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Babilonie a confronto

Sapete una delle mie piccole paure? Perdere l'umiltà.
Sì, lo so, è un'idiozia ed è supponente il fatto di pensarci.
Ma io riconosco che la maggior parte delle cose belle che ho avuto hanno radici in una selva di sabbie mobili, fatte di umiltà ,mescolata a ingenuità e perché no, anche a una sorta di superficialità e leggerezza.
Nel prendere bene tutto, insomma.
Ma perché vi dico questo?
Perché si è concluso il concorso dello Scrigno per il quale vi ho tanto smarronato e rotto le spalle.
Molti di voi l'hanno già letto, lo so.
E non sono tenuti a leggere di nuovo.
In ogni caso la faccio breve.
Per il concorso dello Scrigno (grazie Frank per avermi obbligato), che a differenza del fantastique è stato anni luce più serio e ben gestito, avevo scritto il racconto già ai primi di gennaio.
Non mi convinceva, lo confesso.
Però credo l'avrei mandato, semplicemente per pigrizia, o perché comunque ho scritto di peggio.
Per fortuna che c'è qualcuno che ti dice "Ehi, ciccio, guarda che fa cagare" o qualcosa di simile.
(grazie, eh)
E siccome se te lo dicono, non si sa perché, ha più valore di quando lo pensi tu, beh, allora hai due opzioni.
Fingere di non sentire, pensando mentalmente "non è vero"
Oppure ascoltare e valutare, e se è possibile scrivere di meglio.
Io ho optato per la seconda opzione, che è questa, scritta il giorno prima della scadenza o giù di lì, e che avete già letto.
Però oggi vi lascio la prima, che è quasi uguale alla seconda, e che, diciamo così, mi avanza.
E gli avanzi, si sa, si buttano sul blogghe. :)
Però io vi invito a non leggere oltre questa riga.
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BABILONIA - versione picchiata con un cestino

Si parlava di uno scrigno, di un mese, novembre, e di un anniversario, il terzo, finalmente.
E si parlava di parole, certo. Di parole possibili, sperate, temute, mescolate e mescolate ancora, più delle molecole d’acqua in una cascata.
Gorghi, vortici, mulinelli e spruzzi che volavano, frusciando, da una schiuma all’altra: non c’è un istante che assomigli a un altro, nel linguaggio dell’acqua.
E così si comportano le parole.

…è attualmente adagiato nella nicchia di pietra originaria. Per l’intero mese di novembre, una task force internazionale monitorerà la teca in cui è custodito. Dodici telecamere e una serie di microfoni sensibilissimi ne coglieranno ogni minima…

Se il web volesse darsi un Re, vi sarebbe stato un plebiscito a suo nome.
Non c’era pixel che non ne fosse stato sfiorato, non un clic caduto lontano dalle sue parole. Tutto, di quell’oggetto, era diventato simbolo. A tutto era stato dato un valore.
Il bizzarro gioco di segni intarsiato sui fianchi. L’abbraccio del metallo, liscio e brillante, che incrociava strette fasce borchiate, premendole contro il legno. Persino il coperchio, irregolare e senza alcuna traccia di serrature, era visto come una metafora.
Lo scrigno, nonostante tutto, continuava a parlare con miliardi di voci e di significati.

…studioso riconosciuto a livello mondiale, ritiene di aver isolato una sequenza di risultati di senso compiuto, che variano in un range di 312 combinazioni. Si è detto sicuro di poter restringere ancora il campo nel momento in cui inserirà nel calcolatore alcune lingue minoritarie di origine…

I nuovi profeti erano i linguisti.
Dove un inglese aveva ascoltato get, per un italiano era stato prendi, o toma, per l’iberico e coger, per il verde-oro. E non era la stessa cosa, no. Ogni parola andava confrontata e misurata; declinata, sussurrata, gridata. Ogni parola doveva essere scelta, e ogni scelta si nutriva di un errore. Era come voler separare un’unica ghianda da un bosco di querce.
E se anche ci si fosse limitati a un albero, si trattava di rinchiudere nella stessa prigione parole fuggiasche, che avevano nel sangue la libertà.
Sprimacciare, cupidigia, riverbero, immemore, gocciare, nuocere, obliare, squassare, crepuscolo, reietto, immoto, ghermire, nitore, opaco, sgomento…
Ognuna aveva una storia dentro, eppure ognuna doveva farne parte.

