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"L'ultimo dei Vostiachi" di D. Marani***

Per la serie, "questo libro lo cago poco perché mi è costato solo un euro", vi debbo assolutamente parlare di questo "L'ultimo dei Vostiachi", un libro che... sì, avete già capito, sarà uno degli ambitissimi premi di UnRaccontoInUnaFrase.
Perché me lo sono comprato anch'io? Vi starete chiedendo.
(Nonostante questo titolo orrendo, aggiungerei io)
Beh, per almeno tre motivi.
  1. Ora che studio una lingua minoritaria, la storia di un individuo che è l'ultimo a pronunciare "la laterale fricativa con appendice labiovelare" non poteva non incuriosirmi.
  2. La copertina, così colorata e lucida, continuava a darmi calci negli occhi (per la cronaca, è un quadro di Akseli Gallen-Kallela, artista finlandese piuttosto interessante di cui, tanto per rendervi più colti, vi posterò qualche quadro alla fine del post)
  3. Costava solo un euro e mi pareva un libro decente, con una bella citazione iniziale: "Jede Sprache ist eine Versuch" di Wilhelm von Humboldt (che non so chi cazzo sia ma la frase mi piaceva)
Poi, dieci minuti fa, googlando il titolo del libro come faccio di solito, ho scoperto che questo lavoro era stato cagato tantissimo, a cominciare dal fatto che è stato uno dei cinque finalisti del premio Campiello. Quindi insomma dai, ci sono molti altri assieme a me che lo hanno letto.
Del libro che dire? Secondo me è molto, ma molto figlio del suo autore, il che è per certi versi un bene, per certi altri un piccolo male, che comunque pare sia stato lenito dall'esperienza, viste le sue numerose pubblicazioni successive. Per capire cosa intendo vi copincollo una brevissima biografia di Diego Marani, presa da wikipedia:
Lavora come traduttore e revisore di testi presso il "Consiglio dei Ministri dell'Unione Europea" a Bruxelles. È l'inventore della lingua artificiale chiamata europanto, costituita da un insieme di tutte le lingue d'Europa. In questo idioma totalmente inventato ha tenuto una rubrica fissa su un giornale svizzero. Il "progetto Europanto" vuole essere una provocazione contro le pretese di purezza linguistica delle varie nazioni, e ironizza sulla colossale mole di traduzioni al centro del funzionamento dell'Unione Europea. In seguito, in europanto ha pubblicato una raccolta di racconti (Las adventures des inspector Cabillot). Il suo primo romanzo vero e proprio (in lingua italiana), dal titolo Nuova grammatica finlandese, ha ricevuto il Premio Grinzane Cavour nel 2001.
Quindi cosa vi potete aspettare? Un libro che è scritto bene, ma dove per bene intendo in modo pulito e corretto, che però non sempre vuol dire godibile. Un libro dove il protagonista principale è "la lingua" e non tanto le persone. Anche questo Vostiaco che sbuca da un Gulag e che parla coi lupi non è che uno strumento per dare valore a qualcosa che quando si perde, è perso per sempre. Il concetto che filtra dalle parole di marani è quello di una biodiversità linguistica quanto mai preziosa e da salvaguardare, ma che l'ottusità degli uomini e la loro cattiveria (pare che almeno 25lingue muoiano ogni anno, e se pensiamo che l'italiano è una lingua minoritaria, rispetto all'inglese, allo spagnolo o al cinese, c'è molto poco da stare allegri)
Il libro, quindi, è piuttosto approfondito per tutto ciò che riguarda l'aspetto linguistico e glottologico, nonchè per ciò che riguarda i paesaggi finlandasi di mare ghiacciato e quelli russi di taiga congelata. Il fatto è, e questo per me è stato un difetto, che a volte, soprattutto nella prima parte del libro, ci si perde in descrizioni di sensazioni e stati emotivi che sembrano i dribbling di un calciatore fortissimo fatti a centro campo. Alla fine non sono parti funzionali alla narrazione, che in effetti in questa parte è lenta, mentre prende quota quando questi passaggi diminuiscono.
Una cosa che ho apprezzato invece, è l'assenza di personaggi positivi. C'è un cattivo (si, ok, puiuttosto stereotipato, modello prof universitario ambiziosissimo disposto a uccidere per la fama che si tromba le studentesse) e c'è una studiosa "buona" che però, benchè animata dalle migliori intenzioni, alla fine mostra un lato umano piuttosto sciocco e fa la fine che si merita. Anche il protagonista stesso, non può essere catalogato tra i buoni, perché è semplicemente un "puro", colto in piena logica di buon selvaggio.
Ah, per la cronaca i Vostiachi mi pare non esistono, in compenso esistono gli Ostiachi.
Bene, vi ho parlato pure troppo.

2 commenti:

  1. Ai Vostiachi e gli Ostiachi preferisco gli Uscocchi.

    Ian

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  2. interessanti gli ultimi due quadri...
    ma sono proprio quadri?
    sembrano vetropitture... per la brillantezza di alcuni toni, per come sono sfumati, e soprattutto per le piombature...
    ma forse sono solo quadri che vogliono imitare la vetropittura...cosa interessante comunque.

    del libro faccio anche a meno :-)

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