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"Tutti i racconti - Vol. 2" di J. G. Ballard****

Da quando ho cominciato a leggere Ballard, con l'isola di cemento, credo non ci sia stata una volta in cui Ian non mi abbia cagato il cazzo con il suo: "devi leggere i racconti, devi leggere i racconti, devi leggere i racconti..."
Insomma...
Non è che tutto ciò che piace a Ian piace anche a me, (vedi i marziani di bradbury, per dire), ma diciamo che è una voce che ascolto. Se ci aggiungete anche che i tre volumi che raccolgono i racconti ballardiani sono editi nella collana Fanucciana che più mi piace (la tif, tascabile, con dorso marroncino, dove c'erano Lansdale e Matheson prima di essere promossi a forme editoriali più costose), beh, è ovvio che quando ho visto questo volume galattico (621pagg) a 8.90euri e mi stavo comprando tutti quei libri, l'ho arraffato come un il sole arraffa un'ombra.
E diciamo anche, che prima di riprenderlo in mano e sfogliarlo di nuovo, lo ricordo come un qualcosa che "doveva essere letto" per poter avere una visione chiara e pesata dei Romanzi del buon James (che per altro, pensavo, è già passato oltre un anno e mezzo dalla sua dipartita, e mi sembra ieri).
Perché vi dico questo? Perché, prima ancora di ricordare dettagli, mi è rimasta forte la sensazione che i libri di Ballard nascano da questi racconti. Che ne rubino un'idea forte, la sviluppino e costruiscano, e le conferiscano integrità e personaggi che si muovono all'interno di una trama autoconclusiva.
Normale, voi direte. Sì, decisamente non originale, come scoperta, che le idee per romanzi di un autore nascano dai suoi racconti. Quello che è un po' meno banale e riconoscere come (almeno secondo me) le idee di questi racconti abbiano un contenuto più forte e impattante di quelle dei romanzi. Sembra quasi che il germe sia puro, mentre nei romanzi si è diluito e mescolato con altri germi. Certe sensazioni emotive di distacco, di meraviglia, di vaporosità dell'ambiente e di straniamento, qui sono nitide e perfette, pur se inserite in un racconto che non ha le stesse caratteristiche.
Che ne so... butto un occhio alla raccolta e vi faccio qualche esempio.
Prendiamo "Il gigante annegato" per dire, che è una delle più belle. Senza un perché o un percome la carcassa di un uomo gigante viene spinta dal mare sul bagnasciuga. La gente si comporta come farebbe.... la gente, per l'appunto, passando dallo stupore allo sfruttamento alla normalizzazione di ciò che è straordinario, che diventa prima ordinario, e poi marcisce, come se non lo fosse mai stato. Ecco, in queste poche righe, in questo racconto breve, vi è un senso di straniamento ineffabile. Il modo con cui Ballard ci lascia percepire una natura umana che è tanto denigrabile quanto difettosa, è perfetto. Qui però, è perfetto anche il racconto.
Ci sono altri casi, invece, dove quest'impatto arriva solo a tratti.
Per esempio, tanto è piacevole (e all'epoca lungimirante) l'idea dell'uomo subliminale, condizionato dalla pubblicità e arreso a essa, tanto il racconto è poco più che mediocre.
In linea di massima, però, il modo con cui Ballard sfrutta le sue idee, porta a un racconto riuscito, e lunga è la lista di quelli che, ho provato ora sfogliando il libro, hanno bisogno di poche righe per richiamarti alla mente l'intera storia e, soprattutto, il grado di meraviglia che aveva generato la prima lettura.
Qualche esempio, sia per chi l'ha letta, sia per chi no.
Stupenda, per esempio, la foresta tropicale dove tutto ciò che non si muove si trasforma in vetro (pardon, cristallo) con colori magnifici e riflessi che lo sono ancor di più.
Splendidi i racconti sui cacciatori di Tombe, sul quadro di Leonardo e sul suo misterioso autore ancora in vita, sul Ryker e l'astronauta perduto (Conradiano, direi), sul mare che invade di notte la città, sugli schermi che creano scenari nel deserto...
Insomma... Ci sono idee che hanno davvero le palle.
E' abbastanza difficile parlarvene senza dover fare una breve descrizione racconto per racconto, e quasi sempre è difficile riuscire a trasmettere l'impatto emotivo delle atmosfere
Ci posso provare con uno a caso, se volete, tanto perché capiate di che parlo.
Vediamo...
Gli uccelli giganti!
Ecco sì. Magnifico...
Ci sono questi uccelli giganti. Non c'è un come o un perchè, ci sono e basta. C'è un tale, su una nave da guerra, arenata, ferma, da solo. Uccide gli uccelli. I cadaveri galleggiano. Una tizia che abita in una casa sulla riva, a pochi metri dalla risacca, esce in mare e raccoglie gli uccelli. Se li porta via. Ignora l'atto di eroismo del tale, che si incuriosisce e offende, per la mancata considerazione, e parte una sua soggettiva che lo porta a contatto con questa signora e in un circolo di incartamento psicologico lo porta a costruire un uccello finto con le piume e travestirsi come un moderno icaro. Ovviamente non vi dico il finale, ma in questo gioco psicologico rarefatto tra i due, il mondo alternativo creato da Ballard ha qualcosa di enormemente reale, nonostante sia solo un angolino. Non sappiamo cosa c'è oltre, chi e come e cosa e perché è la causa di questi uccelli giganti, ma questo piccolo, grottesco mondo, lieve distorsione da quello reale, è credibilissimo. Poi certo, possiamo disquisire sulla gestione del finale o dei tempi del racconto, ma quel senso di mondo-altro e rarefatto resta e ti penestra. 
Non mi dilungo con altre sinossi. Ci sono molti racconti che riescono in quest'impresa. Quasi tutti, anzi. 
Pochi sono quelli che avrei tagliato, ma va detto che la raccolta ha un palese scopo riassuntivo e compilativo, del tutto lontano da logiche di best of. Tanto per dire, i racconti sono proposti in ordine cronologico.
Insomma, Ian aveva ragione?
Sì. Stavolta decisamente sì. Al di là del discorso qualitativo, credo il valore di questi racconti sia soprattutto interpretativo. Dopo averli letti hai uno strumento in più per interpretare Ballard e la fantascienza tutta, o per lo meno un certo tipo di fantascienza, quella cioè che si dedica a distorcere la realtà attuale, piegandola senza spezzarla e mantenendo la maggiorparte dei fili che legano il funzionamento attuale intatti, pur con traiettorie, com'è ovvio, diverse.
Una bella lettura, insomma... molto, molto formativa.

