Etichette: , ,

"Stirpe di lupo" di H.W. Munn**

Un breve, brevissimo post, per archiviare questo piccolo libro che mi ha affaticato durante quest'ultima settimana.
E' uno di quei vecchi libri a 1000lire
Già lo sapete che mi ostino a comprarli soprattutto per motivi di nostalgia. Questa collana, per altro, mi piace molto meno di quell'altra, quella dei primissimi libri a mille lire, pur essendo i temi trattati più vicini a me. Comunque, nonostante la nostalgia, sono ben conscio dei limiti, soprattutto traduttivi,  che queste edizioni presentano. 
Non mi faccio, quindi, nessuna aspettativa sulla qualità della scrittura, che potrebbe essere molto, molto limitata da traduzione, editing e quant'altro. D'altro canto, dalle mie parti, si dice "pôc si spint e pôc si gjolt" e giacché non mi lamento di certo di questo.
Quel che cerco, di solito, è il conoscere un autore, facendo magari più attenzione ai contenuti, che allo stile. In fin dei conti, tanto per fare un esempio, il buon Bulgakov, che conoscevo solo di fama per Margherita, non l'avrei continuato ad affrontare se non avessi continuato con questo, che poi ha portato questo.
Questo Harold Warner Munn, dunque, non lo conoscevo, ne mi par di conoscerlo adesso. In ogni caso, non credo che ritornerà tra le mie letture. Ho fatto fatica con questi racconti. Al di  là della scrittura un po' involuta c'era proprio una certa noia di fondo.
Dovevano essere poi a tema licantropi, seppur di origine aliena, e invece dentro c'era di tutto, dai ghoul, dagli zombi, ai vampiri alle creature della criptozoologia e quelle mitologiche. La trama è più o meno questa: il Signore, che poi si chiama Caym, è un alieno che finisce non si sa bene come sulla terra. Sfiga vuole che incontri una strega babilonese, potentissima, che lo fa suo amante-schiavo ficcandolo in un corpo umano con un incantesimo e vietandogli, di fatto, di poter tornare dal pianeta d'origine. Quello, incazzoso come un'ape, se la piglia non solo con la strega, ma con tutta la sua stirpe e la razza umana tutta, perseguitandola per secoli e secoli e secoli. Quindi ecco che la guerra dei Trent'anni... è colpa sua, ecco la sconfitta della Armada spagnola... è colpa sua, e così come chissà quali altre cose compresi la diarrea, la droga e la morte di jackson. Insomma, un disastro. Per fortuna che alla fine, a forza di dai e dai, arriva anche la sua, di fine. 
Insomma, la trama poteva anche essere buona, ma io non ne potevo più. A metà volevo mollare, poi mi ha cominciato a prendere un po', ma a 2/3 già volevo andare subito al finale. 
Avrei fatto bene, credo. Questo caos di horror e storia mi ha lasciato ben poco. Adesso lo metto via subito, così non ce l'ho fra le palle e voi, se ce l'avete, non lo leggete, se non ce l'avete, non lo pigliate.

14 commenti:

  1. Newton sfornava e sforna traduzioni tirate in tutta economia, tratte da prime edizioni apparse altrettanto in economia sui magazines originali, di 80 anni fa in questo caso (una versione riveduta e definitiva, anche se non credo migliorasse di molto in quanto a storie, è uscita nel '58 ma per usare quella si sarebbero douvuti pagare dei diritti!)... Già così non è che ci si possa aspettare grandi cose, eh...
    Munn aveva sui 18-20 anni quando ha scritto le prime storie, ma almeno le prime erano interessanti, specie nel contesto dell'epoca. Fra l'altro, nate da un suggerimento indiretto, e non del tutto compreso, di HPL. Sulla posta della rivista Weird Tales, Lovecraft mugugnava della scarsità di inventiva del weird horror popolare "moderno" fatto di cliché, buttando lì una frase del tipo "mai nessuno che scriva una storia soprannaturale dal punto di vista del mostro". Intendeva il punto di vista non antropocentrico, slegato dalle motivazioni umane, ma il giovane lettore Warner Munn prese la palla al balzo e propose un racconto, pur di taglio tradizionale, con un lupo mannaro per protagonista.

    RispondiElimina
  2. Ouh, poi Munn è migliorato scrivendo cicli fantasy arturiani, inediti in Italia.
    'nzomma, leggendo qualcosa c'è da vedere prima quando è stato scritto. Cose di oltre mezzo secolo fa è logico che non possano reggere le attuali aspettative di lettura. Vanno viste su due livelli: come hanno retto il confronto con lo stato attuale del genere letterario, e che posto hanno avuto nello sviluppo dello stesso. (ok, fine pistolotto!)

