Etichette: , ,

"Cronache di Bassavilla" di Danilo Arona****

La forza è nella mescolanza.
No, non sto parafrasando il buon orwello, ma è una frase che da 2/3 di libro in puoi mi è venuta in mente spesso, leggendo questo "Cronache di Bassavilla" di Arona (grazie del libro, a proposito)
Mescolanza di cosa? Vi sarete già chiesti.
Di un po' di cose, che vi dico subito.
Prima vi dico che il libro mi è piaciuto. Molto. 
Non ovunque, ma molto.
Se vi ricordate espressi più di qualche perplessità, riguardo al "Ritorno a Bassavilla" targato XII, e se vi ricordate vi dissi anche che non era necessario aver letto questo, per leggere il Ritorno.
Beh, su quest'ultimo punto sbagliavo.
No, no, fermi!
Non intendo che uno è la continuazione dell'altro. Non siate precipitosi. Intendo soltanto che dopo aver letto questo, si riesce a collocare meglio gli eventi dell'altro, e non tanto a livello spazio-temporale, quanto a livello emotivo, di mood di lettura. E affettivo, anche. Senza dubbio.
Ma rifacciamo un passo indietro e torniamo alla mescolanza.
Cosa mescola Arona, in queste cronache? Beh, cronache, tanto per cominciare. La cronaca è un sottofondo, è un collante. Ed è anche un registro utilizzato per redigere i piccoli raccontini autobiografici che ci raccontano delle vicende di Melissa (il sole) di Bassavilla (l'universo) e dei vari pianeti e satelliti che vi ruotano dentro e intorno, ovvero i vari personaggi. L'autore, considerata questa visione diventa un satellite, che dapprima guarda, studia, scruta, raccoglie campioni e testimonianze, e poi si trova a orbitare attorno a Melissa, qualunque cosa ella sia, con il rischio, diciamo così, di scottarsi.
Non mi dilungo troppo a dirvi chi è Melissa, perché dovrei raccontarvi troppo. E vi toglierei anche qualche sorpresa. Melissa è tante cose. Una ragazza morta tragicamente nel 1925, soprattutto. Ma anche un virus informatico, un fantasma, una presenza... Insomma, se avete intenzione di leggerlo sappiate che è il fil rouge su cui cammina l'indagine di Arona, che raccoglie frammenti, storie, parole. Morti strane e sospette, fantasmi che compaiono sempre nello stesso punto, sulla Bologna-Padova, in autostrada, fatti inspiegati, storie intrecciate, e provincia che vive. Una Bassavilla (Alessandria) che è il secondo personaggio del libro, dopo Melissa, per importanza e carattere.
Ma cosa mescola alla cronaca? Fantastico, tanto per cominciare. Non sai mai, non lo riesci a capire (è questo è delizioso) quando arriva il momento in cui si varca il confine della notizia, del fatto, per inoltrarsi nell'ipotesi, nel lato fantastico della vicenda. E dopo un po' di pagine puoi dubitare di tutto e credere a tutto. Una bambina muore di paura nel tunnel dell'orrore al Luna park? Certo! Lo so che sarà capitato chissà quante volte, eppure il fatto diventa reale, cercato e ad hoc, propri qui, a Bassavilla, durante questa indagine.
E poi? Cosa ci si mette? 
Altre due cose.
Scienza. Non tanta, ma abbastanza per tentare una via di spiegazione ai fatti. In qualche pagina di considerazioni fisica-oriented la mia mente, pur non avendone le competenze, si è trovata davvero a viaggiare cercando di sistemare tasselli, dare spiegazioni, ipotesi... insomma. "Perché no?" è la domanda che mi sono trovato addosso. 
L'altra cosa sono gli affetti. Anni fa mi insegnarono che ci sono persone che devono viaggiare muovendosi, altre che non ne hanno la necessità. Io appartengo a questa seconda categoria, non ho dubbi. E non me ne sono mai sentito penalizzato. Quello che mi permette di viaggiare senza muovermi, è l'affetto che provo verso le mie radici. Beh, leggendo Bassavilla mi ha colpito la stessa sensazione riflessa. L'idea che Arona, la sua Bassavilla, ce la stia proprio regalando con affetto, o meglio, con dentro il suo affetto. Ed ecco che nel Tanaro, in Bob Orsetti (ciao Roberto, mi leggi ancora o sei sparito?), nei medium che popolano questa Alessandria, ci vedi riflesso e amplificato quanto di bello l'occhio di chi conosce, può sapere, e non di chi inventa, o romanza.
A tratti, forse, questo è anche un difetto. Questo affetto limita la malizia narrativa. Vedere una cosa com'è non è sempre vedere una cosa come la vorresti leggere. (io però preferisco la prima, eh)
E adesso, tornando ai discorsi di inizio post, forse avete anche capito perché dicevo che leggere questo ti permette di goderti di più l'altro. E' questione di state of mind, insomma. Se entri in quello giusto... è meglio.
Chiudiamo coi difetti.
Uno ce n'è. La strutturazione come cronache-romanzo (tenuto conto della genesi su Carmilla on line del lavoro) comporta che, mentre è plausibile che un "indagatore" ripeta di certi fatti per riportarli (e riportarseli) alla memoria, per il lettore può diventare una ripetizione noiosa (del tipo"ma perché mi ripeti sta cosa che l'ho letta tre pagine fa?") Ecco che forse, a lavoro finito, si poteva dare qualche sforbiciata a questi 2-3 momenti che però capitano solo verso 1/3 di libro e poi, rapiti dal ritmo che aumenta, non tornano più.
Bene
Sono stato anche troppo prolisso.
Concludo solo con l'ultimo, ottimo pregio di Cronache a Bassavilla. Se da quanto ho scritto avete capito di trovarvi di fronte a una serie di racconti legati in modo vago, che non portano da nessuna parte, beh, scordatevelo, perché poi, alla fine, il cerchio quadra.

4 commenti:

  1. Roberto Orsetti26 aprile 2010 00:09

    ciao gelo, ti leggo ancora e per me sei un grande poeta, una guida...
    scherzi a parte, seguo anche se ultimamente nn ho molto tempo, quello che invece vorrei, per manifestare il mio reale interesse ai tuoi scritti. "Cronache" risente molto della gestazione da web, è vero, e forse metterci mano avrebbe facilitato una lettura più scorrevole. ma credo sia stato anche un suo pregio, perchè a volte calca e ricalca su aspetti che rafforzano le narrazioni di Danilo. In pratica lui rilancia punti che devono diventare verità, fatti incontrovertibili. e a me rimane il dubbio che sia tutto vero, anche io che sto seduto al bar con lui.

    RispondiElimina
  2. ma io non ho mai avuto dubbio che fosse tutto vero...
    ;)

    RispondiElimina
  3. grazie gelo, a te e al tuo blog,che mi hai fatto scoprire con immeritatissimo ritardo questo grande autore weird(si puo' chiamare cosi'?)italiano.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì può decisamente chiamare così, sì, ed essendo io un fan, be' mi dai una grande soddisfazione, dicendomi questo! Grazie a te!

      Elimina