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Oltre gli archetipi: Il Domandone Finale

Siamo giunti alla fine.
E' l'ora del Domandone Finale che, tanto per dire, era l'unico che mi interessava davvero anche alla sera della presentazione. :)
(le altre domande erano due domande di riscaldamento e una di riserva)

La risposta, alla domanda che ho fatto, non la so. Anzi, so che è un po' un insieme di tutte le risposte che hanno dato gli autori più l'intruso.
Hanno ragione tutti.

Da un lato la natura umana è per l'appunto, umana; e il concetto di archetipo ha senso solo in rapporto all'essere umano. Quindi no, in questo senso, come ci sono gli umani, ci sono gli archetipi, e cambieranno declinazione oppure forza, ma saranno sempre quelli.

Da un altro punto di vista è vero che l'archetipo promana dall'umano in relazione al suo dentro e al suo fuori. Il fuori sta cambiando sempre più velocemente e prima o poi cambierà anche il dentro. Entrambi cambieranno così tanto da modificare gli archetipi in modo così rilevante poter dire che sono nuovi, rispetto a quelli attuali.

Come chiosa di tutti i ragionamenti, però, se può esser vero che nuovi archetipi stan nascendo, non saremo certo noi viventi (salvo immortalità) a coglierli. Però, come scrittori, (del fantastico soprattutto) possiamo inconsciamente entrarne a far parte. Ed è una bella cosa.

Bene. Queste però erano le mie riflessioni. Il post è lungo, ma molto interessante. E colgo l'occasione per ringraziare tutti i XII+I autori per avermi risposto, e pure con intelligenza. Lo so che sono un maledetto cagacazzi, ma si sa, il mondo ha bisogno di giullari, ne ha sempre avuto.

Ecco la domanda:

Premesso che gli archetipi sono inscindibilmente legati alla natura umana e, quindi, è facile vederne modificate le declinazioni, ma quasi impossibile pensare a una variazione della loro essenza, credi che si possa ipotizzare, dopo gli enormi mutamenti tecnologici degli ultimi 50-60anni (TV, ICT, ecc.), la genesi di NUOVI archetipi legati a questi mutamenti? E se sì, pur sapendo che la natura archetipica di un "fatto" si può cogliere decenni, se non secoli dopo la sua genesi, quali potrebbero essere questi nuovi archetipi?

DANILO ARONA: Negli ultimi anni si stanno "formando" nuclei archetipali horror legati alla modernità. Credo, complice il J-Horror post-Ring. L'immagine di Sadako-Samara che scaturisce da un pozzo e fuoriesce da un tubo catodico - con i pixel e le scariche frequenziali dentro la figura nella versione di Verbinski - ha fortemente influenzato una serie di autori, tanto in letteratura quanto al cinema. Sono i fantasmi della modernità, in grado di essere "imprigionati" da una camera di cellulare, da un programma di PC o dallo svincolo di un'autostrada. Come vedi, non mi sto riferendo a nulla di particolarmente preciso, ma credo che i futuri Archetipi verranno da qui. In modo assolutamente interessato, potrei scommettere sul Fantasma della Strada, al di là o meno che sia donna bionda e di nome Melissa. Ma ad esempio, restando da quelle tragiche parti, il tòpos dell'incidente (stradale e non), della catastrofe (piccola o allargata...), rischia di diventare un Archetipo a futura memoria. Il cinema se ne è già accorto da tempo. Forse manca ancora una significativa consacrazione letteraria... anche se tutta la parte iniziale di "The Dome" conferma quel che sto dicendo. Ma King è il Re...

BIANCAMARIA MASSARO: Per rispondere a questa complessa domanda, mi trovo felicemente costretta a parlare del mio racconto. Rimanendo solo nell’ambito del Mediterraneo, gli antichi Greci sembrano aver detto tutto sull’Erede e il passaggio di poteri e responsabilità tra una generazione all’altra, eppure si continua a scriverci sopra da più di due lunghi millenni. L’ho fatto pure io, aggiungendo un elemento moderno-futuristico come la clonazione, un – discutibile? - successo della scienza che ci costringerà a porci numerose domande su un archetipo così antico. Insomma, credo che i mutamenti tecnologici provochino il diffondersi di nuovi interrogativi, riconducibili però sempre ad archetipi che già conosciamo. Prendiamo l’esempio del “viaggio”: all’inizio rispondeva alla domanda “cosa c’è al di là del mare?”, ma oggi i nostri orizzonti si sono allargati e un giorno arriveremo oltre il sistema solare e la galassia. Eppure la domanda base sarà sempre la stessa: cosa troveremo oltre il confine spazio-temporale che abbiamo ora? E andremo avanti così. Come sempre.

