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Ciao giò

Ma lo sai che è tutto il giorno che ci penso, giò.
E non sapevo decidermi se scriverti o no due righe.
Ché il web è una cosa strana.
Una cosa che tipo non conosci uno e poi ti muore, come hai fatto tu ieri, e pensi che ti è morto un amico e non sai che dire, che pensare.
E leggi quei messaggi qua e là e ancora qua e là che non vogliono dire niente e il tempo passa
e domani tutto è dimenticato.
E così finisce che sei qui a casa dopo due ore dalla doccia ancora in accappatoio con le palle per aria che non riesci ad alzarti dal divano e te ne stai a finire il gin e l'acqua tonica che non ti piace ma tua madre ti ha comprato per sbaglio, al posto della schweppes.
Eh sì, lo so che ti piacerebbe e che mi faresti una battutaccia sulle palle per aria, lo so.
Ecco. 
E' per questo che non mi decidevo a scriverti, oggi.
Almeno oggi.
Oggi che ho saputo
00.00
proprio adesso.
Per un pelo insomma, mi sono deciso.
Perché ho pensato che in questi tempi di web abbiamo le vite come uno specchio rotto.
Che una volta morivi e in qualche ora lo sapevano tutti quelli che ti conoscevano.
Adesso muori e hai una vita fatta di schegge, e a qualcuno quel riflesso nemmeno arriverà, o arriverà chissà quando.
E non ce la fai a mettere insieme tutti i frammenti di chi ti conosceva.
E allora io lascio il mio qui, piccolo piccolo.
Perché è strano pensare di salutare qualcuno di cui non ho sentito la voce, ne ho mai incontrato.
E' strano pensare che non ti ho scritto e l'ho fatto con la coscienza e l'egoismo di non voler sapere.
Di non voler sentire che non andavano bene, le cose.
E tu dimmi cattivo, giò, ma era come se ce lo stessi dicendo senza dirlo, con tutti quei quadri, quei volti.
E io cliccavo, guardavo, e nemmeno un "mi piace questo elemento" ti ho mai lasciato, perché quello era il tuo saluto, e mi sembrava così sciocco e futile sporcarlo.
E così ho aspettato, non ho voluto sapere.
Siamo fatti così, evitiamo il dolore degli altri, se possiamo.
E insomma, ti resta poco da dire.
Io ero un fan, ti ricordi?
Alessandro mandava la mail sui libri da recensire e io per due volte ho avuto culo e rispondevo
"io io io io, sono un fan :)"
E insomma, dopo che hai letto tre libri e un po' di racconti, di una persona, la conosci, non ci puoi fare niente.
Tu per me resti quello della maschera d'oro che non ti era riuscito troppo.
Uh, quanto eri piccato perchè ti ho detto che quelle pagine non erano scritte bene.
Che credi che non l'avevo capito?
Eppure sì, dài, gio, lo sai che quella pagina là la potevi scrivere meglio.
E lo sai anche che non ho capito tutto, a proposito di Uragano, anche se mi è piaciuto tantissimo.
E come avrei potuto, giusto? ;)
Avevi apprezzato il mio sforzo da etero, mi dicesti, anche se io, a dire il vero, non mi ero sforzato per nulla.
Ma insomma, su, chiudiamola qui.
Per me resti quello delle novelle, delle suore che scopano, della fossa col racconto pronto a cui hai modificato l'intro alla cazzo per farcelo rientrare.
Quello dei trecento parole pieni di sesso e dell'orrore in mezzo al sesso.
Resti quello della farfalla di Veleno. Lo lessi nella serata allucinante della presentazione di Aviano.
Non te lo dissi, credo.
Ci avevi detto da pochi giorni del male e mi andava così, di leggerti di fronte a un pervertito sciroccato, due vecchie bacucche e una terrina di cipolla. Certo, non le potevo sapere queste cose, dello sciroccato e delle babbione. Io pensavo solo che leggerti era un modo per abbracciarti col pensiero.
Vabbè.
Basta piangere e basta parole.
Vado a cercare di scopare, che a te sarebbe piaciuto così.
Ciao giò.

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