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"L'amore fatale" di McEwan I.****

Sono indeciso.
Indeciso sul numero delle stelline. Perché questo libro di Ian McEwan è sicuramente meeeno di Chesil Beach, vuoi per scrittura, vuoi per vicende. Ma va anche detto che questo libro è moooolto meglio di molti altri da tre stelline.
Il non avere la mezza stellina mi porta a decidere.
E decido quattro.

Anche perché questo è uno dei libri che mi ha portato alle riflessioni per intristire i lettori, perché anche se questo romanzo non lo reputo un romanzone, è indubbio che la sua lettura non lascia indifferenti, per lo meno in due o tre frangenti.

Prima di tutto, comunque, una piccola traccia della trama che qui serve a capire cosa attendersi. Joe sta facendo un pic nic, con sua moglie Clarissa, quando una mongolfiera fuori controllo irrompe nella scena e dopo una rocambolesca scena di panico, concitazione e infine ineluttabile destino (fato, mi verrebbe da dire) si conclude con la morte di uno dei soccorritori (il più moralmente elevato) e con un colpo di fulmine unidirezionale tra Jed, un altro dei soccorritori, e per l'appunto Joe.
Da qui parte la vicenda, che prende come pretesto il fatto iniziale, per sviluppare l'ossessione amoroso/religiosa di Jed, che lo porta a distruggere la vita di Joe.
Ora, fino a questo punto, che equivale più o meno a un centinaio di pagine di libro, il lavoro di McEwan è ottimo. Davvero, ottimo. La scena iniziale è folgorante; l'orrore, le implicazioni, il senso di casualità e ineluttabilità che permea ogni vicenda, sono tutti da applausi. Anche la scrittura, elegante e ricca, qui si piega e quando serve si va (leggermente) più snella, dando spazio maggiore ai dialoghi e all'azione.
Poi il libro si impunta.
O meglio.
Scorre, si legge, ti prende, ma la seconda parte, quella che porta Joe a sembrare un pazzo paranoico, mentre Jed (folle vero e senza controllo) la fa sempre franca, pur senza dimostrare particolari furbizie.
Si arriva al divorzio, tanto per capirci, e c'è un punto (riuscito) in cui anche il lettore comincia a dubitare su chi sia il vero pazzo, leggendo della tensione sempre più fuori controllo di Joe.

E poi arriva il finale.
Un finale che mi può andare bene come sceneggiatura da film, se volete (a proposito, di questo libro c'è anche il film, di cui non so nulla), ma un finale che non ci sta. Un finale che mi ha lasciato in mezzo al guado, anche se certo, è questione di scelte e di gusti; ma avrei voluto altro.
Anche quel post-romanzo con tutte le indicazioni medico/psicologiche sulla sindrome che affligge Jed non mi sembra altro che un calderone inutile e pesante, che a parte rendermi uno sputo di cultura in più, nulla ha aggiunto al piacere della lettura.
Insomma, tutto bello, però c'è stato un lieve senso di non compiutezza, nella vicenda di McEwan. Nella seconda metà ho avuto, avete presente quell'impressione di quando qualcuno vuol comunicare un messaggio personale e non riesce a staccarsi dalle proprie vicende.
Ecco perché forse il personaggio di Joe e quello di Jed sono riusciti, ma altri, tutt'altro che comprimari, come Clarissa o altri soccorritori, non mi sono sembrati del tutto "a tono" con le vicende.

Vabbè, come al solito ho parlato troppo, e forse mi sono dilungato sui piccoli difetti, mentre ho bypassato alcuni pregi. Tanto per dirne uno, a tratti McEwan scrive davvero, ma davvero pulito. Pulito e ricco, con sfumature che ti invogliano a rileggere una frase per il piacere di sentirne il sapore. Forse è per questo che il lasciare il pallino all'azione, piuttosto che ai pensieri, mi ha lasciato quel certo rammarico, verso la fine.

Vedrò quale sarà il prossimo, a questo punto. Ma più avanti, magari anche sotto Natale. :)
Buona settimana, amici di blogghe!

2 commenti:

  1. Ne ho lette diverse e dico che scrivi delle belle recensioni, non stereotipate, fuori dal "coro" di legge, legge e non sa dire perchè un testo lo emozioni, o lo annoi, semplicemente (senza scopiazzare, come invece fanno altri).
    Confesso che ormai leggo poco e "cose" diverse, ma riconosco che mostri "chi sei" e ci sai fare (anche quando scrivi, mettendoti in gioco).
    Buon blog!
    Frank Spada

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  2. E' strano, perchè a me invece è piaciuto proprio tanto, anche se non è il mio preferito.
    Certo è vero, nei romanzi di McEwan si percepisce sempre quel senso di sospensione, come di lasciato andare, quasi si stancasse di svolgere la trama. Chissà, io lo vedo un po' come un suo marchio di fabbrica, come se si divertisse a tenere il lettore distante e, anzi, mano a mano lo allontanasse di proposito...
    Mah, troppe elucubrazioni. Magari noi ci spariamo queste mille paranoie e lui invece se ne sta bel bello a sorseggiare il suo the all'inglese.
    Valli a capire 'sti scrittori! :)

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