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Cosa vi può capitare partecipando al Fun Cool! (Gelostellato intervista Daniele Bonfanti)

Vi ricordate i premi della critica assegnati dal secondo concorso più figo del web? Quel tipo di premi che in realtà sono crudeli pegni da pagare per espiare chissà quali misteriosi peccati?
Ebbene. Ecco a voi il premio di quel povero disgraziato di Daniele Bonfanti, che per il mio puro diletto, ha vinto, come premio della critica, un'intervista su questo blogghe.
Ovviamente ne è uscita un'intervista fighissima, che quasi quasi non vorrei nemmeno farvi leggere, ma siccome oggi sono buono e primaverile... sì, la potete leggere!
A voi amici di blogghe: Gelostellato intervista Daniele Bonfanti!

GeloStellato: Stavi aspettando vero?
DanieleBonfanti: Cosa?

GS: Come sarebbe a dire cosa! Razza di gatto putrefatto-minded che non sei altro! L'intervista!!! Quella che hai vinto facendoti mandare a Fun Cool! E guarda che l'InterVista, non vuol dire che devi guardare l'Inter che gioca stasera attraverso Windows Vista, ma vuol dire che devi rispondere a delle domande. E quindi ti dico subito che queste parole fanno già parte dell'intervista, quindi rispondi pure alla prima domanda, cos'hai pensato quando pochi secondi fa le hai lette?
DB: Pensato?

GS: Bene, è quello che volevo sentire da te! Un'intervista in cui non pensi, ma rispondi d'istinto. Allora... Cominciamo con le domande serie, quelle vere. :) Se tu fossi una forma geometrica, cosa ti piacerebbe essere?
DB: Potrei dire abbastanza prevedibilmente un dodecagono, no? Che poi è quasi tondo, ma non è roba da snob come i tondi. All'asilo ero nei Tondi, però. Mi piace anche il quadrato, perché è bello quadrato. Invece il pentagono è inflazionato. In ogni caso senz'altro da disporre su una superficie lobacevskijana.

GS: E qual è il tuo shampoo preferito, se ne hai uno?
DB: Aspetta che guardo: Ecco: "Sunsilk", versione "Mossi&Ricci, effetto anti-crespo, formula rinnovata". Morte al crespo.

GS: No dai, sto scherzando. Le domande serie sono altre, però era per metterti a tuo agio.
DB: In effetti sono molto a mio agio ora.

GS: Bene! ora che sei a tuo agio, posso farti una domanda cattiva e una buona. Ti farò prima quella cattiva. Hai citato Lobacevskij, che io per esempio, come forse molti lettori di questa intervista, non so proprio chi cazzo sia. Ecco, dunque, perché questo sfoggio di cultura? Perché ci vuoi mandare su google? E' per renderti più simpatico, più antipatico o per farci sentire stupidi peggiorando il mondo?
DB: E' perché mi piace Lobacevskij.

GS: Okay, vedo dalla tua parsimonia verbale che ci vuoi mandare su google. Non c'è problema, andremo pure su wikipedia se è necessario. E ora facciamoti una domanda intelligente. Senti, da scrittore, e lettore, ovviamente, capita a tutti di arrivare alla fine di un libro e pensare qualcosa del tipo: "Cazzo! come avrei voluto scriverlo io, un libro così". Non sto parlando di bei libri, parlo piuttosto di affinità elettive con dei romanzi. Ne hai avute? Quali?
DB: Sai che è una domanda interessante? Perché non avevo mai riflettuto su questa cosa, ma in effetti ti dirò che con la narrativa non mi capita mai, a prescindere da quanto mi sia piaciuto il libro, appunto, o per quanta stima o ammirazione provi nei confronti dell'autore, o per quanto lo senta "sulle mie corde". E' più frequente che mi capiti di pensare: "Questo autore mi piacerebbe proprio conoscerlo di persona, stringergli la mano". Ma con altri tipi di opera, diversi dalla narrativa - non so proprio dirti la ragione di questo discrimen - invece capita: per esempio proprio poche settimane fa leggendo Keplero - che oltre a grande astronomo era anche uno scrittore straordinario – ho ritrovato pensieri e intere frasi del tutto affini a alcune presenti in maniera molto più goffa nel mio romanzo Melodia. Più o meno la stessa cosa leggendo opere di filosofi come David Hume, ma anche autori contemporanei nelle più svariate discipline, da Oliver Sacks a Umberto Eco. E poi senz'altro - cito a mo' di esempi le prime cose che mi vengono in mente - vedendo film (Conan il Barbaro, Alien e Aliens, il primo Indiana Jones, o più recenti come /The Prestige/, o /A Tale of Two Sisters/), leggendo fumetti (We3 di Morrison), giocando a videogiochi (i due episodi della saga di Zelda Ocarina of Time e Twilight Princess, o Pikmin 2 e Baten Kaitos), ascoltando musica lirica (La Sonnambula, Manon Lescaut, Madama Butterfly, Norma), ascoltando metal (Demanufacture dei Fear Factory, Destroy Erase Improve dei Meshuggah), suonando il pianoforte (in particolare la Polonaise n. 53 di Chopin, o i suoi preludi e notturni)... Insomma, tante cose in tante diverse forme d'espressione. Poi credo sia abbastanza normale - o almeno nel mio caso è così - che, sia a livello di espressione che di contenuto, più o meno matchino con "le mie preferite". Non è detto, ma ripensando all'elenco che ti ho fatto la tendenza è quella.

