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"Il lamento del bradipo" di S. Savage**

Stavo leggendo una raccolta di racconti di Durrenmantt (sì, lo so, i due puntini sulla u...) e siccome era abbastanza faticosa, è andata a finire che a metà mi sono interrotto e ci ho letto in mezzo due libri.
Uno è questo, l'opera numero due, data alle stampe, dell'autore di Firmino. Il pluri chiacchierato e considerato Firmino, che lessi l'anno scorso e non mi dispiacque, pur avendo luci e ombre.
Il lamento del bradipo, però, non l'avrei letto. Non so perché. Un po' perché non mi piaceva l'idea che già nelle stesso anno di uscita Einaudi del primo, ci fosse già il secondo, con tanto di strombazzamenti in fascetta; e forse un po' perché a prenderlo in mano, e leggendo del progetto che si proponeva di attuare con la struttura del romanzo, diciamo che non mi sarei aspettato granché, dopo la prova del topo mangialibri.
E allora perché cazzo l'hai letto? Vi starete chiedendo... Okay, okay, me l'hanno regalato (sì, proprio tu, cugina numero 2, non te la prendere, lo so che lo hai fatto perché aveva il dorso giallo, non potevi sapere che il libro è un po' cacchetta) e quindi ecco che paradossalmente, nei tag del mio blog, ora figurano due "Savage" e... che ne so, un solo "Borges".
Meriterei già la pena di morte, da convertire in ergastolo di letture intelligenti.
Sto provvedendo, non vi preoccupate. :)

Ma torniamo a noi. Perché ero dubbioso, già prima di cominciare. Beh, allora. Certo, la storia di Savage è quantomai graziosa e favolistica e la sua foto (cliccate qui per vedere) quanto mai marketing-friendly. Ma lasciando stare questi contorni, "Il lamento del bradipo" è un libro strutturato con una serie di scritti, di ogni genere (epistolari, soprattutto, ma anche la lista della spesa) del protagonista Andrew Whittaker, 43enne che cerca di sbarcare il lunario con la scrittura, difendendosi da una eredità immobiliare che è più croce che delizia. Andrew scrive... scrive... e dai suoi scritti non capiamo chi è, cosa fa, e cogliamo il suo lamento: il lento affondare di un uomo di mezza età, solo, utopista, ingenuo, e soprattutto redattore di una rivista letteraria di nicchia (in fallimento), con tutti gli annessi e connessi che ciò comporta. Non narrazione, quindi, ma un puzzle di scritti che per definizione, a parte la lista della spesa, sono rivolti all'esterno. Il protagonista scrive alla ex moglie, agli amici, ai finanziatori, ai creditori, al giudice, al nuovo compagno scrittore di successo della exmoglie, alla rivista concorrente sotto falso nome, agli inquilini che non gli pagano l'affitto... i suoi scritti sono "esterni" quindi, ma a noi, lettori, servono per dipingere il suo "interno". Il Whittaker persona, ambigua e decadente, sfortunata e lenta, piagnucolosa e perdente.
L'idea non è nuova, certo.
Tra le cose che ho letto di recente mi viene in mente Rabbia, del buon Chuck, che utilizza interviste, ma che grossomodo compie lo stesso mosaico, anche se con ben altri risultati.
Ma anche non essendo l'idea nuova, potrebbe essere carina, niente da dire, però... ci voglio cazzi!
Cazzi grandi come tentacoli di piovra gigante, e secondo me, da un libro furbetto e leggero come Firmino, non era lecito aspettarseli, questi cazzi. Oh, certo, poteva sorprendermi, il vecchio Sam, però mi dispiace, ma non l'ha fatto.

Il libro è stato noioso.
Senza se e senza ma. Verso la fine, ho persino faticato a terminarlo, pur se breve e scritto in modo scorrevole, pur se ironico e scanzonato, nonostante si cerchi di coprire il dramma, dietro questa verve. Eppure no, non sono riuscito a godermi né l'ironia, né il dramma. Anche alla fine, quando ti aspetti un finale, una chiusura, un qualcosa che chiuda le sarcastiche e interminabili lettere di Whittaker, questa non arriva.
Il libro si ferma lì, a metà del guado
A un certo punto pensavo, "Oh speriamo che il finale non sia così banale da culminare in un suicidio"
e poi alla fine mi son detto "se finiva con un suicidio chiaro e limpido, era meglio". E confesso che era un po' infastidito, quando l'ho pensato, lo ammetto.
Insomma, a qualcuno di bocca buona immagino piacerà. Io non so se sono di bocca cattiva, e non gli disconosco una scrittura scorrevole ed elegante, non gli disconosco un minimo di appeal per la struttura di fondo e per certi aspetti con cui è trattata la narrazione in terza persona. Però non mi è piaciuto. abbastanza Proprio no. Mi ha lasciato pochissimo. 

