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"La corsa selvatica" di Riccardo Coltri****

"A te piacerà!"
Questo mi disse quel cagunzio di Midian, quando uscì questo libro. E sebbene io lo consideri quanto un'ala di farfalla in un vulcano, so che solitamente, quando mi dice così, ha ragione.
E' vero, questo libro mi è piaciuto, e mi è piaciuto molto.

Mettetevi comodi che ve ne parlo, anche se non ci metterò molto.

Tanto per cominciare anch'io sapevo che mi sarebbe piaciuto prima ancora di leggerlo.
Già lessi qua e là per blog cotanta meraviglia di Zeferina, il libro riccardocoltrico edito per la Asengard nel 2007, e riedito l'anno scorso, mi pare (e che non ho ancora letto), quindi, questo "La corsa selvatica", che tratta gli stessi temi ed è plasmato della stessa materia, non poteva che interessarmi.

Ma di quale materia stiamo parlando? Di miti e folclore locale, cosa di chi sono ghiotto e che è tra le mie "direzioni di studio e lettura" attuali, per lo meno per quello che riguarda quelli friulani.
Certo, il bello, ovviamente, non può stare tutto qui.
Di storie che sfruttano questo genere di argomenti ce n'è tante, ma a rendere questa Corsa Selvatica una lettura imprescindibile, per chi ama mescolare il fantastico locale con la letteratura, ci sono almeno 4 valori aggiunti.
Andiamo per punti.

1) L'originalità con cui la corsa selvatica, ovvero cercate katertempora se ne volete sapere di più (vi segnalo anche questo scritto del validissimo Gri, con tanto di biblio a seguire), viene filtrata attraverso una serie di archetipi più ampia e conosciuta, in primis quello del licantropo, e, più in generale, il rapporto sciamanico tra natura/animali simbolici e uomo che, attraverso la stregheria genera qualcosa di terrificante e oltre-umano.
Il tutto sfuggendo con maestria da ogni genere di cliché.
Questa è la qualità del libro che ho preferito e a cui dò, personalmente, più valore.

2) L'ambientazione scelta, ovvero i primi anni del Regno d'Italia che, se magari siete delle pigneinculo come me appassionati di quel periodo, diciamo che vanno dal '61 fino a intorno al '70, anzi no, mi segnalano dalla regia che l'anno è il 1878 per tutto il libro, e quindi è corretto citare Roma intesa come centro decisionale, e quindi Capitale già effettiva. Comunque non è importante l'anno, ma il periodo, perché è una scelta che permette molto ed è azzeccatissima. Tanto per cominciare permette, scegliendo come luoghi narrativi un paesetto montano sperduto, di spostare l'ambientazione visiva ben prima del tempo considerato, dando così una connotazione "fantasy" del tutto plausibile. Dominano il legno e la pietra, il freddo, i boschi, il villaggio e i cavalli, i colori pastello, la povertà, la tradizione... insomma. Non vi sentirete nella seconda metà dell'800, eppure ci siete.
Secondo aspetto che rende perfetta questa ambientazione, ma anche genera un difetto di cui vi dico dopo, è la possibilità di inserire certi elementi storici che danno bellissime connotazioni ad alcuni personaggi. Mi riferisco al brigantaggio, al Regio Esercito, al contrabbando, i medici... tutte utilissime vie per regalarci personaggi ben descritti e credibili, anche nel momento in cui sono dei moderni "medium".

3) Lo stile narrativo. Basta il primo paragrafo-overtour. Una quindicina di pagine dove in una scena soltanto, per buona parte costituita da dialoghi, si descrive personaggi, ambientazione, clima e registro di tutto il libro, accendendo un miccia che continuerà a bruciare fino all'ultima pagina. E attenzione, è una scrittura onesta, niente meraviglie gratuite, niente barocchismi. Semplicità. Te ne accorgi dopo averlo letto che questo libro è scritto bene, non durante. E' un pregio.

4) la struttura del romanzo, composto da due metà. La prima è di brevi racconti legati tra loro, che pian piano tessono una tela di quello che sta accadendo, senza però mai svelare troppo. L'intenzione, azzardo, potrebbe essere quelle di far precipitare il lettore nella storia, facendogli conoscere personaggi che poi spariranno e lasciandogli la curiosità su fatti e personaggi che, nella seconda parte, ritorneranno. La seconda parte porta il titolo del libro ed è la storia dell'assedio e... insomma, andatevelo a leggere.

