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Mescolanze e derive


Questo post dovrebbe stare da un'altra parte. Questo post che non è un post non dice niente. Come quelli che embeddano le robe, quelli che fanno i link. Oggetti che nulla dicono e vivono del germe della diffusione. Nessun male, per carità. E' proprio il germe della condivisione che ci salva no? Comunque, questo post non dovrebbe stare qui, ma dovrebbe stare da un altra parte.
Mi ricorda i tempi delle scritture. Della carta ovunque, dei jeans pieni di scontrini accartocciati che increspavano i miei mille pensieri, spesso mescolandoli a un prezzo, una cifra, un codice a barre.
Eppure questo post sta qui. Un tempo credevo ai sassi, quelli che cambiavano i fiumi attraverso le correnti. Ora non è che non ci creda più, è che me ne sono proprio scordato.
Comunque, non importa, era solo per dire che questo post non dovrebbe stare qui, ma non è nemmeno un sasso. E me ne potrò scordare, come faccio e facciamo sempre per tutto, nel giro di qualche riga.
Non che abbia qualcosa da dire.
Solo che a volta l'intorno è qualcosa che pesa troppo, e allora, invece di tornare a riva, se mai si conosce la strada, ci si sguazza. Superficialità, potrei chiamarla. Qualcosa che prenda la leggerezza calviniana, la mescoli alla melanconia e condisca tutto col cazzeggio. Ne escono dei minuti zeppi di faccine, ahahah, tette, sarde, clic, clocks, next fig things, note mai notate...
Minuti che hanno ali annodate ai piedi. Sappiamo bene, che volano quanto un pollo.
Così i miei li ho messi così, in righe che non vanno da nessuna parte eppure non stanno ferme.
Dovrei dire cose, forse.
Cose tipo che quello nella foto è Damiano, è vecchio e ha i giorni contati. Forse non sarebbe tanto vecchio, ma è vecchia la vita che ha fatto, sicuramente. Una volta è stato via per anni, poi è tornato. Non miagolava più, ma anche il rantolare, aveva la stessa voce. Anche adesso.
Si chiama Damiano perché me l'ha portato uno che si chiama Damiano.
Uno che si uccide piano bevendo.
Al mio paese esistono ancora, sì, non è un mistero, quelli che si uccidono bevendo. Un modo come un altro, una volta mi ha detto uno di questi. Damiano era venuto con Damiano. Non so dove lo avesse preso, aveva tutte le dita insanguinate. L'uomo, non il gatto.
Il gatto era selvatico, e credo lo sia ancora, in qualche modo.
E' tutta questione di prezzi da pagare, l'essere selvatici. Il non essere qualcosa.
Quella "nella" scala invece è Cermis. Cermis è dove gli americani hanno ucciso una funivia. Una disgrazia. Ma la mia cagna non lo è, una disgrazia.
E' intelligente. Le parli, ti guarda, ti ascolta. Non ti capisce, no, ma ti ascolta.
Molte persone che conosco non lo fanno. Anche io. Anche con me.
Comunque, ripeto: queste parole non dovrebbero essere qui, ma sull'altro blog.
Anzi, fate finta di non averle viste, così loro non avranno visto voi, e nella cecità le derive avranno più sabbie e meno scogli.


2 commenti:

  1. Questo post è davvero inutile e non dice un cavolo di niente, però è molto bello.

    E non sapevo che avessi un altro blog, anzi forse lo sapevo, ma non sperarci non metto nel feed pure quello ^^.

    Simone

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