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"Non è un paese per vecchi" di Cormac McCarthy****

Okay, 11 euri e mezzo per 251 pp
sono tantini.
Colpa dell'effetto film, purtroppo.
Però li vale abbastanza, va detto.
Ci sono arrivato anch'io, a leggere McCarthy.
Vuoi per il film che ne ha fatto parlare tanto, vuoi soprattutto perché ne leggevo in giro parecchio, di questo "No country for old men" (sarò un po' pigna ma riesco, anche qui, a trovare migliore il titolo originale, con quel suo assoluto "no country" al posto del nostro relativo "(questo" non è").
Io che di filmi non mi interesso, confesso che non mi ero interessato nemmeno del libro. Pensavo addirittura potesse essere relativamente palloso, 'sto McCarthy, e quindi ho scelto un titolo a caso, non so chi non so quando me l'avevano consigliato. Avrei dovuto sospettare che un libro che riempie gli scaffali nelle feltrimondadori è, quasi sempre, semplice.
E infatti, apparentemente, semplice lo è, questo McCarthy.

Due parole sulla storia, per i pochissimi che non ne sanno nulla.
Storia abbastanza classica, incentrata sul concetto spaziale e metaforico di confine.
Il confine fisico è quelle tra Messico e Texas, siamo in epoca attuale, ma McCarthy rivolta le carte in modo che la storia appaia come un western classico, coi fucili, i cappellacci da cowboy, la polvere nelle strade che sporca stivali in pelle di sceriffi e banditi.
La storia è abbastanza semplice. Llewelyn scopre un massacro tra bande di trafficanti con un mucchio di cadaveri e un mucchio di soldi. Prende i soldi e lascia i cadaveri, ovvio, ma la sua vita cambia solo in un modo: lo beccano e comincia a scappare. Prima lo inseguono i trafficanti, ovvio, ma poi, visto che Llewelyn non è proprio l'ultimo pirla, arriva un simpatico killer. Figura ai limiti del realismo con evidenti particolarità psicologiche che portano a qualche scena molto "tarantiniana". Fatto sta che se i cattivi di prima valgono dieci, questo Chigurh vale 180. Fa fuori un po' tutti, a destra e a manca, e ovviamente non ci mette molto ad arrivare al fuggitivo. Sulle tracce del killer e del fuggitivo c'è lo sceriffo. Anche questo un povero cristo che non è proprio sprovveduto, ma che inizialmente non fa altro che seguire la scia di sangue.
Bene.
Questi gli ingredienti di un inseguimento ricco di violenza, che però non è gratuita, ma sembra essere banalmente nel dna di quello stato e di quel confine. Siamo in Messico, in effetti, dove se lanci un sasso e scavi fai prima a trovare una fossa comune di cadaveri che un altro sasso.
Il libro quindi vola via che è un piacere, va detto, ed è molto sceneggiato, tanto da permettere di rendersi subito conto di come ai Cohen sia venuta voglia di trasporlo.

Dicevo che è una storia di confini, soprattutto metaforici e psichici, legati soprattutto ai personaggi.
C'è il confine su chi vive Llewelyn, che a malapena sbarca il lunario, che se non fosse stato per i suoi ripensamenti non si sarebbe fatto beccare, coi soldi in mano. Il confine di onore e "si dovrebbe" sui cui fa o non fa le sue scelte. Il confine che supera nel momento in cui decide di scappare.
C'è poi il confine del killer. Il suo decidere le cose, o meglio, lasciarle decidere. Il suo senso di giustizia che arriva a manifestarsi con il lancio di una moneta, portato a diventare scelta incontrovertibile. Un personaggio scomodo, in effetti, che anche se è quello che più viaggia sul confine (ancora) della credibilità (troppo facile il modo con cui trova tutto e tutti e la fa sempre franca) è quello che meno spiazza, tra i protagonisti. Almeno fino alle ultime pagine, infatti, Chigurh è cattivo. Punto. Anzi, molto cattivo.
Infine, dei tre, ecco lo sceriffo Bell, che per definizione è un confine. La legge, di per sè, lo è, e lui, scelto da McCarthy come unica voce narrante in prima persona che la racconta a fatti conclusi, è quello che guarda le cose da fuori. Che ci fa capire il perché quel paese, non sia una paese per vecchi.
Ci sono poi due cose, da dire, per chi non conoscesse il libro.
La prima riguarda i dialoghi liberi. 
McCarthy non usa le virgolette, no. E nemmeno i trattini. E nemmeno il corsivo. A me la scelta non fa ne caldo ne freddo. Confesso che mi mette più in difficoltà Saramago, con i suo periodi lunghi pagine, ma qua di difficoltà non ce ne sono. Siamo di fronte a una scrittura asciuttissima, dialoghi brevi e secchi, dove solo un idiota si metterebbe a dire che mancano le virgolette ai dialoghi (e ho visto su ibs che ce n'è sempre, di idioti).
La seconda riguarda i focus narrativi.
Anzi, meglio. La scelta dei focus narrativi. McCarty li cambia, e se per 2/3 di libro li sceglie in modo classico, mostrandoci l'azione, ci sono momenti in cui li sceglie in modo imprevisto, raccontando non di quelli a cui sta succedendo qualcosa, bensì di quelli a lato, che arrivano e scoprono cosa è successo, lasciandocelo quindi solo immaginare. Io l'ho trovata una bella soluzione. Si rischia, addirittura, di rimanere infastiditi, sul momento, ma è solo un attimo. Poi le cose si chiariscono e tutto funziona. La maggior parte del libro, quindi, è in terza persona, con questo tipo di scelte. Alcuni inserti di narrazione ex-post con la prima persona di Bell ci anticipano quel che succederà, anche se non lo fanno mai capire del tutto chiaramente.