DANIELE BONFANTI: Come riflettevamo durante l'incontro a Padova, gli Archetipi potrebbero essere considerati codice memetico fondamentale dell'uomo, quindi lo rendono ciò che è, così come fa il codice genetico da un punto di vista biologico.
Insomma: siete uomini (siete, io sono gatto) perché condividete questi Archetipi.
Tuttavia, così come appunto i cromosomi cambiano sul lunghissimo periodo, non si deve escludere che anche gli Archetipi cambino e si evolvano. Per cui la risposta - dopo un'iniziale dubbiosità - è sì, gli Archetipi possono a mio avviso mutare, e probabilmente lo fanno per adattamento al mondo in cui l'uomo vive - e di conseguenza è sensatissima la tua ipotesi: mutano di fronte a un mondo che è cambiato. Sopravviveranno alcune mutazioni capaci di radicarsi, mentre la maggior parte delle mutazioni saranno falciate da una selezione, e potranno definirsi "nuovi" quando la mutazione diventa indipendente e con caratteri distintivi propri.
La genesi di Archetipi da zero, completamente nuovi e non derivati da mutazioni, mi sembra invece improbabile. Non dimentichiamo che tutti gli Archetipi sono interconnessi tra loro. Non avrebbe quindi senso dire che si afferma un Archetipo del tutto esogeno, così come non avrebbe senso affermare che in quanto derivato da una mutazione il "nuovo Archetipo" non può essere considerato nuovo ma solo declinazione.
Di prevedere quali saranno non ne sono capace, dovrei tirare a indovinare senza una ricerca ampia, e non è una cosa che amo fare.

IAN DELACROIX: No. Non ne nasceranno di nuovi. Cambierà il vestito con cui si presenteranno o la maschera che indosseranno ma gli archetipi sono sempre quelli, esattamente come la natura umana.
Pensa alle grande rivoluzioni del passato, non so prendiamo la rivoluzione industriale: ha fatto nascere nuovi archetipi? No, ha portato nuove paure, fobie, incertezze, speranze (che poi sono anche queste sempre le stesse ma prodotte da nuovi scenari) ma non ha fatto nascere nuovi archetipi, ha risvegliato i vecchi donando loro nuovi volti, ma se scrosti la superficie e cambi i nomi sono sempre i buoni vecchi cari archetipi che esistono dalla notte dei tempi.

GIUSEPPE PASTORE: Non so se sia proprio nuovo, ma secondo me tra qualche tempo potrebbe essere la paura della perdita dell'identità: i dati saranno sempre meno sicuri, qualcun altro da una parte qualunque del mondo si potrà spacciare per te, e tu non potrai essere sicuro di essere più l'unico "te" in giro.

ALBERTO PRIORA: Rimango della mia idea. La fine del mondo/l'apocalisse. Ma non solo perché siamo in grado di darcela da soli (che però conta, e qui già entra in gioco la tecnologia), ma perché può capitarci anche per pura sfiga. Una meteora, una supernova, una variazione terrestre (e anche qui c'è la capacità tecnologico scientifica di prevederne la possibilita o di accorgersi dell'evento con un certo anticipo.
E poi ci stiamo avvelenando per conto nostro.
Sì. La fine del mondo.

STRUMM: Gli archetipi, almeno nell'interpretazione comune, sono elementi dell'immaginario collettivo che si sono radicati in culture in apparenza lontane e scollegate tra loro. Per poter assumere questo tipo di rilievo ci vogliono secoli.
E' possibile che in futuro se ne consolideranno di nuovi, basati sui mutamenti tecnologici degli ultimi due secoli o su altri percorsi - magari più sotterranei - della storia moderna, ma non possiamo che tirare a indovinare.
La tecnologia, l'informazione, lo spettacolo, possono essere i semi da cui fioriranno gli archetipi del futuro. Tutto assume una dimensione globale ormai e questo favorisce la condivisione dell'immaginario. Al tempo stesso però, la rapidità forsennata con cui ogni cosa viene elevata e seppellita rende tutto più fragile e fugace.
Solo il tempo, in una dimensione che non possiamo contenere nella nostra vita, può determinare cosa sopravvive.

LUIGI ACERBI: Gli archetipi sono universali e appartengono alla memoria collettiva dell’umanità, spesso sono legati a peculiarità della nostra evoluzione biologica, pertanto non sono sicuro che possano bastare poche decine di anni per creare nuovi archetipi umani (i post-umani fanno capitolo a parte).
Forse, però, i mutamenti tecnologici possono permettere ad archetipi pre-esistenti di riemergere con prepotenza – quando sarebbe meglio lasciarli sepolti. Per esempio, lo sapevi che nel lobo temporale di un macaco sono stati trovati alcuni neuroni che reagiscono solo a volti di alieni?

DAVID RIVA: Non ho molta fiducia nella capacità odierna di creare nuovi archetipi immortali. La Velina, forse, ha le doti per diventare un nuovo evento immaginifico. E vorrei sia solo una battuta.
Una riflessione: gli archetipi sono trasversali alle culture e ai tempi, ma riguardano la natura dell'uomo; è difficile che qualcosa sia sfuggito a materie come mitologia, filosofia, scienza, o religione, e che quindi non sia riportabile a un elemento archetipico già presente. La tecnologia ha
accelerato la trasmissione delle informazioni e lo sviluppo del benessere, ma non ha cambiato quelle che sono le strutture più intime dell'interiorità umana. E lì che si collocano gli archetipi. Ti chiedo io, stavolta: l'esteriorità che contraddistingue questi tempi ci permetterà di superare la
paura dell'ignoto, e di andare a sondarle ancora più in profondità? Può darsi. Ma i tempi, io credo, si dilatano con andamento esponenziale.

