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"Sotto i venti di Nettuno" di F. Vargas***

Oh, ma lo sapete che questo libro della Vargas mi è proprio piaciuto? Già, già... confesso che me lo sono letto di gusto, e anche se ormai è già da 2-3settimane che l'ho finito mi sta lasciando ancora una piacevole scia.
E' il terzo lavoro della giallista francese che leggo, il secondo con protagonista il buon Adamsberg.
Anzi, credo sia proprio la presenza attiva di Adamsberg a giocare un ruolo di rilievo nell'avermi fatto piacere il libro.
Ma andiamo per ordine...
Tanto per cominciare non so se avete presente di chi sto parlando. Fred Vargas è una giallista francese, i cui libri sono ormai piuttosto conosciuti (li trovate tutti e frequentemente nelle librerie, vestiti di einaudi stile libero) e che ha legato il suo successo alla figura di un Commissario che si è costruito (pare) una folta schiera di fan.
Possiamo dunque tranquillamente dire che, benché lei affermi di scrivere i suoi romanzi durante le tre settimane di ferie (e quindi uno all'anno), siamo di fronte a un'autrice di best seller, buona soprattutto per letture gradevoli e poco impegnate. Questa più o meno la visione che vi potete fare della Vargas leggiucchiando recensioni qua e là in rete.
Per quanto mi riguarda potrei anche confermare questa visione. I suoi due precedenti lavori che ho letto sono stati "Chi è morto alzi la mano" e "L'uomo a rovescio". Il primo mi è piaciuto e non ho indovinato il colpevole fino alla fine (anche se la soluzione per far quadrare il tutto era un po' pirotecnica), il secondo ho indovinato il colpevole dopo dieci pagine, ma alla fine, visto che c'era Adamsberg, mi è piaciuto lo stesso.
Ma perché piace Adamsberg?
Beh, vediamo... è uno che si definisce "spalatore di nuvole", sta sempre sulle sue, ogni tanto sbaglia, è bello, cammina molto, è sempre pacifico e alla fine, ovviamente, risolve i casi.
Descritto così potrebbe anche starvi un po' sul cazzo, ma alla fine il carattere narrativo del personaggio è gradevole e così come Adamsberg vaga qua e là dicendo e pensando cose strampalate, anche il lettore vaga qua e là piuttosto gaudioso, accompagnato da una scrittura piuttosto pulita ed elegante. Insomma, diciamo che se volete mettervi un libro della Vargas sotto l'ombrellone ci sta abbastanza bene e non si scotta.
Di questo libro qua in particolare che dirvi?
Che è un giallo atipico. Un giallo dove non si cerca un colpevole, ma dove Adamsberg sa già chi è il colpevole, perché è un personaggio che emerge dal suo passato, solo che non riesce a dimostrarlo ed arriva al punto di commettere un omicidio. Sì, avete capito bene, il commissario non è che sia un poi tanto tranquillo, e non gli resta che scappare, e dalla polizia canadese, per giunta.
Come dite? Un casino?
Naaaa, tranquilli, la Vargas ha il pregio (o difetto, vedete voi) di buttare giù le trame e i fatti in modo abbastanza lineare, senza far faticare il lettore con eccessi di flashback o elementi nascosti che manco un falco li avrebbe visti.
In questo lavoro, per altro, scoprirete un paio di personaggi che, per quanto a tratti paiano fin troppo originali, non possono non strapparvi un sorriso e un applauso. Sono alleati di Adamsberg e sono un'agente robusta ed efficiente che pare più un giocatore di rugby che un poliziotto, e una vecchietta hacker che smanetta sul pc e passa il tempo a rubare dai conti dei ricchi per dare... a se stessa.
Ok, direi che è più che basta.
Se dovesse capitarvi in mano un qualche edizione della Vargas scontata e volete leggervi un giallo elegante e leggiadro, beh, fatelo. Per quanto mi riguarda credo che fra qualche mese, quando capita, un altro Vargas, pur non essendo niente di trascendentale, me lo comprerò.
Anzi, se c'è qualche esperto in linea, si accettano consigli.

2 commenti:

  1. sinceramente questo libro non mi ha entusiasmato più di tanto, pur trovandolo gradevole. Sarà che a me il genere proprio non mi attizza

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  2. il fatto è ranz che tu sei poco donna e non ti piace adamsberg
    che invece a me piace una cifra :)

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