Etichette: , ,

Destroy di Isabella Santacroce*

Siccome se non vi parlo di libri, voi non siete contenti, allor vi parlo di un libro brutto. Ero curioso, lo ammetto, ma questo è bene. Sui Feltrinelli c'era il 25% de sconto, e anche questo è bene. Così da 6€ si passava a quattro e mezzo, il che mi fa pensare che, nonostante tutto, ne può essere valsa la pena di leggere 'sto vecchio lavoro della Santacroce.
Prima di leggere questo, nel mio immaginario, la Santacroce era una tizia molto volgare che, a quanto mi pareva di capire, scriveva cose volgari e sessuose per palati forti, o semplicemente insensibili.
Beh, magari fosse stato così!
Questo è proprio un libro brutto, cavolo.
Io non mi ritengo refrattario alle sperimentazioni. E nemmeno al prose poem. E nemmeno a chi scrive cose alla menbro canino, ma con una certa musicalità e/o bellezza esteriore. Qui non c'è niente di tutto ciò. La storia è quella di Misty, e dopo aver letto la quarta di copertina, beh ecco, basta. Della storia avete letto tutto.
Lo stile. Stile? Suvvia, non scherziamo. A me va bene riempire le righe di parolacce, nomi di droghe, gruppi musicali e fumetti. Tra l'altro mi trovo molto in linea con la Isabella (o con Misty, spero) che bene o male ascolta ciò che ascolt(av)o io e ha un background da un teen ager anni 90 che ha fatto un viaggio nel futuro per impararsi a memoria la pagina di wikipedia sui nomi delle droghe. (e non perché le droghe non ci fossero, è wikipedia che non c'era, e forse, visto l'uniformarsi dei contenuti della rete ai suoi e dei suoi alla rete, era anche un bene).
Ma non divaghiamo. Il fatto è che è tutto qui. Non c'è un disegno nelle parole scritte alla cazzo. Non c'è una logica e delle emozioni che possano portare il nichilismo (ma il nichilismo, cazzo, è un'altra cosa) di Misty a viverlo. E non mi si parli di specchio di una generazione o cose simili. Non è ascoltando Nick Cave e P.J. Harvey che si diventa nichilisti, non è con le cuffie nelle orecchie a tutte le ore. Non è ingerendo un quantitativo immane di alcol e droghe e prostituendosi che si svapora l'anima. E poi, andiamo. Un fisico da anoressica, dopo un popper, un acido Beta Kappa, una bottiglia o due di whiskey e del Bubble gum, e bello che andato. Collasso, si chiama. Un po' di credibilità, e che diamine!

Ah, dimenticavo una riflessione.
In quarta di copertina si legge questo: "
Meglio se le vostre cellule cerebrali non hanno più di quarant’anni, se no rischiate di scivolarci sopra come una mano su una grattugia".
Chi lo dice? Il Baricco nazionale.
Ora, dico io, che pur ho letto tanto di te, caro Alessandro. Che ti vidi pure a teatro e ti trovai pure uno sborone inguaribile. Che nonostante tutto ti continuo a trovare uno che ha delle idee e un'idea di poesia che condivido. Ma cazzo, l'hai letto il libro? E dopo averlo letto hai scritto 'sta cosa? Allora è proprio il caso di dirlo, avevi ragione: meglio che le cellule cerebrali abbiano meno dei 40!

2 commenti:

  1. Una delle tue recensioni più belle :)
    Mi piaci di più quando fai il caustico.
    Dubito che leggerò la Santacroce, dopo la tua descrizione ;)

    RispondiElimina
  2. Anch'io me ne starò bene alla larga

    RispondiElimina