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"Ti porterò nel sangue" di C. Palazzolo***

Oh, cavoli. Ormai sarà quasi un mese, che dico, forse qualche giorno in più, che ho terminato questa trilogia.
Sì, lo so che voi magari l'avete letta tipo un anno fa, ma io, che non sopporto tanto i libri col cartoncino, ho cominciato con i pocket e adesso, dopo quest'attesa, posso vederli tutti e tre nella mia nuova libreria ikea, che occupano poco spazio.
Che dire?
Vi interessa sapere che mentre leggevo le ultime cinquanta pagine del libro ero a leggere in notturna sulla sdraio con birra (tuborg, perché non serve il cavatappi) e croste di polenta? Immagino non vi interessi, ma io me la ricordo così bene quella sensazione di essere invidiato dall'intero pianeta, che mi ricordo perfettamente di questo libro, e un po' anche di quelle ultime pagine.
Ricordo, per dire, che non ero del tutto soddisfatto, di come si era evoluta la vicenda nel terzo libro, ma ero soddisfatto del modo come il libro mi aveva catturato. Confesso che era da tempo che un libro d'avventura (perché di questo, in sostanza, si parla in questo terzo capitolo della saga), per di più totalmente horror, mi tenesse così incollato alle pagine. Dai tempi dell'ultimo Lansdale, forse. Comunque vediamo di fare un po' mente locale e tirare anche le somme, visto che se business vuole, qui siamo di fronte a una trilogia che è fatta e finita, e che non vedrà nuovi episodi in paolini-style o prolungamenti a oltranza in potter-style.
Cominciamo con il lasciar perdere la diatriba tra i due deficienti che si litigavano i pro e i contro riguardo allo stile della Palazzolo. Le due discussioni in questione, relative ai primi due capitoli della trilogia, le trovate qui e qui, ma potrebbe essere interessante dare una letta a tutto, credo, solo se siete intenzionati ad affrontare l'intera opera della Palazzolo e non ne sapete nulla. Non vi aspettate quindi un riassunto delle puntate precedenti, vi basti sapere che questa è la storia di Mirta, che ritorna dalla morte e si trova in mezzo a un mondo parallelo al nostro fatto di morti viventi (i sopramorti) che sono un archetipo orrifico mix di molti altri (zombi, vampiri, revenants, ecc.) che sono in lotta con alcuni umani che ne seguono l'esistenza (benandanti).
Fra i due c'è una guerra e la nostra eroina vive in questo ambiente la propria post adolescenza.
E' un romanzo horror di formazione, se vogliamo metterla così.
Allora, cominciamo con denigrare subito quella merda di scritta che hanno messo quelli della piemme sulla copertina del pocket (la stephnie meyer italiana). Ecco, sì, ripetiamolo tutti insieme: che scritta di merda!
La Palazzolo e tutta questa trilogia credo nulla abbiamo a che vedere con la Meyer, e se veramente penso che l'autrice stessa abbia avuto l'impulso di impiccarsi dopo essere stata paragonata alla meyer. Insomma, se siete degli adolescenti che cercano amori tra vampiri (figaccioni) e delle figaccione (vampire) allora andate a leggervi la meyer. Se cercate un romanzo di formazion horror senza ne buoni ne cattivi allora forse è questo.
Certo, siccome lo stile di scrittura è piuttosto particolare (una prima persona con oceani di paratassi, dialoghi narrati e frasi quasi sempre brevissime), datevi anche una letta a qualche pagina, prima di venire a lamentarvi con me che questo libro vi irrita. :)
Comunque torniamo a noi. Al di là di quella scritta ridicola, il terzo capitolo prosegue la storia dei primi due e anzi, si arriva proprio a una guerra vera e propria tra i sopramorti e i benandanti. Mirta/Luna, la nostra eroina, cresce, si addestra, conosce altri sopramorti, vive la sua storia lesbo, vive altre storie, perde l'amore, se di amore si può parlare, rischia di morire, combatte, racconta bugie, spara cazzate, uccide, vive, muore... insomma, rimane la protagonista del libro, ma mentre lo fa ci permette di approfondire la conoscenza del mondo dei sopramorti e di altri personaggi, che magari entrano in scena adesso, ma che avranno un ruolo chiave nelle vicende (e questa cosa non mi è piaciuta, e parlo soprattutto della figura di Gatto Machesi).
Ora non vi sto a raccontare molto, sappiate che c'è azione, e se avete gradito di più il secondo volume, che il primo, credo davvero che sarete soddisfatti.
Io invece non so. Ci sono cose che mi sono piaciute, anche molto, ma qualcosa non l'ho digerito.
Parlo soprattutto per chi ha letto la trilogia, adesso.
Mi è piaciuto questo non schierare mai i personaggi. Questo togliere ogni punto di riferimento, anche durante lo svolgimento di questo stesso terzo capitolo. Chi è buono? Chi è cattivo? Chi è avido? Chi non lo è? Chi è innamorato? E fissato? E onesto? E pazzo? E integerrimo? E potente? I sopramorti sono figure che alla fine forniscono un microcosmo anche più complesso di quello umano. Giovanotti che vivono centinaia d'anni che restano ventenni, dentro e fuori, a volte. Certo, qualche comportamento potrebbe non essere credibile, ma il fatto che tutto muti piuttosto in fretta, a cominciare dalla nostra Mirta/Luna, rende comprensibile anche quel che potrebbe essere stato non giustificabile. Per capirci, come giudicate Paco? E Roby? E Sara? E Vanna? E come giudicare GM? E la Rinaldi? E Gottfried? Insomma, è difficile riconoscersi in uno o due personaggi, ed è facile ritrovarsi in tutti, prima o poi.
Non mi è piaciuto, invece, questo arrivo di personaggi che non potevano riuscire a ritagliarsi un ruolo così rilevante comparendo solo in questo volume. Pensate a quanto è più riuscito il ruolo di Gottfried, introdotto gradualmente (o di Paco, o di Roby) e a quando sono scivolati via i personaggi di Fausta Rambaldi, o del cattivo finale che non vi dico chi è, o del giovane benandante che manco ricordo come si chiamava. Solo GM si ritaglia il suo spazio, ma io non so se GAtto Machesi se lo merita. Sembra quasi un (buon) personaggio inserito in un reality per vivacizzare il tutto dopo che quelli dentro hanno un po' stufato.
Mi è piaciuta, invece, la penultima parte e la tristezza lasciata in sospeso. Questa solitudine eterna dei sopramorti, che alla fine si trascinano con gli stessi difetti degli umani. E questi fallimenti, queste coincidenze sbagliate, questo amore che c'è e non c'è, queste morti banali per personaggi speciali.
Mi è piaciuto un po' meno, ma qui è proprio questione di gusti, il finale. Proprio le ultime pagine, che mi sono semprate una concessione allo stereotipo. Protagonista, antagonista, co-protagonista che soccorre. Certo, niente lieto fine eh, sennò avrei bruciato il libro, però il finale-finale mi ha leggermente (ma solo leggermente) lasciato l'amaro in bocca.
Ok,
Vediamo di chiudere.
Trilogia da acquistare? Da leggere?
Per gli amanti dell'horror sì, senza dubbio. Forse varrebbe anche la pena di stringere i denti, se lo stile non piace, per poter apprezzare altre cose, come quelle che ho citato in questo post. E' una trilogia che mostra come rimescolando gli elementi classici dell'horror (e del romanzo di formazione) si possa ottenere qualcosa di trasversale, un horror di formazione sghembo e vagamente malato. Non può non avere il suo fascino e il suo perché.
Per quanto mi riguarda, anche se capisco perfettamente quelli che invece potrebbero schifare, promuovo senza dubbio l'intero progetto e sono lieto di averlo letto (o cazzo che frase penosa).
Quindi vedete voi, io ora lo ripongo vicino agli altri due, nella mia nuova libbraria ikea.
:D

