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"Il giovane Holden" di J. D. Salinger***

Finalmente l'ho letto anch'io.
E' da parecchi anni che quando qualcuno legge questo libro a un certo punti mi dice/telefona/scrive per dirmi qualcosa del tipo: "Oh, ma questo libro lo hai letto? No? Lo devi assolutamente leggere! Devi devi devi."
Siamo in doppia cifra, ormai, con questo tipo di considerazioni.
Poi alcuni, ma solo alcuni, aggiungono una frase che non ho mai capito molto, un po' come potresti dirla dei libri vampirici alla twilight, del tipo: "Ah già, ma ormai non ha più l'età, peccato, dovevi leggerlo a diciassette anni o giù di lì." 
La seconda cosa, mi è sempre sembrata una stronzata, e ancora di più lo è ora che l'ho letto, ma la prima cosa mi ha sempre incuriosito. 
L'avrei letto, 'sto giovane Holden, e non certo per le funeste conseguenze baricchiane torinesi, che sinceramente mi paiono, con la loro spocchia sommersa, quanto di più distante dalla lirica ingenuità del buon Holden Caulfield. L'avrei letto per sapere cos'ha di bello, questo libro, che lo porta oltre il classico "sfogo adolescenziale per gli adolescenti". 
E poi ero curioso di sapere cosa ha a che fare con me, e perché mai "dovrei tanto leggerlo".
Poi però è morto Salinger, proprio quando lo stavo per pigliare, e quindi siccome mi rompeva il cazz comprarlo proprio così subito, post mortem, allora ho aspettato. Poi però mi rompeva il cazz aspettare, e quindi me lo sono comprato.
Bene, ora che ho esaurito i cazzi miei, seminando i lettori di blogghe meno tenaci, posso parlarvi del libro.
E andiamo per ordine, che un po' di cose da dire le ho.

Cominciamo dal "titolo". No, non quello italiano, quello in inglese: "The catcher in the rye", che come dice una simpatica postilla iniziale, suona intraducibile, e quindi hanno pensato bene di farcelo conoscere con il titolo che sappiamo. Ebbene... è una carognata! Un folle, ridicola, penosa carognata. Sì, perché letteralmente è vero che "L'acchiappatore nella segale" non ha alcun significato, nella nostra lingua (e non credo ne abbia di più in quella anglosassone) ma se leggi il libro, e arrivi al perché del titolo, lo capisci perfettamente. Non solo; "the catcher in the rye" è un'immagine perfetta, icastica, intoccabile, dello spirito intimo di Holden, della sua trasognata voglia di migliorare il mondo, di salvare gli altri, anche se non (si) sa bene da cosa. Il verso viene da una canzone che Holden capisce male, che storpia, e sulla sua incomprensione costruisce un'immagine bellissima, di bambini che corrono in un campo di segale, sull'orlo di un dirupo, e lui lì, ad acchiapparli quando uno di loro sta per finire nella voragine. 
E' questo che lui vorrebbe fare da grande, ed è (era) un titolo perfetto. Poi certo, lo si capisce solo leggendo e arrivando alla fine del libro. Ma resto dell'idea che l'immagine è formidabile, riassuntiva e perfetta, ed è veramente un peccato che sia stato compiuto questo danno. E intendiamoci, io non sono quello purista dei titolo originali, eh, ché se devi cambiare qulacosa o stravolgere, per lasciare il senso intatto, lo devi fare. però qui no, qui credo non andasse fatto, e così io continuerò a pensare a holdel come al catcher in the rye.

Punto due, la vicenda. La vicenda la sapete, dàì. E' una prima persona dell'adolescente protagonista che dopo essere stato cacciato dall'ennesimo collegio fugge, e passa un po' di giorni qua e là, sbevazzando, cazzeggiando, fumando e sperperando i quattrini fino a finire a casa propria, di notte, a complottare con la sorellina piccola. Tutto qua, sì. Niente intrecci fabulosi o grandi storie. E siccome il racconto è in prima persona, aspettatevi un Caulfield che vi parla come farebbe un ragazzetto viziatino degli anni '50, con tanto di "a me mi", "e tutto", "e via dicendo" "e quel che segue" e insomma, un sacco di intercalare che adesso sarebbe diversi, ma che dove intenderli un po' come un gergo e prenderli per come vengono. 