    RispondiElimina
  3. ahhaha
    lo sapevo che saresti arrivato
    lo sapevo...
    Sì sì, spezzando un piccola lancia per la newton va detto che quelle cose lì le hanno scritte all'inizio, o se non altro accennate.
    quel che si digeriva poco, nelle iniziali, era quel troppo dare info storiche, buttate per altro in modo non troppo chiaro e a pioggia, mentre hai ragione, l'idea del punto di vista non antropocentrico c'è, inizialmente.
    Poi però sparisce, se ne dimentica dopo le prime due-tre storie e fino alla fine, quando la ripesca con una sorta di pietismo semi-cattolico, quasi a metà strada tra l'ammirazione e la comprensione.
    Poi, la storia più lunga e più composita, quella del mago Guntuis, va a incunearsi in una sorta di miscuglio di riferimenti che è quasi fastidioso. Certo, il discorso dei livelli, infatti non mi lamento d'averla letta, però non riuscivo a farmela piacere, 'sta saga del Signore, soprattutto quando, dopo l'innovazione del lupo di ponkert (che però viene sì visto nella sua visione, ma messo contro a umani che sono comunque nemici, o dipinti tali), torna, secondo me, al classicismo weird, deprecato da hpl, con tanto di cliché. Quasi una regressione?
    Boh.
    Non importa, la fantasy artusiana te la leggi te! ;)

    RispondiElimina
  4. Quel libro mi sa è stato uno degli ultimi mille lire della Newton.
    Per carità le storie(almeno alcune )sono carine,poi l'avevo comprato in una fase della mia vita in cui m'interessava tutto ciò che era vagamente collegato a Lovecraft e Weird Tales.
    Diciamo che i presupposti sono interessanti,l'idea generale poteva essere carina, lo studente era volenteroso ma lo svolgimento non è stato all'altezza.
    Sulla fantasy Arturiana,parere personale,ne ho fatto a meno per quarant'anni(non parlo dell'epica sia chiaro ma solo dei romanzi odierni),credo di poterne fare a meno ancora.

    RispondiElimina
  5. Coi 1000 Lire ho imbroccato solo Creature della Luce e delle Ombre di Roger Zelazny (ho provato a leggere anche il Ciclo di Ambra, ma ho dato forfait a metà del primo volume) e Tanith Lee (che venero e di cui leggo tutto ciò che trovo) con Il Signore delle Illusioni, poi recuperato nella raccolta Mammut Newton Compton dei Demoni insieme a Il Signore della Morte e Il Signore della Notte, gli unici tre volumi delle Cronache della Terra Piatta che si siano dati la pena di pubblicare in Italia (mancano Mistress of Illusions e A Night of Sorceries), che consiglio caldamente a tutti quelli con cui ho l’occasione di parlarne, ma di Tanith consiglio di leggere tutto, anche il codice fiscale.

    Per il resto, porcate di ogni genere, da quelle dimenticabili alle più imbarazzanti.

    Di recente (va beh, questo è un vecchio Urania, ma anche lì si pesca a buffo) m’è capitato Mastodonia di Clifford D. Simak. La trama era interessante, un tizio trova il suo cane con una lancia primitiva nel fianco e scopre un passaggio temporale verso un’altra epoca... poi però arriva l’alieno (sì, pure qui) che apre i passaggi (per noia, pare) e cercano di montarci su un impresa finanziaria con implicazioni credibili come una dissenteria al pino silvestre. Uno dei più imbarazzanti che ricordo però era nei Mammut sui Licantropi, un racconto di Gianni Pilo sulle origini licantropo-aliene di Gesù, non sapevo se ridere o farmi controllare la paresi facciale.

    RispondiElimina
  6. ahahahah
    ce lho ce lho quel mammuth!
    ne lessi metà, poi non so perché ho smesso e adesso non mi va più
    il racconto di pilo però non lo ricordo
    strano, un siffatto capolavoro dovrebbe aver dato fosforescenza alle pagine... :DD

    RispondiElimina
  7. Ce n’erano due, se ricordo bene, entrambi su questa razza aliena di lupi senzienti che arriva sulla terra in capsule o scialuppe o supposte di glicerina. Infatti i racconti erano due perle, di Guttalax. Prendevano forma umana perché è quella senziente/dominante sulla Terra, dopodiché... forse un gin tonic di troppo, magari la tavoletta del cesso alzata che li fa sclerare... uno di loro diventa Gesù, va a fare il profeta e sappiamo il resto. Ah sì, non sarebbe morto (almeno credo) ma è tornato sul suo pianeta. Come Elvis.

    RispondiElimina
  8. non sapevo che Elvis Costello fosse un alieno...
    E soprattutto non sapevo che fosse tornato sul suo pianeta!
    Certo che ne sai di cose, tu...
    Ora vado a tirar fuori il mammuth, anche quello sui vampiri, già che ci sono...