SAMUEL MAROLLA: credo che i mutamenti tecnologici ma anche sociali degli ultimi anni possano certamente portare a nuovi archetipi del male, fra 40-50 anni. Mi vengono in mente i Mutanti (radioattivi, genetici o di altra natura), entrati nel nostro immaginario collettivo grazie ai fumetti americani o ai film del dopo bomba. Oppure il Virus, batteriologico, informatico o addirittura memetico, potrebbe essere un nuovo archetipo. Internet stesso, che io reputo estremamente terrificante per la sua labirintica e potenzialmente infinita, oscura estensione, contiene in sè le spore di molti Archetipi del Male. E non vediamo l'ora di scoprirli.

J. ROMANO: Sono sicuro che molto altro toccherà il nostro animo al pari degli avvenimenti da cui sono scaturiti i classici archetipi: paura, oscurità, luce, fuoco, ecc...
Ma credo accadrà in presenza di eventi davvero spiazzanti, totalmente nuovi. Mi vien da pensare al salto nello spazio (intendo vivere per lunghi periodi di tempo in basi spaziali permanenti o su altri pianeti) che, prima o poi, l'umanità dovrà fare. A quel punto, il genere umano si scontrerà con cose, eventi ed emozioni, che oggi sono sconosciute o, al limite, alla portata di pochissimi eletti.
Prova a chiedere a un'astronauta cosa vuol dire davvero vuoto, cosa significa farsi una passeggiata nel buio dell'universo, come ci si sente a non aver peso o, ancora, ad aver paura di scivolare nelle profondità del sistema solare...
Non sono cose legate solo alla fantascienza, eh! Anzi, sono più vicine di quanto si possa pensare. E solo questione di costi, motivazioni e opportunità.
Gli "archetipi immaginari", per esempio, sono sempre più reali. Ragioniamo sul robot o sull'apparato robotico/bionico, ancor più attuali date le recenti notizie.
La mano e l'occhio bionico sono realtà, dunque. E stiamo parlando di concetti teorizzato poco più di mezzo secolo fa, come le emozioni che avrebbero suscitato.
Martedì scorso, quando ho visto un video in cui un ragazzo muoveva una protesi bionica con la mente - grazie a innesti tra microchip e i nervi sani/ricostruiti dell'arto amputato, ho immaginato, stretto in quella mano artificiale, il primo romanzo cyberpunk. Che roba!
Insomma, prima di pensare a nuovi archetipi, sarà interessante vedere come reagiremo scontrandoci realmente con quelli nati dalla fantasia e dall'intuizione...

SIMONE CORÀ: Trovo credibile, giustificato, e anzi, assolutamente certo che i continui cambiamenti tecnologici (ma anche, va da sé, sociali, culturali, ecc) porteranno alla creazioni di nuovi feticci archetipici, se posso chiamarli così. Basta solo pensare banalmente alle rivoluzioni riguardanti i cellulari e internet, e alla pesante influenza riversata di conseguenza sull’essere umano. E per fare l’esempio più semplice, il web stesso, o meglio, l’atteggiamento verso il web, quella sorta di unione mentale uomo-macchina (non solo nella sua già conosciuta versione cyberpunk), di reciproco completamento, di simbiosi, be’, tra cento, mille anni, quando la tecnologia avrà raggiunto traguardi ora inconcepibili, potrebbe rivestire una figura archetipica magari dotata di quel fascino storico, di quell’antichità folkloristica che solo noi ora ritroviamo in quegli archetipi che hanno ispirato l’antologia.


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Bene. Spero i 4 post sugli Archetipi vi siano piaciuti, anche se non ho parlato del libro. :)
Alla prossima
E a gennaio siete tutti invitati al nuovo Fun Cool!

2 commenti:

  1. Domanda davvero interessante, Chi te l'ha suggerita?
    Come? è farina del tuo sacco?
    Fa' giurin giuretta subito!

    Rispondo perché mi è piaciuta davvero (l'avrei fatto comunque, ma una giustificazione dovevo pur trovarla).

    Gli Archetipi presenti nel libro, e anche quesli che non ce l'hanno fatta, hanno richiesto migliaia di anni per diventare ciò che sono. Hanno cambiato faccia, nel corso del tempo, ma se scavi nel profondo trovi ancora quegli elementi ancestrali che li hanno generati (l'ha detto anche Ian, quindi è vero).
    La società moderna, con i suoi tempi ultra accelerati, non è in grado di generare qualcosa del genere. Anzi, sono dell'idea che nulla, o molto poco, di quest'epoca, si conserverà a lungo per il futuro e quel poco che rimarrà non sarà leggibile. Tanto meno nuovi Archetipi.

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  2. Cioè... ma praticamente sei l'unico che legge questi post archetipiticitipicipi...
    certo che a te non ti passa un cazz eh? :)

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