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"In due si uccide meglio" di G. Pastore - S. Valbonesi***

Non sono una amante dei Serial Killer.
Non so perché. Ne leggo, mi interesso in modo superficiale, ma non sono di quelli che approfondiscono morbosamente le gesta degli omicidi seriali.
Dopo un po', tendo a stufarmi. 
Anche nei thriller, penso che per quanto buoni o accattivanti, difficilmente ne riuscirei a leggere uno dietro l'altro. Mi annoierei.
Così come un po' mi sono annoiato a leggere quei tomi dell'accoppiata Lucarelli-Picozzi, che nemmeno ho terminato, per altro. Anzi, la stessa definizione di serial killer, mi infastidisce un po', nella piega modaiola che ha preso da alcuni anni.
E allora cosa ti leggi a fare questo libro? Direte voi. Te l'hanno regalato, eh... roba di scuderia, eh...
No.
Me lo sono comprato.
Per almeno tre motivi.
Il primo è che sono dell'idea che se vendi pentole devi sapere come sono fatte, e come sono le pietanze che ne escono. Quindi, a parte, forse, il settore fumetti, (no dài, Valentino, non fare il permaloso) i libri di XII me li compro tutti. E li leggo.
Il secondo è che Valbonesi e Pastore li conosco, quel tanto, e si  sono meritati la mia fiducia come lettore. Stefano meriterebbe tanti calci nelle palle solo per quanto mi ha fatto patire per fare il giurato lui sa bene a cosa. Però mi sono piaciute cose che ha scritto, e mi piace una sua certa onestà intellettuale e come ha gestito la cosa del Neropremio. Il buon Kick, invece, mi fa nervoso solo a vedere tutto quello che fa per il thrillercafè. E' ammirevole. Cioè... io non riuscirei a mettere tutto quell'impegno in una passione sola. Forse perché non ho una passione sola, certo. (no cari, nemmeno la figa, no) In ogni caso si merita stima solo per quello. Anche se ha sta fissa per i serial killer... :)
Terzo motivo: non era un libro solo sui serial killer. O per lo meno, non c'era solo l'idea di serial killer in coppia, che comunque si focalizza su un settore non sempre trattato. C'era anche un'idea narrativa, alle spalle. La voglia di raccontare delle storie, e non dei crimini. E a me le storie piacciono. Sennò che scriverei a fare? :)

Ma parliamo di "In due si uccide meglio".
Scorrevole! Scorrevolissimo. E' la qualità migliore che poteva avere, per essere a metà strada tra un saggio e un libro di narrativa. Il libro tratta di serial killer che agiscono in coppia, questo lo avete capito, certo. E quindi c'è, come ci deve essere, l'analisi delle coppie SK più conosciute, famose e attive (Leonard lake e charles ng, lucas e Toole, Abel e Furlan, le coppie Gallego e Biernie, Martha Beck e Raymond Fernandez, Ken Bianchi e Angelo Buono, per citarne le principali). Però, quello che viene ridotto al minimo, (per fortuna) è un noioso, morboso e banale elenco degli omicidi. Si punta, invece, su altri due aspetti: la storia degli individui prima di uccidere, la storia del come sono stati catturati e di quel che gli è successo dopo. C'è un aspetto umanitario, nel fare questa scelta. La deumanizzazione del SK a scopo mediatico non mi è mai piaciuta, così come non mi piace la sua umanizzazione a tutti i costi. La prima porta a conclusioni del tipo "ma tanto era fuori di testa", la seconda del tipo "oh poverino". Meglio trattare le coppie come "uomini che hanno fatto certe cose" cercando di limitare i giudizi preconfezionati e lasciarli, per la maggior parte, a chi legge.
Ci sono riusciti bene, Valbonesi e Pastore, e alla fine chiudi il libro contento di aver letto delle storie e di esserti fatto un po' di cultura, che non guasta.
Certo, sono storie tragiche, a tratti crude, e per lo più tristi. Ma è questo che ci fa venire voglia di ascoltare, giusto?

Piacevole anche un'altra scelta. Quella di inframmezzare le storie di ogni coppia con inserti che riassumono, in breve, le teorie psicologiche sottostanti e le visioni criminologiche prevalenti. E' la parte che potrebbe annoiare, e attenzione, il fatto di ridurle al minimo è comunque possibile di critica. Se cercate un saggio, qui trovate troppo poco, di questi aspetti. Se però non volete un saggio scassapalle che per descrivervi il come possa essere sano uccidere le persone debba tirare in ballo qualche decina di psicologi, filosofi, mezza dozzina di economisti e un paio di rigattieri di provincia e casalinghe... beh, direi che la scelta fatta è giusta. A me, almeno, è piaciuta. Il libro mi è passato ed è stata una lettura ideale per stare sotto il sole lignanese.

Poi che altro?
Boh, niente, direi. Ah, sì, magari vi potrei dire la teoria di fondo, che poi dà il titolo al libro. Diciamo che nel caso di omicidi in coppia, il potenziale assassinico è superiore alla somma delle parti, e anzi, è interessante soprattutto nei casi in cui esiste, solo come somma delle parti.

2 commenti:

  1. Anch'io ho pronto questa recensione, aspetterò a postarla qualche settimana... intanto imparo i trucchi del mestiere:-))

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  2. Grazie per la fiducia, le parole di stima, i link, e la recensione, Gelo, ci tenevo molto al parere di un lettore onesto e smaliziato come te :))

    Comunque, non mi preoccuperei del fatto che tu non sappia perché non sei "una amante" dei serial killer. Loro le preferiscono giovani e belle, le amanti: scusa, ma ti pare di rientrare nella categoria? ;-P

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