colorate tra i vostri aggiornamenti, fatelo.

L'ultima cosa è di musica. Julian Plenti vi dice niente? A me fino all'altro giorno no. Poi ho scoperto che è uno dei tanti pseudonimi sotto cui opera il cantante degli Interpol. Sotto questo nome è uscito un disco, nel 2009, che si chiama Julian Plenti is... skyscraper o qualcosa di simile. Non è tutto bello, ma la notizia è che non è tutto brutto. Lasciamo perdere le canzoni insulse (3 o 4). Ne trovate alcune simili agli Interpol, e va beh, okay. 
Altre però sono in una dimensione che secondo me gli è molto congeniale, a metà strada tra la ballata intimista e quella cuporock. Vediamo se mi riesce di salutarvi facendovele ascoltare...
Beh... intanto beccativi un pezzo molto Interpol, che però a me piace parecchio:

Sì... ecco qua una ballata di quelle un po' così. Questa credo sia il mio pezzo preferito del disco:

L'altra che dovreste ascoltarvi è questa: On the esplanade.
E' tutto cari. E al prossimo post si parlerà d'affari :)

venerdì 3 dicembre 2010

"La strada" di Cormac McCarthy****

Dopo aver letto "Non è un paese per vecchi" avevo forti sospetti che McCarthy sarebbe divenuto un punto fermo delle mie letture
Dopo aver letto questo, ne sono sicuro.
In realtà, non era questo libro che dovevo leggere, di McCarthy. Mi ero riproposto di iniziare dal primo della trilogia della frontiera, ma di questo periodo le cose vanno un po' per conto loro, dal punto di vista delle letture, e mi sono ritrovato tra le mani questo.
E' colpa mia, certo, che un po' me le vado a cercare.

Nella mia opera di miglioratore del mondo, infatti, cerco di insegnare un po' di buone letture, a qualcuno dei disgraziati a cui insegno altre cose, da matematica finanziaria e diritto, tanto per farvi un esempio. Con il proprietario di questo libro, per dire, sono conscio di aver fatto qualcosa di buono, visto che adesso è un fan di Lansdale, ha letto la Corsa selvatica e mi sottopone dei racconti che difettano di doppie ma abbondano di parolacce.
Comunque, dopo avergli parlato di McCarthy, me lo vedo che legge questo libro
E quello chi te l'ha consigliato?
Nessuno, l'ho preso io. Me ne avevi parlato.
Ma io ti avevo parlato di quell'altro, quello pieno di cadaveri.
Ma io ho preso questo.
Ah.
Mm.
Ok.
Ok.

Fatto sta che dopo un paio di giorni mi dice che lo ha già finito.
Non mi è piaciuto tanto.
Ah, e perché?
Mah, noioso.
Ah.
Ci sono un padre, un bambino...
Sì, sì. La so la trama, ci hanno fatto pure il film.
Lo vuoi? Te lo presto?
No, guarda, sto già facendo una fatica bestia a leggere quelli che devo...
Ah, ok.
Ok.
Però il giorno dopo me lo porta e me lo lascia in ufficio.
Ho pensato che tanto lo puoi tenere lo stesso.
Ma no, cazzo, lo leggerò chissà quando...
Non importa, tanto mica lo devo rileggere.
Ah, ok.
Ok.

Poi guardo il libro, lo sfoglio. E' cortissimo. Penso che una cosa così la potrei divorare. In estate mi durerebbe un giorno. D'inverno, una settimana. E infatti è durato così: una settimana.
L'ho finito ieri.
Pomeriggio.
La mattina, a lezione, gliel'ho detto, al mio studente.
Guarda che a me sta piacendo tantissimo quel libro.
Ah sì.
Sì, è stupendo. Non c'è tanta azione, ma quei colori, quel grigio, e tutto nell'idea che sai già, dopo poche pagine, che devono morire. Eppure vanno avanti.
Eh no, ma vedrai, nel finale...
ZITTO! Mi mancano venti pagine, se mi dici qualcosa ti ammazzo. Anzi, peggio, ti metto 2!
Ok.
Ok.

