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"Lezioni americane" di Calvino I. (1)****

Sono cosciente della mia disorganica scelta delle letture, che spesso si fanno portare fuori strada da regali, promozioni, sconti, amicizie, curiosità e altri piccoli demoni che che tentano il mio tempo.
Alcuni punti fermi però li ho sempre tenuti.
Il non abbandonare per troppo tempo autori italiani, per esempio, è uno di quei punti fermi. Anzi, meglio specificare subito che per autori italiani intendo "alcuni" autori italiani. E questo gruppo, inizialmente, era formato da un solo nome: Italo Calvino.

Leggere Calvino per me è sempre una sorta di disintossicazione linguistica; un riportarmi alle radici della lingua per ricordami che esistono le frasi non perfettibili (anche se ai tempi pensavo, senza remore, a frasi perfette). Lui mi ricorda la bellezza della lingua, la musicalità, l'intensità dei contenuti. "Per quanto dovessi leggere delle minchiate" pensavo "l'importante è che ogni tanto ritorni a un Calvino".
Adesso quella lista comprende anche altri, quasi tutti morti, e si è decisamente ampliata.
Si cresce, insomma.

Comunque, tornando all'innamoramento calviniano, credo mi sia arrivato anni fa. Non ricordo la frase precisa. Ricordo essere contenuta in uno dei racconti di "Sotto il sole giaguaro", quello sul senso dell'olfatto. Sì, lo so che c'entra poco, con il libro del post. O meglio centra per farvi capire perché c'è quel "(1)", lassù nel titolo
Ho intenzione di prendermela comoda, per parlarvi della famossisime "Lezioni Americane. Sei proposte for the next millennium" (il perché del titolo messo così lo trovate scritto nella breve, ma essenziale introduzione di Eshter Calvino)
Sapete già tutti che sono postume e incomplete, che erano le lezioni preparate per le lezioni di Harvard del '86 ma mai tenute perché bla bla. Insomma, sono il suo testamento spirituale, in un certo senso.
Le parole che riassumono le intenzione sono queste:

“La mia fiducia nel futuro della letteratura  consiste nel sapere che ci sono cose 
che solo la letteratura  può dare coi suoi mezzi specifici. 
Vorrei dunque dedicare queste mie conferenze  ad alcuni valori o qualità o specificità 
che mi stanno particolarmente a cuore, cercando di situarle nella prospettiva del nuovo millennio.”
Italo Calvino

Sone lezioni dense. Densissime.
Non te le leggi in due ore, e se lo fai non le hai lette.
Io ci ho messo un'estate intera. A sprazzi. Certi paragrafi mi davano da pensare per intere giornate. E pensare che le avevo già leggiucchiate, eoni fa.
E aggiungeteci anche che da qui, da queste righe, riuscite a capire che dietro un grande scrittore c'è un grande, immenso lettore. E Calvino, qui dentro, ti trasmette la voglia di leggere, di avere radici.
Ecco che quel (1) significa solo che in queste righe che seguono vi parlero della lezione numero (1). Forse la più conosciuta e citata (spesso e volentieri "alla cazzo" direi), e forse, confesso, quella che mi è più cara, in cui ritrovo tanto di ciò che vorrei, poter scrivere.

Ma cominciamo, che è ora.
Leggerezza è contrapposta a peso, ma senza denigrare le ragioni del peso. E leggerezza significa "togliere peso alla struttura del racconto e al linguaggio". Calvino ci porta esempi. Comincia col parlarci di Perseo che con sandali alati (leggeri) sorvola e può uccidere la Gorgone, Medusa, (e il peso della pietra in cui lei tramuta). Ci dice di Pegaso, il (leggerissimo) cavallo alato nato dal sangue della terrifica testa mozzata.
E poi passa dal mito a Montale
e da Montale a Kundera, per dirci che siamo nell'epoca della leggerezza fatta di bit, di software, di flussi che corrono nei circuiti, ma prima che si possa pensare che è una banalità ecco che scoprite che "Il De Rerum Natura di Lucrezio è la prima grande opera di poesia in cui la conoscenza diventa dissoluzione della compattezza del mondo, percezione di ciò che è infinitamente minuto e mobile e leggero."
E' una bella cosa da sapere, non trovate?
Così come la rilettura del passo di Boccaccio in cui Guido Cavalcanti sfugge a messer Betto e alla sua brigata a cavallo che volevano dargli briga. Come sfugge? "Sì come colui che leggerissimo era, prese un salto e fusi gittato dall'altra parte, e sviluppatosi da loro se n'andò".
Da questa immagine, anzi, con questa immagine, ci vuole proprio introdurre a Cavalcanti, "poeta della leggerezza", che lui compara, tramite un verso, al sommo poeta, per mostrarci la perdita di peso.
I due versi sono questi:
"e bianca neve scende senza venti" di Cavalcanti (sonetto "Biltà di donna e di saccente core")
"come di neve in alpe sanza vento" di Dante (inferno, XIV, 30)
dove nel primo il binomio neve-vento è circondato dal pleonastico "bianca" e da "scendere" che toglie il luogo, mentre nel secondo la localizzazione delle (pesanti) Alpi, dà peso. Non solo, la "e" di apertura di Cavalcanti pone l'immagine a fianco alle altre che seguono e precedono (nel sonetto), mentre il "come" dantesco circonda metaforicamente il verso chiudendolo in una realtà concreta.
Interessante vero?
Io dico di sì.