5 commenti:

  1. Ricordo di aver stretto parecchio i denti, durante la lettura del primo libro.
    Ma il dentista costa così ho deciso che mai avrei letto i seguenti.

    Magari mi son perso qualcosa eh... però cazzo quel modo di scrivere mi faceva uscire di testa...

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  2. So che mi odierete ma... se dovessi scegliere tra l'infilarmi un tizzone ardente nello sfintere e rileggere questa trilogia, sceglierei il tizzone.

    PS: che poi sono bugiardo perchè ho letto solo un libro e mezzo, poi ho smesso perchè cominciavo a pensare al suicidio :)

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  3. Quoto, quoto tutto quello che dici nella recensione.

    Romanzo meno bello della trilogia, meno ispirato a livello di trama, perché ci sono troppi personaggi e non sempre hanno il giusto spazio, ma ho apprezzato moltissimo l'amarezza che si respira, soprattutto nella parte conclusiva.

    Comunque, anch'io sono rimasto molto soddisfatto della trilogia, e sono piuttosto curioso di quello che ne faranno col film (sempre se lo fanno, che ormai sono anni che ci stanno dietro ma non s'è mai visto niente), e che cosa combinerà la Palazzolo più avanti, ché ormai sono un paio d'anni che non ci sono sue cose nuove.

    Ah, ti devo passare I bambini sono tornati, che è il suo primo romanzo, una ghost story, con uno stile diverso dai sopramorti ma comunque riconoscibile. :)

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  4. eh sì sì,
    so delle vostre antipatie per lo stile palazzolesco

    forse però fareste bene a cercarvi un bignami della trilogia :D
    alla fine, tutto quel che succede, compresa la rivelazione finale sulla creazione dei sopramorti
    è apprezzabile,
    in quanto a contenuti

    ah per te siletio

    prima o poi mi presterai quel libro
    ne sono incuriosito
    danke!

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  5. Che dire....mi sono fermata alle croste di polenta!!! Ce bunes!!!

    Ti auguro una bellissima giornata!

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