…sostengono invece come non vadano sottovalutate le lingue morte. Nel gruppo di ascoltatori scelti che sarà operativo dal giorno di Ognissanti vi saranno anche alcuni parlanti degli idiomi estinti più conosciuti, come il greco e il latino. Da mesi si preparano…

Come di ogni mistero, se n’era smarrita la verità, ma erano rimaste le tracce.
Si cercava dov’era stata la frana, si cercava in luoghi simili. Un mastodontico congegno per la risonanza magnetica aveva scandagliato l’intera montagna, in cerca di un masso, di una crepa, di una qualunque roccia che potesse contenere un’altra magia, com’era stata quella dello scrigno.
Come ogni anno si tornava a intervistare il boscaiolo che lo aveva trovato. Per i primi tempi era stato descritto come un prescelto. Poi, la parlata ruvida e quel viso aspro, sempre stranito di fronte alle telecamere, lo avevano relegato a un mero ritrovatore, un fortunato, a cui si doveva soltanto la trascrizione delle prime parole.
E questo nonostante l’ortografia e nonostante per lui fossero in dialetto.

…nel frattempo sono stati resi noti gli esiti dell’ultima analisi scientifica. La sofisticata tecnica utilizzata ha confermato la datazione della roccia in cui lo scrigno era contenuto, che risale al periodo paleolitico, mentre l’analisi sul legno e sulle tecniche di lavorazione del metallo…

Non decifrando il senso complessivo, ci si interrogava sui dettagli.
Gli articoli, le congiunzioni, gli accenti, le virgole: arrivavano come manciate di sale sulle braci.
E ogni interpretazione sembrava migliorare la precedente.
Era una malattia, una pandemia, un virus pacifico e impregnante che aveva infettato le note dei libri e delle canzoni, le memorie dei cellulari e delle persone, i pennelli dei poeti e dei pittori.
E si traduceva ogni cosa, sempre, chiedendosi quale sarebbe stata la lingua giusta.
Progettarono persino un videogioco, dove gli idiomi arabi, scuri berberi armati di sciabole, fronteggiavano quelli cinesi, o i ninja e le loro katane, o ancora le lance dei boscimani, e via così, fino ai guerrieri turkmeni e tagalog. Tutti avevano le stesse armi, ogni arma una parola.
Emperor of the Words, recitava stupidamente lo schema finale, composto dall’immagine delle scrigno che si schiudeva.

…ma se l’esistenza dello scrigno conferma le ipotesi sulla presenza di una civiltà avanzata, diffusa millenni prima dell’homo sapiens, resta intatto il mistero riguardo al congegno capace di comunicare attraverso una tale molteplicità di codici linguistici in modo simultaneo…

Se al primo anno apparve ovvio l’errore, durante il secondo si incolpò la cabala.
Il terzo era quello buono, lo percepivano tutti.
Quel contenitore vuoto e parlante aveva messo d’accordo tutti: maghi e scienziati, preti e politici, ognuno che vedeva il prodigio a suo modo, ma nessuno che lo metteva in dubbio.
A partire dalla mezzanotte, in ogni parte del mondo, ogni occhio si sarebbe puntato sullo scrigno chiuso.

…esperti garantiscono che il terzo anniversario è senza dubbio quello da cui ci si può attendere il ritorno delle parole. Per tre anni lo scrigno ha parlato, dopo la sua scoperta, per altri tre ha taciuto, senza che alcuna modifica fosse intervenuta nella sua composizione chimica, meccanica…

È ora.
È novembre.
Miliardi di orecchie sono pronte, come sabbia che attende l’onda.
Si parla solo dello scrigno e di quell’anniversario, il terzo da quando l’hanno aperto, e non ha parlato più.

6 commenti:

  1. Ho votato Babilonia appena l'ho letto... ora è ufficiale, questo bellissimo racconto ha vinto due ricchi premi (buoni libri Feltrinelli) in uno stesso concorso - quello della giuria redazionale e, successivamente, quello assegnato dai voti di chi segue il sito "Scrigno letterario".
    Beh! Direte.
    Dite, invece, dite pure, ché tanto Gelo non stramazzerà a terra per i vostri applausi, ma per la mia pacca sulle spalle!

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  2. Complimenti Raffaele, il racconto è bellissimo, ma anche quelli in friulano non scherzano...Amelia

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  3. grazie a entrambi!
    :)

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  4. Che fai adesso? Regali un libro a tutti quelli che ti hanno votato?
    :D Gloria

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  5. Giù le mani.
    La fan numero 1 sono io :-p
    Soprattutto Frank.
    Giù le mani da quella spalla!
    Se deve stramazzare, sarà per la forza spaccatimpani del mio "Hurrà!".
    Ma quelli che l'hanno votato non hanno bisogno di un libro!
    Dopo Babilonia, che se ne fanno?
    Wahahah

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  6. Rissa! Rissa! Rissa!
    ahahahhahaha
    :)

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