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Oltre gli Archetipi: la terza domanda


Oggi già troppe emozioni eh, con l'incoronazione della Regina dei Corti e la pubblicazione della classifica delle terne...

Eppure vi beccate anche la risposta alla terza domanda sugli Archetipi.
Però prima una premessa, o meglio, una quasi riflessione seria.
No, No, tranquilli.
Non pronuncerò né il nome di Jung né quello di Deridda. Però io qualche ragionamento, all'inizio di questo progetto e anche dopo aver letto il libro, me lo sono fatto. E anche durante, sì.

Ho pensato che bisogna dare un significato preciso, a questo termine. Riuscire a separarli, dissezionarli, risalire a quali sono realmente. Non è facile e forse è addirittura privo senso, perché certe archetipi, in realtà, sono un coacervo di elementi diversi.
Forse qualcosa c'è, di separabile. Partiamo a ritroso.
Per esempio dal "vampiro", che va di moda.
E' un archetipo, in senso narrativo/orrifico, certo. Però risalendo non lo è. L'archetipo vero, in concetto inconscio è, latu sensu, il ritornante; ovvero colui che sconfigge/supera la morte. E addirittura, forse, l'archetipo tout cour è la morte? (Indiscutibile presenza inconscia di ogni umano).
Non so. Mi piace di più fermarmi al ritornante. Sì, la separazione direi che è buona così. Il ritornante che poi si declina in vampiro, zombie, ghoul, ravenant, fantasmi e ogni altra figura ad essi assimilabile. Sono centinaia, basta cercarli nelle mitologie.
Proviamo con un altro. Parto a ritroso. Il licantropo. Classico, certo. Che cos'è? Un mix. uomo-animale, certo, così come il concetto di bestia mannara in genere. Ma un'altra mi pare la caratteristica archetipica. E' quella che potrei chiamare dei super poteri, del superamento dei limiti umani. Umani che volano, respirano sott'acqua, ascoltano l'inascoltabile, hanno forza, per l'appunto, sovraumana. E allora, come prima, ecco che vicino al licantropo e alle bestie mannare ci metto la sirena, l'uomo ragno e tutti i super eroi, così come il concetto di Divinità (Per arrivare, tra l'altro, alle declinazioni moderne, come il cyborg). Uomo che è oltre l'uomo dunque. Forse ne ho trovato un altro insomma.
Ma qui già cominciano i casini.
Prendo il vampiro di prima, il non morto. Ecchè, non ha forse i superpoteri? Non è più forte, più scaltro, vola e si tramuta in animale? Insomma, due archetipi al prezzo di uno? :)

Riprovo con un terzo?
Ok, il mostro. Abnorme e misterioso. Qui forse è più facile. La paura del diverso e dello sconosciuto, che per l'appunto rende archetipo ciò che è diverso e sconosciuto. Ed ecco che parliamo di Kraken e di King Kong, di Godzilla e di Loch Ness e di tutta la criptozoologia in generale. Ma che poi è sempre natura, ovvio, e allora se vogliamo tirar fuori la catastrofe naturale, quarto archetipo, o la natura che sopprime/prevarica/distrugge l'uomo, non è che ci allontaniamo molto.

Insomma, vi siete sorbiti le mie riflessioni (molto superficiali, of course) e quindi direi che vi meritate in pieno le risposte archetipiche alla terza domanda:

QUALE ARCHETIPO NON PRESENTE NELLA RACCOLTA AVRESTI VOLUTO CI FOSSE?

DANILO ARONA: Non lo so. La rassegna mi pare quanto mai esaustiva. Forse mancano vampiri e fantasmi, classicamente intesi. Ma tutto sommato le Edizioni XII sono note in Italia per il coraggio e le scelte non ruffiane (oltre che per le cover straordinarie di Diramazioni).

BIANCAMARIA MASSARO: Uno che in realtà è presente in tutta la raccolta, anche se non si palesa mai del tutto: il “Demiurgo”, cioè il Creatore dell’Universo o il suo “moto primario”, se vogliamo filosofeggiare. Non l’ho chiamato “Dio” perché non deve per forza avere una valenza positivo-cristiana. Forse è un archetipo che si meriterebbe un’antologia tutta sua, XII visioni diverse del perché – o per colpa/merito di chi – siamo qui. Troppo presuntuosa?

