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"LA RAGNATELA" di Simone Vrech e Raffaele Serafini

Okay, veniamo subito al dunque: guardatevi "La ragnatela", cortometraggio tratto da un mio RacCorto, pensato assieme a Simone Vrech e a cui ho preso parte. Dura poco più di cinque minuti e lo trovate sul Fvg tube, ce la potete fare. :)

Guardato? Bene.
Condicio sine qua non per commentare con insulti o battutine sul fatto che nel video non compare alcun ragazzo, ma un tizio molto vintage, è quella di leggersi tutto il post, che comunque sarà breve.
Dunque.
Diciamo che le vie del web sono sempre imprevidibili e, per le persone curiose, piacevoli.
Così è via web che ho conosciuto quello che ormai chiamo amichevolmente (anche se lui non lo sa) "il mio regista". Simone Vrech, il mio regista, cercava qualcuno che scrivesse storie brevi e con dentro un'idea, e lo ha chiesto a Emanuele (ciao Ema) che lo ha chiesto a me.
"Conosci qualcuno che scrive storie corte ma buone con dentro un'idea?" mi chiese via faccialibro  più o meno un anno fa.
"Sì, io." ricordo che gli risposi.
E così, anche se ce n'è voluto di tempo ecco il primo frutto.
"La ragnatela" è un po' un Corto di prova, però non mi dispiace affatto. 
Voi che dite, amici di blog?
Dài su, un commento sincero.
Ci sono un sacco di difficoltà e ingenuità di cui ti accorgi solo mettendole in pratica, e proprio per questo penso che il prossimo non possa che essere migliore. Tu Simone che dici?
In ogni caso, visto che 'il mio regista' è una fucina di idee (oppure non gli passa un cazzo, devo ancora capire bene) vi dico che nel frattempo, da quando si è iniziato a girare a oggi, ha messo in piedi pure un canale youtube dove potete godere di una sacco di fighetterie.
Ve ne segnalo due, che sono due vido musicali per palati diversi, che mi servono per salutare quel folle di Izzio (ciao izzio) e quella quaglia di Francesca (ciao franci).


Ah, dimenticavo. 
Per quelli che ancora non si sono stufati, vi lascio anche il racconto in versione narrativa.

LA RAGNATELA

Raffaele guida come se fosse incatenato al sedile, il collo di traverso, le braccia rigide sembrano spingere il volante, più che afferrarlo.
I capelli, gli occhi e il viso sono un nido di disordine.
Continua a fissare un punto tra lo specchietto e il volante, come se volesse costruire un muro in mezzo all'abitacolo. Sa che non serve: Francesca l'ha ascoltato, lo fa sempre, ma non capisce.
Non ha mai capito.
Sferra un pugno sul volante, impreca, sputa fuori l'aria, che si aggrappa ai denti come se non volesse uscire. Il suo stesso respiro gli pare il rantolo di un animale e si calma un po', o almeno quanto basta per rilassare i muscoli della schiena e voltare il capo.
Francesca sta fissando l'argine del fossato. L'erba e le sterpaglie, stanche di portarsi addosso l'autunno, tagliano in due il finestrino, come un orizzonte deforme. Il vetro è appannato, ma lei tiene le mani in grembo, sulle ginocchia unite, e non le sposta nemmeno per asciugarsi le lacrime.
Se si parlassero, le parole sarebbero di buio e vento ghiacciato. E cadrebbero, sbriciolandosi nell'incomprensione,  appena fuori alle labbra, dopo averli uccisi di freddo.
Raffaele ci ha provato, a spiegare quel che gli accade, ma si è sentito vuoto e inutile.
«Lasciami andare.» gli risponde lei, e nulla più.
Così scuote la testa e rimette gli occhi in strada, e alla fine del rettilineo gli sembra di scorgerlo.
Non gli pare vero e strizza gli occhi, accelera, come se temesse di vederlo scomparire.
Quando distingue in modo nitido il vecchio rovere, che da sempre inchioda quella curva al fosso, lo riconosce.
«Cazzo! Eccolo! È quello lì! Dài! Spiegami adesso, dài!»
Raffaele agita le mani, mentre parla. Alza la voce, si scalda, pur continuando a fissare la curva. Il volto si accende così rapidamente che pare un fiammifero.
Vicino all'albero, in piedi, sul ciglio della strada, un uomo lo sta fissando, anche se è ancora lontano, sa che è così.
Ha il viso scavato, cereo, i capelli lunghissimi che ricadono sulle spalle, morti quanto le braccia sui fianchi.
Raffaele rallenta. Vuole vederlo bene.
«Guardalo cazzo!» sbotta indicandolo.
Più l'auto si avvicina e più s'incurva verso il parabrezza e gli pare quasi che l'altro faccia altrettanto, ingobbito dentro il suo vestito scuro, da cui affiorano gli occhi sgranati.
Quasi non si accorge che è arrivato alla curva e deve cominciare a sterzare.
Gli passa davanti.
L'uomo non fa altro che continuare a fissarlo.
«Ecco cazzo! Almeno a questo ci devi credere!?» continua Raffaele, ingranando la marcia e appoggiando di nuovo la schiena.
Ma quando si volta, in preda all'esaltazione, il sedile del passeggero è vuoto.