Invece, per fortuna, anche il finale era all'altezza. Me lo sono dovuto leggere tre, quattro volte, quel paragrafo, per capire che era il finale. Per capire che aveva senso. Per capire, alla fine, che era perfetto così.
Perfetto come il resto del libro.
Sarà un libro per grandi. Mi ha detto il mio studente.
Eh, sì. In effetti non posso dargli torto.
In ogni caso, oggi ve ne parlo, e domani lo restituisco. E confesso che non andrò certo a ricomprarmelo, quello no, però ci sono un sacco di libri che gli farebbero volentieri posto, se fosse stato mio.
Perché è comunque un libro con dei passaggi stupendi, all'interno. Nel mare di grigio e grigio e grigio che è diventato il mondo, in questo scenario post apocalittico, ci sono delle piccole perle, piccole frasi che sembrano brillare, riuscendo ad essere credibili e non stucchevoli
Vediamo se ve ne recupero una, per farvi capire... mi ero segnato mentalmento pag 101. Un attimo...
Ecco qua (il corsivo è mio):
Adesso faceva sogni floridi da cui detestava svegliarsi. Cose che il mondo non conosceva più. Il freddo lo spingeva ad alzarsi per riattizzare il fuoco. Ricordi di lei che attraversava il giardino diretta alla casa di prima mattina, con una sottile camicia da notte rosa che le aderiva al seno. Pensava che ogni ricordo evocato non poteva che violare le proprie origini. Come in un gioco di società. Di' una parola e passala al vicino. Quindi bisognava essere parsimoniosi. Ciò che si altera ricordando ha comunque una realtà, che la si conosca o meno.
E dopo queste ultime 4-5 frasi c'è uno spazio, una riga vuota. E tu ci resti, in quella riga vuota. A pensare a questo padre, che rappresenta tutti i padri, in questo mondo che sembra vagamente quello post nucleare di ken shiro, ma senza nessuna vita vegetale o animale e con molti meno uomini. E pensi che sì, un pensiero così, potrebbe essere credibile, potrebbe averlo fatto, davvero.
E ce n'è 10-15 di momenti così, di righe vuote dove sprofondi e fai fatica a uscire. E magari vuoi leggere, perché vuoi sapere cosa succede, ma vorresti anche restare in quella riga, trattenerti. Non sono uno che sottolinea i libri, ma in qualcuno di questi punti, forse, l'avrei fatto. Ma non perché dicano verità universali o chissà che grandi concetti. Non franintendete. Solo che sono passaggi narrativamente perfetti, rotondi...
Insomma, davvero un piccolo gioiello, questo libro.

Di cosa parla? Vabbè dai, l'avete capito. Un uomo e un bambino, cui non vengono dati nomi per renderli rappresentativi delle loro categorie. Sono i buoni, se di buoni si può parlare in questo romanzo che è al di là del bene e del male. Sono i buoni perché non mangiano cadaveri, perché portano il fuoco, perché tengono duro e fanno quello che solitamente, la razza umana, ha la tendenza a fare: sopravvivono a tutte le condizioni.
Ed è curioso che, in questo scenario insensato, siano proprio gli umani, e non scarafaggi e topi, come si dice sempre, gli unici a sopravvivere. 
E questi due seguono la strada. E siamo in America, sì. E una strada così dritta, una statale, che attraversa alture, e che arriva al mare, potrebbe essere anche la route 66, per quanto ne sappiamo, o comunque viene istintivo pensare a quella. E già dopo dieci pagine, già dopo quel carrello della spesa con lo specchietto retrovisore di motocicletta appeso in parte, e l'erba in cenere, che si sbriciola, e tutto in cenere, che volteggia, e l'acqua grigia, il cielo grigio, il sole che non scalda più, e il cibo che può essere trovato solo in quel che ha restistito a al peggio, beh, dopo questo il libro mi aveva già conquistato. 

Ci sono davvero tante cose da leggere, dentro queste 218 pagine.
C'è il colore della morte, che non è il nero, ma è il grigio.
C'è l'ostinazione e la rassegnazione, e c'è, soprattutto, la non-speranza.
Ecco, la prima cosa a cui ho pensato è questa: una farfalla in mezzo all'oceano. 
Vi è mai capitato? No, non dico l'oceano, dico in mare, di vedere una farfalla in mare.
Ecco. Se invece del mare immagini l'oceano, sai che lei non ha speranza.
E' morta.
Vola, su... giù... ma è morta. Non può salvarsi.
E magari trova una cosa che galleggia per un po', da mangiare per un po', ma poi deve morire.
La stessa cosa di padre e figlio sulla strada. Lottano fino allo stremo per trovare da mangiare, per sopravvivere, per non usare le loro due cartucce per spararsi ed evitare di venire mangiati o chissà che altro. Con l'uomo che è una figura che riesce ad essere eroica senza fare nulla di eroico. Di una semplicità e umanità immense che però mantengono un profilo basso. Insomma.
E poi ci sono i dialoghi liberi, come quelli che ho scritto lassù, ne più ne meno. 
E poco importa se in certi momenti non sai chi dice chi, perché ti rendi conto che quei due, in quel momento, sono un tutt'uno, o meglio, non sono nessuno. 
Basta va.
Ho scritto anche troppo.
Faccio un ultima considerazione: questo libro è l'ultimo di Cormac McCarthy, mi pare, pubblicato 2006 e ha vinto il Pulitzer nel 2007. Beh, ho pensato, mentre leggevo, è proprio vero che più si scrive e più s'impara
Ed è una bella cosa.
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