Etichette: , , ,

"L'occhio strabico del diavolo" di G. Serra e M. Vacca**

Bene! E' con un po' di timore che mi accingo a parlavi di questo romanzo. Siccome all'interno si trovano cose buone e meno buone, e io vi parlerò di entrambe, temo che i due agenti segreti, Serrano e Vaquero, vengano a farmi visita e mi riempiano di caca (con una c) tutta la casa, soffocandomi i gatti di scoregge e divorandomi i cani con contorno di verdure e buon Moscato di Bosa a 42 gradi.
Spero però che tutto ciò non accada e spendo due parole, o anche quattro, su questo "Occhio strabico del diavolo" che ci osserva minaccioso, anche se un po' di sbieco.

Dunque... che libro è? Noir? Pulp? Hard boiled? Poliziesco? Thriller? Surreale? Grottesco?
Beh, diciamo un po' tutto questo. Allora è una figata! direte voi... beh, calma. Ha qualche difettuccio, questo è innegabile, e se non si entra nell'ottica giusta, il lavoro di Giovannino Serra e Mario Vacca (no, non sono gli stessi di prima, ma ci somigliano vero?) potrebbe risultare indigesto.
Facciamo così dunque. Vi elenco le cose che vanno da una parte e quelle che non vanno dall'altra. Così magari se voi che state leggendo siete degli agenti segreti mezzi sardi e mezzi americani, leggete quelle buone, se invece siete delle inguaribili pigneinculo, leggete quelle cattive. In alternativa potete non leggere niente, ma se è così vi perderete il momento di quando parlo degli asini Adolfo e Peppino, i due protagonisti più riusciti del romanzo.

Di buono ci sono le idee. Innanzitutto quella di ambientare sì la vicenda nella New York più stereotipata, ma che poi alla fine l'ambientazione è la Sardegna. Sì, avete capito bene, l'isola sarda. Ecco che allora i protagonisti divorano cibi sardi, bevono vini sardi, se la intendono con i muli e ascoltano hit che tutto hanno, tranne che qualcosa di newyorchese (sicuramente conoscerete la hit accranazzando, per dire). Per non parlare, poi, dei nomi dei personaggi e dei luoghi. Insomma, un'idea da premiare. Un non-sense che ha buone carte da giocare.

Di non buono c'è un lato relativo a quanto detto sopra. A volte il far capo a parole, concetti e oggetti ben conosciuti in Sardegna porta a dare per scontate certe conoscenze che invece non lo sono. In quei momenti il lettore può, a seconda dei casi, trovarsi in difficoltà, dovendo immaginare qualcosa che non sa, oppure perdersi una risata che se avesse avuto qualche nozione sardignola in più si sarebbe fatto. Soluzioni? Forse si poteva dosare l'intervento sardo cercando di diluirlo di più (una parola in una frase è facile da intuire dal contesto, per dire) oppure, altra soluzione per i casi di conoscenze più specifiche, si poteva mettere una nota a piè di pagina, anche se confesso che questa soluzione non mi piace per niente e preferisco intuire.

Di buono c'è il prendersi in giro e il prendere in giro. I personaggi sono tutte caricature, mangiano tantissimo, bevono tantissimo, cagano tantissimo, scoreggiano e ruttano tantissimo. I nomi sono citazioni o comunque richiami allo stereotipo. Non so, tanto per dire, l'agente segreto russo Tapponenko, piuttosto che il commissario pelato Calvados o la tribù selvaggia dei Kulaton...
Insomma, ci siamo capiti.

Di non buono c'è una ripetitività nella caricatura che non permette di caratterizzare bene i personaggi. Mi piace che un personaggio mangi ai quattro palmenti modello Asterix e le XII fatiche, ma mi piace un po' meno quando anche i due protagonisti lo fanno e poi pare che lo facciano tutti. Idem la cosa della caca (con una c). Ok, bello che ci sia un cagone mondiale, ma quando lo fanno tutti... beh, insomma, diciamo che a parte che la cosa perde di valore, c'è proprio un rischio di annoiare il lettore. Quindi forse ci sarebbe voluta una miglior gestione di tutto questo splatter/sporcher/puzzer/schifezzer...

Di buono c'è che comunque, per quanto prevedibile, c'è stata l'idea di legarsi comunque a una trama, che porta avanti il romanzo anche quando sembra perdersi nella autoreferenzialità dello sfottò e del surreale. Certo, la trama è imperfetta, ci sono dei fili che rimangono slegati, ma alla fine il fuoco non è stato tanto gettato sul cosa succede, ma sul come succede.

Ultima cosa non buona sono le ingenuità letterarie. Qualche "d" eufonica di troppo, qualche incoerenza nello svolgimento dei fatti, qualche frase ridondanza, qualche errore bello e buono. Certo, in un libro di questo tipo, con tutte le "minchiate" che tira fuori a ogni pagina (in senso buono eh) è difficile capire se hanno scritto sciampo al posto di shampoo volutamente (ne dico una, ma gli errori di questo tipo sono parecchi) . Diciamo che se è stato fatto apposta, non capisco perché, se invece è una svista, beh, si poteva evitare. Comunque, quel che si nota, è che andando avanti con le pagine la lettura diventa più fluida e qualche ridondanza svanisce, e questo lascia supporre che questo tipo di imperfezioni siano da imputarsi soprattutto all'inesperienza (e non voglio tirar fuori di nuovo il tasto dolente dell'editing)

Insomma... basta scrivere che mi sono rotto. Vi lascio, se volete, un copiaincolla della trama preso dalla quarta di copertina: "Serrano e Vaquero, due improbabili agenti segreti, alle prese con casi misteriosi ambientati in una surreale atmosfera 70ies di una New York che assume prepotentemente i tratti della Sardegna. Personaggi sfumati, ambienti esotici, atmosfere forti. Una trama ricca di colpi di scena, con riferimenti alla Sardegna di altri tempi, ma anche alla generazione degli anni '70, con un ammiccamento al futuro. Sì, perché ne "L'occhio strabico del diavolo" il tempo e lo spazio sono relativi: pur essendovi un filo spazio-temporale conduttore, il sincretismo, il mix tra fantasia e realtà fanno da padroni."

Concludo sotanto dicendo che i due autori hanno sicuramente qualcosa da dire, in fatto di fantasia e originalità, e una volta migliorato lo stile ed eliminata la tara di errorucci e imperfezioni, si può davvero ben sperare per il prossimo lavoro.

E ora speriamo che Serrano e Vaquero non vengano a riempirmi la casa di merda :D

Serra Giovannino - Vacca Mario
L'occhio strabico del diavolo
ISBN: 9788848808262
Pagine: 180
15,00

2 commenti:

  1. A parte che quel rosso e verde scuro mi han portato via qualche diottria nel tentativo di leggere sta recensione... occhio che il link al sito dell'autore manca di "http" all'inizio e quindi non funge!

    RispondiElimina
  2. azzum
    hai raggione
    cambio colore e cambio linquo :)

    RispondiElimina