    RispondiElimina
  9. Si chiamano Mammuth perché già dopo dieci anni iniziano fisicamente a sbriciolarsi come fossili, alla fine ne resterà solo la costola. Più che "a cura di" potevano anche scriverci "a eutanasia di" sul frontespizio: l'elenco di strafalcioni, false biografie ed errate attribuzioni si trova per ogni volume sulle schede del Vegettalogo (Vegetti non faceva sconti a nessuno, su 'ste cose).

    RispondiElimina
  10. In effetti i miei due rimangono immobili proprio per quel motivo, tra gli altri
    però non rinnegherò mai l'impatto che hanno avuto sulle mie letture
    sia quelli sia i mille lire hanno giustificato l'acquisto-senza-lettura
    che è un merito grandissimo ;)

    adesso quello scemotto di giuda mi ha incuriosito su tanith lee, chenon conosco mancoperuncazz
    mmm
    traditore!

    RispondiElimina
  11. Confermo la qualità indegna dei Mammuth sottolineata da Andrea, infatti le pagine che ho amato e riletto (Tanith Lee e basta) hanno l’integrità di una pergamena del Mar Morto.

    Gelo, mi amerai alla follia (omicida) per quanto sto per dirti: in culo alla balena fossile per trovare roba della Lee. Quasi tutto quello che ho è stato pescato sulle bancarelle o in pubblicazioni e raccolte miracolosamente uscite negli anni ‘70, ‘80 e ‘90, come i primi due volumi delle Cronache di Paradys, intitolati “a buffo” Gli Imperi Azzurri e Il Regno della Magia (serie mutilata comunque dei restanti libri). ‘Sta donna – dall’editoria italiana – viene trattata peggio di un criminale di guerra. Forse puoi trovare qualcosa con Editrice Nord: Nata dal Vulcano, Vazkor e l’Erede di Vazkor, che è un fantasy come solo quella strippata della Lee poteva scriverlo. Il meglio però sono le già citate Cronache della Terra Piatta, a fronte della produzione immensa della Lee (che scrive come un coniglio tromba). Ancora oggi setaccio bancarelle e librerie abbandonate da dio e dagli uomini alla ricerca di qualche suo tomo, pensa te. Me ne sono fatalmente innamorato leggendo La Terra dei Lupi e Rosso come il Sangue, scovati su una raccolta Euroclub che a sua volta ha saccheggiato l’antologia Tales of the Sisters Grimmer, dove racconta le fiabe dell’infanzia in chiave horror (sono rispettivamente Cappuccetto Rosso e Biancaneve). Obviously, per leggere il resto – perché pubblicare in italiano tutta una saga o un’antologia gli fa schifo – dovrei sapere meglio l’inglese e investire in sterline e volumi, tanti volumi. Ecco, adesso puoi maledirmi.

    RispondiElimina
  12. Pietro Guarriello7 agosto 2010 16:15

    Non è una lettura malvagia il Munn, e l’idea alla base – un affresco familiare in chiave weird all’ombra dei grandi avvenimenti storici – è semplicemente potente. Alcune cadute di tono e forzature all’interno del ciclo sono dovute al fatto che alcuni racconti sono stati pubblicati anche a distanza di mezzo secolo l’uno dall’altro. La saga, infatti, Munn la inizia negli anni ’20 e la porta a termine a fine degli anni ’70. In ogni modo, il volumetto della Newton è poco digeribile perché viziato da pecche di traduzione. E così presentato, non integralmente, anche il tema della licantropia passa in secondo piano in quanto mancano i primi due racconti del ciclo, di gran lunga i migliori, “The Werewolf of Ponkert” e “The Werewolf’s Daughter”, in cui l’argomento licantropico era prominente.

    Quanto a Tanith Lee, è forse l’autrice più sottovalutata della storia della letteratura fantastica. Oltre ai suoi romanzi fantasy – un fantasy cupo e lontano dai soliti cliché – ci sarebbero da recuperare tutti i suoi racconti horror e weird, che sono immensi.

    RispondiElimina
  13. Io l'ho letto. E' stupendo. Non capisco come possa non piacerti un romanzo così bello e vario dove ogni personaggio cerca di sconfiggere "l'antico" nei modi più assurdi. Su Tanith Lee, mi fa piacere sapere che non sono l'unico ad averla trovata sopravvalutata

    RispondiElimina
    Risposte
    1. e che ti devo di' all'epoca non mi piacque, anche se aveva tutte le carte in regola per piacermi, e boh... magari era il periodo. Forse mi ci sono approcciato male. Non me lo ricordo più nemmeno. :(

      Elimina