DANIELE BONFANTI: L'Albero. Un archetipo potente e dalle tante incarnazioni: dagli alberi biblici dell'Eden (e quindi riflesso di tradizioni mesopotamiche più antiche), passando per quelli capovolti della tradizione dei Veda, e il frassino Yggdrasill dell´Edda, e l'inquietante Albero delle Teste arabo oppure quello nel giardino delle Esperidi nella mitologia ellenica... Dal punto di vista esoterico, simbolico, spirituale, religioso, l'albero riveste un ruolo affascinante. Si potrebbe considerare anche meta-archetipo, in quanto simbolo del concetto stesso di Archetipo: le radici che affondano profondamente nella Terra, il tronco unico e solido, e la ramificazione spinta verso il cielo. Il suo rapporto con la luce che raccoglie dall'alto e i nutrienti vitali che assorbe dal terreno... Si potrebbe andare avanti molto a lungo.

IAN DELACROIX: Archetipi legati alla nostalgia, e penso soprattutto a due filoni: - La ricerca di un luogo ideale, incarnato in particolare di una città: vedi l'Eldorado o la Tanelorn di Clark Asthon Smith - il tempo: il tempo nostalgico e ideale che non ritorna

GIUSEPPE PASTORE: Il sacrificio umano per ingraziarsi il superno; come tema a mio modo di vedere si sarebbe prestato bene a un racconto per la raccolta; ci avevo anche pensato, ma poi ho optato per qualcosa di più soft, tipo il cannibalismo :-P

ALBERTO PRIORA: a bocce ferme direi Il Drago.

STRUMM: Nessuno in particolare.

LUIGI ACERBI: L’inferno. Perché è stereotipato – tra fiamme, gelo, solitudine o dimensione di puro male! –, e sarebbe stato bello avere qualcosa di originale al riguardo. Ma non è argomento facile, troppo si è scritto.

DAVID RIVA: A parte quello nominato sopra? Lo Specchio, senza dubbio. Nei miei progetti per l'antologia era in lizza con la Fenice e il Labirinto per trasformarsi in storia (e accadrà di certo, prima o poi). Sarei stato curioso di vedere come un altro autore, tra gli undici, avrebbe letto questo archetipo.

SAMUEL MAROLLA: la Mummia, uno dei miei mostri preferiti in assoluto (e aimè molto sottovalutato).

J. ROMANO: Lo scheletro. Lo trovo molto interessante da gestire, sia che lo s'intenda come quel che rimane di un corpo, sia come elemento animato e "magico": una via di mezzo, se vogliamo, tra lo spettro e il morto vivente.

SIMONE CORÀ: Mi sarebbe piaciuto leggere un racconto basato sull’alieno, sul visitatore di un altro pianeta che si scontra con la cultura terrestre – il marziano è probabilmente l’unica figura, legata a un certo contesto di genere, che ancora oggi mi terrorizza, e parlo sul serio: c’è chi ha paura dei ragni, chi degli insetti, bene, io ho una fobia extraterrestre che mi paralizza. Viste le atmosfere cupe dell’antologia, poteva uscirne un buon racconto apocalittico o fanta horror di indubbio fascino.

Bene!
A domani per l'ultima delle 4 domande. Il Domandone Finale. La questione più interessante, con le risposte più interessanti.

2 commenti:

  1. QUALE ARCHETIPO NON PRESENTE NELLA RACCOLTA AVRESTI VOLUTO CI FOSSE?

    Questa è una domanda difficile.
    Difficile, soprattutto, non dare una risposta come quella del Dott. Strumm.
    Questo perché la raccolta affronta di per sé uno spettro molto vasto di elementi della cultura umana, per cui diventa complicato inserire qualcosa evitando ridondanze o ovvietà.

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  2. tu dici?
    secondo me ce n'erano invece
    lo stesso ritornante è un bell'archetipo, e non necessariamente dev'essere vampiro

    e anche l'alieno, che dice il silenzio, lo straniero di altri mondi
    anche se ci sono i confini del nostro

    e anche la creatura degli abissi, o il mostro criptozoologicamente rilevante...

    anche risposta del labirinto mi è piaciuta.

    Poi boh, vale il discorso di sopra, che praticamente gli archetipi nn esistono :D

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