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"Come Dio Comanda" di Niccolò Ammaniti***

Sì dài, lo so, l'immagine è un po' sgranata, ma davvero, o la scannavo, o ci mettevo una vita, su google, a cercarne una più grandicella, relativa all'edizione tascabile.
E' colpa del film.
Le trasposizioni cinematografiche, a volte, hanno quella brutta tendenza a fagocitare il libro che le ha generate, anche quando lo pubblicizzano, lo esaltano o lo richiamano ripetutamente.
Come in questo caso.
Tu metti su google immagini "Come Dio Comanda" e quello che trove sono bastimenti carichi di immagini del film, della locandina, degli attori, di Nmmaniti... e dell'edizione con la copertina blu con il fulmine, ovviamente. La prima, quella bella, copertina rigida, che per mesi si è imbellettata della fascetta rossa "Vincitore del Premio Strega".
Oppure, alla peggio, la prima edizione economica, la via di mezzo, quella con la copertina di quella rigida, ma la brossura di questa.

Poi, quando il libro esce in economica piccola biblioteca oscar, con il dorso giallo, come piace a me, con la copertina in brossura, come piace a me, che costa 10euro, come piace un po' meno a me (ma era meglio 8-9), e ahimè, con una copertina di merda, ma proprio brutta e insipida, come non piace a me... beh, quando esce in questa edizione, sembra che il libro non lo caghi più nessuno, nel web.
Cagano tutti il film. O cagano il parlare del libro.

Io invece arrivo dopo. Così dopo (4anni e rotti!) che sugli scaffali c'è già da un bel po' il nuovo lavoro, di Niccolò e in mezzo ce nè stato un altro, ed entrambi, credo, prima o poi, li leggerò.
Sì, perché bene o male Ammaniti è un nostro patrimonio. Ci ha cresciuti, ci distrae, ci fa piacere che ci sia e ci lascia sempre il fianco per le critiche. A parte Branchie, che per metà era roba che faceva bene a stare in un cassetto o a essere rivista, il resto dei romanzi, eccezion fatta per "Io non ho paura", è sempre stato accomunato da una sorta di denominatore di piccoli difetti.
Il modo ammanitico di dipingere i personaggi, tanto per cominciare. Che è facile, diretto, ma dopo un po' comincia a mostrare la corda e ti sembra un elenco di qualità che a tratti ti pare di avere già letto. Succede che benché Rino Zena, protagonista primario assieme al figlio Cristiano, sia un fascistode ubriacone forzuto da cuore in fin dei conti un po' tenero, finisce per ricordarti il trombatore romagnolo di "Ti prendo e ti porto via" anche se l'intersezione tra i due dovrebbe essere minima, piuttosto che nulla. Lo stesso dicasi per l'adolescente di turno, anche qui, un copy and paste con sopra qualche filtro scrauso di un ipotetico photoshop narrativo che porta Cristiano Zena a impersonare il prototipo dell'adolescente secondo Ammaniti.
Nulla di grave, intendiamoci. Descrizioni e azioni sono ben giostrate, il più delle volte coerenti e credibili, ma... diciamo che è bello tornare a casa quando è tutto uguale, ma è altrettanto bello tornarci quando la casa è la stessa, ma c'è una cena succulente e fiori freschi nei vasi. :)
Altro punto che un criticone potrebbe notare... beh, questo voler per forza far intrecciare, mescolare, far quadrare... Sì, okay, il caso governa le nostre vite, ma ogni tanto, mi pare, fa cose accazzo e di gusto, e non sta lì a misurare col calibro che il tizio Y attraversi la strada esattamente poco prima che il tizio X è passato di fianco al tizio K che se avesse telefonato in quel momento al tizio Z... tutto sarebbe stato diverso.

Mi verrebbe quasi da dire, al buon Ammaniti, che insomma... ogni tanto, la semplicità, è una buona cosa. E anche se lui è bravo a gestire tutto, a mescolare e a far diventare un thriller la seconda metà di libro che vola e vola veloce, è anche vero che il lavoro migliore che ha prodotto è quello dove si è limitato a una storia piccola, delicata, con poche pagine ma molte sfumature.
Invece qui, pare quasi che l'autore ci voglia far ridere, piangere, gioire, intenerire, arrabbiare e chi più ne ha più ne metta. Comunque scusate, son passato a parlarvi del libro senza nemmeno dire due parole in proposito.
Beh, riassiumiamo in cinque righe. Padre e figlio, gli Zena di cui sopra, sbarcano il lunario. Unici amici una paio di disadattati come loro, persone contro cui la sorte si è accanita. E come rivoluzione che possa portare giustizia i tre pensano all'unica via che è concessa ai poveri: il furto per denaro. Ovviamente sono ingenui, sfigati e ne succedono di tutti in colori. Finirà in tragedia? Probabilmente sì, si intuisce da subito, ma accadrà in modo rocambolesco e mozzafiato, e ci andrà di mezzo un bel po' di gente, e non certo per cose felici e gioiose. Se non vi basta wikipediate.

