Etichette: , , ,

"Opera Narrativa - Fantascienza & Fantasy" di AAVV**

Se siete amanti dei libri forse conoscete già il portale Opera Narrativa. Se conoscete operanarrativa avete sicuramente già letto del Premio Letterario organizzato dal Andrea Franco e Luca Di Gialleonardo ormai quasi un paio d'anni fa. Anzi, potreste avere anche già letto l'antologia dedicata all'edizione precedente, pubblicata sempre dalla Tabula Fati e dedicata al noir. (E siamo arrivati alla terza, ho visto, ma senza antologia)
A me questa, a tema fantasy e fantascienza, è arrivata sabato e confesso che me n'ero quasi scordato. Era il periodo in cui facevo ancora i concorsi e gioivo nei casi di selezione e pubblicazione. 
Sì, dai, i concorsi letterari seri sono una bella cosa.
Soprattutto in questo caso, per altro, il concorso ha un bellissimo tema: il libro
Ricordo che l'edizione precedente io lessi il bando alla cazzo e non mi accorsi del tema. Sì, lo so, sono un po' coione, non serviva questa riprova. Fatto sta che mi è dispiaciuto, anche perché so che Andrea e Luca fanno le cose seriamente e, per di più, questa collana della tabula fati è davvero carina.
Ecco perché in quest'edizione mi ero imposto di partecipare, qualcunque fosse il genere proposto.
Certo, quando ho visto Fantasy e Fantascienza mi sono cadute le braccia, comunque poi è andata bene e così ecco che il librettino, con i sei migliori racconti, me lo sono letto già domenica questa.
E quindi ora ve ne parlo.
Dunque... vi dirò che non mi ha fatto impazzire. Non che mi sia dispiaciuto leggerlo, eh, però non riesco a parlarvene con toni entusiastici, considerato come antologia "a sè", che prescinde, cioè, dal premio letterario a monte. Certo, il discorso cambia completamente se la paragono ad altre antologie, anzi, a mooolte altre antologie che vengono da premi letterari. Il libro è curato, è stata fatta una correzione di bozze, la copertina è elegante e adatta al contenuto (anche se non mi piace, ma è solo gusto mio). I racconti si lasciano leggere e in un caso posso anche dirvi che siamo di fronte a un pezzo più che buono.
Però qui, a monte, è stata fatta una scelta precisa, ovvero quella di rispecchiare il più possibile l'andamento del concorso, piuttosto che quello di gestire il libro come opera (narrativa ah ah ah) a sè. 
Ecco quindi che ci si è limitati alla correzione di bozze e all'uniformità della formattazione ma non ci si è spinti verso modifiche sostanziali del racconto, anche quando queste avrebbe potuto migliorarne l'impatto sul lettore. Tanto per parlare di cose che posso, se mi avessero detto qualcosa del tipo "Oh gelo, ti abbia mocorretto un po' delle cazzate che hai scritto eh, dacci un occhio e dicci se va bene, e vedi di farlo andar bene, che avevi scritto come una scimmia sotto lsd". Ecco, insomma... non mi sarei certo lamentato e non avrei criticato. 
Ecco che se per caso vi capita di leggere questo libro, mi raccomando, valutatelo come un'antologia del premio letterario, e non come un libro. Quello fatelo fare a me che sono stronzo. ;)
Anche perché, voglio dire, lo si capisce già dal titolo che il senso è quello di riportare il concorso. Il sottotitolo, infatti, pur dicendo "fantascienza e fantasy" introduce solo titoli del primo tipo, mentre di fantasy non dovete aspettarvi niente.
Non ce n'è.
Lo stesso ordine dei racconti rispecchia la classifica del concorso: 1° 2° 3° e poi i tre selezionati successivi. 
E di che ti lamenti, direte voi? 
No, in effetti non mi lamento. Però non so... Il racconto migliore, a mio avviso, è l'ultimo, che per quanto particolare e per quanto inseribile nel tema "libro" in modo molto blando, è l'unico che non ha bisogno di essere migliorato e che mostra un certo grado di professionalità, sia nella scrittura e sia nella gestione della trama e del ritmo. E quindi era sicuramente ipotizzabile una disposizione diversa dei racconti, che magari allontanasse quelli con elementi simili e permettesse una lettura più varia. Sono ovviamente considerazioni mie, anche perché la scelta è stata fatta in un'ottica di continuità con il vol. 1 e direi che è meglio così.

Ma veniamo ai racconti, dunque.
Sono tutti pezzi onesti e, in alcuni casi, con dei buoni spunti. Al di là del fatto che è curioso notare alcuni temi ricorrenti tra gli autori, quando vengono chiamati a proiettare il libro nel futuro (come la sua scomparsa fisica o il continente Europa che finisce sommerso), c'è un utilizzo del tema abbastanza variegato, che va dalla fantascienza spinta e neurale, a quella leggera e molto credibile.
Quel che potrebbe indispettire, per esempio, è il fatto che quando hai una raccolta il cui tema è "il libro" per il lettore medio diventa abbastanza fastidiosi costruire un racconto con l'effetto sorpresa che par di un misterioso oggetto per tutto il tempo, svelandolo all'ultima riga. Questo va bene in un antologia XXX, ma non in una dove il lettore sa benissimo di cosa si sta parlando. Diciamo che è una questione di malizia, e forse è proprio questo svantaggio che si può imputare alla scelta di rimanere fedeli al concorso. 

Bene dai. Ho parlato troppo.
Chiudo dicendovi brevemente autori e racconti. Fabio Musati  (Notizie dagli scavi) apre la raccolta con degli archeologi del futuro che trovano questo oggetto che ha proprietà mai viste in uno degli oggetti contemporanei. Per esempio non si spegne mai... Alessandra Lauro, nel mio secondo lavoro preferito, riesce a trattare in modo non banale un tema classico come l'intelligenza degli androidi (Scripta Manent), in questo caso un robot amanuense. Il terzo lavoro (Elle) fa cagare perché è il mio. Il quarto è un racconto che in potenziale avrebbe potuto superare gli altri, ma che soffre di alcune ingenuità: Bibliofarmacologia, si chiama, e tira in ballo il dominio esercitato dalle imprese farmaceutiche (autore Giuseppe Perciabosco). Penultimo pezzo (Virus) è un pezzo di fantascienza classico, a firma di  Guido Pacitto, che usa il libro come causa scatenante di una rivoluzione in alcuni satelliti orbitanti intorno al sole
L'ultimo racconto (Compendium super maonem), come già detto, è tirato dentro per i capelli (non basta scrivere alla fine "questo è un libro" perché il tema sia rispettato), ma è distante dagli altri e vi fa pisciare addosso dal ridere. Si descrive, in un italiano che si confonde con sapienza a quello venetico del 1600, il modo di costruire un maòn, ovvero un golem veneto fatto in casa. Le istruzioni sono esilaranti. Da leggere e i miei complimenti a Fiorella Borin, che ne è l'autrice.

Okay ciccipucci. 
Spero che non vi siate arrabbiati se faccio il critichino sui libri dove ci sono anche io, ma che ci volete fare... son fatto così. :)

2 commenti:

  1. Io lo voio! ^_^ Appena ho time me lo procurooo! Evviva bravooo!

    RispondiElimina
  2. Ah, già, tu sei namiafan... testarda pure

    RispondiElimina