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"L'incrinarsi di una persistenza" di M. Cometto***


Lo so, lo so... Maurizio è là che freme di leggere questo post!
Per Maurizio intendo Cometto, ovvero l'autore di questa raccolta di racconti edita da edizioni il Foglio.
E' lì che freme perché il libro me l'ha regalato lui, dopo essere passato su questo blogghe e aver visto che leggo l'Undergroud letterario.
Beh, siccome parlo bene se c'è da parlare bene e parlo male se c'è da parlare male, direi che è comunque stato coraggioso :)

Da dove cominciare...
Beh, dalla frase in copertina, ovvio.
C'è Evangelisti che ci dice che Cometto è il suo autore preferito di narrativa fantastica, e okay, la cosa spaventa un po', lo ammetto, perché ti prepara in effetti a un libro che dovrebbe essere meravigliosissimissimo. Il fatto è che quel maledetto King, a forza di scrivere, negli ultimi vent'anni, panegirici a bruciapelo su tutti gli horror americani in uscita indicandoli come suoi eredi ci ha un po' scottato.
Leggiamo queste cose e pensiamo: seeeeeee certo...
Idem per l'entusiasmo sul retro che definisce questa raccolta come antologia definitiva dell'autore (eccheccavolo, c'è praticamente tutto quel che ha pubblicato a parte il costruttore di biciclette, ti vien da pensare. :D) e la sua opera più bella (no, mi rifiuto di crederlo, Maurizio può ancora migliorare e parecchio)
Quindi dai, torniamo coi piedi a terra.
Il giudizio generale che mi sono fatto su questi racconti è che Maurizio ha idee e che cerca sempre di sfuggire al cliché e dal già raccontato, ma che ancora ci sono ingenuità nella scrittura e nella gestione del trama che non permettono di arrivare al "pezzo che spacca".
Quindi sì, è un buon giudizio il mio, perché non posso che aspettarmi di meglio dal futuro.

Ma parliamo un po' dei racconti allora.
Ne prendo alcuni a caso, sui quali mi va di dire qualcosa.
All'interno è stato riproposto "Lo scaricamento della bara", racconto lungo già pubblicato in passato (ammetto che la scelta di ripubblicarlo mi ha infastidito, perché sapeva troppo di riempitivo, avrei preferito leggere un nuovo racconto, in quelle pagine). L'idea di partenza è buona, ci sta (il protagonista sepolto con il cellulare che manda sms ai cellulare che ha regalato in vita muovendo le fila dei personaggi rimasti nell' al di qua) ma la realizzazione ha almeno un paio di difetti, anche tre. Dialoghi e situazioni che a tratti son poco credibili, soprattutto perché i personaggi spesso parlano allo stesso modo; pause in quel che accade che a un certo punto mi avevano fatto venire voglia di "saltare le righe" e alcune ingenuità e ridondanze nella scrittura messe magari nel momento sbagliato. Poi il racconto si riprende e nella parte finale torna il meccanismo di suspance che te lo fa finire. Quindi sì, racconto sufficiente, che si legge, ma che potrebbe essere davvero molto buono, se fatto dimagrire e gestito meglio.
Altro racconto di cui dire qualcosa è quello che dà il titolo alla raccolta. "L'incrinarsi di una persistenza" è una ghost story che pur navigando nei temi soliti dei fantasmi e del loop post mortem riesce a dare qualcosa di diverso  per il modo originale in cui è strutturata e per i personaggi ben delineati. Ti resta un po' di confusione alla fine, la sensazione che si poteva capire meglio, chiarire meglio... ma tutto sommato il racconto è riuscito.
Altro pezzo interessante quello surreale su un astronave aliena che minaccia fino all'esiziale finale i partecipanti a un festival di musica indie in cui sfilano tutti i performer preferiti dall'autore (immagino).  Titolo: The impossible pop-rock festival. Bell'idea, davvero, anche per la discografia messa a fine libro. Però anche qui c'è un piccolo errore di valutazione nei confronti del lettore. Che chi scrive conosca certe canzoni e certi personaggi musicali non significa che chi legge debba conoscerli, questo purtroppo porta alcuni ad apprezzare il racconto e a viverlo (io per esempio) e altre a trovarlo freddo e noioso, ridotto a un banale elenco di nomi e canzoni in mezzo a pochissimi fatti, con la chiosa finale di una prima persona che narra e non si capisce, alla fine, perché viene risparmiata dall'evento.
Insomma, anche qui, una buona idea che però avrebbe potuto essere più incisiva, più graffiante...

