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"Mondi Paralleli" di M. Caudullo***

Oh figo!
Questo è il primo libro che ho ottenuto scambiando Veleno per altre cose. (a proposito, mi avanza l'ultima copia, del Veleno)
Comunque, dicevo, che questo più che altro l'ho chiesto io, alla pecorella, di scambiarlo.
Perché?
Beh, perché ti capita che ogni tanto nei tanti nick scriventi c'è una scrittura che ti piace, una scrittura che fa per te.
Non significa che è più bella, o che è migliore di altre.
Semplicemente, senza un motivo particolare, si adatta al tuo modo di leggere. Credo sia soprattutto una questione lessicale e di musicalità, così come di temi.
Quindi ecco, l'uomo che si nasconde(va) dietro il nick Pecorella75 in questi lidi, ha una scrittura che mi piace, che fa per me.

Aggiungeteci anche che io coi nick ci piglio poco. Tipo che siccome spesso me li confondo e rischio figure merdaiole del tipo "Ah ma vuoi dire che tu non sei Tizio? Quindi il racconto bellissimo che mi è piaciuto tantissimo non l'hai scritto tu?" Cose così insomma, e siccome ci piglio poco ho deciso di non provarci nemmeno, e può passare parecchio tempo prima che riesca ad associare un nome a un nick e ad accorgermi che di quella persona, alla fine, ho letto diverse cose.

Detto tutto ciò, il buon Marco Caudullo, rientra perfettamente in questa casistica.
Ecco perché gli ho chiesto il libro e mi aspettavo un libro piacevole da leggere.

Ops... sento una voce...
Come dite?
"Ci vuoi parlare di quel cazzo di libro!?"
Ah già, già scusate. Devo parlarvi del libro, e non della Pecorella!

Allora.
Libro breve e allora vedrò di metterci poco.

E' un librettino carino. 76 pagini, 9 euri, 4 racconti. Mondi Paralleli, s'intitola.
Il racconti sono racconti del fantastico, e qui ovviamente sono di parte, in quanto la concezione di fantastico utilizzata è quella che prediligo, ovvero quando gli elementi fantastici penetrano il mondo reale infiltrandosi come latte nel caffè. Mescolandosi, schiarendo, confondendo.
E regalando qualcosa da cui non si può più tornare indietro. (provateci voi a separare il caffellatte, dai)
Poi è ovvio, si va da mescolanze in cui c'è più latte o in cui ce n'è di meno, ma la componente fantastica predomina, seppur in modi diversi.
Dei quattro racconti che dire:

Ancora un blues.
Indubbiamente il più riuscito. Avete paura di perdere la memoria? Di non sapere più chi, cosa, dove siete o eravate? Beh, allora non leggete questo racconto, che vi porta nella città di Iqbar. Un posto che non è, che mi ha ricordato vagamente le suggestioni di Borges che avevo letto appena la settimana prima e il tema delle città invisibili calviniane. Il racconto ha diverse qualità. Tanto per dirvene alcune, quella di essere composto di minicapitoli che sono davvero poco distanti dall'essere autonomi, seppur portando avanti la vicenda principale. Oppure un climax raggiunto in modo sapiente, con un dubbio instillato nel lettore poco a poco. Ed è questa è senza dubbio la qualità migliore: quando leggi ti senti a Iqbar.

Come Fantasmi
Questo è un racconto classico di presenze. Si confonde il lettore, lo si lascia perdere nella storia, lo si lascia vivere una storia comune. Amori, sfighe, tradimenti, matrimoni, vecchie scopate dimenticate... e poi il cambio di prospettiva. Ok, tema classico, ma ben gestito. Sufficiente.

L'uomo di marmo
Eh eh. Io l'ho già letto questo, mi son detto. Ed effettivamente sì, l'avevo letto. Non così, certo, in versione short e imperfetta sulla fossa di scheletri, per chi sa di cosa parlo. E ricordo di averlo commentato, anche se non ricordo come. Adesso me lo ritrovo qui. Con pregi e difetti. Un ragazzetto delle superiori, madre morta padre che lo picchia lui che diventa un mezzo teppista. Uh che palle, starete pensando. Effettivamente la figura del padre è stereotipata, non posso darvi torto. Così come quella della zingara a cui si rivolge il protagonista del racconto. Protagonista che però è un personaggio già più ambiguo, più combattuto. Insomma, anche questo racconto si legge bene. Perché a fronte di queste pecche di stereotipizzazione e a una vicenda non originale c'è una prima persona vincente. Rapida e veloce, si legge velocissima, come si ascolterebbe parlare un teen ager. E questo è un pregio.

Fino alla fine del mondo
Titolo da dimenticare, lo so. La storia però c'è. A mio avviso è quella in cui lo stile di Marco, quello che piace a me, si vede di meno. Potrei dirvi che è quella che ingrana di meno e convince di meno, una volta letta. Però c'è una cosa strana. Adesso che ho ripreso in mano il libro, per parlarvene, alla fine il racconto che ricordavo meglio era questa storia di streghe e maledizioni, giocata su due piani temporali (1608-2008).

Aggiungo un ultima cosa, che per me ha valore. Il libretto è carino. Intendo che è piccolino e ben fatto, curato. Non ho trovato refusi e allineature da mago zurlì, affastellamenti di caratteri, cose kitsch e via dicendo. Insomma, 9euri saranno anche tanti per queste 76 pagine, ma almeno la cinquemarzo edizioni quando doveva metterci una pagina bianca ce l'ha messa, e ha cercato di essere sobria ed elegante, e ha dato spazio a una copertina disegnata di proposito per il libro.
Insomma.
Chiudo dicendovi che io l'ho letto e mi ha lasciato soddisfatto e, soprattutto, mi ha lasciato una sensazione. Di trovarmi di fronte a un autore che, in nuce, può davvero regalarmi buone cose.
Allungherà le distanze... imparerà a gestirle... troverà una buona idea... e sì, credo che un buon romanzo ne può davvero uscire, da questa pecorella.
Attendiamo...

5 commenti:

  1. Io lo inizio in questi giorni, poi vedremo se hai ragione o no, ché anche a me piace come scrive il signor Caudullo. :)

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  2. certo che devi essere d'accordo
    sennò son mazzate!

    piuttosto
    che autore pigna, che viene a leggere e nemmena si commenta il commento
    :)

    credi che dovremmo insultarlo?

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  3. letto pure io

    concordo sulla questione estetica del librettino
    che per me è importante
    è ben fatto
    professionale
    e anche la copertina ha il suo che.

    Per il contenuto, m'è piaciuto lo stile asciutto, equilibrato, senza eccessivi sbrodolamenti, come pure m'è piaciuto il ritmo generale.
    é stato carino rileggere L'uomo di marmo in questa versione matura e rifinita, ma concordo con Gelo, il più riuscito è Ancora un blues.

    bravo pecorella, e grazie di questo regalo
    spero di ricambiare quanto prima
    :-)

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  4. Azz, lo voglio leggere anche io!

    Adesso me tocca de scrivere un romanzo breve per scambiarlo con il Libercolo di Pecos, uff!

    Vado a scrivere... no anzi, vado a nanna, va!

    MUNZIC

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  5. Be', avevo commentato il tuo commento sul forum... No?
    Uff... Ogni scusa è buona per insultare!

    Bravi figlioli leggete, leggete. Massimo se non ti muovi il tuo romanzo breve lo scambierò con la mia prossima trilogia...
    Ehi Valchi! Allora aspetto che mi avverti per la prossima fossa?

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