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Oltre gli Archetipi: la prima domanda

Okay, okay... l'ho letta anch'io.
L'antologia con più gestazione delle edizioni XII, quella che rincorre le radici dell'immaginario, quella con dentro le tavole senza le sedie, quella curata da un gatto e da un emiurgo, quella di cui vi hanno parlato qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui e qui e chissà quanti altri qui ci potrei mettere ancora.
Proprio quella, insomma.
Cioè questa.

Serve che ve ne parli anch'io?
No, davvero, dico... vi aspettate che ve ne parli, dicendovi qualche difetto che ho trovato in questa raccolta di cui tutti parlano bene? Io che in questo momento ne ho tre copie in casa e non so perché?
Suvvia... per chi mi avete preso... sono gelostellato, non faccio questo genere di cose io.
Vi annoierei.Leggereste forse le stesse cose che potreste leggere cliccando sui qui lassù. Ehi, ho detto di cliccare lassù, sui qui, non qui sul lassù. Sì, va bene, okay, ti ho visto a te, brutto capellone. Hai cliccato esattamente lì, sul lassù di prima... Ho capito, meglio lasciar perdere. Cercatela su google, dài.

Dicevo... cosa dicevo? Ah sì! Dicevo che non ne avrei parlato, e infatti così sarà.
Farò molto di più per deliziarvi, cari amici di blogghe. A voi tutti che tra poco avrete l'occasione di partecipare al primo fun cool! targato 2010. A voi che vi starete chiedendo: "ma che cos'ha in serbo per noi stavolta, il buon gelo?" (e perché proprio in questa lingua, aggiungerà qualcuno di voi?)

Farò domande! Ecco cosa farò.
Domande sugli archetipi agli autori di Archetipi, certo, su cosa credevate? Non vi interessa? Non avete intenzione di appoggiare venti carte per prendere il libro?Poco male! Vi assicuro che in quanto segue troverete molte cose interessanti... fidatevi...

Le domande sono state quattro, e sono state poste da un idiota durante la presentazione del libro al Lupo Rosso, a Padova. Le ho trovate così interessanti da riproporle a tutti gli autori, che con minacce, sotterfugi e complimenti, si sono visti costretti a rispondermi (solo uno mi ha resistito, o meglio, mi ha risposto, ma eravamo talmente ubriachi che le risposte ce le siamo tenuti per noi, e nasceranno grandi cose. Al suo posto comunque ho fatto rispondere il presentatore della serata padovana, un merdo di nome CORA', che ha fatto anche il correttore di bozze per la raccolta).
Ora le risposte sono tutte per voi, spero vi piacciano, e che per lo meno gli autori si divertano. :)

Ovviamente, per non tediarvi troppo, vi divido il tutto in 4 parti, una per ogni domanda. La prima era di quelle da tagliare le gambe e conciliare col suicidio, ovvero:


QUAL E' IL TUO ARCHETIPO PREFERITO?

DANILO ARONA: L'Uomo Nero. Nessuna motivazione particolare se non che forse mi ci hanno spaventato da piccolo. Ma, da un punto di vista più "operativo", trovo che l'Uomo Nero sia archetipo pressoché totalizzante e in grado di "illuminare" (ops...) di sè una bella fetta di horror contemporaneo, da King a Carpenter. Ci scrissi un lungo saggio inedito negli anni '80, che da allora "utilizzo" per certe cose che scrivo. Da lì proviene il titolo del mio libro sul cinema di King, "Vien di notte l'Uomo Nero".

BIANCAMARIA MASSARO: Alla domanda “qual è il tuo libro/canzone/film/archetipo e simili preferito?” rispondo sempre “il prossimo”. Spero di essere ancora a lungo abbastanza giovane dentro da non accontentarmi mai di quello che ho già visto, letto o fatto. Di sicuro posso dire che mi sarebbe piaciuto interpretare a modo mio il “demone”e la “fenice/resurrezione”.

DANIELE  BONFANTI: Be', direi il Diluvio, altrimenti non avrei scelto di raccontare quello...
Si colloca perfettamente all'interno delle storie che scrivo, perché in equilibrio tra Storia e Mito, dove diventa impossibile tracciare una linea di demarcazione tra i due, e su quel confine instabile puoi costruire la fiction. L'indagine a riguardo si spinge in un abisso di millenni e interseca le origini delle civiltà, e la loro fine.

IAN DELACROIX: Be', domanda facile: il golem. Sulle motivazioni/suggestioni della scelta e tutti i significati/simboli annessi (uomo-meccanico, sfida dell'uomo a dio, etc.) per non ripermi ti rimando alla risposta che ho dato su La Tela Nera.