Sussulta, frena di colpo, accosta. L'auto si ferma poche decine di metri dopo la curva.
Fissa istintivamente la maniglia, poi getta uno sguardo ai sedili posteriori, vuoti. Dal lunotto vede l'uomo girato verso di lui, con la stessa espressione rapace.
No, non ha tempo per i pazzi, pensa, e si precipita fuori dall'auto, lasciando la portiera aperta e correndo a guardare il fosso, che sfiora il lato del passeggero. È profondo poco meno di un paio di metri, asciutto e privo di arbusti. L'erba sembra il pelo ingiallito di un vecchio randagio.
Se ci fosse il corpo di Francesca lo vedrebbe. E poi non sarebbe un corpo, perché a trenta all'ora ci si può far male, ma non si muore.
Lascia scorrere lo sguardo nella direzione da cui è venuto, lungo il confine tra terra e asfalto.
Si ritrova occhi negli occhi con l'uomo dell'albero.
Qualcosa deve aver pur visto, pensa, e decide che è ora di smetterla con quella persecuzione.
Cammina veloce verso di lui, ma quando gli rivolge la parola, lo fa senza avvicinarsi.
«Scusi.»
L'altro tace, nemmeno il vento gli agita i vestiti.
«Senta... Saprebbe dirmi se ha visto qualcuno, in macchina con me?»
Raffaele è combattuto.
L'ansia per Francesca, per quel che le può essere successo, lascia spazio alla curiosità per quell'uomo, al desiderio di sentirne la voce, di vederlo anche solo muovere le labbra, o compiere un gesto, che stemperi il tormento di quello sguardo senza luce.
Invece resta immobile, silenzioso, fino a costringerlo a ritornare sui suoi passi, come un uomo che ha perso la risposta l'ultimo perché.
Quando raggiunge l'auto si accovaccia, sbircia vicino alle ruote posteriori, come se cercasse una rivelazione in cui non spera più.
Si sente stupido, come gli è già successo troppe volte.
Prima di rimettersi al volante getta un'ultima occhiata alla curva e lui è sempre lì.
Basta, si dice. Gli volta le spalle e sale in auto.
Chiude la portiera e nello specchietto appare Francesca, da sola, in piedi vicino all'albero.
Raffaele resta come bloccato, la bocca semiaperta, una serratura minuscola scatta da sola, in fondo ai suoi ricordi.
Passano pochi secondi ma bastano.
Si gira di scatto e Francesca non c'è più.
E allora gli monta la rabbia, scende dall'auto, sbatte la porta, sputa, tira un pugno sulla lamiera e fatti pochi passi comincia a correre, verso quell'uomo che è ancora lì che lo fissa.
E mentre corre gli sembra che tutto diventi nero, di una notte senza luna.
Immagina di essere in auto con Francesca, le loro mani intrecciarsi e scherzare.
Immagina le risate, la pioggia e l'autoradio che si accarezzano, separate dai tergicristalli.
Immagina l'asfalto scivolare sotto i piedi, una voce che grida e sale e si rompe.
Come un cristallo che si spacca davanti agli occhi.
Uno schianto.
Ed è così che rimane, immobile, in piedi vicino all'albero.
Qualche scheggia di vetro crocchia ancora, sotto le suole e la pioggia non c'è, ma è come se ce l'avesse addosso.
Pochi minuti dopo è di nuovo in auto.
Gesticola, discute, parla a un sedile vuoto.
Sulla curva, sempre più lontana, una ragazza e un uomo rimangono a fissare il nulla; intrappolati in un'eternità che non gli appartiene, e di cui è stata persa la memoria.