Paradossalmente l'incisività si raggiunge in qualche racconto meno ambizioso e più breve. 
Maglia a pois, per dire, è un buon pezzo di apertura, che dopo dieci righe ti pare di capire già dove andrà a parare, con questo ciclista che sorpassa ciclisti "che non dovrebbero esserci" davanti a lui, poi però non va a finire proprio lì. 
Bene.
Basta così.
Anzi no. Aggiungo e tiro le orecchie per alcuni errori di battitura di troppo, qualche refuso e qualche piccola imperfezione che andavano limate (rientri non sempre uguali, doppi spazi e non uniforme gestione del trattino dialoghi, così così, insomma), ma siccome Maurizio ha detto che è colpa sua, allora le orecchie che se le tiri da solo. :)
E per ora si becca la sufficienza stiracchiata, ma come si dice a scuola... Può fare di più, il ragazzo può fare di più... 
[Tanto per dimostrarlo, a mio avviso, il racconto contenuto in Veleno, che dovrebbe essere successivo a questi, è più efficace e riuscito].

6 commenti:

  1. Ah, questo mi ero ripromesso di comprarlo. Poi mi son scordato. Adesso me l'hai ricordato. Grasie! :-)

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  2. Interessante antologia di un altrettanto interessantissimo autore italiano del fantastico. Ho fatto molta fatica a reperirla (indicazioni vaghe dall'editore, su IBS viene consegnata a fatica, ho dovuto attendere un anno per la ristampa). Ho tenuto duro perchè conoscevo l'autore, avevo letto Il Costruttore di Biciclette che è molto bello. Concordo al 100% sulla recensione di GeloStellato. Maglia a Pois l'ho trovato delizioso. In generale buone (a volte ottime) idee di base, ma se posso permettermi, forse portate avanti con poca "cattiveria". Comunque un buon fantastico, soffuso, d'atmosfera, un pò ottocentesco...! Peccato che Maurizio non abbia più scritto nulla di nuovo! O sbaglio?? Samuel M

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  3. gelostellato7 marzo 2010 19:13

    Cavolo Samuel! E' vero! ecco forse la parola giusta! "cattiveria". hai ragione, non mi era venuta in mente ma è una definizione adatta.
    Maurizio non so cosa sta scrivendo
    però potrebbe anche venir qui a dircelo..
    evochiamolo...
    metto su il disco nuovo dei Local Natives...
    secondo me gli piace :)

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  4. Evocato da cotanto nome, non potevo che manifestarmi. Per nome intendo quello di Samuel, ovviamente. Grazie per l'apprezzamento, se sei Marolla come credo io ho lì pronto che m'aspetta il tuo Malarazza, leggerò e se possibile ti dirò :-) Di cose ne sto scrivendo parecchie, alcune più cattive, altre meno. Vedremo se qualche editore si muoverà a pietà per me. La mancanza di cattiveria nei racconti, un po' è voluta, un po' è inconscia. Non amo gli effettacci e lo splatter, e neanche l'utilizzo di cliché per "rassicurare" il lettore (a volte la cattiveria serve anche a questo), anche se ammetto che a volte i miei personaggi sono un po' troppo "statici". Difetti ne abbiamo un po' tutti, il bello è riconoscerli e mettersi sotto per migliorare (in fondo pure a questo servono le recensioni). Grazie anche a Gelo, ovviamente, per la sua attenzione e recensione. A bientot! Maurizio

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  5. Ciao Maurizio, sì, Malarazza è una mia creatura! Ti seguo da tempo e ti considero uno dei migliori autori fantastici italiani. Il discorso sulla cattiveria è dettato da inclinazioni personali, ma naturalmente ognuno ha il proprio stile ed è giusto così. Borges non era cattivo, ma questo non gli ha impedito di certo di scrivere alcuni dei massimi capolavori del genere! :)
    Apprezzo molto anche il tuo atteggiamento costruttivo sul fatto di migliorarsi, è ovvio che denota una grande professionalità.
    Conosci le Edizioni XII per caso? Collaboro con loro ed è uno dei migliori editori del fantastico in Italia. Sono molto attenti e selettivi nelle loro uscite, che cura con molta attenzione. Se posso permettermi: ti posso consigliare di fare un giro sul loro sito e, se ti ispirano, di mandare loro qualcosa? Samuel M

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  6. Samuel,
    grazie delle belle parole, sono molto gradite. Si, conosco le Edizioni XII, per esempio di recente ho letto "La corsa selvatica" di Riccardo Coltri e l'ho trovato molto bello (non solo per il contenuto, ma anche per la copertina, e per la cura dell'"oggetto" libro). So anche, tuttavia, (perchè me l'hanno detto loro),che accettano manoscritti solo nell'ambito dei loro concorsi, e tra quelli "aperti" non ce ne sono al momento di papabili per i miei scritti. Ho comunque qualche altro interessante contatto che potrebbe concretizzarsi a breve, vedremo nel prossimo futuro. :-) Maurizio

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