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Oltre gli Archetipi: la seconda domanda

Non state nella pelle di leggere le risposte alla seconda domanda eh?
Beh?
Chi vi trattiene? Uscitene noh?
Non l'avete capita?
Non importa, vi farò un disegno, dài. Passiamo subito alla domanda.
In realtà è una domanda che interessa soprattutto chi la raccolta l'ha letta, o a chi ha intenzione di farlo, o chi semplicemente ama farsi i cazzi degli altri...
Come dite?
Appartenete a quest'ultima categoria e state leggendo queste righe proprio perché siete arrivati qui dal faccialibro mentre vi stavate bellamente impicciando dei profili altrui?
Bene! Sarete subito accontentati!
Come dite?
Volente sapere anche le mie, di risposte?
Naaaaaa.
Vi bastino quelle degli autori e dell'intruso. :)
(stavolta i linqui non li metto, non fate i viziati e andate a vederveli nel post precedente).


La domanda era:
QUAL E' IL RACCONTO DELLA RACCOLTA CHE TI HA/E' MAGGIORMENTE INTRIGATO-COLPITO/PIACIUTO?

DANILO ARONA: "Il diluvio" di Daniele Bonfanti. Daniele ha questa rarissima capacità, a tanti negata, di "buttarti dentro" alla seconda riga. E poi, è notorio, sono attratto in modo morboso dalla catastrofe, finale o parziale. In realtà temo di scrivere sempre di quest'argomento.

BIANCAMARIA MASSARO: Della raccolta mi ha colpito soprattutto la coralità del progetto generale: XII autori che hanno (re)interpretato altrettanti archetipi e gli artisti di Diramazioni che hanno “sintetizzato” in un’immagine il tema di ogni racconto, spiegando alla fine le loro motivazioni. Non è una semplice antologia, ma un’esperienza letteraria e visiva da godersi tutta dall’inizio alla fine. Scegliere un singolo racconto è riduttivo e poco onesto nei confronti degli altri scrittori. Provo una sincera ammirazione e invidia al tocco “colto” di racconti come “La Fenice” e “La Nuova Era”, anche se mi sono fatta coinvolgere di più da “Fame di potere” e “Sirene”.

DANIELE BONFANTI: Come dichiarato anche altrove, sono curatore della raccolta, e non si può chiedere a un padre di scegliere tra i propri figli. (nota di gelo: in realtà, messo con le spalle al muro, hai dichiarato che il racconto che di cui hai apprezzato la perfezione chirurgica è "Una cosa sola"quello di Luigi Acerbi)

IAN DELACROIX: Hanno toccato molto il mio immaginario "Fame di Potere" di Pastore, per l'ambientazione e la caratterizzazione dei personaggi, "Matmon" di Strumm per l'atmosfera ricreata e per la gestione dell'archetipo e "Il buio sotto la pelle" di J.Romano per le suggestioni evocate dall'ambiente in cui il protagonista è immerso e dalla sua interiorità.

GIUSEPPE PASTORE: "La Fenice".
Ricordo che all'epoca fui nella giuria che scelse tra i finalisti quelli che sarebbero stati inclusi nella raccolta: fu la mia prima scelta.
Credo sia un racconto di pregevole fattura, scritto bene, con una trama interessante e ben gestita e un'ambientazione e una documentazione per niente banale.

ALBERTO PRIORA: In realtà devo rileggere tutto con calma (ma calma non ne ho da mesi),
soprattutto perché alcuni sono versioni differenti da quelle postate ai tempi.. Comunque "Sirene" è stato il più coinvolgente, forse per la sensazione di mancanza di via di scampo che ho provato a un certo punto. Claustrofobico al 100% anche se siamo al mare. Di sicuro se mi dicessero: in quale dei racconti NON vorresti trovarti personalmente direi quello....

STRUMM: Senza alcun dubbio "La Fenice" di David Riva. Racconto raffinato, efficace e profondo. Tecnicamente perfetto.

LUIGI ACERBI: Dipende dalla combinazione di umori paracelsiani del momento – adesso ti direi “Sirene” di Samuel Marolla, per l’epicità della vicenda. Solo un vecchio, un bambino e una canaglia per affrontare l’orrore dagli abissi...

DAVID RIVA: Scelta ardua, davvero. Rispondo alla coercizione scegliendo "Il Cartografo" di Alberto Priora: mi ha conquistato subito, l'archetipo del Confine è stato risolto con soluzioni originali e affascinanti, personaggi e ambientazione rimangono impressi a lungo, e scavano nell'immaginazione mondi che sarebbe strepitoso visitare. In questa o in un'altra vita.

SAMUEL MAROLLA: "Jay.rtf" di Danilo Arona.

J. ROMANO: Ti rispondo senza tentennare, perché ricordo ancora oggi il commento che feci all'autore de "La Fenice".
Fin dalla fase collaborativa, pre-gara, nella quale gli autori si scambiavano pareri sui racconti, la storia di David Riva mi sembrò subito molto solida. Vi trovai interessanti connessioni tra trama/stile e ambientazione/eventi.
Il lettore si ritrova fra i ghiacci, a seguire una storia che sembra non volersi sciogliere e che appare, appunto, ostile come l'ambientazione. Poi, ma mano che ci si avvicina alla fine, entrano in gioco elementi (leggete e saprete) che rompono la precedente staticità e rendono l'azione calda, magica, fino alla rovente Fenice.
Era un racconto fatto e finito. Poteva piacere o meno, ma era già coerente in tutto. Un punto di riferimento, per me. E non mi sbagliavo, infatti...

SIMONE CORÀ: Al di là della piacevole coincidenza per l’archetipo scelto, sicuramente “Sirene”, di Samuel Marolla, per completezza, padronanza stilistica, atmosfera e senso dell’orrore, un orrore lovecraftiano davvero ben ricreato, “credibile”, coerente e preciso.

Soddisfatti? I vostri autori preferiti hanno preferito ciò che anche voi preferivate? Non vedetel'ora di scoprire la terza domanda? Magari domani dai... Ma intanto ve la anticipo, perché almeno mi pagate in languore:
Quale archetipo non presente nella raccolta avresti voluto ci fosse?

Leccate le vostre rane e stay detuned, amici di blogghe!

7 commenti:

  1. si vede che ho bisogno delle rane, ho sbagliato anche a postare XD

    Gabriel

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  2. strano che la presentazione non sia finita con gelicidio XD
    poveri autori, messi con le spalle al muro, sniff.


    ok, vado a leccare le mie rane :|

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  3. strano che la presentazione non sia finita con gelicidio XD
    poveri autori, messi con le spalle al muro, sniff.


    ok, vado a leccare le mie rane :|

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  4. Io ho la raccolta in mano, ma il racconto di Simone Corà non lo trovo... mumble... mi hanno forse fregato, dandomi una copia tarocca e masterizzata?!! ^_^

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  5. So che non te ne frega una beneamata mazza, ma io dico la mia:
    Il mio preferito varia a seconda del momento in cui ci penso.
    Adesso è Sirene.
    Prima era La Fenice.
    Tra poco sarà Il Cartografo.
    Più tardi La nuova Era
    Ieri il Diluvio

    Anche quello del tal Corà, una volta, mi è piaciuto.

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  6. Non è vero che non me ne frega
    anzi
    la figata sarebbe proprio di aggiungere i proprio preferiti nei commenti!
    e anche l'archetipo preferito in quello prima!
    :)

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