20 commenti:

  1. Il montaggio (e soprattutto l'attore protagonista) sono molto buoni. No davvero, tu sei perfetto e il lavoro è fatto bene dal punto di vista tecnico è ineccepibile. La storia non mi è piaciuta, forse è la trama che non funziona o forse non c'è un vero rapporto tra gli attori: ci sono un paio di battute tra persone che si fissano e basta. Bo' io non faccio il critico e anzi i critici li odio, che cavolo ne so io perché mi è parso "moscio"? E il finale non l'ho manco capito tanto.

    Comunque il lavoro e la struttura ci sono, per cui come inizio ci sta. Personalmente mi sarebbe sempre piaciuto fare qualche cortometraggio (come autore) ma trovare le persone giuste è dura per cui tu non fartele scappare!

    Simone

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  2. Ti dirò che il video mi è piaciuto; forse il momento meno valido è sul finale quando c'è quella sepecie di balbettio sul viso della ragazza che vuole servire a far capire cose che si capiscono già prima..

    Alberto

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  3. Che dire...non sono un'esperta, non sono brava a scrivere, ma giudico d'istinto: bellissimo.Si ritrova la stessa romantica e triste poesia che contraddistingue gli scritti di Gelostellato.Complimenti a tutti.G.

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  4. Ebbene: non male!
    Forse il video mi piace più del racconto, bello sì, ma il video mi ha dato il brividino. Che era quello che volevi, suppongo.
    Complimenti all'attor giovane.
    Finalmente ho un'idea di come tu sia! Ma sei tu?
    gloria

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  5. Io sono un esperto.
    Okay non è vero ma qua tutti dicono il contrario e volevo distinguermi.

    A me è piaciuto. Da limare, da sistemare, forse, con un eccesso di effetti in montaggio come gli orpelli di certi scrittori, che però non tolgono forza all'inquietudine del racconto reso immagine.

    Anch'io ho preferito il corto al narracorto, perché il secondo ha la "pecca" di voler nel finale spiegare un po', chiarire, mentre il videocorto non lo fa, o calca meno la mano, comunque.

    Anche le scelte "comuni" come il colorare diversamente le scene secondo me è una buona idea, che alterna con efficacia la visione dei due tempi della storia.

    Sulle capacità dell'attore non metto bocca.
    Però cazzo non verrò più in auto con te.
    Non vorrei sparire e ritrovarmi davanti a un ciclista e un albero.

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  6. Una lancia spezzata per in narracorto, che è solo una bozza scritta per girare il corto, quindi non dovreste nemmeno cagarlo ;)

    @ gloria
    sì, purtroppo per i tuoi sogni erotici, sono io. Rassegnati.
    (puoi però continuare a farli su izzio, come faccio io)

    @matteo
    in macchina con me non ci verrà qualcun altro, sennò lo faccio ben sparire io... e non per finta. Tu puoi.

    @G
    danke :)

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  7. Il video non è male il raccoRTO secondo me lo puoi sfruttare ed allungare.Le potenzialità le avrebbe.
    Meglio che no vada troppo in bici quando passi tu in macchina.

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  8. Ma sei un figo!!
    E quella barba lì, io l'ho vista dal vivo!