GS: Parliamo di musica. Dai pezzi che mi hai citato nella domanda precedente, i tuoi gusti mi paiono evidenti. Ma la considerazione è un'altra. Non voglio parlare della questione "download sì/ download no" attraverso i muli e animali affini. Voglio parlare di un suo effetto: la grande disponibilità di ascolti che ciò permette. Un effetto di questa nuova e recente possibilità porta con sè, almeno in alcuni casi, una coscienza del quanto (in campo musicale) sia stato già scritto, suonato e cantato. Di conseguenza si arriva a un desiderio di scoperta e recupero del passato, ovvero di anni '50 e '60 soprattutto, e forse di primi '70. A te è capitato? Oppure hai cominciato da quegli anni? E in ogni caso, quali sono gli artisti, (e i dischi, perché no) che ti hanno fatto pensare "cazzo! qui dentro c'è tutto!)
DB: In realtà la possibilità di scaricare musica è una benedizione per il mio portafogli, perché il desiderio di recuperare musica di quegli anni io già ce l'avevo molto forte - e lo attuavo spendendo parecchio. E al di là della spesa ci sono poi molte cose che erano molto difficili, se non impossibili, da trovare. Parlo di Lirica, visto che adoro gli interpreti di quell'epoca. Senza nulla togliere a quelli contemporanei: ci sono professionisti che rasentano la perfezione tecnica anche oggi, solo che allora c'era chi andava ben oltre il concetto di perfezione. Ecco, per rispondere alla tua seconda domanda infatti ti dirò che se avessi una macchina del tempo porrei rimedio, in una delle mie prime tappe, al cruccio di non avere la possibilità di assistere dal vivo a una rappresentazione con Maria Callas, magari insieme a Giuseppe Di Stefano e diretti da Tullio Serafin. Penso che in quel caso potrei davvero dire "cazzo! qui dentro c'è tutto!"; probabilmente anche con la T maiuscola a Tutto.

GS: Interessante, caro. Sai che ti dico, ti faccio una domanda che lega un po' le precedenti, e che volendo potresti interpretare anche in modo palloso, ma tant'è... Senti. Abbiamo appurato quanto ci sia, nel nostro contorno umano, tagliandolo trasversalmente in modo temporale e spaziale, di conoscibile e desiderabile. Tu stesso, per altro, interessandoti a tremiduecentoventisette cose diverse (e musica, e canoa, e scrivere, e xii, e famiglia, e amici, e cazzate e tutto quel che io non so e che adesso non mi interessa, ecc), dimostri come sia difficile "accontentarsi", se si è infettati dal germe della "curiosità" (in senso lato e positivo) Ecco, come concili questo con il tempo, che per noi iper-attivi è forse ancora più limitato. Sapere di non poter cogliere/leggere/scrivere/percepire/ascoltare tutto ciò che vorresti, voglio dire. Qual è la tua filosofia di vita, in proposito, (e se ne hai una). P.s.: questa domanda non l'ho capita nemmeno io, ma spero che tu, che sei più colto di me, riesca a darle un significato.
DB: Fingo di averla capita e ti rispondo. Ti dirò che, al contrario di molti curiosopatici (no, non esiste, ma è un peccato) non mi capita mai di fare affermazioni inflazionate tipo: "Ah, ci vorrebbe una giornata di 32 ore!" (E tra l'altro ormai lo dicono tutti, è una specie di "non esistono più le mezze stagioni"). Dicevo, comunque. Io non ne soffro, personalmente. Nel senso: io ho un solido ordine mentale - al contrario dell'imbarazzantissimo disordine "materiale" che mi contraddistingue: se infili una mano nella mia borsa potresti non poterla mai più rivedere - e uso dare priorità ben precise e sistematiche a ciò che faccio e che mi interessa fare. E' chiaro che poi sono inevitabili rinunce anche "dolorose", ma nel momento in cui mi rendo conto che sto rinunciando a qualcosa a cui tengo per qualcos'altro a cui tengo di più, allora mi dico: "Pazienza, se riuscirò lo farò un'altra volta".