Un po' di critiche, le ho già fatte sopra, ma non vorrei che facessero pensare che questo non è un buon romanzo, perchè la qualità primaria di un romanzo ce l'ha. Ti porta all'ultima pagina, e di corsa. Inutile negare, quindi, che se la critica è "Ammaniti fa il furbo e cerca di accalappiare il lettore con facili stratagemmi" e sticazzi, dico io. Ne fossero capaci tutti!
Tanto per tornare al confronto di lavori precedenti, qui, la stessa mole di personaggi e azioni di "Ti prendo e ti porto via" viene maneggiata e dominata in modo molto più efficace, e praticamente dalla seconda metà di libro non ci si stacca più. La vuoi vivere, questa notte di tempesta in cui succede di tutto. In cui muore gente, in cui scoppia la violenza, in cui tutto va storto. Eh sì, anche questo senso di "tutto va storto" io lo salvo. La base comune di personaggi allo sbando, borderline, che non vedono vie d'uscita e la fortuna non li aiuta nè lo farà mai, beh, è reso bene. 

Emblema del personaggio borderline, poi, è Quattro Formaggi, che non si può non citare come personaggio riuscito, in cui gli elementi inseriti sono sì tanti, ma riescono a fare breccia anche nel lettore più freddo. Non riesci a non provare qualcosa, sia pena o rabbia, o entrambe, nei confronti di Quattro Formaggi (Per chi non ha letto il libro, e per lasciargli un esempio, vi dico solo che è una specie di Pippo con i tic nervosi che ha preso la scossa e stava per lasciarci la pelle ma è tornato in qua, seppur ritardato, solo, isolato, fissato con un mega palahnukiano presepe segretato in casa sua e - fissato sull'unico film porno che possiede -  pronto a esplodere in comportamente aggressivi in qualunque momento, anche se fondamentalment e è buono come il pane).

Nota, che secondo me qui si percepisce, sulla visione che Ammaniti dà di alcune cose, è un cadere in uno stereotipo d'attualità che poteva non essere tale una decina di anni fa, ma che adesso lo è, ponendolo in mezzo a descrizioni piuttosto lontane dalla realtà. Per esempio l'idea che ci dà delle ragazzine troiette firmate oche e fumate. E' proprio così, adesso? Oppure il papà ricco che non si interessa della figlia e della moglie ma del SUV sì, oppure il figlio del vecchio datore di lavoro che è ovviamente stronzo mentre il padre era ovviamente uno retto nella morale... cose così, insomma. Piccole crepe su impianti in linea di massima buoni.

Sulla crudezza del linguaggio, di certe immagini e di una realtà un po' così, invece, non mi pronuncio, perché non c'è niente di che da dire e sono i soliti discorsi oziosi dei chiesaioli che se qualcuno scrive troppe volte cazzo si buttano in note di biasimo attirando uno sciame d'altri che si sperticano in lodi. Il libro è scritto come si conviene, anche se si esagera un po', forse, coi toni forti quando non sono strettamente necessari, ma è una quisquiglia.

Oh, stavo pensando, che è da mezzora che scrivo senza staccarmi e mi sono rotto.
Questa rece finisce qui.Già troppo lunga. :D
Tanto non avete tutto questo tempo pere leggerla. :)
Riponiamo questo Ammaniti assieme agli altri, con l'idea che è valsa la pena leggerlo, ma la sensazione ci siano ancora spazi per un suo miglioramento/cambiamento/evoluzione. :)

Anzi, no.
Faccio un'aggiunta.
Vi saluto con una canzone degli Weezer, che a me mette tanta, ma tanta allegria e leggerezza. Un testo che nemmeno un bambino di cinque anni, eppure...

