Etichette: , ,

"La canzone di Iolanda" di C. Salvatori***

Ok, questo è il terzo libro della Salvatori che leggo e ho speso un tutto tre euri.
Se mi becca l'autrice mi fa il culoquadro e ha ragione, ma che ci posso fare io se da librincentro elargiscono libri Tropea in quel modo?
Beh, leggerli!
E vi dico subito che questo, che dalla copertina era quello che mi ispirava di meno, si è rivelato quello che ho gradito maggiormente.
Anzi, alla fine è stata davvero una lettura piacevole.
(a proposito, forse ce n'è rimasta anche qualche copia in giro per la libbraria
Che cos'è e di che parla "La canzone di Iolanda"?

Beh, potremmo dire che è un thriller ma saremmo bugiardi.
Si, ok, nella seconda parte un po' di thrilling entra in gioco e la scoperta del colpevole è uno degli elementi che spingono a leggere, ma quello che è bello è "dell'altro"
Tanto per cominciare il fatto di partire dalla storia di Iolanda.
Iolanda che è una ragazza vittima di un fatto di cronaca nera della provincia emiliana (Nonantola) che non solo ha lasciato molti ricordi, ma ha scatenato anche la fantasia di alcuni giovani studenti del Dams che sognano di realizzare, l'innesco di un travestito che si fa chiamare Iolanda la tragica e ha preso il nome da "quella Iolanda", il film della loro vita.
Un sogno, un modo per incanalare le energie giovanili, gli entusiasmi, le trasgressioni che sono diluiti in una Bologna che è davvero molto "tondelliana" (autore che l'autrice anche cita). Certo, poi i giovanotti crescono e si perdono di vista, lasciando così la prima parte di libro come a morire, se non che ecco che arriva un omicidio, anni dopo, a ricalcare lo stesso fatto di cronaca di allora, ed ecco che Max, il protagonista voce narrante, si ritutta nel passato, ritrova i suoi vecchi amici, ritira fuori la storia di Iolanda e indaga, per scoprire chi è stato a uccidere.

E durante l'indagine non c'è solo la ricerca del colpevole, ma l'autrice ci mette dell'altro e secondo me lo fa abbastanza bene. La figura di Alessandro, ovvero Iolanda la tragica, vittima sia dell'assassino che si se stesso, alla fine emerge come personaggio veramente a più lati e tra i più riusciti del romanzo. Non sono un cattivo esempio di universitario irrealizzato gli amici del protagonista, mentre Max, che è l'unico ad essere diventato quel che voleva (un attore abbastanza famoso) riesce ad essere un personaggio credibile, lontano abbastanza dallo stereotipo o da una facile via d'uscita. Anche il finale mi è piaciuto, tragico, non del tutto convenzionale, che in fin dei conti resta in linea con la tragicità di alcune storie narrate.
Insomma, a me non è dispiaciuto affatto, e nonostante avessi cominciato il libro con un certo scetticismo e non sia esente da qualche momento.

Nessun commento:

Posta un commento