GS: Beh, ti dirò che il tuo approccio alla gestione della curiosopatia si avvicina molto al mio e quindi ok, puoi continuare così. Adesso una domanda pro lettori. Tenendo presente che questo blog si basa sull'idea di fondo della condivisione di cose belle, per sveltire il processo di gestione ed elaborazione della complessità. Puoi darci, perciò, il tuo contributo citandoci tre "cose" (libri, dischi, autori, filosofi, curiosità o qualunque altra entità) tu ritenga sia poco conosciuta e meriti di essere condivisa da tutti?
DB: Queste domande mi mandano sempre parecchio in crisi... Io ho grossi problemi in pizzeria, per esempio, non so mai quale scegliere. Se poi i menu sono di quelli lunghi e ricchi è la fine. Qualunque cosa ti citassi poi mi sentirei orrendamente in colpa rispetto a tutte le altre. Però non sfuggirò: concedimi di limitarmi a una sola cosa, però. Tre, impazzirei. Al limite i lettori possono andare a rileggersi le "cose" che citavo nelle risposte prima e prenderli come consigli di ascolto o lettura o scoperta (compreso Lobacevskij!). La una che ti cito è la serie animata (che poi sono tre serie in effetti, per cui esco bene anche dalla domanda citando tre cose) Drawn Together, in assoluto una delle cose più divertenti e meglio realizzate che io abbia mai visto. E' la parodia di un reality, ma è impossibile spiegarlo in poche parole. In Italia non è molto noto. E' totalmente scorretto, iperviolento, volgare a livelli sublimi (in confronto South Park è Walt Disney), e c'è dietro anche un lavoro di sceneggiatura e soprattutto montaggio che personalmente mi lascia a mandibola penzolante ogni volta che lo riguardo (e sono tante volte).

GS: Bene! Era proprio qualcosa di questo genere che mi auguravo... mi prendo subito nota. Ok. Direi che siamo pronti per chiudere l'intervista. Per concludere in bellezza, visto che il terzo millennio sarà dominato dal farsicazzideglialtri style (faccialibro rules), ti propongo di farmi tu una domanda, e io ti risponderò, e poi ognuno torna a farsi i propri, di cazzi. Ah, cerca di infilare delle parolacce, nella tua domanda; sai com'è... i miei lettori sono abituati al trash.
DB: Ah, okay, visto che me lo chiedi tu: come è nato il tuo nickname, ormai diventato un vero e proprio secondo nome per te tanto da appiccicartisi come un bagolo di merda ai peli del culo?

GS: Oh cazzo, hai detto bagolo! non pensavo riuscisci a dire una parolaccia simile, bagolo non l'ha mai detto nessuno, sul mio blog. Bravo, bravo. Comunque la domanda sì, ecco. gelo stellato. Gelo stellato è un primo verso di uno haiku che non ho mai terminato, o meglio, non ho mai terminato in modo adeguato. Nasce ovviamente da una notte invernale piena di stelle. Che in fatto di stelle, per altro, l'inverno vince di gran lunga contro l'estate, perché le stelle che si vedono sono meglio. Epperò c'è il fatto che non puoi perderci troppo tempo a guardarle, perché ti si ghiacciano le chiappe che poi le devi staccare mangiando torte di verze e fagioli. Quindi credo sia andata più o meno così, ero fuori a guardare il "gelo stellato" ma faceva così tanto gelo che sono dovuto rientrare in casa e non ho finito lo haiku. Così ci ho fatto un nick, che poi è diventato un bagolo, per l'appunto. Bene, se sei soddisfatto della risposta direi che possiamo chiudere questa intervista. Saluta i lettori con la manina...
DB: Sono molto soddisfatto della risposta! Quindi faccio ciao-ciao. E ora verze e fagioli per tutti!

3 commenti:

  1. tu ne sai qualcosa eh... ahahah

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  2. Anch'io dico MORTE AL CRESPO! e anche ai bagoli!

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