Queste sono quattro qualità, di cui per un paio è questione di gusti, ma per le prime due no.
Cose negative?
Sì, qualcosuccia c'è.
Non è un libro perfetto, questo no.
C'è un bilanciamento sbilanciato. La prima parte offre troppi spunti, apre delle porte, semina germi e sementi che poi, per buona parte, scompaiono nella seconda. Prima e seconda parte del libro, infatti, sono pressoché identiche, per lunghezza e densità, ma questo bilanciamento potrebbe lasciare al lettore due tipi di leggerissima insoddisfazione. Il primo tipo è di volere di più. Volere una seconda parte che ripeschi meglio tutta la prima, che alcune storie continuino, che alcuni personaggio tornino a fare i protagonisti in modo più "chiaro" e non solo lasciando intuire il tutto al lettore. Il secondo tipo potrebbe essere di natura opposta, ovvero legato al desiderio di una maggior chiarezza nei passaggi tra le vicende dalla prima alla seconda parte, il che avrebbe probabilmente richiesto qualche piccolo doloroso taglio.
La stessa caratterizzazione iniziale di Nato, Celeste e Elia, nel prologo, ottima, trova poi scarsa giustificazione nell'economia generale del lavoro, o comunque lascia un languore perché via via la storia dei tre si dissolve entro la prima parte.
Insomma, sono due critiche che nascono dai pregi, e questo non può che essere da apprezzare.
Non è una critica, invece, il fatto che la scelta di questo periodo storico presti il fianco a considerazioni sulla congruità di certe attività/citazioni rispetto all'anno in corso. La stessa importanza (economica) del corpo regio di medium et similia, per esempio, è difficilmente ipotizzabile nel decennio 61-71, (un po' di più nel '78) viste le priorità del neo Stato italico; così come si potrebbe discutere su alcuni passaggi legati alla moneta e ai rapporti austriaci. Non è una critica però, perché sapientemente Coltri non scende mai nei particolari,  durante la narrazione, e non dice mai, siamo in quell'anno o in quell'altro (o se lo dice mi è sfuggito, e infatti mi è sfuggito, lo si dice solo nell'interludio del libro che siamo nel 1878) e fa benissimo. Questo è un fanta-horror, e il tempo serve all'ambientazione, e non a fini di tipo storico.

Bene
vi ho rotto abbastanza. Però questo libro mi era piaciuto, e anche se forse le 4 stellette, a rigor di logica, non dovrei metterle, qui è proprio una questione di cuore e prospettiva.
Questo è in nuce, un grande lavoro.
Se vi piace il genere, vale la pena andare in libbraria e pigliarlo o farlo arrivare, oppure se siete gente da clic pigliatevelo sulla linea.(aggiungo pure che 13euri non è proprio pochissimo, per questa lunghezza, ma siccome vendono una sacco di cacchette inutili a 10euri, questo li vale tutti).
Qui trovate il sito riccardocoltrico, qui una sua intervista e qui il link per pigliarvelo sulla linea.

10 commenti:

  1. Lo sto leggendo or ora e mi trovo d'accordo con quanto scrivi, soprattutto sull'ambientazione inusuale, della quale invece io non so assolutamente nulla e sulla caratterizzazione dei personaggi.
    Anche il livello di gore tra animali sventrati e mutilazioni non è da poco ed è piacevolmente asettico, senza troppi fronzoli fastidiosi.

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  2. I mostri che si cuciono fra di loro sono favolosi.

    Visto che ti consiglio sempre le cose fiche, io? Prossima volta ti presto Zeferina. :)

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  3. sì, ma tu hai la versione 2007?
    mi pareva, forse
    io credo prima o poi mi piglierò la versione 2009, se invece hai quella va bene :)

    però c'è di mezzo sarasso anche
    vabbè

    verrà l'estate...

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  4. tanto ora zeferina costa 10€ spese di spedizione gratuite

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  5. si in effetti meglio venderti come cibo per cani :)

    e la birra sì, la giusta punizione per la tua poca fede :P

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  6. dove dove che faccio subito

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  7. dal sito di asengard:

    http://www.asengard.it/catalogo_dettagli.php?id=9

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  8. Se vuoi te la presto io la versione della Asengard, e se proprio insisti anche quella prima, targata Larcher. Però poi me le ridai eh!!!

    Donnola

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  9. Ma no dai
    mi la compro
    9euri senza spese spedizione mi paiono una bella cosa.
    E' un libro che mi posso tenere :)

    comunque sappi che sicuramente è molto meglio la tua copia che quella dell'emo pazzo :)

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