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  9. Così a istinto, perchè non sono esperta di cinema, mi sembra un lavoro carino, ben riuscito. E' ovvio, come in tutto, si puà sempre migliorare ma il livello mi pare già buono. E poi hai davero delle doti come attore (ho visto tipi che si definivano attori recitare mooooolto peggio). Ebbravo Raffaele! ma bravo anche il regista :-)

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  10. Ora mi manca solo di sentire la tua voce dal vivo e poi mi sono fatto un quadro preciso preciso della tua personalità :-)

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  11. Niente male davvero, a me non è dispiaciuto. Lascia una sottile inquietudine nello spettatore.
    È poi il giovane attore è strafico!

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  12. Però, bravo il regista.
    Sembri persino bello.
    A me è piaciuto, anche se la storia non è molto originale:)
    Però il corto, a tratti, ha fatto vibrare qualcosa. E questo è sempre bene.
    Lavorerei su quell'unica battuta che dici, che mi pare un po' finta. Ottima, invece, la tua espressività.
    Baci
    C.

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  13. Mi aggiungo anche io al codazzo di commenti.
    Mi sono piaciuti entrambi, video e racconto. Il racconto è una carrellata di immagini interne ed esterne, che hai saputo intrecciare molto bene per comunicare l'inquietudine.
    Il video, anche se non sono un esperto, è molto diretto, e siete tutti piuttosto adatti alla parte. L'altro protagonista, Izzio se non sbaglio, ha un'espressione veramente inquietante.
    A presto!

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  14. dai, la ragazza è troppo gnocca per te. chi vogliamo prendere in giro? si vede subito che è una montatura...

    a parte questo, è un video d'effetto. e tu sembri anche meno scemo del solito. Bravo!

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  15. Grande! Mi è piaciuto, sì, l'unica parte (come si chiama? Scena? Sequenza?) che avrei evitato è quella dei flash neri sul volto di lei che sbuca pian piano dalla spalla del ciclista:
    il sorriso della ragazza va già benissimo da solo, crea disagio, inquietudine grazie al contesto.
    Quei flash lì sono una forzatura, a parer mio.
    Davvero buona la mimica, complimenti. :-)

    Ah, ho una cosa da chiedere all'unico (credo) esperto di cinema che ha commentato, Matteo:
    che significa "colorare le scene"?

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  16. Ecco, un'altra cosa volevo dire, che poi mi son dimenticata.
    Per una certa analogia di tema, questo corto mi ha fatto tornare alla mente un film che ho visto di recente: "L'uomo senza sonno".
    :-P

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  17. Ma tu sei quello tutto ignudo con lo sbarabaus di fuori?

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  18. Ma tu sei quello tutto ignudo con lo sbarabaus in mano?

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  19. @Nick
    è meglio per tutti non andare in bici quando passo in macchina, ma anche il contrario
    sapevatelo!

    @Cyb
    La barba è un effetto scenico in post produzione, anche la faccia :D

    @Carla
    sì, il regista è bravo, ma non glielo dire che se la sta già tirando troppo

    @ferru
    Eh no... ti mancano ancora un sacco di cose...

    @dadax
    il primo commento che fai sul mio bloggo e mi fai già delle avances? E comunque...
    ottimo titolo!
    :))))

    @luca
    e sti cazzi, finalmente uno che dice che gli piace tutto, bravo, così sì fa. :)

    @C. (ma C. chi?)
    sì, la storia è banale, colpa del regista. (Simon, cjastron, sint ce che a disin! difinditi!)

    @echo
    sì, è tutto una montatura, è tutto falso
    come il tuo cervello :P

    @Auron...
    ma che? ti metti a chiedere lumi al triestin de merd?
    Naaaa... lui ha il monitor in b/n. per quello parlava di colorare le scene!

    @Silente
    Sì, sono quello che sta in piedi senza usare i piedi :P

    Oh, amici di blogghe, grazie e tutti per i commenti. :

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  20. @Gelostellato.
    Mandi frute sin tu furlan?
    Vedi cosa si ottiene ad avere i suoceri che vivono a Remanzas?

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