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"Gang bang" di Chuck Palahniuk****

Palahniuk mi sta sul cazzo! 
No, okay, piano... non intendo alla lettera, che sennò voi scimannati fate subito le battutacce da sfigatelli. Intendo proprio che finendo questo Gang bang (snuff, titolo originale), sabato mattina, ho provato proprio un moto di fastidio, verso il buon Chuck.
Perché alla fin fine, questo è un Palahniuk normale, ordinario, alla sua maniera, in cui non si è sforzato, in cui ha lavorato solo su una singola idea e nemmeno tanto bene, in fin dei conti.
E' un lavoro che sembra buttato lì, sulla falsa riga dei suoi predecessori più riusciti come fight club, o invisible monster, o insomma, se lo conoscete un po', il buon chuck da portland, avete capito cosa intendo.

Perché dico questo?
Perché se avessi voluto fare il lettore palahniukese sgamato e cagacazzi, quello che dice "tanto so cosa vuoi fare e ora lo indovino prima della metà del libro, come va a finire la storia"... beh, insomma, se volevo affrontarlo con metodo narratologico e facendo tesoro delle mie letture precedenti, beh, questo libro non mi avrebbe sorpreso per nulla... anzi, manco per un cazz, visto il tema trattato.
Ma io no.
Io sono ingenuo.
Mi piace fare il lettore pirlocchio che si lascia sorprendere e arriva a pagina 182 e fa "Ooohhhh"
e poi: "Aaahhhh"
e poi subito dopo "Cazzo!"

Non ne state capendo molto, vero?
Cominciamo dal plot del libro, che è geniale.
La storia che fa da sfondo a tutto è una Gang Bang. Anzi, non una qualsiasi ma "La gang bang" che entrerà nella storia. 600 uomini che si devono trombare Cassie Wright, diva del porno che (forse) ha intenzione di lasciarci le penne (della passera) sul set... Come? Suvvia! Embolia vaginale, come potevate non saperlo?!
In ogni caso avete per caso presente come si fa una gang bang? No?
Beh, diciamo che stanno tutti lì a menarselo aspettando il proprio turno, e magari capita che mentre aspettano parlano del più e del meno. 
E così ecco tre delle voci narranti, tre prime persone. Il numero 600, un vecchio divo del porno, nonché forse l'unico che ha fatto figliare la pornostar; il numero 72, che invece è tipo appena fuori dall'adolescente, verginello, (forse) figlio della pornostar e che non è lì per trombarsi sua madre ma (forse) per salvarla. E poi c'è il 136 che invece è un attorucolo sfigato (forse) gay che vorrebbe rilanciare la sua carriera... E poi c'è Sheila, che è l'organizzatrice, che gira con un notes e chiama i numeri tre alla volta, a fare il loro dovere, e getta uno sguardo esterno sia su Cassie, sia sui tre uccelloidi.
Bestiale vero?
Io lo trovo un plot che ha un potenziale non da ridere, davvero.

E cosa ci fa, di tutto questo, il palaniukko? Poco... O almeno, sembra poco, soprattutto all'inizio, dove mette in campo due giochetti dei suoi. Il primo è il continuo riferimento a immaginari (?) titoli di film porno. Avete presente, vero? Diciamo che il traduttore si è sicuramente divertito, e due risatine ve le strappa questa lunga cinematografia pornaiola, anche se alla lunga il giochetto stufa. Il secondo, invece, molto più riuscito, è la sfilza di aneddoti che vengono messi in bocca (no battute, please) a Cassie, riguardo ai divi del cinema e dintorni. Veri? Falsi? Non lo so... So che a più riprese si ha la tentazione di wikipediare per vedere se è tutto vero o se ci sta raccontando una fregnaccia, ma poi il bello è non sapere, e magari credere.
Poi aggiungeteci anche qualche pasticca azzurra e magari una di cianuro.
Intorno a tutto questo ruota la vicenda.
Cassie morirà?
Il 72 è chi dice di essere?
Il 137 schiatterà?
Il 600 che fine farà?
Si arriva, come accade spesso nei romanzi di Chuk, ai suoi due marchi di fabbrica: 
1) la rivelazione
2) l'accelerazione finale catastrofica.

Mentre la prima è prevedibile, anche se io non l'ho fatto, nè avevo alcuna intenzione di; la seconda la promuovo, nonostante sia leggermente poco verosimile (ma anche la gang bang non è che lo sia del tutto :).
Diciamo che ti lascia soddisfatto, e quasi esausto, a fine lettura. 
Poi magari ci pensi e dici "mi aspettavo di più"
Ci pensi e di dici "Che pirla... Era tutto chiarissimo!"
Il fatto è che a Chuck oramai il giochetto è riuscito, ti ha gabbato, divertendoti e tenendoti incollato alle ultime 80 pagine come un schizzo di... sì, insomma, avete capito. 
E allora chi sono io per dargli tre stelline sole, nonostante questo libro sia davvero una robetta, un'ideuzza e mezza, un romanzetto con la pretesa di essere, ma non sconvolgere?
E infatti gliene dò 4... e ribadisco il fastidio per avermi dato per l'ennesima volta la sensazione di produrre lavoro ampiamente dignitosi con uno sforzo apparentemente minimo.
E parafrasando la pubblicità del cazzetto... "Ooooohhh...  Mr Chuck!"

5 commenti:

  1. Ma se tu dovessi consigliare "il meglio" di Palahniuk a chi non l'ha mai letto, come il sottoscritto, e vuole riparare alla lacuna, da dove gli diresti di cominciare?

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  2. Insomma, questa sembra proprio una tipica palahniukata, con tutti i dogmi e crismi. Eppure sai che ti dico? Io da lettrice palahniukese non mi sento mica tanto sgamata e neanche mi va di esserlo. Preferisco continuare a dire Ooohhh e Aaahhhh e pensare tra me e me che è proprio un figlio di buona donna, però... E' un divo, che altro si può dire?
    E comunque questo non l'ho ancora letto, è lì sotto altri da due anni ormai e nel frattempo ho iniziato Pigmeo. Non so, è come se non volessi sparare l'ultima cartuccia.

    @Grande marziano: se posso permettermi, inizia con Invisible monsters che ha quelle caratteristiche di cui parla Gelo, però non è neanche così complesso come altri. Ecco.

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  3. Ti avrei scritto la stessa cosa che ha scritto la cyb
    invisible monsters
    anche perché è il primo che ha scritto, cronologicamente.
    Se ti piace quello ti piacciono anche quelli che non ho citato

    Fight club, se per caso hai visto il film, no, per niente.

    mentre se lo vuoi assaggiare in libreria e convincerti che in certe cose può lasciarti il segno con poche righe, ti prendi "Cavie" e leggi il primo racconto, quello di San Vuotabudella.

    Invece non devi leggere, se non dopo aver letto 4-5 palahniuk, "Portland Souvenir" e "La scimmia pensa, la scimmia fa" che sono saggi romanzati, ma pur sempre senza la costruzione di un romanzo.

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  4. Invisible monsters, ok. Ricevuto. Grazie delle dritte. ;-)

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  5. Il racconto di San Vuotabudella in Cavie è bello crudo come battesimo, quindi direi perfetto. Fra l'altro si trova in inglese qui: http://chuckpalahniuk.net/features/shorts/guts
    Tra i romanzi non sottovaluterei Survivor, secondo me una bomba.

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