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"L'eterno secondo" dono a Lor Signori

Questo post doveva essere un altro post ma siccome non sarà quel post, allora il post di domani conterrà anche le cose che dovevo dirvi oggi, e oggi vi lascerò un racconto che non avrei messo mai. Quindi, riassumendo, metto il "mai" al posto dell' "adesso" e l"adesso" al post(o) del domani! Chiaro?
Spero di no... così, tutti confusi, potrebbe essere che vi leggete la seguente minchiata.

Che poi, riflettendo, non so perché continuo a mettere questi divertissment su questo povero blogghe? Credo sia perché non so scrivere altro :)
Comunque facciamola breve.
Avete presente minuti contati? Beh, siccome di solito "partecipo senza partecipare", anche l'ultima volta ci ho provato, ma il tema mi faceva un po' cagher, e così ho buttato giù cinque righe e poi ho smesso. L'altro ieri mi è girata bene e l'ho finito, tanto per vuotare il desktop, come faccio ogni fine anno.
So che è una vaccata, eh. (Mi fa ridere una frase sola, indovinate quale). Però la colpa è tutta di quello che mi ha costretto a questo cambio di post(o). Lui sa chi è.
Ecco a voi:

L'ETERNO SECONDO

«E se mi uccidessi?»
Me lo dissi ad alta voce, da quanto fu improvvisa l'idea.
Iii e Iv ormai mi conoscevano ed erano abituati ai miei borbotti, ma Xii, per esempio, con cui non parlavo quasi mai, mi aveva lanciato un'occhiata che avrebbe fermato un treno, e così mi azzittii.
Per di più era il mio turno, e distraendomi non mi sarei fatto di sicuro degli amici, lì nel giro.
Rimasi immobile come ogni volta, da decenni a questa parte.
L'asta mi sfiorò la fronte, carezzandomi senza calore. Di fianco I aveva appena subito lo stesso trattamento, ma io non lo degnai di uno sguardo.
Potevo immaginare benissimo la sua faccia compunta, gli occhi socchiusi, con l’espressione di un maggiordomo impeccabile che ha appena servito una cena perfetta, e attende di essere congedato.
Erano decenni che non ci scambiavamo una parola.
I come Imbecille, pensavo.
I come idiota. Ignavo. Immondo. Imputridito.
Più lo guardavo e più ero ispirato: Incivile… Indegno… Indolente… Infingardo…
E insolente, certo! O insulso, perché no.
E Insipido, anche se di certo non se lo mangerebbe nessuno.
Oppure Inverecondo, con un po’ di fantasia.
Insomma…
No, no. Insomma non era un insulto. Era per dire che insomma, la mia era proprio invidia!
Pura e semplice invidia, lo ammetto.
Non solo lui era ed è tuttora uno degli unici quattro a potersi permettere un nome così corto e prestigioso, ma era soprattutto uno che mi arrivava sempre davanti, e a me, confesso, stava enormemente sul cazzo!
Sono un eterno secondo, okay, lo ammetto, e sono invidioso, non ci posso fare niente.
Ma perché abita proprio vicino a me, ‘sto stronzo! Mi chiedevo. Non passava giorno.
E ormai questo fastidio che mi rodeva l'anima si era inselvatichito ed era diventato cattiveria. Non so se lui se ne fosse accorto, perché di certo non gli avevo dato modo capirlo, ma quella che stavo covando da un po', era rabbia.
Rabbia e depressione.
Me lo aveva detto anche Xi, lui che s'intende di cultura zen e di tutte quelle cose come le farfalle cattive che sbattono le ali per far morire quei poverini dell’India o gli alberi che cascano da soli nella foresta senza nemmeno l’aiuto di una motosega. Xi diceva che le due cose andavano di pari passo e che mi sarei dovuto trovare qualche diversivo, qualche hobby per incanalare il flusso delle energie negative. Beh… diciamo pure che l’ho mandato affanculo. Cosa ne voleva sapere lui, dei miei problemi? Lui, che abitava in quel bel quartiere, non ce l’aveva mica un vicino di casa pieno di spocchia e vanagloria come il mio! Lì abitava solo gente tranquilla, tipi come quello che chiamavano mister X, un tizio che sembrava non sapere mai nulla di quel che gli succedeva intorno, oppure l’altra simpaticona, Vii, sua cugina, che non ho mai capito fosse così insulsa o fingesse.
Comunque torniamo al problema principale: «E se mi uccidessi?» mi chiesi.
Beh, se son qui che vi parlo è ovvio che non l’ho fatto, ma pensarlo mi ha dato modo di trovare la soluzione.
Io lo so che non sono indispensabile, non lo è nessuno di noi. Nemmeno quell’idiota di I con la sua boria. Anzi, il mondo girerebbe anche se scomparissimo tutti. Basterebbe smettere di accarezzarci la testa con quell’asta minacciosa, per tenerci buoni.
Ce ne andremmo, uno a uno, e tutto continuerebbe a funzionare.
È questo che ho pensato prima di prendere il coraggio a due mani e scaraventarmi con tutta la forza che avevo in corpo contro di lui.
Lo avrei colto di sorpresa e lo avrei spinto oltre i confini del tempo e dello spazio!
In fondo eravamo sempre due contro uno, giusto?
No.
Si rivelò sbagliatissimo!
I esercitava evidentemente le arti marziali. Non chiedetemi quando abbia imparato, vi ho già detto che non lo cagavo molto. Beh, per farvela breve, fece una di quelle cose tipo sfruttare l’energia del nemico contro se stesso per fargli fare una figura di merda.
Ovvero mi fece fare una rotazione perfetta e mi ricacciò da dove ero venuto a doppia velocità.
Fu un delirio.
Sbattei contro Iii con la forza di un toro che incorna tre birilli. Lui, per il contraccolpo, finì contro Iv, che poveretta se ne stava lì a fianco, ignara di tutto. La “v” di Iv si staccò e scivolò, irrimediabilmente, nell’oblio, oltre il bordi del tempo. I due, Iii e quel che restava di Iv, si appiccicati in un groviglio, e da quel giorno si fece chiamare Iiii.
Io, con qualche ammaccatura, mi ritrovai al posto di Iii, il doppio più lontano da I.
Lo so, lo so, è un po’ difficile da spiegare.
Fatto sta che i problemi da allora si sono risolti.
I mi sta lontano e io sto lontano da lui.
Mi dispiace un po’ per Iv, che non esiste più, ma devo dire che Iiii è molto più simpatica, o simpatico, non è che abbia un sesso ben definito, dalla volta dell’incidente.
Comunque tutto è bene quel che finisce bene.
E se vedete un orologio con un IIII al posto del IV e con un II al posto del III, beh, salutatemi.
Quello sono io!

4 commenti:

  1. Perfetta dimostrazione della relatività!
    molto, molto piaciuto. gloria

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  2. << Toh, ma che ci fa questa v per terra?>> Disse il pittore arricciandosi i lunghi baffi con le dita. Una rapida occhiata all'orologio e il fulmine dell'ispirazione trafisse la sua mente. Quel giorno realizzò la più grande opera della sua vita.


    Complimenti Gelo, molto carino! ;)

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  3. grazie a tutti e tre
    :)

    che poi io manco la sapevo quella storia degli orologi coi numeri romani e bla bla...

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