11 commenti:

  1. Concordo quasi su tutto.
    Aggiungerei solo che il piovoso climax dell'ultima parte è un po' frenato dal finale (sì, insomma, quella cosa lì che succede e che non posso dire per non rovinare nulla ai tuoi lettori), ma tutto sommato è vero che il romanzo sfila via bene, e che si legge volentieri.

    Mi ha invece deluso parecchio il successivo "Che la festa cominci", che butta in vacca quel pathos forse un po' calcolato ma efficacissimo in favore di una satira che mi è parsa deboluccia.

    PS: "ipotetico photoshop narrativo" è bellissimo...

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  2. Photoshop narrativo? l'ho scritto io davvero? :) Mah... sì, figo! me lo copio questo termine :D

    comunque sì, il solito finale che divide il lettore, per quanto stavolta, quella fase di "decompressione" non mi abbia infastidito. Certo, portarci a quei livelli di adrenalina e poi... togliere il piede e lasciar rallentare, invece di fare una frenata o un testacoda... boh, sì, se ne può discutere. Ma può andare dài. :)

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  3. Come Dio Comanda, acquistato a due euro è tra i miei livres de chevet da qualche mese.
    Sempre fermo a pag 25.
    Ogni tanto lo riprendo in mano, mi tocca a tornare indietro perché non mi ricordo nulla e, quando vado avanti, mi svoglio dopo due pagine e rimango al punto in cui l'avevo lasciato.
    Dopo la tua recensione non so decidermi: mi perdo qualcosa o semplicemente non sono all'altezza di tanta scrittura?
    Mi hanno detto che alcuni suoi racconti sono divertenti, ma non ne ricordo i titoli. Help?

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  4. Oddio, guarda...
    non me la sento di dirti "vai avanti" con questo libro. Magari che lo faccia qualche ammanitiano più di me.
    Certo... posso capire l'impasse, e credo che comunque dopo un certo punto in poi la trama cominci a correre, mentre la prima parte, quella con il cane da ammazzare, è davvero un po' pallosetta... comunque, questo penso ci stia, se cominci da pagina 25 e vai avanti, anche se non ti ricordi un cazzz di quel che c'è prima, secondo me combini. Non ti perdi cose fondamentali, anzi.

    Riguardo ai racconti... no, non saprei dirti quali. Credo chi te l'ha detto si riferisca all'antologia "Fango" dove c'è la componente umorismo che fa da fil rouge ai racconti, ma adesso non saprei. L'unico che ricordo abbastanza bene è quello ambientato in un capodanno folle a Roma... vediamo, aspe' che wikipedio, ecco
    "l'ultimo capodanno dell'umanità" si intitolava.
    però boh...
    puoi stare anche senza, ecco :)

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  5. Ammaniti mi fa arrabbiare. Ha tutto per scrivere libri da urlo e non lo fa. Ha una coscienza letteraria, padronanza del linguaggio, talento per evocare nei lettori emozioni... e produce compitini dei sei-seivirgolacinque.

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  6. Gelo, per le copertine, basta fare un giro su anobii, e trovi tutto quello che cerchi...

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  7. ehm... sì, cioè...
    quella della copertina era una cazzata detta così per dire...
    vedo che hai letto tutto il post eh... :)
    vabbè, comunque no, su anobii non ci sono tutti i libri, inoltre questa è proprio quella di anobii, che come dicevo è piccola, in bassa risoluzione e se la ingrandisci si sgrana... ahahahahaha
    ciao!

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  8. Libro davvero brutto. Delusione piena da parte di un autore che, fino ad allora, mi aveva convinto.
    Delusione quasi analoga per "Che la festa abbia inizio".
    Questi due passi falsi mi inducono a non comprare l'ultimo.

    Peccato.

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  9. mah, sì, avevi detto che non ti era piaciuto, ora ricordo,

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  10. A me "Che la festa cominci" è piaciuto un sacco invece, davvero divertente. Lo stesso non posso dire per "Come Dio comanda", che trovo il libro peggiore che abbia scritto Ammaniti. Cioè, alla fine nemmeno io sono riuscito ad arrivare oltre la metà, l'ho trovato di una noia immensa..

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  11. mah... no, dài, così negativo non riuscirei proprio a definirlo. La secondo parte me la sono letta di filato, e non mi ha annoiato tanto.
    Però condivido un po' la visione di ammanitico talento non sfruttato.
    sono curioso di quello nuovo, più che di quello che viene dopo questo.
    vedrò...

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