E che dire del personaggio? Di questo Holden che alla fine del libro, in qualche modo, ti è saltato addosso, e ti è rimasto dentro, non sai nemmeno come. Forse dirò un'eresia, non so, ma già dall'inizio del libro, e sempre più, fino alla fine, ho trovato in Holden Caulfield la stessa identica magia che avevo incontrato nell'Arturo Bandini di Fante. E non è solo per lo sperpero di denaro che li accomuna, o per la visione della vita come se fosse un uovo che si schiude e non sai nemmeno di che bestia è. E' stato proprio un insieme di sensazioni che i due personaggi mi hanno causato. Holden è ingenuo, nobile, bonario... eppure è anche rabbioso, ribelle in un modo infantile ma puro. E ci crede, illuso e speranzoso, ci crede. Trova del buono nelle cose, negli altri, con una sorta di gaiezza che infetta il suo pessimismo, il suo vagare per superare la sottile linea scura (lo so, non seviva citare lansdale, ma fa capire bene il concetto) che lo porterà oltre l'adolescenza. 
Ecco, insomma. Anche se alla fine non è che sia andato pazzo, per questo libro, questa magia non gliela posso negare. E' un qualcosa che scaturisce dal tutto, e riduttivo sarebbe limitarla a certi episodi come il famoso tormentone delle anatre del laghetto in Central Park. Insomma, non siamo nella classica, classicissima ottica del personaggio adolescente che raccontandoci la sua formazione ci lascia un romanzo di formazione. C'è di più.
Almeno due cose.

La prima è la poesia. Una poesia non fatta di parole, ma di pensieri e comportamenti. Quelli di holden quando si relaziona con il resto del mondo. Inutile spiegare, è una sorta di poesia molto american-oriented che non è individuabile in questa o quella frase (anche se i dialoghi di Caulfield coi tassisti o con le suore sono davvero un buon esempio). 
La seconda cosa è lo strumento "Holden" per illuminarci e darci una seconda lettura sulla New York Bene, quella dei figli di, in pieno sviluppo. La New York borghese, insomma, con le differenze tra i ricchi e i normali, e con le abitudini di un adolescente nella grande mela degli anni '40.

Okay.
E' tutto. 
Sono contento di averlo letto. 
Non mi ha sconvolto la vita (né l'avrebbe fatto se l'avessi letto 15-17 anni fa) ma è uno di quei lavori che è bene aver letto. Ti lascia molto. Insomma... uno di quei libri con un'anima.

Ah dimenticavo. 
Come mai alcuni che lo leggono pensano a me. Risposta molto banale, credo. L'ho trovata in varie pagine.
Tipo quando lui dice le bugie inutili, senza motivo, che è una cosa che faccio giornalmente anche io per pigrizia. Oppure quando inizialmente fa il cieco con il bastone, cosa che io faccio appena ho un paio di occhiali da sole a portata di mano. Oppure ancora quando fa uno a cui hanno sparato, barcollando con mano nello stomaco, cosa che io faccio con la schiuma del caffè tipo bava alla bocca. Insomma... cazzatine simili. 

Bene, buona settimana, amici di blogghe! Al prossimo libro...

7 commenti:

  1. ma Holden è così!
    non è quell'amore che scoppia all'improvviso
    e che travolge
    è piuttosto un legame
    che s'instaura piano piano
    e quando sembra che il tempo l'abbia portato via
    eccolo che ritorna
    e sì
    torna nel finto cieco
    nelle bugie irresistibili
    nelle anatre dei laghetti
    nel freddo pungente come i capezzoli di una strega
    e compagnia bella
    :-)


    e sì
    sulla questione del titolo
    mi ero espressa anch'io allo stesso modo
    a suo tempo
    immagine perfetta
    cuore del romanzo


    Val.

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  2. Oppure come fa uno che conosco, che quando piove gira senza ombrello dicendo che quando piove non succede altro: piove, insomma!

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  3. Oh yeah!
    Bella recensione.
    gloria

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  4. Sul titolo hai ragione da vendere. Anche se dopo aver letto "Snuff" di Palahniuk ogni volta che sento "The Catcher in the Rye" mi viene in mente "Catch her in the Eye", e la poesia mi si dilegua un po'...
    Holden e Baldini è un bell'accostamento. Non ci avevo mai pensato, ma hanno quell'aria slacker in comune che effettivamente...
    E scusa, ma non resisto: se lo avessi letto a 15 anni sarebbe stato diverso.
    Ecco, l'ho detto.
    Scusa.

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  5. ahahahaha
    guarda
    ti perdono
    dici così perché non conosci la mia età mentale :D

    e
    catch her in the eye
    è un sacco poetico! :D

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