7 commenti:

  1. Ballard è semplicemente enorme. Il mio racconto preferito in assoluto è L'ultima pozzanghera. Samuel M

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  2. ehi maledetto!
    dove è questo racconto?
    nel primo o nel terzo volume?
    comunque il mio preferito di questa credo sia proprio il gigante
    ma forse solo perché è più breve e ti sembra perfetto :)

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  3. Il grande Ballard,uno di coloro che che ha ridefinito il concetto di fantascienza.Ancora oggi gli siamo debitori di concetti come l'inner space.In più è uno dei pochi autori che una volta diventato famoso non ha mai rinnegato l'etichetta di scrittore di science fiction,al contrario di tanti altri,Vonnegut in testa che sembravano vergognarsene.

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  4. mmm
    avevo sentito qualcosa... ma di queste cose extralibro io mi occupo sempre poco... navigo nell'ignoranza e quando so dimentico (ho l'antispam ^^)
    mi limito ai libri...

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  5. Non conosco la tua raccolta, ma è un racconto che penso si trovi in molte altre. Io l'ho letto in un sussidiario alle scuole medie (!!?); attualmente ce l'ho in libreria in un vecchio Urania che si chiama "Il gigante annegato" e che contiene una decina di racconti! Samuel M

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  6. ah
    okay
    allora sarà sicuro in una delle altre raccolte galattiche, che tanto comprerò
    appena le vedo
    comunque
    il gigante annegato... che pezzone, cazz!

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  7. Mai letto nulla di Ballard.
    Non so perché ma i suoi libri mi fanno paura al solo vederli sulla mensola. Mah, magari un giorno o l'altro...

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