Difetti? Beh, vi dirò che vista la storia e vista la sua semplicità, inizialmente ero molto, molto orientato a mettergli tre stelline, a questo libro. In fin dei conti, alla fine, non è niente di che. Anzi, la figura del killer, con la sua arma misteriosa e infallibile, fa tanto "Terminator" ed è, pertanto, abbastanza scontata. 
Alla fine però ti accorgi che in queste righe, nel come e nel cosa, c'è molto mestiere. Davvero. C'è una classe e un'eleganza non casuali, e hanno il pregio di lasciarti il libro vivo, nei ricordi. 
Quindi sì, una lettura molto piacevole, che mi ha portato a decidere che il prossimo McCarthy ci sarà e sarà, quasi sicuramente, Cavalli selvaggi. Voi che dite? E' meglio altro?

7 commenti:

  1. Eh caro, Cavalli Selvaggi per me èil più bello: è il top della trilogia e lo trovo superiore sia a "Non è un paese per vecchi", sia el pluriossannato "la strada. Devo, però confessare che McCarthy è lo scrittore che più mi ha infatuato negli ultimi anni :-)

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  2. "No country for old men" è un capolavoro.
    Non ho ancora letto "Cavalli selvaggi", ma mi sono sparato "La strada": altro capolavoro.
    Credo che dove ti butti caschi bene. Sono d'accordo con Ferruccio: è uno degli autori che mi ha maggiormente impressionato negli ultimi anni.

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  3. Ciao Gelo!
    Io ho letto "Cavalli Selvaggi" e "La strada". Incredibili entrambi, anche se il secondo l'ho trovato superiore. Più diretto, più viscerale.

    Bella recensione, vedrò di procurarmelo, è solo che ho fatto l'errore di vedere prima il film, mannaggia a me!:)

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  4. bene, visto che non siete d'accorto prendero cavalli selvaggi e la strada e li leggerò contemporaneamente, una pagina a testa :)))

    comunque, gigi, per il film non penso sia grave... insomma dai, sono i cohen. dovrebbe essere uno di quei casi dove è relativamente senza conseguenze l'ordine di visione/lettura

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  5. E' da tanto che voglio leggere questo libro.La tua recensione potrebbe essere il viatico giusto.

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  6. ciao Gelo (ma il funcool?), io ho letto solo "La strada", di McCarthy, qualche mese fa, e secondo me è un capolavoro, ne ho parlato qui:
    http://www.writersmagazine.it/forum/viewtopic.php?p=114207&highlight=#114207
    Ma nonostante tutto, non penso di leggermi questo libro in oggetto, aldilà di come uno scrive per me conta pure la storia e siccome ho visto il film osannatissimo, ma io di cinema non capisco una ceppa, una cosa mi piace oppure no, questo film, questa storia, mi ha fatto cagare, quindi non leggerò il libro. Sono invece interessato a Suttree, penso che me lo accatto prima o poi...
    un abbraccio, Luigi.

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  7. McCarthy è un grande scrittore ... questo libro parla dei nostri tempi in una maniera vera senza cazzate post-moderne!!! Se vuoi vieni a vedere quello che ho scritto nel mio blog

    http://anifares.splinder.com

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