Vi posso dire, così, tanto per non dargli più demeriti di quel che ha, che certi frangenti sono pregevoli. Lo scambio epistolare con la signorina Fern, un'aspirante poetessa che scrive poesie di merda ma che, dopo invio foto, si intuisce che è una gran passera. E' spassoso leggere tra le righe di Andrew i suoi tentativi goffi e patetici di circuire la Fern e al tempo stesso sbaragliare la concorrenza. Esilaranti, persino, le zappate che si dà sui piedi (prima le dice che le foto non sono venute bene perché le fa con l'autoscatto, e quella per tutta risposta si fa fotografare, in ardite pose, dal suo prof marpione di letteratura). Piacevoli anche le lettere iniziali che Whittaker scrive agli inquilini, con un'ironia cattiva che, pur specchio di una situazione economica tragica, porta il lettore al sorriso, o più che altro al ghigno. Noiose invece, dopo un paio di eposidi, le lettere che scrive ai finanziatori, oppure quelle che scrive al giudice o alla ex moglie, riguardo agli alimenti che sempre più fatica a pagare. 

In ogni caso, e concludo, la pecca centrale che sottostà a tutto questo, è quella di non riuscire mai a entrare in empatia con Whittaker. Insomma, stiamo leggendo tre mesi di intensa scrittura di questo Andrew, bizzarro prototipo di scrittore-redattore fallito, e pure non riusciamo ad assumere una posizione univoca nei suoi confronti. L'indifferenza, quando abbiamo un personaggio principale unico, è un pericolo grave, per un romanzo. E qui si rischia.

La mia impressione, se proprio volete una cattiveria bella e buona, è che questo sia un romanzo incompleto, messo in pubblicazione dopo le pressioni editoriali seguenti al successone Firmino, e integrato con uno scritto incompleto di Savage (ci sono infatti anche inserti di un romanzo in itinere, dentro). Certo, io sono malizioso. La gente, ho visto nel web, è molto più indulgente di me.

Ah, a proposito di cose simpatiche. Siccome quando vi ho proposto il mio "pismo" come fanno quelli dello spam eravate tutti contenti e vogliosi, vi lascio un'altra perla che mi è arrivata nell'antispam lavorativo giorni fa:
Subject: Piacere di conoscerti!, contento di scriverti.

Il mio nome è Vardyhi. Ho 28 anni.
Vorrei iniziare una corrispondenza con qualcuno.
Alcune informazioni su di me:
Ho molto allegro e vivace ragazza. Io amo le passeggiate serali e teatro. Adoro i bambini piccoli. Vorrei sposare lo straniero e di lasciare a vivere all'estero. Preferenza io la do a uomini adulti.
E 'ideale per:
Cerco la intelligente, l'uomo adulto. Che sempre mi amerai. Che vorrà essere con me sempre. Inoltre mi capirà. Sarò la tua piccola principessa, e sarai il mio principe. E ci ameremo tutta la vita a vicenda.
Ecco il mio indirizzo: [segue mail]
Bello eh? La mail però non ve la dò, la tengo tutta per me :)

7 commenti:

  1. Io me molto addivertito da recensionamenta tua.
    Preferenzio non leggera Savage tu detto perchè.

    A parte gli scherzi non ho ancora capito cos'è il pismo.

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  2. quel che è certo Nick
    è che io non voglio il tuo pismo
    e tu non vuoi il mio :)

    Sono loro, là fuori, che vogliono il nostro pismo!

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  3. tutt'al più glielo possiamo prestare per qualche mezzora :D

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  4. Quell'uomo lì non è Savage. E' un accattone che gira dalle mie parti e porta un pastrano antico, un cappellaccio da mago e una barba profetica che non finisce mai. E d'inverno lo vedi girare con sacchetti pieni di monete che poi va a cambiare al blockbuster.
    Detto questo, allora ho deciso che non li compro. Nè questo nè quello col topo in copertina, chè son due anni che lo addocchio, però.
    Di libri noia sono stufa, arcistufa!

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  5. Ho capito, libro da evitare

    (e l'ho letto solo a dicembre, boh)

    così come mi pare di capire che è meglio se non vado in giro a dare il mio pismo a chi capita

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  6. beh, guarda, io non mi ricordo nemmeno più di cosa parli.
    ma niente niente
    proprio
    quindi 'sta gran lettura non deve essere stata :)

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