GIUSEPPE PASTORE: In un'epoca di twilight ed emuli vari, forse non è bene dirlo, ma il Vampiro, figura comune a moltissime civiltà sotto diverse sembianze e con diverse genesi, mi ha sempre affascinato, in particolare nelle sue forme più "arcaiche". Vuoi mettere lo charme di un Brahmaparush?

ALBERTO PRIORA: Mi piacerebbe dire il mio, quindi lo dico: I confini del mondo. La cosa è meno narcisista di quanto sembri perché sono rimasto coinvolto nello scrivere il mio racconto (che qualche volta, non sempre, è anche un segno che il racconto mi è venuto almeno doscreto) proprio per l'ispirazione che
stavo vivendo causa archetipo. Forse lo preferisco perché è quello che è più proiettabile anche verso il futuro.

STRUMM: Il diavolo.

LUIGI ACERBI: Tra i dodici della raccolta “I Confini del Mondo”, senza alcuna esitazione. Perché? Wir müssen wissen. Wir werden wissen.

DAVID RIVA: Il Labirinto. Inteso anche e soprattutto come non-luogo, esteso a tutte le simbologie che lo accompagnano, percorso iniziatico nel quale entrare, dal quale uscire (risorgere), spiccare il volo, attraverso la potenziale infinita lunghezza dei suoi corridoi compressa nella finitezza della sua struttura. Mostro e mistero che può esistere all'interno di ognuno di noi.

SAMUEL MAROLLA: i vecchi mostri, come le sirene o il golem.

J. ROMANO: Non ne ho uno preferito. Ma la maschera, che poi è proprio quello che ho scelto per la raccolta, mi ha sempre intrigato. Il motivo è da ricercare nelle letture che mi hanno formato e in quello che mi interessa. Uno dei libri che ho apprezzato di più nella mia vita è "L'uomo che ride" di Victor Ugo. In questo romanzo, il protagonista è sfigurato in una perenne risata: una maschera di felicità che cela tristezza e paure.
Ecco, a me interessa la parte celata. Tutto lo spettro emozionale che è nascosto nel personaggio; dentro un corpo che potrebbe essere coerente con l'animo o, appunto, solo una maschera. Il racconto della raccolta, comunque, ha avuto una genesi solo in parte attinente l'archetipo. Ma questa è un'altra storia...

SIMONE CORÀ: Ho sempre ritenuto molto interessante la figura della sirena, creatura dalla duplice veste, affascinante da una parte e mostruosa dall’altra in ogni sua incarnazione (sia che si tratti di donna-pesce che di donna-uccello). Trovo sia un archetipo che ha molto da dire e da esprimere (il modo in cui mostra la bellezza dell’orrore è a suo modo magnetico), e in generale è una figura che può rivelarsi sempre ottimo suggerimento o base di partenza, senza rischiare di incappare in trame trite e obsolete, per storie marittime, di pirati e fantasmi, di tesori sepolti e amori impossibili.

Bene...
Se l'esperimento vi è piaciuto, domani avrete la seconda serie di risposte.
La domanda? Questa: qual è il racconto della raccolta che ti ha/è maggiormente coinvolto/intrigato/piaciuto?

Stay tuned, ma anche detuned va bene lo stesso.

7 commenti:

  1. cioè... ti intevisto, ti metto dentro questi bellissimi post... e tu mi insulti?
    8-/

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  2. Hellvezio ubriaco?
    Strano...

    Di' la verità, hai venduto il posto al tal Corà, che ti ha pagato denaro sonante per apparire sul blogghe!
    Qui è tutto un magna magna, lo so...

    Che poi, lo ricordiamo, il Corà è arrivato solo sesto alla selezione che fu. E il quinto non lo caghi?
    Qui è tutto un magna magna, lo so...

    Lo so...
    Mi è venuta fame.

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  3. perché c'era anche un Hellvezio?
    Maffigurati... nella mia copia non c'era.
    E comunque parlavo di ubriachezza spirituale... chetticredi!
    :)

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  4. uhm, ma che cazzo c'entra Silenzio? solo perchè era lì a presentare per caso? sei tu che sei merdo, emogellato, ci ha ragione il vercelli, ci ha.
    lassù
    lassù
    lassù

    Gabriel

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  5. zitto te, vampiro invidioso :)

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  6. Vabbe', Lui l'ha detto e io lo faccio.
    Così impara!


    QUAL E' IL TUO ARCHETIPO PREFERITO?

    Al di là dei racconti in sè. In genere tutti quelli relativi al rapporto tra uomo e natura.
    Anche perché questo è un aspetto che non si può risolvere in un archetipo solo, _N in un solo racconto. Si va dall'amore e dalla totale simbiosi, fino alla reciproca distruzione.
    Uno che conosco ne aveva scelto un tema di quel genere.
    Comunque, nella fattispecie, il Diluvio e la Natura Ribelle, ma in origne era molti di più.

    Il Corà è un archetipo?

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