Così come è interessante l'arrivare, attraverso Cavalcanti, alle tre concezioni di leggerezza.
1) "un alleggerimento verbale del linguaggio per cui i significati vengono convogliati su un tessuto verbale come senza peso, fino ad assumere la stessa rarefatta consistenza"
2) "la narrazione d'un ragionamento o di un processo psicologico in cui agiscono elementi sottili e impercettibili, o qualunque descrizione che comporti un alto grado d'astrazione".
3) "una immagine figurale di leggerezza che assuma un valore emblematico [...]".

Poi si va avanti così. Trovate Cervantes, Shakespeare, Cyrano de Bergerac, J. Swift...
Molto bello l'elogio a Leopardi e al suo dare alla (leggerissima) luna il ruolo di rappresentante dell'irraggiungibile felicità. Calvino, lo dice lui stesso, intreccia dei fili, compreso l'ultimo, che interpreta "la letteratura come funzione esistenziale, la ricerca della leggerezza come reazione al peso del vivere" e che viene tirato in ballo parlando di fiabe e di (volanti e leggeri) eroi.

Si conclude con Kafka e un suo misterioso racconto: "Il cavaliere del secchio". Un eroe, per l'appunto, che fa di un secchio vuoto, con cui andave a cercare il carbone in una notte fredda e buia, lo strumento che lo solleva sopra il livello dove si trova l'aiuto e l'egoismo altrui. Il secchio vuoto, simbolo di privazione, ricerca e desiderio, porta oltre il livello dove non è più necessario soddisfarli. Se fosse pieno, non permetterebbe di volare. Ecco che per Calvino è così che ci saremmo dovuti affacciare nel nuovo millennio: "senza sperare di trovarvi nulla di più di quello che saremo stati capaci di portarvi".

Bene.
Vi confesso che è da tre mesi che questo libro è rimasto sul davanzale perchè potessi riporlo, dovo averne parlato. Non l'ho mai fatto. Non trovavo la maniere giusta. Ora ho capito che rileggerlo, anche se in sei puntate, è la maniera giusta. Giusta per me, ovviamente. Per voi, se avete letto fin qui, spero sia stato interessante, nel caso non aveste letto le lezioni americane, piacevole ricordarle, nel caso contrario.

7 commenti:

  1. a parte che leggere di questo libro m'ha fatto rivenire in mente una mattina di mare :-)

    bene, lo comincerò presto
    e farò come stai rifacendo tu
    una lezione alla volta
    con calma

    e già questo accenno alla prima mi piace
    lotta agli orpelli!

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  2. Questo fa bene anche con un paragrafo ogni tanto :)

    orpello orpello orpello!

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  3. Io sono alle sei passeggiate di eco nei boschi narrativi, sempre sei sono, e sempre molto intense sono.

    Quelle di Calvino mi mancano e le recupererò, come una buona parte dei libri che trovo su 'sto blog furlano (ho già il Buzzati raccontoso che recensisti qualche tempo fa).

    E poi di leggerezza c'è sempre bisogno.

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  4. porcapassera se hai ragggione!

    Quando parlerai delle sei passeggiate ecoiche ti restituirò il favore d'apprezzamento, mi sa. :)

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  5. Ho sempre letto Calvino, ma non le sue lezioni che prima o poi farò mie, almeno materialmente.
    Intanto rimango affezionato a "I sentieri dei nidi di ragno" e alla sua trilogia araldica.
    Ciao ;)
    Jakken

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  6. Bravo Gelo! Fai sempre delle ottime recensioni e per di più su libri che condivido. gloria

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  7. @ Jakken: E chi non ci è affezionato :)
    ma anche a questo ti ci affezionerai, anche se non come a una storia.

    @ gigi: danke glorious lady :)

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